domenica , 19 novembre 2017
Ultime novità
Home >> Vita col cane >> Dal Messico con… Balrog

Segui "Ti presento il cane"

Non vuoi perderti nemmeno un articolo di "Ti presento il cane" ? Allora utilizza uno nei nostri servizi di notifica!
  • Notifica via Facebook
  • Newsletter
  • Notifica via email
Il nuovo sistema di notifica. Cliccando sul pulsante potrai autorizzare l'applicazione e riceverai le notifiche di nuovi articoli direttamente su Facebook!


Dal Messico con… Balrog

10002914_4202063825554_6075489887689633911_ndi EROS MAMMOLITI –  Dopo Bruce Lee arrivato “dalla Cina con furore” e 007 “dalla Russia con amore”, io sono appena arrivato in Italia “dal Messico con Balrog”. Più mia moglie, Luna e Bastet.
Un viaggio lungo, iniziato vari mesi prima di salire sull’aereo.
L’ autunno scorso, dopo un aumento della violenza a Città del Messico, dopo che hanno sparato ad un amico e ne hanno rapinati vari altri, io e mia moglie abbiamo deciso che era il momento di cambiare aria (prima che qualcuno ci sparasse addosso). Quindi abbiamo iniziato ad organizzare il viaggio per trasferirci in Italia (dove già avevo casa a Civitavecchia).
Per prima cosa ho chiamato mio padre e gli ho detto di andare all’agenzia di viaggi di Civitavecchia a cui ci rivolgiamo sempre per chiedere informazioni sul viaggio con gli animali: e lui il giorno dopo è andato, mentre io aspettavo trepidante la sua chiamata (Skype, grazie di esistere) per ricevere buone notizie. Che non sono arrivate.
All’ agenzia non avevano la minima idea di come farci arrivare in Italia dal Messico con due cani ed un gatto al seguito.
Ringraziai mio padre e decisi di occuparmerne di persona. In fondo tutti gli allevatori che fanno expo all’ estero viaggiano con i loro cani, quindi lo potevo fare anche io. Nonostante non sapessi ancora come…
Iniziai con la cosa piu ovvia, una ricerca su Internet.
Digitai su Google “ti presento il cane aereo”, ma l’ articolo che mi apparve era un po’ vecchio e le informazioni generiche (lo so, volevo troppo…).
Poi feci l’ errore clamoroso di cercare “aereo” nella sezione dedicata ai cani di Yahooanswers; e trovai puro isterismo e allarmismo.
Sentendo quelli di YA sembra che la mortalita dei cani in aereo sia di oltre il 50%…
Cito solo una educatrice cinofila (lei si dichiara tale in ogni risposta che dà), che ha dichiarato (rispondendo ad un altro che voleva portare con se il cane in aereo perche si doveva trasferire negli USA): “Ma non pensi che il tuo cane potrebbe non essere più quello di prima, dopo un viaggio in aereo? Sinceramente non porterei mai il mio cane in aereo… piuttosto lo lascerei alla mia famiglia che sicuramente sa prendersene cura e amarlo. Molti cani restano traumatizzati a vita dal viaggio in stiva… non per niente si consiglia sempre di imbottirli di calmanti in una maniera da far paura!”

aereoE fosse l’ unica… sembrava che Internet fosse stato creato apposta per terrorizzare chiunque decida di portare in aereo il proprio cane. Comunque ho deciso di ignorare gli allarmisti e ho abbandonato anche Internet.
A metà settembre io e Balrog dovevamo partecipare alla Expocan, la piu importante expo internazionale del Messico (io come handler e lui come concorrente): ho quindi deciso di approfittarne per informarmi li.
Purtroppo tutti gli allevatori di molossi presenti erano nostri concorrenti nel gruppo 2, quindi chiedere a loro sarebbe stato un po’ problematico (gli allevatori in expo non sono troppo collaborativi con la concorrenza).
Ma girando per gli stands (con Balrog al seguito, visto che non ci portammo dietro né kennel, né tavolo…) incontrammo una signora che per lavoro viaggia da Madrid a Citta del Messico con cani altrui.
In breve, la signora si fa pagare  dal cliente di turno il biglietto del cane e un extra per le spese, poi viaggia con il cane che consegnerà al destinatario una volta arrivata in Spagna.
Quindi chiesi a lei come avrei potuto fare per il mio viaggio e lei fu lapidaria. Mi chiese se sarei andato anche io con Balrog, e alla mia risposta positiva mi disse: “Allora compra il biglietto per te e per lui e vai. Quale sarebbe il tuo problema?”
Infatti… quale era il mio problema?
In realtà nessuno, stavo solo cercando nel posto sbagliato!  Solo che non sapevo quale era il posto giusto dove cercare. E di tentativi ne avevo fatti gia vari, compresa l’ ambasciata italiana in Messico dove mi dissero che non avevano la minima idea di cosa bisognasse fare per portare un cane in Italia
Finche non ebbi l’Idea.

