sabato , 18 novembre 2017
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Canili: il lato meno bello

Questa è l’email che mi è arrivata quasi in contemporanea con quella che ho trascritto integralmente nell’articolo “Canili: il lato positivo”.

Sono una volontaria del nuovo canile ENPA di Mira, provincia di Venezia. La nostra struttura è stata aperta nel dicembre scorso e purtroppo si può dire che non sia nata sotto una buona stella…
La maggior parte dei cani e dei gatti che ospitiamo ora in passato vivevano in un rifugio della zona dove io stessa e molti altri volontari che attualmente operano nel nuovo canile ci occupavamo di loro.
Questo rifugio, che possiamo definire “storico”, non era altro che un casolare fatiscente dove noi – in poche parole – eravamo abusivi da molti anni, accogliendo come potevamo i trovatelli che la gente ci portava o ci “mollava” a seconda dei casi. Tralasciando le condizioni pericolanti della costruzione e quelle igieniche invivibili sia per noi che per i pelosi (essendo in campagna eravamo anche pieni di topi) , il rifugio non aveva spazi e ripari adeguati ai nostri ospiti: i cani più anziani e talvolta anche i cuccioli non riuscivano a superare l’inverno o le estati più calde.
Detto tutto ciò puoi capire perché alcuni volontari si siano mobilitati già molti anni fa per ottenere una struttura idonea, che purtroppo in quella zona mancava (la più vicina è quella di Chioggia).
Il problema è nato dal fatto che un gruppo di volontari abbia deciso di opporsi fermamente al trasferimento dei cani nel nuovo canile, dando il via a vere e proprie azioni di boicottaggio sia pratico che “propagandistico”. Quest’ultimo è ciò che ci ha creato maggiori problemi in quanto hanno sfruttato il nome della nostra associazione, molto conosciuta e amata in zona, per attuare una campagna, mediatica (ovviamente servendosi di facebook in primis) e non solo, contro il nuovo canile. Hanno convinto moltissime persone che nella struttura gestita dall’ENPA i cani non avrebbero avuto l‘ammore che avevano prima, che sarebbero rimasti chiusi in gabbie fredde e anguste mentre prima vivevano liberi, eccetera.
Addirittura, quando c’è stato finalmente il trasferimento degli animali, hanno lanciato l’allarme generale alla popolazione con messaggi tipo “ACCORRETE TUTTI, L’ENPA CI STA PORTANDO VIA I CANI!”.
E non sto esagerando… ma la cosa che ci ha stupiti di più è stata la quantità di persone che tuttora sono convinte di tutta questa situazione. Dopo il trasferimento un po’ gente è venuta a visitare il canile convinta di trovare cani segregati in delle gabbie.. e per fortuna che sono venuti! Così hanno potuto constatare di persona quanto lontani fossero dalla realtà! Purtroppo, però, la maggioranza delle persone non vuole nemmeno vedere la struttura, rifiutandosi per principio di mettere piede in un posto dove “i cani vengono sfruttati solo per fare soldi”… ma de che??
I volontari sono gli stessi di prima, e l’amore è lo stesso di prima… cambia solo il posto! Ma perché non si vuole capire che non basta l’ammore per prendersi cura di un centinaio di cani e altrettanti gatti?
Perchè non si vuole credere che possono esistere dei canili dove i cani possono vivere comunque una vita dignitosa?
Certo, starebbero meglio in una casa con giardino e una bella famiglia felice… ma tutti quei cani che passano la loro vita in canile o in rifugio? Perché, non prendiamoci in giro, non tutti i cani vengono adottati.
Ma qui si aprirebbero altri discorsi…
Il punto è che ci sono ancora tantissime persone fermamente convinte che in un canile comunale/gestito da enti nazionali ecc i cani facciano sicuramente una vita di merda, senza contatto umano, senza poter sgambare, senza vedere la luce del sole… invece non tutti i canili sono così, anche perchè tante persone hanno lottato con tutti i mezzi per avere un posto che fosse come lo volevamo, con ripari adeguati a tutte le stagioni, con aree di sgambamento sufficientemente grandi, con box che mantenessero un livello di igiene decente!

