venerdì , 17 novembre 2017
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Il neofita medio

neofita7di DENIS FERRETTI –  Solitamente ha passato l’infanzia un po’ invidiando gli amici a cui i genitori permettevano di avere un cane. Si è sempre sentito ripetere per tutta l’infanzia che i cani li dovrebbe tenere chi ha spazio, chi ha il giardino… chi ha tempo.
“E quando vai in vacanza come fai?”
Ha sentito compiangere quei poveri cani costretti in appartamento e portati fuori cinque minuti al giorno a far pipì. Ha stramaledetto quei cani nel vicinato che, abbaiando incessantemente, lo tenevano sveglio di notte o lo disturbavano la domenica mattina. E non avendo confidenza coi cani, ha un po’ paura dei cani grossi… soprattutto di certe tipologie che riempiono le cronache con episodi di aggressioni.
Non è, quindi, l’appassionato sfegatato. E’ pieno di dubbi e incertezze, ma i cani sotto sotto gli piacciono. E arriva a decidersi a fare il “grande passo” quando vede realizzarsi le condizioni che da sempre gli hanno detto essere indispensabili: ha una casa con il giardino, ha messo la testa a posto in fatto di viaggi in giro per il mondo, è disposto ad alzarsi la mattina presto e a restare a casa nei weekend e magari vorrebbe dare ai bambini ciò che a lui è sempre stato negato.
A questo punto, perciò, inizia l’operazione di ricerca, con poche idee non chiarissime e tanta apertura ai consigli.
Di solito ha qualche razza preferita, scelta per gusto estetico o perché di moda. A volte perché ricorda cani conosciuti che lo hanno positivamente impressionato.
“Ti ricordi quel bobtail che c’era in campeggio a Viareggio, che divertente? Ho sempre detto che un giorno ne avrei preso uno anch’io”.
“E quello di tuo cugino, che sapeva contare? Che razza era? Un golden labrador?”

neofita6Spesso la scelta si divide tra cani molto diversi tra loro, con caratteristiche a volte opposte. Un bulldog o un cocker. Un barboncino o un pechinese. Un jack russel o un bouledogue francese.
E poi c’è sempre l’opzione “meticcio” del canile. Che è l’indicazione più gettonata dalle persone a cui si chiede consiglio.
C’e sempre un parente o un collega di lavoro che ti dice: “Sai cosa? Io se prendessi un cane lo prenderei al canile… almeno, poverino, lo tiri fuori di lì, anziché spendere dei soldi per un cane di razza!”.
Quindi, almeno per avere la coscienza a posto, questa opzione viene sempre valutata.
In altri casi la razza resta più vaga. “Pensavo a un cocker o un barboncino… ma consigliami tu! Vorrei un cane che non sporchi, che non abbai, buono con i bambini, giocherellone ma non troppo agitato… che non mi distrugga il giardino. Perché *ovviamente*, ho il giardino. Un giardino abbastanza grande”.
Meglio un cucciolo o un adulto al canile? Conosci qualche “allevamento”?
La parola usata è sempre “allevamento”… non “allevatore”… perché giustamente se devo comprare un libro vado in una libreria, non vado dal “libraio”.
E tramite un “privato” rischio una truffa?
“Privato”… come un’automobile: si può prendere da un concessionario o da un privato.
Dai privati è risaputo che si possono fare ottimi affari, ma anche prendere sonore… un attimo che guardo sul cercasinonimi….. “imbroglio”. Il sinonimo è imbroglio. Anche se si può essere “imbrogliati” anche dalla concessionaria.
Con questa bozza di idee, e bambino al seguito per presentare il quadro completo, il nostro neofita può presentarsi a chi potrebbe fornirgli un cane: “Buongiorno, stiamo pensando di prendere un cane… pensavamo a uno non troppo grosso, che non sporchi, che non abbai, affidabile con i bambini… che non ci distrugga il giardino… sa, noi abbiamo un giardino”.
Però: “… prima di dare soldi a un allevatore, proviamo a sentire anche in canile.”