federazione_messicanaIo sono socio della Federazione Canofila Mexicana (l’ ENCI messicana) e la sede centrale della federazione è raggiungibile con un autobus da casa mia; il tesserino non mi era mai servito a nulla, era ora di utilizzare i soldi della quota annuale.
Quindi, con mia moglie, prendemmo l’autobus e andammo in federazione: ma una volta lì non sapevamo a chi chiedere. Quindi decidemmo di chiedere a tutti, un ufficio per volta, iniziando dall’edificio del fondo e andando a ritroso verso l’ uscita.
Avremmo duvuto fare il contrario, perché l’ ufficio apposito era quello piu vicino all’entrata (ossia quello del veterinario). La signorina ci diede una lista di certificati necessari per l’espatrio di un cane (con annessi costi).
Iniziammo con la lista: microchip obbligatorio (e già qui iniziavano i problemi, perché solo Balrog lo aveva), libretto delle vaccinazioni in regola (e qui eravamo a posto, perché io sono sempre stato un po’ pignolo), vaccinazione antirabbica (la rabbia in Messico non è debellata, quindi l’avremmo fatta comunque), deparassitazione interna ed esterna (anche quella la facevamo già), autorizzazione del Ministero dell’ agricoltura messicano (e detta da loro sembrava una procedura ai limiti dell’impossibile).
Comunque decidemmo di seguire le normali scadenze dei vaccini (annuali e fissati tutti tra dicembre, gennaio e febbraio) e nel frattempo di continuare ad informarci. Scoprimmo che il nostro veterinario di fiducia aveva già seguito i procedimenti per portare dei cani negli USA, quindi aveva già una idea di cosa dovessimo fare. E mentre lui si occupava del libretto sanitario e delle vaccinazioni (16 in totale tra vaccini, e deparassitazioni), noi iniziammo a visitare le sedi delle linee aeree.

iberiaOvviamente iniziammo dalla Iberia, per la lingua; mia moglie è messicana, io ormai parlo più lo spagnolo dell’ italiano, il veterinario compila i certificati in spagnolo e quindi ci sembrava più facile fare scalo in un Paese che parlasse la stessa lingua (perché non si sa mai).
Le impiegate della Iberia furono molto gentili e disponibili, ma nelle loro spiegazioni mancavano dei dettagli, insomma non riuscivano a tranquillizarmi sul buon esito del viaggio.
Ma loro lavoravano in un ufficio, non stavano in prima linea all’ aeroporto: quindi decidemmo di andare da chi  stava in prima linea e fummo all’ aereoporto, area partenze internazionali, al banco del check-in.
In fondo chi meglio di loro poteva dirci di cosa c’era bisogno per accettare a bordo cani e gatti?
Erano loro che materialmente li avrebbero presi in consegna!
L’ idea era sicuramente buona, ma… purtroppo c’è sempre un ma: nonostante ci siamo andati tre volte,  il check-in Iberia era sempre chiuso. Però lì vicino c’era un altro check-in aperto, quello della Lufthansa. E andammo a chiedere a loro, pensando che in fondo le procedure dovevano essere comunque simili.

