domenica , 19 novembre 2017
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Il primo viaggio dall’allevamento a casa

primoviaggio3di VALERIA ROSSI – Come spesso accade, mi arrivano insieme due email sullo stesso argomento, anche se le domande sono diverse: il tema è il primo viaggio dall’allevamento a casa.
Il primo quesito è questo: potrà essere traumatico, per il cucciolo, essere portato in una casa diversa (quella di parenti che l’acquirente intende visitare) prima di arrivare alla destinazione definitiva?
Il secondo quesito è: come posso evitare di essere considerato “il cattivone” che porta via il cucciolo dalla sua famiglia?
Questo tipo di dubbi mi fa, tutto sommato, piacere, perché mi accorgo che le persone stanno badando sempre più alla psiche del cucciolo e non si limitano più a chiedere “cosa deve mangiare”: d’altro canto, vedo che a volte si esagera un po’ nel preoccuparsi.
No, non è traumatico per il cucciolo “far visita” a qualcuno prima di arrivare nella sua casa definitiva: il trauma, semmai, è quello precedente, ovvero il distacco dall’ ambiente in cui ha passato, finora, tutta la sua vita.
C’è da dire, però, che i cuccioli hanno risorse pressoché infinite e soprattutto hanno una mente apertissima: quindi le nuove esperienze, per quanto possano far insorgere dubbi e insicurezze, diventano rapidamente piacevoli e interessanti… sempre, ovviamente, che non comprendano aspetti negativi.
Tra questi non penso proprio che si possa inserire la figura del “cattivone che mi porta via”: il cucciolo neppure si rende conto che non rivedrà più madre e fratelli, pensa solo di andare a scoprire qualcosa di nuovo. E quando si è inserito nella nuova famiglia, con buona pace di chi pensa a chissà quali tormenti psicologici, il cucciolo non si ricorda più della famiglia di origine e la famiglia di origine non si ricorda più di lui.
Approfitto per aprire una parentesi:  la nuova accusa che gli animalisti fanatici fanno agli allevatori, visti come esseri crudeli che “strappano i cuccioli a mamme disperate”,  è decisamente ridicola: quando i cuccioli hanno un paio di mesi, le mamme non vedono l’ora di levarseli di torno (ormai hanno i denti e fanno un male cane quando tentano di ciucciare ancora) e lo dimostrano in ogni modo possibile. Ci sono madri a cui i cuccioli, verso i quaranta-cinquanta giorni, vanno proprio tolti di corsa, perché altrimenti li attaccano con cattiveria… e questo non perché siano cattive madri, ma perché in natura, a sessanta giorni, i cuccioli vengono affidati ad altri membri del branco (le balie), mentre le mamme tornano alla loro vita normale e non se ne occupano più. Quindi il distacco a questa età è assolutamente naturale e non c’è alcuna crudeltà (diverso il caso dei cani nati nei cucciolifici, che vengono strappati alle mamme a 35 giorni: quella sì, è una cosa da galera. Ma quelli sono cagnari e non allevatori).
Chiusa parentesi.
Tornando al viaggio dall’allevamento a casa (con o sensa soste intermedie), ricordiamo che le cose importanti sono:

primoviaggio4a) la sicurezza e il miglior benessere possibile del cucciolo durante il viaggio (e anche la sicurezza del guidatore: MAI lasciar libero un cucciolo per l’abitacolo, se siamo da soli: sarebbe un pericolo pubblico).
Se è possibile andarlo a prendere in due, chi non guida potrà tenerlo in braccio (dopo essersi STRA-ricoperto le gambe di carta assorbente, perché la vomitatina ci può sempre scappare…); se si è da soli è obbligatorio il kennel.
Un cucciolo sbalottato di qua e di là sul sedile posteriore, o peggio ancora nel bagagliaio, subisce sicuramente un trauma psichico (ma anche fisico, in caso di curve o frenate brusche: lui non ha le mani per tenersi!) e potrebbe diventare un cane che soffre la macchina solo per colpa di quel primo viaggio.
Se siamo in due e non abbiamo un kennel, possiamo mettere il cucciolo in uno scatolone che terremo sulle ginocchia: gli darà una piacevole sensazione di “tana” (possiamo metterci dentro anche una copertina impregnata di “odori di casa”: quello della mamma e dei fratellini);
b) le soste intermedie, utili solo se il viaggio è molto lungo, purché il cucciolo sia già abituato a collare a guinzaglio: metterglieli per la prima volta in un autogrill significa inimicargli di brutto quelli che dovranno essere i suoi “vestiti” per tutta la vita futura. Se il piccolo non ha mai visto un guinzaglio, meglio non fermarsi affatto: farà pipì nel kennel… e pazienza;
c) evitare i condizionatori d’aria sparati a mille: potreste garantirgli una bella tracheite. Meglio il finestrino aperto (se il cucciolo è in assoluta sicurezza e non può lanciarsi fuori, ovviamente!). Se proprio non resistete senza climatizzazione, almeno tenete una temperatura ragionevole: avete comprato un cane, non un pinguino.

primoviaggio1E’ meglio che il primo viaggio sia fatto a digiuno: ma se il cucciolo patisce la macchina vomiterà comunque bava e succhi gastrici.
Sarebbe opportuno tenerlo “monitorato” (anche per questo è meglio essere in due…) e fermare l’auto appena comincia a sbadigliare e/o ansimare. Non c’è bisogno di scendere dalla macchina, basta fermarsi per qualche minuto. Ristabilizzato il senso dell’equilibrio, il cucciolo starà di nuovo bene e si potrà ripartire.
Per alcuni cuccioli il primo viaggio è un’esperienza poco gradevole, altri si comportano come se non avessero mai fatto altro in vita loro: dipende tutto dal loro apparato vestibolare (che si trova nell’orecchio). Chi ce l’ha sviluppato meglio soffre meno i continui cambiamenti di posizione e quindi non patisce il mal d’auto.
Tra le razze che ho allevato io, praticamente tutti i pastori tedeschi da cuccioli hanno sofferto la macchina, mentre la stragrande maggioranza degli huskyni ha fatto un primo viaggio tranquillissimo: quindi la razza sicuramente influisce. Poiché è quasi impossibile prevedere in anticipo come andranno le cose, noi prepariamoci comunque al fatto che il cucciolo possa vomitare: parafrasando un noto detto… è meglio portarsi dietro un rotolo di Scottex e non averne bisogno, piuttosto che averne bisogno e non averlo a disposizione.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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