giovedì , 23 novembre 2017
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Cinquanta sfumature di Fido

cinquanta4di MARCO CARUCCI – Percepita olfattivamente nell’aere una lontana fragranza di femmina in estro, anche il più dimesso e derelitto dei maschi alza la testa con un ilare luccichio negli occhietti …

Ecco, questo mi sembra un incipit di tutto rispetto per un tema che, potenzialmente scabroso, rischia di scivolare nel pecoreccio qualora non venga trattato con il dovuto garbo che un aspetto tanto nobile della vita, quale la perpetuazione della specie, merita.
Perché, è chiaro, la malizia è solo negli occhi di noi osservatori bipedi, non certo nel comportamento dei nostri adorati cagnolini che risponde a stimoli (e che stimoli gente, mai visto un alano su di giri?) del tutto preordinati biologicamente. Biologia che non conosce la volgarità o la perversione alla quale colpevolmente tanto spesso indulgiamo noi umani: del resto, se ci provoca qualche disagio il fatto che il nostro amico a quattro zampe manifesti un’imponente erezione proprio mentre stiamo compitamente conversando in strada con la nostra anziana ex professoressa di latino e greco, è pur vero che mai si è narrato di un dobermann che, nell’angolo più lontano e semibuio del parchetto, si spalanca laidamente il cappottino di fronte ad un cucciolo indifeso.
Bando al vizio, dunque, si tratta soltanto di pulsioni perfettamente naturali che, tuttavia, meritano di essere amabilmente commentate.
Più vistoso e sfacciato, in tutti i sensi, è l’approccio maschile al “problema”: anche perché se la cagnolina è coinvolta per complessivamente poche settimane l’anno, che vive come un ineluttabile destino, costretta com’è a fugaci uscite di casa, in orari e luoghi improbabili al fine di evitare incontri sgraditi (tali almeno – del tutto opinabilmente – giudicati dal padrone), il cane maschio no, che diamine, è un miliziano in servizio permanente effettivo che assolve la propria missione esibendo (ehm…) varie attitudini operative.

cinquanta6La falsa emergenza chirurgica: il maschietto guaisce, è irrequieto ed agitato, deambula per l’appartamento senza sosta, in palese disagio; ergo, il padrone ansioso e profano identifica in ciò i sintomi prodromici della drammatica torsione gastrica e, senza por tempo in mezzo, decide di volare dal veterinario: uscendo di casa, il presunto malatino si pianta con le zampe anteriori contro la porta dei vicini dove vive quella simpatica pechinese: basta un’occhiata per accertare che non è l’addome a farsi pericolosamente rigonfio, constatando al contempo che il paziente, in verità, sta molto ma molto bene.

Lupo ululà e coltello ululì. Parafrasando il famoso non-sense di Frankestein jr., è da notare come, allorquando l’arrapamento induce il cane maschio ad ululare con frequenza e tono crescenti, a qualsiasi ora del giorno e della notte, le cose si mettano decisamente male. Per lui.
Perché, anche se qualche cinofilo particolarmente raffinato culturalmente cerca di dare ragione in termini di prossemica e di neotenia dell’interessante (e incessante) fenomeno acustico, i più, per quanto comprensivi dell’estasi desiderata dal nostro protagonista, parteggiano per il tormento provato dai vicini di casa per cui, prima o poi, da qualcuno arriva la proposta della “soluzione finale”, a dire la perdita, manu veterinaria, degli organi produttori di testosterone.

cinquanta1Lo dice la scienza. Tratto da un articolo sulle modalità di accoppiamento del cane (O. Costa “Il comportamento sessuale del cane: i problemi” 2011 – Etologia – cani.com), testuale: “… Un ultimo accenno lo merita l’ambiente dove dovrà avvenire l’accoppiamento. Sarebbe preferibile una certa familiarità, da parte dei due partner, verso l’ambiente in cui gli stessi verranno portati per l’accoppiamento. Questo perché i cani sono particolarmente sensibili ai disturbi provenienti dall’ambiente circostante, soprattutto durante l’atto riproduttivo: se uno dei due partner deve essere portato all’altro, è meglio spostare la femmina”: dal che si evince, fantastico, che noi maschi, di qualunque specie animale, siamo tutti dei gran pantofolai.

cinquanta5Chiudiamo in allegria.  Infine c’è lui: ingordo, inarrestabile, insaziabile, irragionevole, incontenibile, incorreggibile; dal giorno in cui raggiunge la pubertà fino al suo ultimo respiro, ha un solo fine … quello. Il trascorrere degli anni non ne placa minimamente gli ardori, che suscitano imbarazzi costanti in chi lo circonda; talvolta corre dei guai, anche seri, pur di perseguire il proprio piacere.
Al collo, una targhetta con inciso il nome: Silvio.

***

Bene, dopo quello sulle cacche, un articoletto sulle copule canine: a tutti i miei più stretti conoscenti che sostengono che io dia manifesti segni di follia, non posso che ribadire trattarsi di malevoli sciocchezze per cui, a breve, spero di tornare a scrivere su di un’altra tematica analogamente scottante: beninteso, sempre che il direttore della clinica delle malattie mentali ove mi trovo da qualche tempo per una curetta, mi consenta di usare ancora il suo computer …

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