lufthansaCi diedero molte spiegazioni, approfittando del fatto che in quel momento non c’era nessuno in fila, anche se per i dettagli burocratici ci dissero di andare alla sede centrale della Lufthansa in Messico (che ovviamente era dall’altro lato della città).
Andammo lì (intanto giorni, settimane e mesi stavano passando…) e trovammo finalmente le persone giuste. Entrambe le impiegate dello sportello della sede centrale erano già state in Germania con i loro cani al seguito,  quindi oltre a darci freddi dati teorici ci potevano raccontare le loro esperienze personali. Ci convinsero: la loro linea aerea faceva al caso nostro!
Quindi con la linea aerea stavamo a posto, il libretto sanitario era in ordine, al ministero dell’ agricoltura ci eravamo stati e ci avevano controllato la documentazione, dicendo che era tutto in ordine e che dovevamo solo farla timbrare tre giorni prima del viaggio.
Era fatta, dovevamo solo prenotare e pagare i biglietti.
Anzi no… avevamo tutto in regola per uscire dal Messico, tutto in regola per salire sull’ aereo… ma non avevamo idea di cosa ci fosse bisogno per entrare in Italia.
Al ministero dell’ agricoltura messicano ci dissero che hanno degli accordi internazionali con l’ Unione Europea e che quindi c’era una procedura standard da seguire (unica per l’ Unione Europea), ma che per essere sicuri al 100% avremmo fatto meglio a chiedere conferma all’ ambasciata italiana (la stessa ambasciata dove gia ci avevano detto che non avevano la minima idea di cosa bisognasse fare).
E adesso? Che fare? Azionare il cervello, ci deve essere un modo… mando una e-mail a Valeria Rossi e le chiedo quali vaccinazioni sono obbligatorie in Italia, lei mi risponde e fin lì stiamo a posto.
Ma c’e’ altro? A chi chiedo?
Panico… sembrava tutto risolto e all’ improvviso tutto si blocca. Per colpa della nostra ambasciata.

bandieraeuropeaPoi mi ricordo che non si parla più di Italia, ma di Unione Europea; qualsiasi ambasciata dell’Unione ci potrebbe aiutare.
Cerco quindi i siti web delle ambasciate. Inizio da quella della Spagna (sempre per facilità linguistiche): nulla, non si parla di cani… intanto mi scrivo l’ indirizzo per andarci di persona.
Poi, con quale seguire?  Io parlo italiano e spagnolo, inglese scolastico, francese e portoghese poche parole e capisco il senso quando le leggo solo perche sono neolatine, tedesco e olandese quasi nulla (nonostante parecchi mesi passati nelle Fiandre).
Ci provo: ambasciata tedesca in Messico, se ho fortuna la pagina deve essere bilingue. E ho fortuna! Doppia fortuna, perche lì ci sono tutte le informazioni di cui ho bisogno, compreso il link per scaricarmi i moduli che devo riempire. Ostacolo risolto.
Il giorno dopo torno alla Lufthansa.
Allora, gentile signorina (che vive con i genitori e ha un cane): due biglietti di aereo, poi un cane in stiva (90 chili tra cane e kennel), secondo cane in stiva (questo 13 chili tra cane e kennel) e un gatto in cabina.
Lei chiede quando vogliamo partire: martedi 18 marzo.
“Mi dispiace, non c’è posto per i cani (in ogni aereo ce ne possono entrare solo tre, in una zona speciale).  Controllo per lunedi o per giovedi?”
Giovedi… e giovedi c’è posto!
Prenotiamo e paghiamo; la signorina ci dà la ricevuta e i biglietti.
Mexico-Frankfurt-Roma, partenza il 19 marzo, arrivo il 20. Ringraziamo e andiamo via.
Ci sono ancora tante cose da fare e troppo poco tempo…
Noi ci dobbiamo occupare di arrivare fino a Fiumicino, poi mio padre e un amico si stanno occupando del tratto Fiumicino-Civitavecchia (che sembra trascurabile, ma poi si rivelerà non essere tale).
Primo punto, arrivare da casa all’ aereoporto.