neofita_canileL’incontro tra il “neofita medio” e “l’animalista medio” volontario al canile difficilmente si evolve in un adozione a buon fine.
Per l’animalista medio il cane non è un animale che si sceglie, ma che si “incontra”. Da amare come un figlio con i suoi pregi, difetti, le sue caratteristiche.
Se facciamo un bambino, lo accettiamo come viene. Non mettiamo vincoli del tipo “che non sia troppo alto, che giochi tranquillo nella sua stanza, che parli sempre a bassa voce, che non litighi con gli amici a scuola”: faremo i conti col suo carattere.
Ancora più sgradite sono le richieste di caratteristiche fisiche (poco importa se hanno risvolti sul tipo di gestione).
“Lo vorrei a pelo corto… ne avete uno tutto nero?” sono frasi che compromettono quasi sempre l’esito della “trattativa”.
A volte in modo indiretto ed educatamente, a volte con toni più forti, a seconda del carattere del volontario, la risposta standard è quella di prendersi un “peluche”, così si può prendere anche giallo a pallini rossi e sicuramente non sporca e non abbaia.
Reazione a volte giustificata dal fatto che il giorno prima qualcuno aveva portato un cane che non poteva più tenere perché troppo grosso. La settimana prima è stata la volta di quello che aveva morso il bambino e quello che aveva masticato l’impianto di irrigazione facendo danni per un migliaio di euro. E come non ricordare quello che non potevano più tenere perché i vicini si lamentavano per i troppi abbai, e quello che perdeva troppo pelo e quello faceva la pipì ovunque?
Certa gente è meglio perderla che acquistarla.
Il neofita rimane solitamente molto deluso da questi incontri. Offeso per non essere ritenuto all’altezza di prendersi cura di un cane e incredulo sulle risposte acide ricevute. Dunque non esiste un cane che abbai poco e che non sporchi? Eppure quando si parla in generale, si dice sempre che i cani sono intelligenti, che imparano ogni cosa…. e io stesso vedo tante persone con cani educati, buoni e gestibili. Se lo cerco io un cane del genere per me non esiste?
Il neofita conclute perciò che gli animalisti sono dei “talebani”… che sono esagerati, che pensano di essere bravi solo loro. E che magari hanno anche dei biechi interessi e convenienza a non fare adottare cani per cui ricevono sovvenzioni pubbliche.
Però l’impatto col canile non basta a farlo desistere: si valutano altre strade.

neofita4Tra le altre strade c’è l’allevamento… anzi l’allevatore serio, consigliato dall’amico cinofilo da sempre. “Mi raccomando: allevatore serio”.
L’allevatore serio di solito è un amatore. Ovvero una persona normale, che alla domenica mattina ama riposarsi e svagarsi con i cani, che non ha un negozio né uno zoo…
Spesso si parte già con il piede sbagliato presentandosi (inconsapevolmente) in orari inopportuni senza appuntamento.
Se poi si fa l’errore di sbagliare il nome della razza… magari perché difficile da pronunciare o ci sembra troppo esotico, si è bollati in partenza.
“Lei ha i volpini spitz? Quelli piccolini?”…
“Salve, a noi interesserebbe un golden labrador”.
Magari semplicemente intendevano un labrador giallo e lo hanno sentito chiamare in quel modo. O volevano essere sicuri di essere capiti in merito alla taglia.
“Saremmo interessati a un maltese. Possibilmente di piccola taglia.”
L’allevatore appassionato risponde sprezzante che “la taglia è unica. Non esistono maltesi di piccola taglia o grande taglia”… mentre il neofita è sicurissimo di averne incontrato uno la settimana precedente grande quanto un cocker. E lui non lo vorrebbe così… come fare a spiegarsi?
Anche gli altri argomenti tirati in ballo solitamente indispongono l’allevatore tanto quanto avevano indisposto il volontario. L’allevatore serio non ha nessuna voglia di mandare uno dei suoi cani cresciuti con tanto amore a fare “il nano da giardino” a casa di chi non può tollerare una pipì di un cucciolo o tiene più al divano che al cane.
Solitamente inizia a fare il terzo grado sulla sistemazione del cane, se ha intenzione di affidarlo ai bambini a fare il bambolotto, sull’alimentazione, sui corsi di educazione che intende frequentare, sulla frequenza delle passeggiate e sulla socializzazione. E conclude di solito con un: “Si prenda un bel pesce rosso”.
Quando poi si viene a sapere il prezzo (che per l’allevatore è quasi un affare di stato… mai fare l’errore di chiederlo per prima cosa), il neofita medio arriva alla conclusione che quello non è un allevatore “serio”… ma un “fanatico”. Un esagerato che pretende cure maniacali e vive in funzione del cane.
Ma non dicono sempre che i cani sono i migliori amici dei bambini? E il mio bambino invece è un problema? Ci sono migliaia di cani che vivono in giardino, i carrelli della spesa sono pieni di scatolette di cibo da due euro al chilo e i cani non muoiono… fanno una vita normale. Fanno i cani.

