giovedì , 23 novembre 2017
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Cuccioli low cost, last minute e km zero

cane-e-gatto-dog-cat-1024x768di VALERIA ROSSI – Mi scrive Silvia, Allevatrice seria e appassionata, dopo aver letto l’articolo sui bei tomi che prima comprano il cane dal cagnaro e poi telefonano o scrivono all’allevatore per avere consigli.
Purtroppo la sua email, che riporto qui sotto quasi integralmente, mi ha rammentato un’altra “piacevolissima” categoria di Sciurmari e Sciuremarie: quelli che si sentono autorizzati a “visitare l’allevamento” senza farsi preannunciare da uno straccio di telefonata, o comunque dando per scontato ci siano “orari di apertura” stile negozio e che tu sia assolutamente tenuto a ricevere chiunque si presenti al tuo cancello.
Ma lascio subito la parola a Silvia, perché la sua lettera dice già quasi tutto:

cockerino

Allevo, con riconoscimento ENCI, Cocker Spaniel Inglesi.
Non è un’attività lavorativa nel modo più assoluto, i miei cani sono prima di tutto i miei compagni di vita, il numero massimo di cucciolate l’anno è due e dal 2005 ad oggi ho ceduto complessivamente un totale di diciassette cani, tra vendite ed affidi… numeri piuttosto “amatoriali”, anche se questo è un termine convenzionale ma non corretto.
Le scrivo perché mi piacerebbe tanto che riuscisse a mettere nero su bianco una realtà che capita a me ed ad amici “colleghi” di vivere giornalmente; ho letto ieri il pezzo riguardo la richiesta di consigli agli Allevatori quando si acquista da terzi, cosa che capita con una certa assiduità, spesso senza neanche un “grazie”.
Personalmente, in questo 2014, ho avuto anche l’invio di materiale fotografico di cuccioli a basso costo (non voglio dire di cagnari, ma sicuramente di cucciolate “ad capocchiam”) per un “consiglio tecnico”: ovviamente dileguati quando ho iniziato a parlare di test, pedigree, cessioni oltre tot giorni.
Volevano sapere solo se fossero “carini” o meno.
Mi sono rispecchiata in ogni singola parola scritta, quindi speravo che potesse descrivere un’altra situazione…
Sono siciliana, amo la mia terra e la mia gente, ma la cultura cinofila è molto arretrata, non tra i cinofili, ma tra i profani!
La routine qui è comprare cani a 200-300 €, non c’è voglia di andare oltre. Sì lo so, è così in tutta Italia! Ma da noi le assicuro che bisogna fare salti mortali per affidare anche la semplice cucciolata annua.
Il mio sito è anche divulgativo per la mia razza, cerco di fare un po’ d’informazione: ma non leggono nulla.
Cercano cani, come dico io, “low cost”, a “km zero” e spesso anche “last minute”… tutti ottimi presupposti per avere poi cani “a tempo determinato”.
Vogliono il cane bello e sano, hanno pretese, ma  senza voler pagare il giusto.
Ultimamente anche a chilometri zero: noi viviamo nel Palermitano, abbiamo avuto persone di Catania che chiedevano “ma dobbiamo venire fino da voi per vedere i piccoli?”
E dove ci saremmo dovuti incontrare? In autogrill?
Personalmente sono anche disposta ad avvicinarmi per accompagnare un bimbo nelle nuova casa, quando ci sono i presupposti… ma per vederli?!?
O ancora, da Ragusa:  “Ma voi li consegnate a domicilio?”
Come la pizza!
Si resta di sasso.
Per un buon soggetto noi difficilmente facciamo meno di 1000 km, ma Palermo-Catania è una gita fuori porta!
Infine, il “last minute”: abbiamo parecchie richieste tipo “mi serve un cane per sabato! –  (telefonata il giovedì sera) – Ho girato tutti i negozi di Palermo (tu sei il ripiego), pensavo fosse più semplice trovare il cucciolo”…
Parliamo di persone anche serie professioniste (nel loro settore), quindi non è giustificabile tutta questa disinformazione, soprattutto quando ormai i mezzi divulgativi ci sono.
Ma veniamo al punto: “le visite!”
Ovvero, i perditempo.
In ogni pagina del mio sito in cui ci sono i recapiti ho dovuto mettere la seguente dicitura: “Visite solo sulla base di un reale e motivato interesse verso uno dei nostri cuccioli, PREVIO esaustivo contatto telefonico”… ma fanno orecchie da mercante.