10171737_4202065145587_7041073132651838847_nSiamo due persone, tre kennel (da considerare soprattutto il superjumbo di 122 x 90 x 90 e 90 kg di Balrog), quattro valigie e due zaini. Troviamo disponibile un amico con un pick-up… e anche questo è risolto.
Facciamo le valigie, separiamo il bagaglio a mano (le mie macchine fotografiche, i computer portatili, museruole e guinzagli) e lì arriva un nuovo dubbio. Museruole e guizagli si possono portare nel bagaglio a mano?
Anche se sono di cuoio grosso e con moschettoni extra grandi?
Di nuovo all’ aeroporto, stavolta con gli addetti al metal detector; loro devono saperlo. Arrivo lì con museruola e guinzaglio in mano, glieli faccio vedere… risolta anche questa, mi dicono di non preoccuparmi. Torno a casa leggermente più rilassato e mi ributto nei preparativi.
Già condensare la nostra vita in 92 chili (4 valigie da 23 ognuna) è difficile: farlo preoccupandosi di cani e gatta diventa uno stress. Comunque le valigie sono finalmente pronte.
E arriva la settimana della partenza.
Già il lunedi siamo indaffaratissimi: sveglia all’ alba e dal veterinario per i certificati dei tre, dove dichiara che sono sani e che possono viaggiare.
Il veterinario è un amico, inoltre li segue a tutti e tre fin da piccoli; aveva già preparato i documenti e li aveva stampati, mancava solo un ultimo controllo e la firma.
Fatta.

senasicaAdesso a Sagarpa, il ministero dell’agricoltura messicano (o per essere esatti la “Segretaria de Agricultura, Ganaderia, desarrollo Rural, Pesca y Alimentacion”); esattamente alla SENASICA (Servicio Nacional de Sanidad, Inucuidad y Calidad Agroalimentaria).
Qui devono controllare tutti i documenti e mettere un timbro. Arriviamo presto e scopriamo che il veterinario incaricato sta a casa malato… bisogna aspettare quello del turno pomeridiano, che arrivera due-tre ore piu tardi.
L’impiegato intanto controlla tutti i documenti e ci dice che è tutto in ordine… ma ci vogliono timbro e firma. Bisogna aspettare il veterinario.
E noi aspettiamo. Iniziamo a camminare per l’ aereoporto (gli uffici sono infatti dentro all’ aereoporto, al piano terra) fino ad imparare a memoria la disposizione dei negozi; andiamo a mangiare qualcosa; camminiamo di nuovo… poi, con mezzora di anticipo, torniamo alla Senasica e ci sediamo li. In attesa.
Per fortuna il veterinario del turno pomeridiano è puntuale… ma l’ impiegato si era sbagliato, manca un certificato.
Per fortuna lo possono fare loro: ed e’ gratis. Solo che dovremo avere pazienza, perché lo devono scrivere a macchina (e per tutti e tre).