miramammA differenza dell’altra email, che ho pubblicato senza commenti perché non ce n’era alcun bisogno, essendo soltanto un bellissimo esempio da imitare, qui un commento lo devo fare, chiedendomi innanzitutto perché molti volontari (ne ho conosciuto e ne conosco diversi anch’io) siano refrattari a qualsiasi cambiamento e vedano qualsiasi azione – anche quelle mirate a migliorare la vita dei cani – come una sorta di aggressione nei loro confronti.
Ovviamente, non conoscendo personalmente la realtà di Mira (ravanando un po’ in rete ho trovato solo una foto del vecchio rifugio… e come si può vedere, non era proprio un “cinque stelle”…) ed avendo sentito una sola campana, non esprimo giudizi sul caso in oggetto: chi abita nei dintorni e conosce il canile  è liberissimo di dire la sua, se crede.
Però conosco svariate problematiche come questa, con gruppi di volontari che si “spezzano in due”, che cominciano a litigare tra loro e si accusano l’un l’altro, perdendo su Facebook o su Twitter tempo prezioso che potrebbero dedicare ai cani… e tutto questo perché?
In alcuni casi per meri interessi economici, purtroppo: ma altrettanto spesso, incredibilmente, in assoluta buona fede.
Perché c’è sempre chi pensa che i cani “non possano star meglio” di dove sono al momento, anche se viene loro proposta una reggia al posto di una struttura fatiscente e igienicamente inaccettabile.
Conosco anche volontari che cercano di NON fare mai  adottare alcuni cani perché “non troveranno mai nessuno che li ami come li amano loro”. Perché l’affetto diventa amore morboso, diventa possessività, diventa delirio di onnipotenza: “nessuno può dargli più di me”.  E così vengono rifiutati cani a famiglie che potrebbero regalare loro una vita migliore, accampando le scuse più assurde pur di tenerli in canile a vita e convincendosi che il canile a vita – siccome “ci sono loro” – sia la sistemazione ideale.
E’ come se una guardia carceraria facesse il possibile per non lasciar uscire un detenuto perché gli si è affezionato al punto di non poter più fare a meno di lui.
E purtroppo lo stesso atteggiamento si vede nei confronti di strutture allucinanti, cadenti, orripilanti… che però i volontari vedono come veri paradisi, sempre perché “ci sono loro”, perché la sentono come “casa loro”.
Mi dispiace dirlo, ma queste persone hanno problemi seri e avrebbero bisogno di qualcuno che si occupasse di loro, anziché essere loro ad occuparsi di cani o gatti.
Sia ben chiaro: NON sto parlando dei volontari di Mira, perché non li conosco e conosco questa storia solo tramite l’email riportata sopra.
Però conosco diverse realtà come quella che ho descritto: conosco volontari che hanno dimenticato completamente il loro vero ruolo (ovvero quello di “assistenti temporanei” in un luogo di transito) e si sono creati quello (indubbiamente gratificante) di  “salvatori dell’universo canino”. I cani possono essere felici solo vicino a loro, e magari nel posto (per quanto disastrato) in cui hanno operato fino a quel momento.

canileno_aperIl contrasto con quanto descritto nell’altro articolo dalla Vicepresidente del Rifugio di Rovigo è stridente. Là si capisce ciò che dovrebbe essere effettivamente un canile, e cioè un “albergo per vacanze”, più confortevole possibile, ma sempre temporaneo.
In altre realtà sembra invece di essere cascati dritti dentro a Shining (romanzo/film in cui l'”entità albergo” Overlook vuole tenere tutti i suoi ospiti al suo interno e – giusto per non perderli – li fa fuori. Dopodiché rimangono, sì, ma come inquietanti fantasmi).
Ovviamente c’è un fantasma anche dietro alle brutte storie di canile: c’è il fantasma delle istituzioni, che in alcuni casi collaborano (con risultati anche molto positivi, come a Rovigo), in altri casi ignorano o fingono di ignorare.
La differenza, spesso, è tutta qui: perché un conto è selezionare personale preparato e competente e un altro è lasciare la gestione dei canili a chiunque “levi una sgradevole incombenza” ai Comuni.
E i cani vittime di istituzioni fantasma finiscono preda a volte degli speculatori (perfino la criminalità organizzata ha voce in capitolo…) e altre volte di persone con seri problemi che, sentendosi “angeli salvatori”, in realtà li condannano all’ergastolo.
Ripeto: non so cosa stia succedendo a Mira e non mi sto riferendo a questo canile.
Dall’email si evince, però, che ci sono gravi problemi e gravi conflitti tra persone che dovrebbero avere una passione comune: e ogni volta che leggo storie come questa mi chiedo dove stiano i sindaci, dove stiano i politici che diventano tutti “animalisti” solo in campagna elettorale (e poi spariscono), dove stia lo Stato.
Il fatto è che lo Stato dovremmo essere noi. E quando le cose vanno così a catafascio, forse un po’ di responsabilità ce l’abbamo tutti.

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