sabato , 18 novembre 2017
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“Sceriffi de noantri”, nuovo episodio a Napoli: cane ucciso senza alcuna ragione

masaniello3di VALERIA ROSSI – Ci andrà in galera, almeno questo?
Domanda retorica, risposta scontata: NO!
Stiamo parlando dell’ennesimo “sceriffo de noantri”, stavolta un vigilantes che ha sparato ad un cane senza alcuna ragione.
La vittima era un pit bull dolcissimo, di nome Masaniello, abituato a giocare con i bambini e buono anche con gli altri cani: a scatenare la follia canicida del sub-umano di Frattamaggiore, in provincia di Napoli, è stato proprio il suo avvicinarsi a un cane di piccola taglia, con l’intenzione di giocare.
Ma lo sceriffo ha pensato a chissà quale possibile aggressione e gli ha sparato, freddandolo e gettando nel panico i bambini e gli anziani presenti.
Non intendo commentare ulteriormente la notizia (fonte: Leggo.it), perché il mal di stomaco per oggi me lo sono già assicurato.
Mi chiedo, invece:  si può andare avanti così?
E’ davvero possibile che in un Paese civile qualsiasi idiota armato possa permettersi di ammazzare animali innocenti e farla pure franca?
Perché la cosa peggiore è proprio questa: la fanno e la faranno SEMPRE franca.
La ventilata galera per chi maltratta o uccide gli animali è una bufala: non esiste e non esisterà mai.
Infatti la legge 189/2004 recita così: “Art. 544-bis. – (Uccisione di animali). – Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi“.
Una reclusione da tre a diciotto mesi sarebbe già ridicola di suo, ma dobbiamo aggiungerci anche la riforma Severino, che ha portato proprio a diciotto mesi (prima era di un anno) il periodo di carcerazione che viene automaticamente sostituito dagli arresti domiciliari.
Quindi in galera neppure ci si entra, già in partenza: poi ovviamente gli avvocati tirano fuori tutte le attenuanti del caso, che vengono regolarmente ammesse perché di solito ‘sti sceriffi dei miei stivali sono pure incensurati… e poi c’è sempre la frase fatidica: “In fondo era solo un cane”.
Peccato che in questo caso specifico fossero presenti anche dei bambini, degli anziani e perfino un gruppo di disabili: e secondo la legge, guarda un po’, non ci si può mettere a sparare come deficienti in un luogo pubblico.  Purtroppo, però, questo emerito imbecille  era un vigilante: e la legge dice anche che “è legittimato lo sparo in luogo pubblico da parte delle forze dell’ordine che si trovino nelle condizioni di evitare la commissione di un reato grave per cui è previsto l’arresto obbligatorio; in base a questo possono sparare nel caso una persona non si fermi a un posto di blocco o tenti la fuga dopo aver commesso un omicidio o sia fortemente sospettato di aver commesso un grave reato. Possono sparare anche nel caso debbano difendere persone o beni“.
Prego notare l’ipocrisia: prima tutta la manfrina sul reato grave, sull’arresto obbligatorio e compagnia bella… e poi la frase finale che vanifica tutto: il concetto di  “difendere persone o beni“, infatti, sdogana in pratica qualsiasi sparatoria.
Possiamo star certi che lo sceriffo napoletano dirà di aver tentato di difendere il povero cagnolino (e cioè un “bene” dei suoi proprietari) dalla ferocia assassina del pit bull (anche se pare ci siano decine di testimoni pronti a smentire questa tesi), e quindi di aver usato l’arma a ragion veduta.

bilanciaNessuna speranza di veder assommare diversi reati e quindi di veder aumentare la pena… ma anche se qualche giudice cinofilo (ce ne fossero…) riuscisse a aumentargliela fino a quattro anni, questo sciagurato resterebbe comunque a casa sua.
Sì, perché la solita legge italiana dice che: “Art. 47 ter: arrivati a quattro anni dal fine pena teorico si concede la detenzione domiciliare, la pena si sconta in casa propria o in qualsiasi altro luogo che il detenuto richieda“.
Il che significa che un condannato a quattro anni (vien da pensare a qualcuno a caso) ha direttamente diritto alla detenzione domiciliare. Anzi, alla detenzione dove gli pare a piace: se a sparare fosse stato un milionario, potrebbe anche decidere di passarsi un mesetto all’Hilton o giù di lì (fonte: Il Fatto Quotidiano).
Insomma: chi ammazza un animale per puro divertimento, con crudeltà e senza motivazione alcuna, come è avvenuto in questo e in millemila altri casi, di galera non ne farà MAI neppure un giorno.
Viene da chiedersi se sarebbe stato poi così folle prevedere, per questo reato, una pena da cinque anni in su.
Cinque anni sono la pena massima per l’omicidio colposo, ovvero senza alcuna intenzionalità. E’ vero che in realtà fai un anno solo (anzi, se stai buonino ti abbonano tre mesi per ogni anno, quindi fai nove mesi reali), ma è anche vero che “omicidio colposo” significa che non avevi nessunissima intenzione di nuocere. Hai ammazzato per disgrazia, per sfiga: come succede nei casi di incidente stradale.
Al poveraccio che non riesce, che so, a governare un’auto impazzita sul bagnato diamo cinque anni… e a chi uccide un animale innocente ed innocuo con intenzione, e magari pure con crudeltà e bastardaggine, diamo da tre a diciotto mesi (fasulli)?
A me sembra che il paragone non regga proprio.
Certo, la vita di un uomo vale più di quella di un cane: siamo d’accordo.  Ma la pena per l’omicidio volontario (ovvero, paragonabile all’azione dello sceriffo di turno) parte da ventun anni e arriva fino all’ergastolo: quindi la debita proporzione ci sarebbe, se i canicidi venissero condannati a cinque… anche perché, dietro all’uccisione di un cane, c’è anche il dolore che si procura al suo umano.
Se avete lo stomaco forte, ascoltate l’intervista al proprietario di Masaniello e ditemi se non gli è stato causato un danno morale per il quale l’autore del canicidio dovrebbe pagare a prescindere, anche se la vita del cane valesse davvero meno di zero.
Ci prendono per il naso da dieci anni, con questa presunta legge “cattivissima” contro chi maltratta, chi abbandona, chi ammazza: è una legge che non fa paura a nessuno, e che per questo non ferma nessuno, perché tutti sanno benissimo di non rischiare nulla (se non, forse, la permanenza all’Hilton).
Poi lamentiamoci della crudeltà umana, poi diciamo che siamo una razza bastarda eccetera eccetera: ma dove non c’è pena (non soltanto la “certezza della pena”: qui non c’è proprio la pena!) ci saranno sempre reati.
Addirittura, in alcuni casi, gli sceriffi dallo sparo facile sono stati osannati come eroi (quando il cane, magari, aveva davvero morso qualcuno, ma aveva anche le sue buone ragioni): anche per questo ci sarà sempre qualche genio che pensa di emularli.
Dura lex, sed lex… per i cani, ovviamente.
Perché gli umani (anzi, per i sub-umani come questi) è vomitevolmente morbida.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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