Questa è l’email che mi è arrivata quasi in contemporanea con quella che ho trascritto integralmente nell’articolo “Canili: il lato positivo”.

Sono una volontaria del nuovo canile ENPA di Mira, provincia di Venezia. La nostra struttura è stata aperta nel dicembre scorso e purtroppo si può dire che non sia nata sotto una buona stella…
La maggior parte dei cani e dei gatti che ospitiamo ora in passato vivevano in un rifugio della zona dove io stessa e molti altri volontari che attualmente operano nel nuovo canile ci occupavamo di loro.
Questo rifugio, che possiamo definire “storico”, non era altro che un casolare fatiscente dove noi – in poche parole – eravamo abusivi da molti anni, accogliendo come potevamo i trovatelli che la gente ci portava o ci “mollava” a seconda dei casi. Tralasciando le condizioni pericolanti della costruzione e quelle igieniche invivibili sia per noi che per i pelosi (essendo in campagna eravamo anche pieni di topi) , il rifugio non aveva spazi e ripari adeguati ai nostri ospiti: i cani più anziani e talvolta anche i cuccioli non riuscivano a superare l’inverno o le estati più calde.
Detto tutto ciò puoi capire perché alcuni volontari si siano mobilitati già molti anni fa per ottenere una struttura idonea, che purtroppo in quella zona mancava (la più vicina è quella di Chioggia).
Il problema è nato dal fatto che un gruppo di volontari abbia deciso di opporsi fermamente al trasferimento dei cani nel nuovo canile, dando il via a vere e proprie azioni di boicottaggio sia pratico che “propagandistico”. Quest’ultimo è ciò che ci ha creato maggiori problemi in quanto hanno sfruttato il nome della nostra associazione, molto conosciuta e amata in zona, per attuare una campagna, mediatica (ovviamente servendosi di facebook in primis) e non solo, contro il nuovo canile. Hanno convinto moltissime persone che nella struttura gestita dall’ENPA i cani non avrebbero avuto l‘ammore che avevano prima, che sarebbero rimasti chiusi in gabbie fredde e anguste mentre prima vivevano liberi, eccetera.
Addirittura, quando c’è stato finalmente il trasferimento degli animali, hanno lanciato l’allarme generale alla popolazione con messaggi tipo “ACCORRETE TUTTI, L’ENPA CI STA PORTANDO VIA I CANI!”.
E non sto esagerando… ma la cosa che ci ha stupiti di più è stata la quantità di persone che tuttora sono convinte di tutta questa situazione. Dopo il trasferimento un po’ gente è venuta a visitare il canile convinta di trovare cani segregati in delle gabbie.. e per fortuna che sono venuti! Così hanno potuto constatare di persona quanto lontani fossero dalla realtà! Purtroppo, però, la maggioranza delle persone non vuole nemmeno vedere la struttura, rifiutandosi per principio di mettere piede in un posto dove “i cani vengono sfruttati solo per fare soldi”… ma de che??
I volontari sono gli stessi di prima, e l’amore è lo stesso di prima… cambia solo il posto! Ma perché non si vuole capire che non basta l’ammore per prendersi cura di un centinaio di cani e altrettanti gatti?
Perchè non si vuole credere che possono esistere dei canili dove i cani possono vivere comunque una vita dignitosa?
Certo, starebbero meglio in una casa con giardino e una bella famiglia felice… ma tutti quei cani che passano la loro vita in canile o in rifugio? Perché, non prendiamoci in giro, non tutti i cani vengono adottati.
Ma qui si aprirebbero altri discorsi…
Il punto è che ci sono ancora tantissime persone fermamente convinte che in un canile comunale/gestito da enti nazionali ecc i cani facciano sicuramente una vita di merda, senza contatto umano, senza poter sgambare, senza vedere la luce del sole… invece non tutti i canili sono così, anche perchè tante persone hanno lottato con tutti i mezzi per avere un posto che fosse come lo volevamo, con ripari adeguati a tutte le stagioni, con aree di sgambamento sufficientemente grandi, con box che mantenessero un livello di igiene decente!