10249708_4202076305866_5046860483198851743_nDecidiamo di aspettare e ci mettiamo comodi.
Alle sei del pomeriggio ci chiamano (eravamo li da mezzogiorno) e ci dicono che è tutto a posto, ci danno i documenti e ci dicono di tornare con gli animali 3-4 ore prima del viaggio. Noi salutiamo e torniamo a casa.
Siamo stanchi, ma abbiamo ancora cose da fare.
Il martedì io esco, devo dedicarmi anche ad altre cose; oltre ai cani dobbiamo pensare anche a noi. E mi arriva una telefonata che mi getta nell’ angoscia.
Mia moglie aveva in mano una pentola con acqua bollente, è scivolata e l’acqua, cadendo, ha preso sia lei che Luna… Il giorno dopo abbiamo il controllo con il veterinario del ministero, che nel caso in cui il cane abbia ferite blocca il permesso.  Inizio a immaginare gli scenari peggiori: Luna sfigurata, doverla lasciare al fratello di mia moglie (quindi doppio trauma, venendo separata dal suo gruppo proprio mentre è  ferita)… ma nella mia mente non ci sono alternative.  Sarebbero solo alcuni mesi: noi intanto arriveremmo in Italia, ci stabiliremmo e poi mia moglie tornerebbe per lei… sì, ma quando?
Come dirle che probabilmente Luna dovrà restare un anno con suo fratello, prima di poter tornare per lei?
Mi preparo psicologicamente. Poi arrivo a casa… e in realtà  Luna sta bene, le sono rimbalzate addosso solo poche gocce e il pelo la ha protetta; se uno guardasse bene, ha una piccola ferita su una zampetta… ma il veterinario dovrebbe sapere dove cercare. Speriamo bene!
Il giorno fatidico ci alziamo presto; il volo parte alle nove di sera, ma verranno a prenderci già a mezzogiorno. Tra traffico, scioperi, manifestazioni, controllo veterinario, check-in… ho anche paura di non fare in tempo.
Quando arriva il pick-up è gia tutto pronto in giardino, solo che… solo che il pick-up non passa dal nostro cancello. Dobbiamo caricarlo in strada: quindi dobbiamo caricare il kennel e poi farci entrare Balrog successivamente.
Ci vuole obbligatoriamente il guinzaglio lungo, quello di tre metri, per permettergli di saltare senza poter scappare. Mi metto a cercarlo, è un guinzaglio autocostruito, non pensavo di portarlo in Italia quindi non lo ho lasciato a portata di mano… ho fortuna e lo trovo abbastanza velocemente.
Mia moglie me lo vede in mano: “E ora anche questo ti vuoi portare dietro? Siamo già abbastanza carichi e una cosa del genere te la puoi costruire quando vuoi anche là!”.
Lo so, non me lo voglio portare dietro… mi serve solo per farlo salire e scendere dal pick-up…
La vedo dubbiosa… il mio amico che ci è venuto a prendere ha anche lui un cane, un boxer: a lui può servire un guinzaglio di 3 metri.
“Smetti di lamentarti; appena arrivati all’ aereoporto lo regalo a Mario. Non lo porto con me”.
Per fortuna mia moglie si calma.
Quindi carichiamo il kennel, poi metto a Balrog il guinzaglio, lui sale sul pick-up e entra nel kennel. Lo chiudo e carichiamo il resto.
Solo mezzora di ritardo sul programma: ci può stare. Tutto è a bordo; ultimo controllo prima di chiudere casa (se ci dimentichiamo qualcosa dovremo aspettare abbastanza prima di poter tornare a prenderlo…).
A quanto pare c’è proprio tutto; e se ci siamo scordati qualcosa… lo ricompreremo.
Alla fine andiamo a Civitavecchia, vicino a Roma, non nel deserto del Gobi.
Mia moglie, suo fratello e il proprietario del pick-up vanno nella cabina:  io, un amico e i tre kennel nella parte posteriore. Il tragitto fino all’ aereoporto si svolge tranquillamente: è già un piccolo trionfo, ma il vero viaggio deve ancora cominciare.

10010742_4202075385843_8873156258044789868_oScendiamo come siamo saliti e rimetto Balrog nel kennel (con l’ aiuto di un pezzo di pane), poi con due carrelli arriviamo all’ ufficio della Sagarpa mentre mio cognato torna indietro a prendere il resto dei bagagli. Lì ho la prima sorpresa:  il tanto temuto controllo finale da parte di un veterinario del ministero si riduce ad una rapida occhiata da fuori del kennel.
I cani stanno bene, il gatto pure:  timbra i certificati, me li consegna e mi dice di recarmi tranquillamente al check-in.
Potrei già consegnare tutto, ma sono solo le due e mezza del pomeriggio e l’aereo decolla alle 9… comunque andiamo tutti allo sportello della Lufthansa, che si trova al piano di sopra (per fortuna gli ascensori sono molto ampi). Nel frattempo una ex collega di lavoro di mia moglie si aggiunge al nostro gruppo.
Arriviamo allo sportello e lì iniziamo a riempire i moduli: controllano i kennel, attaccano le etichette e accettano di farsi consegnare le valige, dicendoci che per lasciare i cani saremmo dovuti tornare entro le sette di sera.
Quindi avevamo poco piu di tre ore.

