venerdì , 24 novembre 2017
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Il cane iper-possessivo con le persone

mio3di VALERIA ROSSI – “Che amore, guarda come mi difende!”
A chi non è venuto fuori un sorriso da un’orecchia all’altra, quando il suo cucciolo di due o tre mesi ha mostrato per la prima volta i denti a un estraneo che magari aveva avuto l’ardire di dare una pacca sulla spalla al suo umano?
E’ anche normale che ci si compiaccia, diciamolo: ma non bisognerebbe MAI farlo capire al cane, che invece andrebbe ripreso gentilmente con un semplice “NO” (inteso come “No, grazie, ci penso io a stabilire se gli estranei sono una minaccia o se sono amici”).
Ovviamente ben poche persone si comportano in questo modo: la maggior parte delle volte accarezzano il cane, o “per calmarlo” (e il cane pensa: “Va’ com’è contento papà, mi fa le coccole, significa che sono stato proprio bravo! La prossima volta ci metto ancora più impegno!”), o proprio perché sono soddisfattissimi di lui, specie se il cucciolo in questione è un futuro cane da difesa. (ma la parola chiave dovrebbe essere proprio “futuro”!).
Qual è il problema, se siamo contenti delle attitudini difensive del nostro cucciolo?
E’ che lui, sentendosi gratificato o dal nostro comportamento o anche solo dal nostro stato d’animo (che recepisce, essendo dannatamente empatico), può pensare davvero che la cosa giusta da fare sia minacciare chiunque osi invadere il nostro spazio personale, diventando così iper-possessivo nei nostri confronti.

Francesca PascaleUn altro buon sistema per ottenere questo risultato (ben poco piacevole, perché se il cucciolo ringhioso fa solo tenerezza, l’adulto mordace diventa un problema serio) è quello di straviziare il cane, convincendolo così di essere lui il capofamiglia (sì, certo, dal suo punto di vista è “capobranco”, o “cane alpha”… ma il risultato è proprio quello di dirigere la nostra famiglia e non un branco).
Ricordiamo che il cane che riceve onori pensa di meritarli, quindi si comporta come qualsiasi altro sovrano osannato e riverito: si sente in dovere di usare il suo potere.
A volte potrà farlo in modo simpatico e perfino gradito ai suoi umani (e in quel caso si può anche lasciare che le cose restino così: se i membri della famiglia XY sono felici di obbedire prontamente a tutti gli ordini del cane, a volte non è neppure il caso di riempirgli la testa di “state sbagliando tutto”. Se a loro sta bene, e se il cane non rappresenta un pericolo, per me può mettersi anche la corona in testa e reggere lo scettro); se però il cane pensa bene di farsi valere mostrando i denti (o peggio ancora, usandoli) su tutti o su qualche membro della famiglia… allora il rimedio sta nello smettere subito di ricoprirlo di onorificenze e nel riportarlo al suo ruolo gerarchico più logico, ovvero quello di subordinato.
In realtà è abbastanza difficile che un cane decida di comandare proprio su “tutti” e di farsi valere su “tutti” suon di ringhi e morsi: anche perché, se ci prova, di solito finisce in canile o peggio ancora sul tavolo del vet per l’eutanasia (anche se non ha mai avuto colpa di nulla): molto più frequente il caso in cui il cane, pur avendo assunto il ruolo di capofamiglia, si limiti a diventare iperpossessivo verso uno dei suoi membri (quello che poi sentirete dire “Mi adora, vive per me, per questo vuole difendermi da tutti”: in realtà, più adorarlo, lo considera una sua proprietà…), prendendo posizione contro altri. Il caso più classico è quello dell’umana femmina con cane maschio che impedisce al fidanzato/marito di sfiorare quella che lui ritiene essere la “sua” donna.  In alcuni casi (specie con i cani piccoli e bambinizzati) ci può essere addirittura una connotazione sessuale (ne abbiamo parlato in questo articolo): ma la maggior parte delle volte è proprio questione di pura e semplice possessività: questa umana è mia e tu non me la devi tocca’.