miramammA differenza dell’altra email, che ho pubblicato senza commenti perché non ce n’era alcun bisogno, essendo soltanto un bellissimo esempio da imitare, qui un commento lo devo fare, chiedendomi innanzitutto perché molti volontari (ne ho conosciuto e ne conosco diversi anch’io) siano refrattari a qualsiasi cambiamento e vedano qualsiasi azione – anche quelle mirate a migliorare la vita dei cani – come una sorta di aggressione nei loro confronti.
Ovviamente, non conoscendo personalmente la realtà di Mira (ravanando un po’ in rete ho trovato solo una foto del vecchio rifugio… e come si può vedere, non era proprio un “cinque stelle”…) ed avendo sentito una sola campana, non esprimo giudizi sul caso in oggetto: chi abita nei dintorni e conosce il canile  è liberissimo di dire la sua, se crede.
Però conosco svariate problematiche come questa, con gruppi di volontari che si “spezzano in due”, che cominciano a litigare tra loro e si accusano l’un l’altro, perdendo su Facebook o su Twitter tempo prezioso che potrebbero dedicare ai cani… e tutto questo perché?
In alcuni casi per meri interessi economici, purtroppo: ma altrettanto spesso, incredibilmente, in assoluta buona fede.
Perché c’è sempre chi pensa che i cani “non possano star meglio” di dove sono al momento, anche se viene loro proposta una reggia al posto di una struttura fatiscente e igienicamente inaccettabile.
Conosco anche volontari che cercano di NON fare mai  adottare alcuni cani perché “non troveranno mai nessuno che li ami come li amano loro”. Perché l’affetto diventa amore morboso, diventa possessività, diventa delirio di onnipotenza: “nessuno può dargli più di me”.  E così vengono rifiutati cani a famiglie che potrebbero regalare loro una vita migliore, accampando le scuse più assurde pur di tenerli in canile a vita e convincendosi che il canile a vita – siccome “ci sono loro” – sia la sistemazione ideale.
E’ come se una guardia carceraria facesse il possibile per non lasciar uscire un detenuto perché gli si è affezionato al punto di non poter più fare a meno di lui.
E purtroppo lo stesso atteggiamento si vede nei confronti di strutture allucinanti, cadenti, orripilanti… che però i volontari vedono come veri paradisi, sempre perché “ci sono loro”, perché la sentono come “casa loro”.
Mi dispiace dirlo, ma queste persone hanno problemi seri e avrebbero bisogno di qualcuno che si occupasse di loro, anziché essere loro ad occuparsi di cani o gatti.
Sia ben chiaro: NON sto parlando dei volontari di Mira, perché non li conosco e conosco questa storia solo tramite l’email riportata sopra.
Però conosco diverse realtà come quella che ho descritto: conosco volontari che hanno dimenticato completamente il loro vero ruolo (ovvero quello di “assistenti temporanei” in un luogo di transito) e si sono creati quello (indubbiamente gratificante) di  “salvatori dell’universo canino”. I cani possono essere felici solo vicino a loro, e magari nel posto (per quanto disastrato) in cui hanno operato fino a quel momento.

