domenica , 19 novembre 2017
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Allevatori vs rescue: la guerra più assurda della cinofilia

rescue_animaldi VALERIA ROSSI – Allevatori vs animalisti, è storia vecchia.
Si odiano, si insultano (soprattutto i secondi insultano i primi), se ne dicono di tutti i colori su Facebook e dintorni.
Gli allevatori sono accusati di “speculare sulla pelle dei cani” (istintiva risposta di chi ha allevato per quasi trent’anni: AHAHAHAH!!! Se solo sapessero quanto ci si rimette, quando si alleva seriamente, forse riderebbero anche loro…), gli animalisti sono accusati di non avere alcuna nozione zootecnica e di fare di tutta l’erba un fascio, confondendo allevatori e cagnari (il che, purtroppo, è verissimo).
Ma questa, appunto, è storia ormai obsoleta e se ne uscirà fuori solo quando (e SE) gli animalisti cominceranno a distingere.
Invece, ultimamente, ho potuto notare una guerra leggermente diversa e, se possibile, ancora più allucinante: quella tra i rescue di razza e gli allevatori della corrispondente razza.
Una guerra che suona ancora più strana, visto che il concetto stesso di “rescue di razza X” dovrebbe comprendere proprio la passione e l’amore per quella razza.
Ora, se posso capire (si fa per dire) gli animalisti che proprio detestano il concetto di “razza” in senso lato, i rescue ringhiosi non riesco proprio a spiegarmeli.
Se non vi piacesse la razza X, fareste qualcosa di diverso (volontariato generico in canili generici, per esempio): se vi siete dedicati a un solo tipo di cane, significa che in qualche modo apprezzate che quel cane abbia certe caratteristiche, un certo aspetto, un certo carattere.
Ovvero, vi siete innamorati del risultato di una selezione (perché non so se qualcuno ve l’ha mai detto, ma i cani di razza non nascono sotto i cavoli e non li porta neppure la cicogna: li “costruisce” l’uomo, selezionando i riproduttori).
Ma allora, perché adesso ve la prendete proprio con chi la vostra razza continua ad allevarla, ovvero a cercare di mantenerla pura e – quando e se possibile – di migliorarla?

rescue_doberIn queste persone non può esserci la motivazione “razza=nazismo” (e altre simili sparate): perché hanno scelto di occuparsi proprio di una razza e ne tessono ovviamente le lodi quando cercano di far adottare i cani. Non ho mai sentito nessuno dire cose tipo “Mi raccomando, prendetevi ‘sto (Aussie, Galgo, Cavalier, Dogo… scegliete voi) e fatelo subito accoppiare con qualcosa di completamente diverso, perché dobbiamo far sparire le razze  dalla faccia della terra”.
Invece ho sentito millemila volte dipingere il cane in adozione come “perfetto rappresentante della sua razza”, come cane “senza pedigree, ma purissimo” – altra contraddizione in termini, ma glissiamo – o come “bellissimo esemplare di  (Aussie, Galgo eccetera)”.
Aggiungerei che queste entusiastiche descrizioni non sempre corrispondono a realtà: così come non è vero che i canili siano pieni di “cani di razza pura” (in realtà sono pieni – per modo di dire, visto che la percentuale è sempre infinitesimale rispetto ai meticci – di cani che “somigliano” ad una razza), così non è neppure detto che i rescue siano sempre di razza pura.
Anzi, molto spesso sono incroci, o neppure quello: sono, appunto, cani che “somigliano” ad una razza.
Fa eccezione, forse, il caso dei levrieri sottratti allo schifoso mondo delle corse (all’estero: in Italia sono vietate, così come è vietata la caccia con i levrieri): quelli sono effettivamente “di razza”, in quanto allevati e selezionati.
Poi possono avere pure loro i loro bei problemini (per esempio, alcuni hanno pessimi caratteri proprio perché non sono vissuti in famiglia, ma “usati” solo per le competizioni; altri hanno problemi di salute), ma “di razza” lo sono.
Gli altri… è da vede’.
Come al solito, è praticamente impossibile – salvo casi davvero eccezionali – trovare cani provenienti da allevamenti seri: anche perché, come non mi stancherò mai di ripetere, l’Allevatore serio, se una famiglia ha un problema con un suo cane, se lo riprende e non lo manda certo allo sbaraglio. Ci pensa lui a trovargli una nuova famiglia, non c’è bisogno di rescue e tantomeno di canili.
Dunque: i rescue, quando hanno per le mani cani che si possano considerare davvero “puri”, almeno stando all’aspetto, hanno cani provenienti da cagnari o da accoppiamenti fatti ad capocchiam dalle Sciuremarie e dai Sciurmari di turno (quelli convinti che la cagna “debba” partorire almeno una volta, o che il cane che gli si attacca alle gambe “abbia voglia di sesso”).
Ma proprio per questo dovrebbero essere i primi a portare in palmo di mano gli Allevatori con la A maiuscola, visto che di cani loro non ne vedono praticamente mai!
Dovrebbero essere anche i primi ad apprezzare il lavoro dell’allevatore serio, a capire l’importanza di una genealogia conosciuta (che permette anche di tenere sotto controllo le malattie genetiche)… e tutto sommato dovrebbero comunque dire un bel “grazie” a tutti coloro che, nel corso dei secoli o dei millenni, hanno permesso alla loro razza preferita di venire al mondo.
Invece no.
Inspiegabilmente, i rescue fanno la guerra proprio agli Allevatori: e qui cito proprio i levrieri, perché i levrieri sono cani decisamente “di nicchia” e nessun cagnaro al mondo si sognerebbe mai di allevarli, visto che non saranno mai di moda e che non ci si può certamente arricchire allevandoli.
I levrieri stanno quasi tutti in mano a persone serissime, appassionatissime: e quanto più la razza è rara, tanto più si può parlare di pura e semplice passione e certamente non di lucro (quale?!?).
Ma i rescue, cosa vorrebbero? Che la gente prendesse soltanto i loro cani, evitando accuratamente di acquistare, che so, u grayhound o un galgo in allevamento.
Perché? Perché i loro sono più sfigati e quindi devono avere la priorità… ragionamento che però, non tiene conto di una verità che dovrebbe essere lapalissiana: non tutto il mondo è affetto dalla sindrome della crocerossina e non tutti gli umani devono per forza prendersi in casa il cane sfigato.

