3007381974di VALERIA ROSSI – Nuotare non è obbligatorio, per carità. Però è bello, è divertente, fa bene alla salute… e quando gli umani vanno in gita al lago o al mare, gran parte del divertimento viene meno se il cane “si pianta” e rifiuta di entrare in acqua.
Se poi il cane è un Terranova o un Retriever, o appartiene comunque ad una razza tradizionalmente “acquatica”, alla seccatura si aggiungono i dubbi: sarà un soggetto “malriuscito”? Avrà qualche tara genetica?
Di solito non è niente di tutto questo: semplicemente, il cane non è un cuor di leone e, non avendo imparato  a conoscere l’acqua fin da cucciolo, la vede come qualcosa di preoccupante o addirittura spaventoso.
Succede!
E non è il caso di disperarsi troppo, ma semmai di tentare di correre ai rimedi… ricordando, però, che alcuni cani non sono propriamente “costruiti” per nuotare come pesci: quelli a muso molto corto e col tronco molto pesante, per esempio, fanno più fatica. Ma anche altre razze che  sembrerebbero assolutamente “idrodinamiche”, come il dobermann, possono trovarsi in difficoltà ai primi approcci con l’acqua (il mio Strike, la prima volta che si tuffò entusiasticamente in un lago, andò a fondo come un piombo: poi riemerse con la faccia mooolto perplessa e cominciò a nuotare, ma praticamente… in verticale, con la testa altissima e il sedere quasi in perpendicolare. Ho avuto modo di vedere, nel corso degli anni, che molti altri dobermann nuotano in questo modo decisamente anomalo). Tutti i cani possono imparare a nuotare (in realtà lo sanno già fare tutti istintivamente, ma alcuni faticano di più ad imparare a coordinare bene i movimenti), ma se avete una razza poco predisposta fisicamente ci vorrà un po’ più di pazienza per farla appassionare all’acqua.

CuccioloIl primo accorgimento, ovviamente, è quello di far conoscere l’acqua al cane fin da cucciolo: diventa tutto può semplice. Il modo ideale è quello di utilizzare specchi d’acqua dolce e non il mare, perché le onde possono essere la causa principale dei timori, e farsi accompagnare da un cane adulto già esperto. Il primissimo impatto sarà sempre all’insegna dell’estrema prudenza: il cucciolo metterà a bagno solo i piedi, poi tornerà velocissimamente a riva, poi correrà avanti e indietro lungo le sponde facendo divertentissime sceneggiate… ma alla fine, di solito, si convincerà a seguire l’adulto e inizierà a nuotare al suo fianco.
Se non succede il primo giorno, pazienza: si riprova. I cuccioli, immancabilmente, finiscono per imparare spontanemente (basta non forzarli, perché forzarli è un ottimo sistema per farli diventare paurosi a vita).

cani-acqua-seth-casteelMa se il cane è già adulto?
Qui le cose si fanno un pochino più complicate.
A volte il cane ha paura dell’acqua per via di brutte esperienze precedenti (ne ho conosciuto uno che l’acqua inizialmente la amava, ma che era diventato fobico dopo essere stato colpito dalla classica “secchiata” mentre stava litigando con un altro cane), ma assai più spesso si tratta di una manifestazione di ansia “generica”: insomma, del solito cane insicuro – perché la sua autostima non è stata sufficientemente rafforzata – che usa l’acqua quasi come “scusa” per manifestare un suo stato d’animo non del tutto sereno.
Per questo io consiglio sempre di fare “esercizi di autostima” prima di ritentare con l’acqua: come sempre, bisogna presentare al cane situazioni che lo mettano un po’ in difficoltà e poi mostrargli come risolverle (fargli superare scale, griglie per terra, sacchetti che svolazzano, tubi e tunnel come quelli da agility e così via. Anche gli esercizi di attivazione mentale possono essere di grande aiuto).