canileno_aperIl contrasto con quanto descritto nell’altro articolo dalla Vicepresidente del Rifugio di Rovigo è stridente. Là si capisce ciò che dovrebbe essere effettivamente un canile, e cioè un “albergo per vacanze”, più confortevole possibile, ma sempre temporaneo.
In altre realtà sembra invece di essere cascati dritti dentro a Shining (romanzo/film in cui l'”entità albergo” Overlook vuole tenere tutti i suoi ospiti al suo interno e – giusto per non perderli – li fa fuori. Dopodiché rimangono, sì, ma come inquietanti fantasmi).
Ovviamente c’è un fantasma anche dietro alle brutte storie di canile: c’è il fantasma delle istituzioni, che in alcuni casi collaborano (con risultati anche molto positivi, come a Rovigo), in altri casi ignorano o fingono di ignorare.
La differenza, spesso, è tutta qui: perché un conto è selezionare personale preparato e competente e un altro è lasciare la gestione dei canili a chiunque “levi una sgradevole incombenza” ai Comuni.
E i cani vittime di istituzioni fantasma finiscono preda a volte degli speculatori (perfino la criminalità organizzata ha voce in capitolo…) e altre volte di persone con seri problemi che, sentendosi “angeli salvatori”, in realtà li condannano all’ergastolo.
Ripeto: non so cosa stia succedendo a Mira e non mi sto riferendo a questo canile.
Dall’email si evince, però, che ci sono gravi problemi e gravi conflitti tra persone che dovrebbero avere una passione comune: e ogni volta che leggo storie come questa mi chiedo dove stiano i sindaci, dove stiano i politici che diventano tutti “animalisti” solo in campagna elettorale (e poi spariscono), dove stia lo Stato.
Il fatto è che lo Stato dovremmo essere noi. E quando le cose vanno così a catafascio, forse un po’ di responsabilità ce l’abbamo tutti.

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10 Commenti

  1. mi hai fatto tornare in mente il giorno in cui andai in canile a farmi un’idea su un cane da prendere ai miei genitori : “no, questo non te lo posso dare perché scappa sempre” “no, questo no perché tanto ormai è vecchio e malato” “no, questo no perché lo do solamente insieme ai suoi due compagni di box altrimenti soffrirebbero troppo tutti e tre per il distacco”…morale: me ne andai via chiedendomi (e tuttora mi chiedo) se in quel canile avessero mai dato via un cane.

  2. Io sono volontaria al canile enpa di Mira e devo dire che strutture cosi belle ce ne sono ben poche.. due in zona questa e apa di chioggia. Dovrebbero prendere tutti esempio.

  3. Invece ci sono volontari che cercano di darli via tutti, nascondendo i problemi caratteriali agli aspiranti adottanti.
    Conosco una famiglia con figlia piccola a cui è stato dato un cane con tendenza a scappare e mordace quando veniva sgridato; i genitori spaventati lo hanno riportato al canile per paura che facesse del male alla bambina.
    Credo che con un corso di addestramento si sarebbe potuto risolvere ma i proprietari avevano troppa paura e soprattutto inesperienza, (era il loro primo cane).

  4. Credo di conoscere la storia qui descritta. Il problema è che c’era una persona (secondo me non equilibrata) che si teneva tutti i cani in una struttura fatiscente. Quando i cani sono stati trasferiti in quella nuova (molto bella, a detta di mie amiche che l’hanno vista) i fan della persona di cui sopra si sono messi a strillare che “hanno portato via i cani” come se si trattasse di un sopruso e non di un netto miglioramento delle loro condizioni di vita.
    Però devo dire che molte persone non direttamente coinvolte hanno una corretta informazione dell’intera faccenda.

    • Malgrado ne abbia viste e sentite di tutti i colori, rimango sempre basita, quando sento ste porcherie (perchè alla fine sone delle vere porcherie). Però mi son sgridata (faccio tutto da sola), e mi son detta:” Ma di cosa ti stupisci? Purtroppo, la stessa cosa succede negli orfanotrofi ITALIANI, come per i maltrattamenti e altro di ancor peggiore per le case di riposo, QUINDI, per quella gente con gravi patologie mentali e comportamentali, che credi gli frega di cani e gatti”.
      Non bisogna stupirsene, ma rimane sempre tanto amaro in bocca! (Scusate lo sfogo…)