Riceviamo continuamente chiamate:  “Siete aperti oggi?”
La nostra non è un’attività lavorativa, abbiamo una vita extra-cinofila, dobbiamo far coincidere il tutto, quindi riceviamo solo su appuntamento (siamo stati costretti a rimuovere l’indirizzo perché le persone si presentavano come si fa in qualsiasi pet shop, senza neanche annunciarsi… o chiamandoci all’ultimo: “siamo per strada, sulla via…”, chiedendo indicazione per arrivare.  Questo qualsiasi giorno, a qualsiasi ora).
Se c’è un reale interesse, e soprattutto se capiamo dal primo approccio che possono essere persone a cui vorremmo affidare uno dei nostri pupilli, siamo il più possibile disponibili: ma come ricevere una persona che al telefono neanche si presenta con nome e cognome, che non “apre” una conversazione ma chiede soltanto “sono interessato ad un cucciolo (sesso, colore sono optional), possiamo venire a vederli?”
La ricerca di un contatto è spesso senza esito, sembra quasi una scusa nel non volerli ricevere:  ma se dovessi far entrare TUTTI quelli che vogliono venire “in gita” all’allevamento dovrei annullarmi completamente, togliere tempo ai cani in primis, ai miei impegni, alla vita di ogni giorno…
Oltretutto, quando debuttano così, non hanno alcun interesse reale: quindi, perché dover ricevere tutte queste persone?
Vogliono passare il tempo “per vedere i cuccioletti carini”, o ancora peggio sono “itineranti domenicali” (che poi sono anche pericolosi, perché non distinguono cagnari, negozi e allevatori e quindi rischiano di portarti scomodi souvenir delle loro precedenti gite).
Vengono, guardano i cani, spesso ti ritrovi tu a dover elencare le caratteristiche del “prodotto”, stile rappresentante di aspirapolveri… ma loro bramano di sentire l’unica informazione che gli interessa: “quanto costa un cucciolo?
Ovviamente salutando poi con un “complimenti per la professionalità e per i vostri cani, le faremo sapere”… e non facendosi sentire mai più.
Anzi, no:  magari dopo un po’ ti contattano per avere info sul cane comprato chissà dove a pochi euro.
Nella loro concezione noi dovremmo aprire le porte a tutti, senza che lascino neppure  trasparire la loro motivazione, senza essere realmente consapevoli di cosa comporti prendere un cane, senza alcun interesse nel voler essere informati al riguardo (perché così almeno la visita potrebbe avere un’altra finalità, quella divulgativa).
L’altra sera abbiamo ricevuto una chiamata da numero anonimo, abbiamo chiesto alla signora come mai questa necessità e lei ha risposto essere una questione di privacy e tutela: però voleva sapere esattamente la nostra ubicazione.
Già è un punto di partenza sbagliato, se vuoi un mio cane io DEVO sapere chi sei!
Avrò ripetuto mille volte, durante la conversazione: “io sto parlando con la signora???”… non ho avuto un nome neanche per scherzo, ma insisteva per venire “a far approcciare la bambina con la razza”!
Per molti di loro è un semplice “do ut des”:  pensano che pagando possano pretendere, ti trattano da commerciante mancandoti fortemente di rispetto.
Quando programmi una cucciolata per anni, fai nottate su nottate, vivi i cuccioli a 360° … non daresti mai  un cane al primo che capita, col rischio che sia qualcuno che vuole sfruttarlo.
Mi piacerebbe anche che molti capissero che la realizzazione dell’allevatore è più il cane che tiene per sé, o quello che cede alla persona che lo valorizza, piuttosto che quello che viene dato alla semplice famiglia: il nostro scopo non è “produrre cani da vendere”.
La vendita  è solo un mezzo per poter portare avanti il proprio progetto, anche se non si può prescindere da una giusta attenzione nel farlo, perché i cuccioli non possono essere vittime delle proprie ambizioni.

goldenAvevo premesso che Silvia aveva “già detto tutto”… e infatti ben poco ci sarebbe da aggiungere.
Ma siccome sono notoriamente logorroica, qualcosa devo dire anch’io. Anche a costo di ripetere concetti già espressi da Silvia, che tanto non fa male ribadire.
Quindi rammento a tutti coloro che amano i cani, e magari vorrebbe prenderne uno, che:

a) L’allevamento non è uno zoo, né un negozio di animali.
Non ci sono “orari di apertura”, bisogna prendere un appuntamento come quando si ci rivolge a un qualsiasi  altro professionista. Per di più, per la stragrande maggioranza degli allevatori seri questo non è il primo lavoro: nonostante ciò che molti pensano, se allevi con passione e serietà  NON puoi “vivere di cuccioli”.
Puoi vivere “di cani” se sei cagnaro (ma quella è un’altra categoria di persone), o  se abbini all’allevamento qualche altra attività, come l’addestramento, la pensione o la toelettatura: ma su ogni cucciolata (come abbiamo cercato di spiegare in questo articolo ormai molto datato, ma che forse non è ancora stato capito da tutti) “guadagni” cifre irrisorie, che al massimo ti permettono di mantenere i tuoi cani senza finire sotto i ponti ma di sicuro non ti arricchiscono (anzi, di solito non ti fanno neppure arrivare a fine mese).
Poi, per carità, c’è anche chi ci marcia: ho sentito di cifre veramente allucinanti riferite (guarda caso!) soprattutto alle “razze di moda”. Però queste sono le eccezioni e non la regola.
L’Allevatore serio, normalmente, alleva come secondo lavoro (definirlo “hobby”, con tutto l’impegno che richiede, mi sembra un po’ una bestemmia): quindi non può essere sempre lì pronto ad aprire la porta a tutti. Telefonate prima e prendete un appuntamento, perché l’allevamento (sempre quello serio)è casa dell’allevatore.
E’ un’abitazione privata, santiddio!
Quando andate a far visita a un amico, vi presentate senza uno straccio di preavviso? Oppure telefonate prima, ma solo per chiedergli in che orari “sia aperto”?
Mi auguro di no.
Ecco, lo stesso rispetto dovreste riservarlo all’allevatore, che oltretutto non è neppure vostro amico. Magari lo diventerà (anzi, succede spessissimo con i proprietari dei cuccioli venduti): ma al momento, per lui, siete un perfetto estraneo.

malteseb) L’allevamento non è un circo, né un cinema.
Voi vi presentereste a casa di un perfetto estraneo (vedi sopra) chiedendo di entrare perché volete “vedere i suoi figli”, o “farli vedere ai vostri bambini”?
Di nuovo, spero di no (e lo spero soprattutto per voi, visto che non oso immaginare le reazioni dell’estraneo a fronte di una simile richiesta…).
Ma allora, perché trovate normalissimo andare a scassare le palle all’allevatore, in casa sua, pretendendo di “vedere i suoi cani”?
D’accordo, tra cani e figli c’è un po’ di differenza: i figli non si vendono, i cuccioli sì. Ma il concetto di base è lo stesso: si tratta di creature che abbiamo fatto venire al mondo, a cui vogliamo bene e di cui siamo orgogliosi.
Per noi non sono animali da mostrare come in uno spettacolo di paese, di quelli con l’imbonitore che invita a “venire a vedere le bestie vive!”.
Se preferite un’altra metafora, i cuccioli sono le nostre opere d’arte.
Voi suonereste il campanello del famoso pittore, dicendogli: “Buongiorno, ho portato la bambina a vedere i suoi quadri?”
A me sembrerebbe il minimo che il famoso pittore vi facesse volare giù dalle scale: eppure anche lui li vende, i suoi quadri!  Ma – proprio come l’allevatore – li rispetta. Ed esige lo stesso rispetto dagli altri.

labrador_tantic) l’allevamento non è una pizzeria che consegna a domicilio, come giustamente ha sottolineato Silvia.
Personalmente, non solo voglio vedere in faccia le persone a cui affido le mie creture (e non solo vederli, ma anche fargli il terzo, quarto e quinto grado), ma non venderei MAI un cucciolo a chi non fa neppure lo sforzo di salire in macchina e farsi qualche chilometro per conoscerlo. Che se gli pesa già il culo per venirlo a vedere, figuriamoci quanta passione e quanta dedizione ci metterà nel seguirlo.

Purtroppo sappiamo tutti benissimo cos’è che a volte spinge anche persone colte e  bene educate a comportarsi in modo incredibilmente cafone: è la confusione dilagante tra Allevatori e cagnari, commercianti e canivendoli di varia fattura (confusione, ahimé,  alimentata a tutto spiano dalle campagne animaliste contro il presunto “sfruttamento” dei cuccioli).
Ovvio che se nessuno ti spiega la differenza tra le due categorie, e se gironzolando su FB trovi quintalate di pagine in cui ti promettono cuccioli “di tutte le razze, pronta consegna”, con “allevamento aperto tutti i giorni dalle ore X alle ore Y”… poi tu trovi normale presentarti in casa della gente pretendendo di entrare. Perché hai in mente un commercio e non un’arte.
Anche i “km zero” sono una diretta conseguenza di tutti i cagnari che – moooolto gentilmente – si offrono di “portarti il cucciolo al casello più vicino” (senza che a nessuno passi per l’anticamera del cervello l’idea che facciano così perché non vogliono che tu veda il capannone pieno di cuccioli dell’Est che tengono dietro casa).
Il gran proliferare di proposte di questo tipo fa anche sì che lo stesso cucciolo venga visto più come un “oggetto in vendita” (e quindi anche “in mostra”) che come un essere vivente che merita rispetto: il che, se possibile, è ancora più grave. E la “domanda standard” che viene premessa a tutto il resto, ovvero il classico “quanto costa un cucciolo?” la dice lunga sulla superficialità con cui molti pensano di prendere un cane.