cane-che-nuotaDopo qualche mese di esercizi di questo tipo si potrà ripresentare l’acqua al cane, facendogli nuovamente “vedere come si fa”: ovvero, entrando per primi in acqua.  Non bisogna, però, chiamarlo e tanto meno forzarlo ad entrare: bisogna invece fingere di divertirsi moltissimo giocando (noi umani) con una palla, mettendo la testa sotto come se ci fossero chissà quali tesori da scoprire e riemergendo poi ridendo come se fossimo ultra felici di ciò che abbiamo trovato. Insomma, dobbiamo comportarci come se avessimo scoperto un meraviglioso parco giochi… e solo dopo qualche minuto chiameremo il cane, invitandolo a condividere questi momenti speciali.
Se “abbocca” e ci raggiunge, i giochi sono fatti (e spesso lo sono). Se continua a mostrare timore, invece, dovremo procedere a una vera e propria desensibilizzazione, che può iniziare dalla riva, lodando e premiando il cane ad ogni step successivo: prima bagnarsi la punta dei piedi, poi entrare fino a metà zampa, poi accettare di fare quel piccolo passo in più, fino a dove non si tocca. Qui potremo, se è il caso, agevolare il cane sostenendolo con le mani sotto la pancia per aiutarlo a mantenere la giusta posizione nel nuoto
Fargli indossare il guinzaglio può essere di aiuto (basta NON tirare mai!), perché il guinzaglio – se è sempre stato usato in modo corretto, ovviamente! – dà sicurezza al cane: però lui deve pensare che sia una guida, non una costrizione, altrimenti ci saremo giocati la sua fiducia.
Possono volerci diverse ore (o giorni…), ma quasi sempre la pazienza viene premiata.

piscinaSe invece non funziona neppure così… allora rimane solo la piscina. Ormai ce ne sono parecchie, in Italia, ma se proprio non ne avete una “dietro l’angolo” vale la pena di farsi qualche chilometro, perché le piscine per cani, solitamente attrezzate anche per programmi di riabilitazione e fisioterapia, consentono di programmare l’avvicinamento all’acqua con tutti i crismi del caso: pedane che permettono un accesso “dolce”, imbragature e giubbotti che fanno sentire il cane al sicuro, personale specializzato che saprà come approcciare il cane nel modo più corretto… insomma, tutto il necessario per superare qualsiasi timore e cominciare a godersi una delle attività fisiche più piacevoli, rilassanti e benefiche (ricordiamo anche che 10 minuti di nuoto equivalgono a mezz’ora di corsa: quindi nuotare fa bene anche per dimagrire!).
Una volta che il cane avrà preso confidenza con il meccanismo del nuoto si potrà ritentare prima col lago e poi col mare: ormai le paure saranno state superate e quindi il cane non tarderà ad entrare in acqua (anche se, come dicevamo all’inizio, il mare dev’essere più calmo possibile, perché le onde possono apparirgli poco simpatiche).
A questo punto, se già non gli è stato insegnato in piscina, dovrete preoccuparvi solo di insegnare al cane il “gira”, ovvero a non venirvi troppo addosso… perché lui non ha idea di quanto male facciano le sue unghie quando pensa di poterci nuotare “vicino vicino”!

piscina_plasticaNon avete una “vera” piscina per cani abbastanza comoda da raggiungere? E allora procuratevene una di plastica, di quelle da bambini (che stanno praticamente ovunque, anche su un terrazzo) e cominciate da lì: ma mi raccomando, NON prendete una piscinetta di gomma! Durerebbe mezz’ora.
Il cane non ci potrà nuotare (a meno che non sia proprio piccolissimo), ma prenderà confidenza con l’acqua, e questo di solito è il punto cruciale. Ricordiamo che tutti gli animali sono capaci di nuotare (chi più, chi meno): quelli che hanno paura dell’acqua hanno proprio… paura dell’acqua in quanto tale!
Quindi anche la mini- piscinetta può essere utile per fargli superare il timore iniziale: dopodiché le cose solitamente procedono spedite fino al punto in cui l’ex cane fobico scopre che l’acqua è uno degli elementi più piacevoli del mondo, soprattutto in estate!

cani-piscina-Torino

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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