mio6Come si rimedia?
Innanzitutto il cane iperpossessivo deve regredire gerarchicamente, come abbiamo visto: vanno bene le solite regolette della RSG (non salire su letti e divani, non passare per primo dalle porte, non venire gratificato quando mendica a tavola eccetera), ma soprattutto sarà bene iniziare con un buon programmino di educazione e magari passare anche ad un addestramento specifico, laddove la figura-guida dovrà essere per forza quella del conduttore.
Non c’è bisogno di addestramenti coercitivi e/o violenti per riprendere un ruolo dominante: basta essere fermi, autorevoli, insomma far capire al cane che sappiamo quello che vogliamo per noi e per lui).
Inoltre è sempre bene cercare di migliorare l’autostima e la sicurezza del cane, perché potrà sembrare strano, ma i cani iperpossessivi sono molto spesso (per non dire “quasi sempre”) cani insicuri. Se non lo fossero non avrebbero nessun bisogno di fare sfoggio (o uso) di denti, perché: a) saprebbero valutare serenamente cos’è pericoloso e cosa no, ed essendo ben consci della propria forza ne farebbero uso solo in caso di vera necessità; b) non sentirebbero neppure il bisogno di continuare a ribadire la propria supremazia. E infatti i veri cani (così come i lupi) alpha non lo fanno mai. Sono così sicuri di sé che danno per scontato di essere seguiti, “ascoltati” e ricoperti di onori: non gli sembra proprio il caso di ripetere continuamente “il capo sono io! Il capo sono io!”, come invece fa – a modo suo – il cane iperpossessivo.
Quindi sì a tutti i classici metodi per rendere il cane più sicuro e realizzto: fargli superare ostacoli “difficili” per lui (sempre mostrandogli come si fa), metterlo di fronte a problemi da risolvere (va bene anche l’attivazione mentale) e così via.
Per chi ha problemi di relazione con un solo membro della famiglia sarà anche opportuno che per qualche tempo diventi lui la figura-guida da seguire: quindi dovrà essere lui a gestire il cibo e le coccole (la “vittima” della possessività dovrà rimanere sempre neutra), lui ad insegnargli nuovi esercizi eccetera. Nei casi più difficili si potrà anche lasciare il cane solo con questa persona per qualche giorno, mentre la persona “posseduta”, se vive nella stessa famiglia, si fa una vacanzina altrove. Insomma, bisogna spezzare il cordone ombelicale che lega troppo strettamente il cane all’umano “posseduto”,  cosicché il cane scopra altri orizzonti (e smetta anche di preoccuparsi – qualora lo faccia davvero – per l’incolumità del “suo” umano, che ritroverà sano e salvo anche senza averlo protetto per tutto il tempo: il che gli darà da pensare).
In questo modo, serve dirlo?… si “svezzerà” un po’ anche l’umano/a di turno, che quasi immancabilmente vive il possesso in modo conflittuale: da un lato li dispiace che il suo cane mostri i denti a tutto il mondo (o anche solo al fidanzato/marito…), ma dall’altro ne resta – magari incosciamente – un po’ compiaciuto. Ad un recente seminario ho chiesto al proprietario di un pastore tedesco iperpossessivo di essere sincero. Gli ho chiesto, a bruciapelo:  “Sei davvero sicurissimo di non provare un po’ di piacere quando il tuo cane fa così?”.
Risposta: “No, davvero, mi dispiace! Figuriamoci, non posso più portarlo da nessuna parte, facciamo una vitaccia… sono sicuro, sì, voglio che smetta di fare così!”.
Meno di dieci minuti dopo il suo cane si scagliava contro un altro corsista che si era avvicinato troppo… e sul volto del suo umano si dipingeva un’espressione di puro orgoglio e felicità, proprio inconfondibile. E mentre spiegava all’aggredito (non toccato, visto che il cane era al guinzaglio) che era venuto al seminario proprio perché voleva risolvere questo problema, la sua mano si allungava (penso del tutto incosciamente) a fare una carezzina sul dorso del cane.
Pensate che mi abbia mentito?
Macché. E’ a se stesso che questo signore mente. E’ davvero convinto di dire la verità, quando sostiene che gli dispiace per l’atteggiamento del suo cane. Il fatto è che non è vero: senza neppure rendersene conto, ne va orgoglioso. E il cane lo sa.

mioIn un caso come questo non c’era bisogno di essere cani per rendersi conto che il linguaggio verbale contrastava con quello del corpo (che anche per noi umani è sempre quello più veritiero: con la voce possiamo raccontare balle a tutto spiano, ma con il corpo no): la cosa era così palese che l’hanno notata proprio tutti i presenti.
In altri casi, per noi, è molto più difficile capire se il nostro interlocutore sia sincero o meno: però i cani non li freghi MAI. Se sei anche solo un po’ contento, anche nel fondo del fondo del tuo subconscio, loro se la danno. E agiscono di conseguenza.
Dunque, lo “svezzamento” può anche essere reciproco: il cane capisce che il suo umano può sopravvivere anche senza di lui, l’umano si gode qualche giorno in cui può avvicinare amici a parenti senza rischiare che il suo cane gli stacchi una manina… e magari si convince davvero del fatto che con un cane sereno si viva meglio.
Non mi stancherò mai di ripeterlo: il cane che “ci difende” anche dagli amici non è un cane sereno, non è un cane “tanto carino” (se piccolo: se grosso non lo pensa nessuno) e non è una sicurezza, anzi è un pericolo, perché rischia di metterci in guai seri.  Quindi non deve farlo, PUNTO. E bisogna spiegarglielo fin dalla prima manifestazione di eccessiva possessività, che arrivi nel cucciolo o nel cucciolone.
Con i cani bisogna essere chiari: bisogna farsi capire.
Diciamo “NO” con la voce, ma soprattutto diciamolo convinti... e non temiamo che poi “non ci difenda più” in caso di reale necessità: l’impulso alla difesa – quella vera, quella contro una minaccia reale – non c’entra assolutamente nulla con la possessività. E se il cane ce l’ha (geneticamente) al momento giusto lo tirerà fuori senza alcun bisogno di aver minacciato prima fidanzati, nonne o cuginetti.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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