corgiPer carità: “quanto costa?” lo chiedo anch’io, quando parlo con un allevatore. Ci mancherebbe.
Ma è l’ultima domanda che faccio.
Prima chiedo notizie sui genitori dei cuccioli, sui test genetici a cui sono stati sottoposti, sui risultati in expo e/o in prova di lavoro, perfino su cosa mangiano: POI mi informo sul prezzo.
Anche perché, senza queste informazioni preliminari, il prezzo non significa un beatissimo nulla.
Se l’allevatore mi spiega che la cucciolata è figlia di due campioni, che la monta è stata presa a duemila km di distanza, che padre e madre sono stati testati per tutte le malattie ereditarie immaginabili, che mamma e cuccioli mangiano il famoso mangime  Orocolatum Superpremium… e poi mi chiede duemila euro… be’, ci può stare.
E’ da vedere se posso permettermi di spenderli o meno, ma il prezzo ha la sua giustificazione.
Se invece mi dicono che i cuccioli sono figli di Fufi e Bubi, che non sono mai stati in expo, che Fufi e Bubi vivono entrambi a casa dell’allevatore, che non hanno mai fatto neanche una lastrina per la displasia e che mangiano Schifezzil Premium… allora, se mi chiedono duemila euro, gli rido in faccia (e anche se me ne chiedono mille, se è per questo).
Ma chi è davvero in grado di fare questo tipo di ragionamento? Solo chi è già cinofilo.
Sciuremarie e Sciurmari non hanno letteralmente idea di quanto costi allevare BENE una cucciolata, né dell’impegno che comporta.
Sciuremarie e Sciurmari pensano che allevare cani di razza pura significhi prendere un maschio e una femmina e “lasciar fare alla natura”, poi guardarsi serenamente la cucciolata mentre viene accudita, sfamata, pulita eccetera dalla mamma (senza che tu faccia un accidenti di niente) e infine, appena i cuccioli sono in grado di mangiare da soli, mettere un bell’annuncio su Subito.it e levarseli di torno prima che cominciano a scagazzarti in giro.
Fine.

ronfIl punto è che Sciuremarie e Sciurmari FANNO esattamente così quando decidono di far accoppiare la cagnetta di casa (perché nessuno gli ha mai spiegato che allevare è tutta un’altra cosa). O hanno visto fare così da genitori, nonni o zii.
Non hanno la più pallida idea di cosa sia l’Allevamento serio, quindi non si capacitano neppure del fatto che possano esistere enormi differenze di prezzo, legate all’enorme differenza di qualità dei cuccioli.
In compenso sono pronti a bacchettarti se usi il termine “qualità”, che ancora una volta legano – non so perché – al concetto di “merce” (presumo che non abbiano mai letto “L’uomo senza qualità” di Musil, né abbiano mai pronunciato la frase “quella è una persona ricca di qualità”).
Non c’è cultura, non c’è cultura, non c’è cultura: lo ripetiamo centodue volte al giorno. Molti di noi cercano, in qualche modo, di crearne un po’: contemporaneamente, però, i cagnari (e gli animalisti talebani) fanno il possibile per distruggere ciò che viene creato.
Si tira avanti lo stesso, ci si continua a provare (nell’interesse dei cani): ma vi assicuro che è frustrante, scoraggiante, demoralizzante.
E allora, per favore: se proprio trovate così faticoso informarvi un pochino e farvi un briciolo di cultura cinofila, fateci almeno la grazia di fare uso di buona educazione.
Che quella dovrebbe avervela insegnata la mamma da piccoli, quindi non dovreste essere un grande sforzo quello di metterla in pratica.
Non irrompete in casa d’altri senza neppure annunciarvi: e se proprio volete portare i bambini “a vedere gli animali”, andate al bioparco (e non allo zoo: che  pure quelli, per me, dovrebbero sparire tutti).

 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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