  5. sulle risposte dei volontari che pensano che i cani stiano meglio con loro potrei scrivere un libro
    il 27 febbraio si è spenta Asia il nostro rott e anche se in casa ci sia anche un volpino abbiamo deciso di adottare un nuovo amico
    cercavamo un altro rott o un pit, amiamo questo tipo di cane, quindi giro di telefonate a rifugi e canili
    Le risposte più fantasiose :
    questi cani non li diamo in adozione,
    se avete già un cane lasciate a qualcun altro la possibilità di adottare.
    non sono cani da casa serve un recinto apposta.
    ma la più bella in assoluto :
    al telefono con un responsabile di un canile alla domanda ” che lavoro fa?” io rispondo ” sono una G.P.G ” , attimo di silenzio e poi inizia ad urlare che ” chi ha problemi di personalità non è in grado di gestire questi cani se vuole sentirsi un uomo ci sono terapie apposite ” e mi sbatte il telefono
    Ho impiegato un paio di minuti a smettere di ridere e dopo le lacrime versate per AsIa è stato un vero toccasana
    Per chi non lo sapesse GPG sta per GUARDIA PARTICOLARE GIURATA e l’ articolo femminile è applicato anche a operatori maschili
    Fortunatamente alla fine tramite persone competenti abbiamo trovato TIGER stupendo amstaff tigrato di 10 mesi che ha riportato l’ allegria in casa
    Ps un grazie all’ autrice per gli articoli sul vero standard dei vari cani pubblicati sul sito, leggendoli ai miei figli di 9 e 11 anni hanno regalato loro i primi sorrisi dopo la scomparsa di Asia

  6. In alcuni tratti riconosco la storia analoga… quella del canile in cui sono stato volontario per tanti anni. Anche questo iniziato in un casolare fatiscente e pericolante adattato a canile, con successivo trasferimento in una struttura moderna progettata da un architetto e finanziata in gran parte da una benefattrice privata.
    Da noi per fortuna non ci sono state “guerre”… anche se inizialmente ci sono state molte discussioni sulle modalità, sulla gestione della nuova struttura… su come avrebbe dovuto/potuto essere.
    Nelle descrizioni riconosco tanti profili “tipici” dei volontari che erano miei colleghi. Quel termine “i *nostri* cani” la dice tutta… da noi c’erano persino litigi…. diciamo *discussioni animate* tra colleghi che gestivano diversi settori del canile. “I *tuoi* escono sempre per primi, cosi’ i *miei* li devo tener dentro fino alle quattro del pomeriggio”… cose così… cani non adottati perché UN volontario quel cane non lo avrebbe mai dato.
    Anche da noi c’è stato un cambiamento netto, anche se dovuto a cambi generazionali senza guerre. Adesso i cani vengono adottati, c’è ricambio… dopo anni in cui il rifugio è stato gestito non come se i volontari fossero dei domestici di una ricca famiglia che ha deciso di adottare un grande numero di trovatelli. Facevano la vita dei cani di famiglia accuditi da domestici… quella era la loro casa. Fortunatamente molti stavano bene… a parte qualche caso di emergenza. Molti stavano come in famiglia, meglio che in certe famiglie… ed è per questo che c’era riluttanza a lasciarli. Soprattutto per la titolare dell’associazione che era presente in canile tutti i giorni e molti cani riconoscevano come guida.
    Per quanto riguarda il discorso della struttura fatiscente vs la struttura moderna… bisognerebbe vedere le cose con gli occhi dei cani. Da questo punto di vista…. io trattengo sempre i commenti perché non lo trovo giusto nei confronti di chi ci ha messo tanto impegno, lavoro e denaro… ma molto spesso penso che i cani stavano meglio prima. Almeno molti di loro. Un cane non valuta con i nostri canoni… per lui non c’è molta differenza se il suo recinto è perfettamente rettangolare, in rete zincata, tutto bianco e uguale agli altri con pavimento in bolla o se invece è fatto con una rete arrugginita, rattoppata con una rete di matersasso….. è pur sempre un recinto. Non bada se la cuccia un prodotto standard di un’azienda che produce cucce o se è ricavata in una botte o in un mobile ikea raccolto in discarica. Mangia con lo stesso entusiasmo in una pentola rossa ammaccata a cui si stono staccati i manici come farebbe in una ciotola di alluminio “per cani”. Se il recinto infermeria è ricavato in una stanza di officina con oggetti sparsi e cianfrusaglie questo non lo disturba…. anzi… lo fa sentire più in una casa e in un ambiente vissuto e lo preferisce a un recinto asettico che sembra una prigione…. anche se pulito, regolare e “grande”. La vecchia struttura era fatiscente agli occhi umani… recinti tutti diversi molto naif, sparsi qua e là. Alcuni grandi, alcuni piccoli… cucce ripiegate con ingegno e fantasia. Tanto riciclo per trovare in ogni cosa qualche utilizzo che servisse ai cani. C’erano recinti grandi per cani grandi e piccoli per cani piccoli. Ma anche cucce con tetto piatto per cani che gradivano salirvi sopra, stanze più riparate per cani che temevano il freddo, recinti semiaperti per cani che amavano stare fuori… molto più personalizzati e molto più “vissuti”.
    Poteva sembrare un inferno visto d’inverno nel fango… mentre con la bella stagione era quasi bello anche per gli umani. Sembrava un campeggio… se fosse stato funzionale, con cancelli che si aprivano e non legati con lo spago, pavimenti rifatti senza buche, senza pendenze strane che impedivano di eliminare acqua sarebbe stato un modello da imitare.