10269319_4202071105736_1489687230260835489_oPer fortuna Balrog è un mastino spagnolo (con iscrizione al RSR che lo attesta), perché non tutti i cani possono viaggiare nei kennel normali; la Lufthansa richiede kennel speciali per “American Staffordshire Terriers, Staffordshire Bull Terriers, Pitbull Terrier, Bull Terrier, Dogo Argentino, Rottweiler, Caucasian Owtscharka and Karabash”. E non ho chiaro se la cosa valga anche per “Fila Brasileiro, Mastiff / Bull Mastiff, Mastino Napoletano, Tosa Inu, Bandog or Dogue de Bordeaux”.
Comunque Balrog è un mastino spagnolo con tutti i documenti necessari che lo certificano e non ci sono problemi (anche se mi chiedo come potrebbe mai un pitbull rompere un kennel in grado di resistere a Balrog!)
Ma in questo momento non è importante. Consegnamo le  valigie e poi portiamo i kennel fuori dall’ aereoporto per fare uscire i cani a farli camminare (nonché  cacare e pisciare) prima del viaggio.
Il tempo di distribuire maledizioni alle madri di un gruppo di tedeschi che hanno l’idea di venire a fumare proprio dove stavamo noi, conoscere il pastore tedesco con cui avrebbero viaggiato (ma di sfuggita, perche è arrivato, entrato ed è stato subito consegnato agli addetti) e il tempo è passato velocemente.
Rimettiamo Balrog e Luna nei kennel, li chiudiamo con delle fascette per evitare aperture accidentali, poi attacchiamo le bottiglie… e ci siamo. A proposito delle bottiglie, nessuno aveva bottiglie da viaggio per cani e abbiamo dovuto prendere di quelle per conigli, cuyos e simili (per fortuna un negozio aveva quelle da un litro, per allevatori).
Rientriamo e ci dirigiamo di nuovo allo sportello della Lufthansa, e una volta qui ci accompagnano all’ ascensore dove avremmo dovuto lasciare i due kennel, spiegandoci che date le dimensioni e il peso del kennel di Balrog (1 metro cubico per oltre 90 chili) avrebbero tardato abbastanza per assicurarlo.
A malincuore li lasciamo nell’ ascensore, convinti di aver lasciato nel kennel tutto ciò di cui avrebbero avuto bisogno durante il viaggio; un litro di acqua a testa, tutti i loro tappeti, un giocattolo per Luna e un osso di pelle di bufalo di 6 etti per Balrog.
In preda alla sofferenza (io e Balrog non ci eravamo mai separati per piu di 10-12 ore consecutive e non lo avevo mai affidato ad un estraneo) io e mia moglie ci allontaniamo, lasciando che gli addetti facciano il loro lavoro: poco dopo ci presentiamo al controllo del metal-detector per imbarcarci anche noi.

gattoaereo2Una volta a bordo sistemiamo gli zaini sotto ai sedili e il kennel di Bastet nel sedile vuoto in mezzo ai nostri (benedetta impiegata della línea aerea, che aveva scelto appositamente per noi due sedili con in mezzo un terzo sedile vuoto).
Io inizio a molestare tutte le hostess chiedendo di ottenere conferma che i nostri cani fossero a bordo (tra inglese e tedesco riusciamo a farci capire), e una volta avuta la conferma riesco a rilassarmi un minimo.
Dopo 10 ore di volo l’aereo atterra a Francoforte: noi svolgiamo le pratiche aeroportuali (anche perché mia moglie è ancora ufficialmente extracomunitaria) e poi abbiamo una ventina di minuti liberi, che mia moglie utilizza per dare da bere e mangiare a Bastet (nel bagno dell’ aereoporto, pratica a quanto pare molto diffusa).
A quel punto ci dirigiamo alla porta di imbarco del secondo volo… e riaffiorano le mie paure. Conosco la leggendaria puntualità ed efficienza tedesca, ma il nostro scalo era di solo un’ora e 45, tempo durante il quale avrebbero dovuto togliere l’ imbragatura del kennel nel primo aereo, trasportarlo dalla zona degli arrivi intercontinentali  a quella delle partenze europee, e poi caricarlo sul secondo aereo ed assicurarlo…
Avrebbero fatto in tempo? Il fatto di essere arrivati in Germania con mezz’ora di anticipo probabilmente ha aiutato, ma il tempo rimaneva comunque poco. E io ero preoccupato…
Una volta a bordo scoprii che, nonostante il volo fosse diretto a Roma, nessuna delle hostess parlava italiano. Maledetta globalizzazione… io l’ inglese non lo parlo così bene… ma fortuna volle che la passeggere imbarcata subito prima di noi fosse italiana, bilingue e soprattutto (quando si ha fortuna si ha fortuna) veterinaria!
Ci aiutò lei a comuncare con le hostess, mandandole dal comandante a chiedere informazioni e poi traducendo quando tornarono ad annunciare che i cani erano a bordo.
Per la verità dissero solo una breve frase: “The two dogs are aboard and alive”, ma in quel momento mi fu sufficiente.
Il secondo volo mi creò meno preoccupazioni; i cani erano a bordo, sarebbero arrivati a Roma, non c’erano più scali in cui si potessero perdere. Anche la depressurizzazione non mi spaventava più; in un viaggio interno all’ Unione Europea gli aerei sono più piccoli e volano più basso; poi i nostri cani erano abituati all’ altitudine di Citta del Messico (di 2200 metri) e il volo durava solo un’ora e mezza.