rescue_aussie2Rassegnatevi, amici miei. Io vi voglio davvero bene e quasi sempre ammiro moltissimo quello che fate (anche se in certi casi l’ammirazione è sfociata in disillusione, perché ho scoperto che anche nel campo del “volontariato duro e puro” girano interessi che forse possono spiegare molti atteggiamenti altrimenti inspiegabili)… però dovete farvene una ragione: non siamo tutti obbligati a salvare cani.
Per mille ragioni diverse, che vanno dal desiderio di allevare a quello di fare expo (che NON sono una robaccia criminale, ma uno dei tanti modi possibili di fare cinofilia), dall’esigenza di avere un cane sicuramente sano e di buon carattere alla voglia (lecita, se  permettete) di avere un punto di riferimento costante (e cioè l’Allevatore) in caso di problemi o dubbi… tante persone preferiscono prendere un cucciolo in allevamento, piuttosto che portarsi a casa un rescue.
Così come tante persone (compresa la sottoscritta, che pure si è presa in casa anche la sua bella percentuale di cani abbandonati), anziché dedicarsi al salvataggio degli sfigati preferiscono dedicarsi a mettere al mondo cuccioli  sani ed equilibrati che saranno presumibilmente adulti felici.
E’ una colpa? E’ un reato?
Secondo voi, sembrerebbe di sì… ma se ne siete davvero convinti, secondo me avete qualche problema.
Problema comune agli animalisti, diciamo così, “generici”, ma raddoppiato o triplicato nel caso vi siate appassionati ad una razza e poi schifiate e/o insultiate proprio chi, all’interno di quella razza, si sforza di mettere al mondo cani non solo “belli” (finiamola con questa manfrina: la bellezza è solo UNA delle cose che si guardano in allevamento, e per l’allevatore davvero serio è l’ultima cosa, visto che viene dopo salute e carattere), ma realizzati, felici e capaci di fare felici anche i loro proprietari.

galgosAncora per quanto riguarda i cani importati da Paesi stranieri (vedi nuovamente i levrieri, ma anche i cani delle perreras, i “bulli” francesi e via dicendo), è innegabile che in alcuni casi non siano sani come potrebbero sembrare. In particolare quelli che provengono dalla Spagna (Paese in cui la malattia è endemica) sono molto spesso portatori di leishmaniosi: e sappiamo tutti benissimo che i test (che molti – anche se non tutti – eseguono prima dell’importazione) non sono affidabili al cento per cento.
Una malattia come la leishmaniosi, che può avere fino a quattro anni di incubazione, in realtà non è testabile con certezza.
Lo stesso vale ovviamente per i cani che arrivano dal Sud italiano (altra zona endemica): non è che adesso voglia dire che i cani spagnoli sono tutti a rischio, né che voglia dissuadere qualcuno dall’adottarli, anche perché con la leish si può convivere (io stessa ho avuto una cagna affetta da leish che è vissuta felicemente per diciotto anni). Però diciamo che il rischio è sicuramente maggiore rispetto a quello che corrono i cani ben allevati, che vengono regolarmente protetti con tutti i mezzi a disposizione, tenuti al coperto ed esposti meno possibile al rischio di contatto con i dannati flebotomi (o pappataci: insomma, gli insetti che portano la malattia).