    Il canile nuovo è progettato secondo le norme di legge per allevamenti. Tot recinti, tutti uguali, con parte coperta, parte scoperta tipo giardinetto, cucce fornite in stock…. L’effetto è di ordine e pulizia, ma la grande quantità di recinti tutti vicini richiama anche il modello carcere e ospedali. Spazi molto più grandi… eccessivamente grandi (come se il benessere fosse proporzionale ai metri quadrati). Ai cani interessa la qualità della vita. Un cane chiuso in un grandissimo recinto vuoto, grande come la sala di attesa di un aeroporto non fa una bella vita. Vive meglio quello in un recinto adeguato (un minimo ovviamente serve) con un pallet, una cuccia e una vecchia stufa che è lì perché non si sa dove metterla e un muretto su cui salta e da cui riesce a vedere la finestra della cucina, soprattutto se è liberato più spesso e ha contatti con qualcuno. E per la comodità di chi ci lavora… così così. Pro e contro. Meno disagi per cose che non funzionano (come giù detto, serrature, rubinetti, attrezzature… ma a volte anche tanta superficie in più da pulire… tanta strada da percorrere per andare da una zona all’altra, con tempo che viene ovviamente sottratto ai cani).

    • Denis, concordo pienamente sul discorso “occhi del cane vs occhi umani”: però credo che ci sia una cosa importante da tenere presente, e cioè che l’occhio umano più importante è quello dell’aspirante adottante. E quegli occhi lì, salvo casi particolari (ovvero quelli degli affetti da sindrome della crocerossina, che più il cane appare sfigato e meglio è…) a mio avviso trovano molto più piacevole – e quindi sono più invogliati all’adozione – la vista di cani tenuti in canili “belli”, puliti, attrezzati eccetera.

      • sulla pulizia indubbiamente… ma quella anche nel vecchio canile non mancava mai. Nel vecchio canile potevi trovare un cane che dormiva in un comodino. Un recinto rattoppato con un asse da bucato perché i cani piccoli non passassero da sotto… ma non trovavi recinti pieni di escrementi o ciotole incrostate.
        Per il resto preferirei una via di mezzo… Con quello che è costata la nuova struttura penso si sarebbero potuti semplicemente sistemare i cancelli, i pavimenti e sostituire le reti più malmesse.. E per quanto mi riguarda preferirei lasciare che i cani possano dormire in un comodino e bere in un vecchio mastello, spendendo quei soldi in formazione, in pubblicità, organizzazione di eventi, preparazione dei cani alla vita in famiglia. L’adottante deve anche essere formato a capire la vera importanza delle cose… Gli si può spiegare che “in questo canile, molte cose sono fatte con materiale di recupero, costruite dai volontari o donate dai benfattori. Non buttiamo niente… i fondi raccolti dall’associazione sono utilizzati in prevalenza per garantire benessere ai cani e assicurare l’inserimento in famiglia.
        La vera difficoltà in una gestione che piaccia agli occhi del cane è appunto quella di sostituirsi alla famiglia… si rischia davvero di avere cani che in canile si sentono davvero a casa loro. E questo i volontari lo percepiscono.

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