italiaOra e mezza che passo velocissima. Ed atterrammo a Roma.
Era fatta, o quasi. Io e mia moglie, una volta che l’ aereo si fermò, ci mettemmo all’ascolto sperando di sentirli abbaiare: un minuto dopo sentimmo Luna. E una, Luna è arrivata viva in Italia!
Pero’ manca Balrog… deve abbaiare… almeno una volta… solo così mi posso rilassare… e quasi mi avesse letto nel pensiero, in quel momento sentimmo vibrare il finestrino… e poi l’inconfondibile abbaiare di Balrog, facilmente udibile in tutto l’ aereo.
E’ fatta! Siamo tutti e cinque in Italia! Da adesso in poi,  qualunque cosa succeda si potrà risolvere!
Come rispondendomi, da lì iniziò a manifestarsi la típica disorganizzazione italica… le porte si aprirono, scendemmo dall’ aereo e iniziammo a seguire le frecce in direzione dei nastri dei bagagli… ma una volta lì non c’era nessun tabellone, nessun display, niente… non sapevamo né in che nastro sarebbero arrivate le valige, né tantomeno dove ci avrebbero ridato i cani… e non c’era nessuno a cui chiedere!
Iniziai a vagare per l’aeroporto, imbattendomi in un ufficio della Lufthansa dove mi dissero il numero di nastro e il luogo della consegna dei kennel.
Quindi tornai da mia moglie, che si diresse al nastro mentre io avrei cercato la zona dei bagagli fuori dimensioni.
Ma Balrog mi precedette! Credo che in mezzo aeroporto lo sentirono abbaiare, comunque seguii la sua voce fino a vederli.
I due kennel, lasciati lì… senza nessuno che li controllasse, e in un posto dove chiunque si sarebbe potuto avvicinare. E poi hanno il coraggio di definire il Messico “terzo mondo”!
Come se non bastasse, erano in una zona rialzata con quattro scalini… quattro scalini! E il kennel pesava oltre 90 chili… e Balrog era agitato!
Avrei avuto bisogno di altre otto persone per fargli scendere le scale…
Mi tocco’ stare lì ad aspettare finche un impiegato (l’esempio emblematico della pigrizia) uscì da una porta e mi fece il “favore” di azionare il montacarichi lì presente (avendo pure la sfacciataggine di lamentarsi con un collega perché “gli era toccato lavorare”).
Una volta scesi gli scalini rimaneva il problema di spingere i kennel fino alla zona dei nastri, anche perché scoprii che i carrelli si potevano usare solo inserendo monete da un euro. Ma in Messico cambiano solo le banconote, quindi io non avevo con me monete italiane.
Misi il kennel di luna sopra a quello di Balrog e iniziai a spingere… 105 chili circa senza ruote, con scarpe dalla suola liscia e con la stanchezza di un viaggio del genere…
Mi sembrava di spingere alcune tonnellate: avanzavo, sì, ma poco e con grande sforzo
Ebbi di nuovo fortuna, un gruppo di turisti stranieri sentirono pena per la mia sofferenza e decisero di aiutarmi a spingere fino ai nastri delle valigie, dove mia moglie le aveva gia recuperate tutte e quattro e mi aspettava, facendomi così capire quanto tempo ci avessi messo per ritornare con i due kennel.
Ringraziammo quel gruppo di turisti, recuperai il telefono (che accidentalmente avevamo messo in una valigia invece che nel bagaglio a mano) e chiamai Daniele (amico da quando avevamo 10-11 anni), che ci stava aspettando fuori.
Una volta che lui ci disse dove era, iniziai a portargli le valigie. Primo viaggio: due valigie, e i doganieri mi lasciarono portarle fuori e rientrare. Secondo viaggio: altre due valigie, e i doganieri mi lasciarono rientrare ancora.
Terzo viaggio: i tre kennel, e i doganieri pensarono che era arrivato il circo in città…

