venerdì , 24 novembre 2017
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Ho perso il cane! E invece era al canile…

cani-vagantidi VALERIA ROSSI – Mi scrive una ragazza in tono così dolce, e così preoccupato di non ferire la sensibilità di nessuno, che a mia volta mi sento costretta ad usare (per quanto non sia propriamente nelle mie corde) toni il più pacati possibile.
In realtà storie come questa (perché non è la prima che sento… magari lo fosse!) mi fanno venir voglia di ringhiare… e tra poco capirete perché: ma devo sforzarmi di capire la buona fede che sta alla base di tutto, visto che è indubbio che ci sia.
Non soltanto buona fede, ma anche voglia di fare una buona azione. Di salvare una vita.
Dunque, non ringhio e mi metto nei panni della volontaria di canile protagonista di questa storia, che trova un anziano cagnolotto mezzo sordo in mezzo alla campagna, si fa prendere dalla sindrome della crocerossina, lo cattura e lo porta in canile, certissima di averlo salvato.
Peccato che l’anziano cagnolotto sia un cane di proprietà, e che i suoi umani lo cerchino disperatamente ovunque per giorni, che chiedano all’ASL, all’ENPA, a mezzo mondo… sentendosi rispondere che per un cane così e cosà non è mai stata emessa alcuna segnalazione né l’autorizzazione alla cattura.
In realtà la volontaria, spinta – e ne sono convintissima – soltanto dal desiderio di “salvare” il nonnetto, non ha seguito le normale trafila burocratica: ha tirato su il cane e l’ha portato al canile senza alcuna autorizzazione ufficiale, ben sapendo che a volte aspettare l’autorizzazione significa arrivare troppo tardi, perché nel frattempo il cane si allontana, o peggio ancora viene investito e ucciso.

vagante2E’ difficile attribuire “colpe” a qualcuno: non se ne possono dare ai proprietari, che sì, d’accordo, non hanno tenuto il cane sotto stretta sorveglianza… ma abitano in campagna, il cane vive lì da una quindicina anni e non si è mai allontanato neppure quand’era giovane, figuriamoci adesso.
Il suo tragitto standard è quello che lo porta a un centinaio di metri da casa per fare i suoi bisogni, dopodiché torna indietro… sempre che durante questo tragitto qualcuno non lo “salvi” suo malgrado!
Neppure alla volontaria mi sento di abbaiare troppo addosso: anche perché un po’ di sindrome della crocerossina ce l’ho anch’io, e se vedo un cane vagante devo reprimere a viva forza l’impulso di caricarlo in macchina.
Di solito ciò che faccio (l’ho fatto anche pochi giorni fa) è telefonare immediatamente ai vigili urbani, segnalandone la presenza… però poi resto sempre col patema d’animo: l’avranno trovato? L’avranno messo al sicuro? Ci sarà qualcuno che lo cerca?
L’impulso di “saltare un po’ di passaggi” e di catturare il cane personalmente è fortissimo: resisto solo perché, appunto, di storie come questa ne ho già sentite diverse… e non vorrei mai causare ore o giorni di preoccupazione, o proprio di disperazione, ai proprietari di un cane che è andato soltanto a farsi un giretto e che, senza il mio intervento, sarebbe tornato tranquillamente a casa.

vagante_aperOra vi spiego perché provo una certa rabbia di fronte a situazioni come queste: è perché, quando avevo una dozzina d’anni, il primissimo cane della mia vita scomparve proprio così, da un istante all’altro.
Visto che non se ne trovò mai più traccia, né vivo né morto, penso che i casi possano essere stati due: o l’hanno rubato proprio per rubarlo, oppure sono stata anch’io vittima di qualche persona “di buon cuore” che ha pensato di “salvare” un povero cagnolino abbandonato (in realtà sceso, anche lui, per i bisogni, come faceva sempre, tornando a casa dopo una decina di minuti).
Quell’episodio fece sì che per anni ed anni in casa mia non entrasse più nessun cane (“non voglio mai più stare così male!”, fu la sentenza materna): quindi, oltre al dolore della perdita, devo mettere in conto pure questo a chi si portò via il mio Whisky.
Oggi, ovviamente, io non permetterei mai ad un cane di andare a farsi giretti in proprio: quelli erano altri tempi.
Però so bene che, specie in campagna, e in zone quasi completamente prive di pericoli, l’abitudine di lasciar gironzolare i cani da soli è ancora molto diffusa: mentre, purtroppo, è ben poco diffusa l’abitudine di microchipparli.
Ma anche quando c’è… un microchip in tanti anni può “camminare” e finire in zone nelle quali diventa difficile individuarlo (la Bisturi, per esempio, ce l’ha praticamente in gola:  io lo so, ma se qualcuno dovesse trovarla e tentasse di leggerglielo sulla parte superiore del collo non ne troverebbe traccia).
Per tutti questi motivi posso solo pregare chiunque sia tentato di catturare un cane vagante (se vaga in campagna, ovviamente, perché se si trova in zone pericolose il discorso è un po’ diverso) di usare il cervello prima del cuore,  magari informandosi presso le case vicine (il cane della storia è ben conosciuto da tutti gli abitanti della zona, per esempio: quindi, se la volontaria avesse fatto un paio di domande, avrebbe saputo subito a chi apparteneva).
E se questa ricerca non dà risultati, almeno ci si preoccupi di avvertire il servizio veterinario dell’ASL, perché altrimenti il cane risulta “non pervenuto” in nessun canile e i proprietari non hanno modo di rintracciarlo.
La storia che mi è stata raccontata ha un lieto fine solo perché un amico della proprietaria del nonnetto in questione ha visto “un cane che sembra proprio il tuo”  in un canile a una ventina di chilometri di distanza: era proprio lui ed è finito tutto bene.
Però mi chiedo quanti cani “presunti abbandonati” si trovino in canili e rifugi a sperare in un’adozione, mentre i loro umani si disperano perché non li trovano più.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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