rescue_euroCos’è, dunque, che spinge chi si occupa di cani sfortunati a scagliare strali contro chi invece cerca di mettere al mondo cani più fortunati?
Qual è la logica che sta dietro questi attacchi assolutamente insensati?
In alcuni casi, purtroppo, è l’interesse economico: che – informatevi un po’ e scoprirete realtà allucinanti – spesso non arriva a toccare i volontari “veri”, quelli che si sbattono per sistemare, piazzare, trasportare eccetera, ma in alcuni casi migliora drasticamente la vita di coloro che hanno dato vita alle varie associazioni (animaliste o rescue che siano).
Di casi eclatanti, finiti anche sulle pagine dei giornali, ne abbiamo già visti a sufficienza:  ma ci sono anche le realtà minori, quelle in cui magari nessuno si fa la villa, ma l’Ipod sì. Ne ho parlato, per esempio, in questo articolo sulle “staffette”: lì si parlava di trasporti italiani da Sud a Nord, ma i dubbi esistono anche per quanto riguarda i trasporti internazionali (che per ovvi motivi costano già più cari in partenza).
Il problema del “business sulle disgrazie altrui” coinvolge moltissimi settori, sia chiaro: di certo non è solo un problema cinofilo.
Sappiamo tutti benissimo quale e quanta speculazione ci sia in campo farmacologico, per esempio: e a me capita di chiedermi, a volte, se davvero non si siano mai trovate cure efficaci contro il cancro (o contro altre malattie tanto diffuse quanto letali… e soprattutto bisognose di cure costose), o se non ci sia qualche simpatico accordo mondiale per mettere a tacere le scoperte più rilevanti, perché così chi produce e vende i farmaci può continuare a farlo.
E’ un’idea complottistica e solitamente non sono troppo disposta a sposare questo genere di tesi… ma un dubbietto ce l’ho, così come ho dubbi in molti altri campi che non sto a citare perché il discorso ci porterebbe troppo lontano.
Però è un fatto che le motivazioni economiche siano sicuramente presenti anche nel mondo animalista/protezionista.

rescue_tristezzaNella speranza che i casi in cui sia tutta una questione di business siano la minoranza (anche se non sono così certa che lo siano davvero…), il mio dubbio è che gli “altri”, quelli davvero “duri e puri”, ce l’abbiano con gli Allevatori proprio per il motivo che personalmente cerco di spiegare in ogni modo… ma che forse, invece, hanno già capito tutti benissimo. E cioè il fatto che se i cani nascessero sempre e solo negli Allevamenti seri, il numero degli sfigati “da salvare” si ridurrebbe a cifre irrisorie: il che, però, toglierebbe a queste persone quella che ritengono la loro ragione di vita.
La felicità altrui spezzerebbe loro il cuore.
E’ una motivazione subdola, perché probabilmente loro non se ne rendono neppure conto: ma temo che esista e che sia anche molto forte, perché l’intensità, la frequenza e la durata degli “scanni” tra allevatori e “salvatori” – a meno che non sia sempre e solo una questione di soldi – lascia trasparire una vera spinta “esistenziale”.
Se mi togliete gli sfigati, non so più cosa fare della mia vita.
Se è davvero questa la motivazione, però (e sinceramente non riesco a trovarne altre possibili), c’è da preoccuparsi non poco: perché è un po’ come se i Vigili del Fuoco boicottassero le misure contro i piromani.
A me viene quasi voglia di rassicurare i volontari (di qualsiasi genere): state tranquilli, qualche sfigato da salvare ci sarà sempre.
Prima che la bassezza e la crudeltà umana verso gli animali svaniscano del tutto, avrete tempo di morire di vecchiaia voi, i vostri figli e presumibilmente anche i vostri nipoti. Quindi, per favore, non date addosso a chi cerca almeno di evitare la nascita e l’esistenza di nuovi sfigati… perché non vi tolgono nulla. Semmai danno qualcosa ai cani e alle famiglie che decidono di prendersene cura: danno loro la possibilità di stare bene, di vivere vite dignitose, di non soffrire.
Sì, okay, gli danno anche la possibilità di non aver bisogno di voi… ma questa, per favore, smettetela di considerarla una colpa.

NOTAle immagini sono di rescue stranieri, visto che non volevo dare alcuno spunto a chi volesse pensare che ce l’ho con questa o quella associazione. Pur ribadendo che in alcuni casi ci sono sotto degli interessi economici, nella stragrande maggioranza dei casi nutro personalmente molta ammirazione per chi si occupa di salvare cani, a qualsiasi razza o non razza appartengano. Però non è sensato che queste persone si scaglino contro gli allevatori… cosa che, in effetti, all’estero sembra non succeda: anzi, spesso i rescue sono proprio interni ai Club ufficiali di razza e quindi gestiti proprio dagli allevatori. Esistono alcuni casi simili anche in Italia, ma sono veramente perle rare. 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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