10175960_4202065505596_7179285608441495765_nComunque eravamo fuori dall’aeroporto: e adesso erano con noi anche Daniele e Damiano.
Rimediarono due carrelli e ci caricammo tutte le valigie e i kennel di Luna e Bastet. Invece Balrog lo facemmo uscire dal suo per camminare con noi, invece di continuare a spingerlo.
Anche perché il suo kennel (un vari-kennel 7000 jumbo, decisamente caro) era ormai distrutto.
Le sbarre che fermano la porta erano piegate (e la porta era tenuta chiusa solo dalle 12 fascette), una finestra era stata divelta, l’ altra deformata, anche le pareti erano quasi sfondate… insomma, lo smontammo e lo dovemmo buttare lì nell’ aeroporto (mi sono tenuto solo la porta, come ricordo).
Camminammo un po’ e arrivammo alla macchina, anzi alle due macchine. Mia moglie salì sulla macchina di Damiano con le quattro valigie e uno zaino e loro iniziarono ad andare, mentre io e Daniele ci occupavamo degli animali.
Il kennel di Bastet sul sedile anteriore, con lo zaino della mia macchina fotografica per terra; io e il kennel di Luna sul sedile posteriore e Balrog nel portabagagli. Infatti Daniele era venuto con la mia macchina, che nel frattempo mio padre aveva preparato con una griglia separatoria per cani.
Griglia separatoria che secondo il meccanico che la aveva istallata “non la muovi nemmeno con le cannonate”… e infatti a Balrog bastò muovere la testa per portarserla via, mentre eravamo ancora nel parcheggio dell’ aeroporto… Per fortuna Daniele non è uno che si perde d’ animo tanto facilmente: decise di andare lo stesso e guidò da Fiumicino a Civitavecchia con Balrog nel portabagagli, senza nessuna separazione, fidandosi che io sarei riuscito a tenerlo tranquillo per tutto il tragitto.
E ci riuscii… ma solo perché Balrog non si mosse per tutto il tempo.
Finalmente arrivammo a Civitavecchia. Mia moglie era già in giardino, aveva già messo dentro casa le valige e ci stava aspettando con i miei genitori, mentre Damiano era dovuto andare via.
Daniele parcheggiò davanti casa e fu facile portare dentro casa i due kennel e il mio zaino. Poi aprii il portabagagli. misi a Balrog il guinzaglio, veloce giro pipì davanti a casa, mentre mio padre metteva la macchina in giardino… poi i miei genitori se ne andarono insieme a Daniele, lasciandomi sulla porta della nuova casa con Susana e Balrog.
Pronti per la nuova avventura.

Potrebbe interessarti anche...



Aggiungi ai tuoi preferiti

Vuoi aggiungere questo articolo ai tuoi preferiti?

Per poter utilizzare questa funzione devi essere registrato e aver eseguito il login


Libri consigliati (da Amazon.it)



Commenti all'articolo








×

Notifiche via Facebook

Ricevi una notifica direttamente su Facebook quando viene inserito un nuovo articolo: potrai rimanere costantemente aggiornato sui nostri contenuti direttamente dal social network!

Authorize

Condividi con un amico