sabato , 18 novembre 2017
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Vittime dei cagnari: NON prendete subito un altro cucciolo!

lamu3di VALERIA ROSSI – A differenza di molti amici di FB che avevano sperato in una ripresa, purtroppo io ho immaginato subito che la piccola Lamù, comprata in un negozio di Napoli, non ce l’avrebbe fatta.
Troppo piccola, troppo malata: una lunghissima esperienza (sono più di trent’anni che combatto la mia battaglia personale contro i cagnari, e di testimonianze me ne sono arrivate a migliaia) mi ha insegnato che questi sciagurati cuccioli venuti dall’Est hanno una possibilità su un milione di cavarsela.
E infatti oggi leggo la disperata nota della sua umana che comunica di aver dovuto far sopprimere la piccola, visto che ormai non aveva più alcuna speranza e soffriva moltissimo.
Poco più di un mese di vita: ci pensate?
Un mese passato quasi esclusivamente a lottare per sopravvivere, a piangere dal dolore, a sopportare flebo e iniezioni che purtroppo non sono bastate ad aiutarla.
La cucciola non c’è più, il negozio c’è ancora e ci saranno ancora persone così ingenue o così disinformate da andarci a comprare altri cani.
Ma oggi non è di questo che voglio parlare, anche perché ormai credo di aver scritto almeno una decina di articoli sui cani dell’Est ed è inutile che continui a ribadire gli stessi concetti: tanto qualche nuovo pollo sarà sempre pronto ad rivolgersi al negozio di turno con l’illusione di “fare l’affarone”, anziché rivolgersi a un allevatore serio.
Sì, ho detto proprio “qualche pollo”.
POLLO, tutto maiuscolo.
Perché non ne posso proprio più di superficialità, di ignoranza, di parole straziate e strazianti che non riescono più a commuovermi.
Chi compra ancora cani in negozio (o nei sedicenti allevamenti multirazza, che sono sempre cagnari, e nove volte su dieci importatori) ottiene esattamente ciò che si è cercato: perché NON ESISTE PROPRIO che la gente compri ancora cuccioli da queste fonti, a meno che fino a ieri non abbia vissuto su Marte.
Ormai chi vive sul pianeta Terra, specialmente se usa Internet, non può non sapere cosa sia la tratta dei cuccioli dall’Est.
Ne hanno parlato e ne parlano ormai con notevole frequenza televisioni, giornali, siti.
Mi dispiace, ma all’ignoranza e all’ingenuità non riesco più a credere: ma anche se ci credessi non smetterei di incavolarmi, visto che ignoranza e ingenuità fanno rima con superficialità.
E chi compra con superficialità un essere vivente non riesce ad essermi simpatico, neppure quando soffre.
Se non fosse perché mi si stringe ogni volta il cuore, quando leggo di queste piccole vite innocenti stroncate dall’avidità (di ambo le parti: chi compra pensa soprattutto ai soldi, esattamente come chi vende), penserei “ben ti sta” ad ogni proprietario che piange lacrime amare, sì… ma in moltissimi casi (forse non tutti, ma moltissimi) anche di coccodrillo.
Perchè alla base di questi acquisti peggio che incauti, nove volte su dieci, c’è solo la voglia di  trovare il cane di razza pura a prezzo stracciato: e chi segue questo impulso, mi dispiace, ma contrinuisce ad alimentare la tratta degli schiavi a quattro zampe non meno di chi li vende.

lamu2Comunque, come dicevo, non è di Lamù né della sua sprovveduta umana che voglio parlare (nonostante non riesca a farmi passare il nervoso e mi sia comunque scappata una sbroccatella): invece voglio parlare dei commenti che stanno sotto il post che annuncia la morte di Lamù… moltissimi dei quali, tra lacrime, frasi di circostanza eccetera, consigliano alla ragazza di “prendere subito un altro cucciolo”.
E invece io dico: MA SIETE PAZZI???
L’umana non ha detto di cosa è morta Lamù, ma in un post precedente aveva raccontato così i sintomi: “è debole, esce dalla cuccia solo per fare i bisogni, trema, vomita schiuma, cacca liquida piu volte, non mangia“.
Con una simile sintomatologia, a questa età, non c’è molto da scegliere: o parvovirosi, o cimurro.
Ovvero, virus che rimangono vivi, vegeti e pericolosissimi (per pochi giorni quello del cimurro, che è anche sensibile ai più comuni disinfettanti: fino a diversi mesi il parvovirus, che ha anche un’altissima resistenza ambientale) anche dopo la morte dell’animale infetto.
Quindi l’unico consiglio sensato che si può dare a chi ha avuto la sventura di mettersi in casa un cucciolo non vaccinato e scomparso a causa di una malattia virale è quello di ASPETTARE PRIMA DI PRENDERE UN NUOVO CANE, se non vuole mettere ad altissimo rischio anche il nuovo arrivato.
Continuo ad essere stronza e cinica: il tempo di attesa (che a mio avviso dovrebbe essere almeno di sei mesi, se si vuole andare davvero sul sicuro) servirà ovviamente a disinfettare – il più profondamente possibile – l’ambiente in cui è vissuto il primo cucciolo, ma soprattutto a raccogliere tutte quelle informazioni che si sono trascurate la prima volta. Perché questo maledettissimo traffico deve finire. Io mi ero illusa che Internet e i social, con tutti i loro problemi e difetti, sarebbero almeno serviti a fare da gigantesca cassa di risonanza ad un immane passaparola galattico sui cuccioli dell’Est: invece a quanto pare, servono soprattutto a negozi, cucciolifici e affini (che hanno centinaia, forse migliaia di pagine piene di bellissimi cuccioli, spesso con foto rubate ai siti degli allevatori seri) per spammare le loro infami attività.
E i polli continuano a razzolare sotto tutte le foto, a suon di cuoricini e di “mi piace”… almeno finché non vanno davvero a comprarsi un cucciolo da questi delinquenti.
Peccato che, quando aprono gli occhi, sia sempre troppo tardi.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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