neofita_multirazzaNon rassegnandosi all’idea di questo assurdo mondo, il neofita allora prova a dare un occhiata alle altre possibilità. Tra queste può trovare l’allevamento commerciale… quello pubblicizzato anche sull’elenco telefonico. Magari un multirazza dove c’è più scelta… e anche se tutti ne parlano male, chiedere non costa niente.
Sicuramente il nostro neofita sarà ricevuto da un venditore “professionale” che lo accoglierà con gentilezza, gli mostrerà i cani e l’allevamento (o meglio lo “showroom” pensato per accogliere il pubblico) dove vedrà recinti puliti, cuccioli appena lavati che giocano tra i trucioli e i fogli di giornale che nascondono eventuali sorpresine che ci sono sotto. E illustrerà le caratteristiche delle razze offerte: sono pulitissimi, affettuosi, ideali con i bambini, intelligentissimi.
Il neofita annuisce. E’ proprio così:  c’è scritto anche su tutti i libri.
“Posso metterli in giardino?” “Ma certo che si’… questi occupano pochissimo spazio. Per un cagnolino così andrebbe bene anche un balcone”.
In effetti… se si pensa che la mamma li ha partoriti in una gabbia per conigli… ma la mamma li’ non c’è.
E’ a chilometri di distanza, che si prepara a un’altra cucciolata.
Ai più smaliziati che chiedono di poter vedere i genitori si fa vedere un altro cane. Oppure il papà, dicendo che i cuccioli sono diritti di monta. Oppure la mamma c’è davvero… le tipologie di allevatori non sono così distinte.
Ci sono anche allevatori monorazza che da bravi commercianti pensano per prima cosa a concludere una vendita. A loro si può anche chiedere il prezzo come prima cosa e ti dicono semplicemente quello che costano. Te lo dicono anche al telefono senza bisogno di prendere appuntamento per lasciarlo come l’ultimo dettaglio da definire, come capita con gli allevatori amatoriali. Alcuni hanno anche il listino.

neofita5Sulla strada del nostro neofita può anche presentarsi un’altra figura. L’amico d’infanzia, il genitore dell’amichetto di catechismo del figlio, il vicino della cognata… quello che casualmente, proprio in quel periodo ha una cucciolata di… razza da definirsi.
Il vero privato, insomma. Che quasi sempre senza conoscere la razza che alleva, senza avere strutture e competenze, accoppia una femmina “anonima” (senza risultati in expo, senza radiografie) con un cane della stessa razza.
Ovviamente anche questi dirà che sono cani intelligentissimi, bellissimi, cresciuti in famiglia, ottimi con i bambini e adatti a vivere in giardino, o in balcone o da qualsiasi parte, purché li prendi.
La prima parte fortunatamente è spesso vera. La seconda parte è un po’ forzata per vendere cani che se non fossero collocati sarebbero un vero problema per chi li ha in casa.
Il prezzo di solito basso induce molte persone a cambiare anche idea sulla razza inizialmente scelta.
“Avrei voluto un barboncino, ma ho trovato questi spitz vicino a casa quasi regalati….” –  disse togliendosi il pelo dalla giacca mentre il cane abbaiava al postino.
“Io cercavo un cane da guardia… poi mi è capitato il labrador… ma va bene così. E’ un patatone che fa le feste a tutti, ma lo adoriamo… siamo veramente soddisfatti”.
Non va sempre a finir male… neofita non significa necessariamente inetto, cattivo, superficiale. In qualche caso si può dire “te l’avevo detto”, in altri casi saranno loro che con un sorriso sardonico ti ricorderanno che spendendo la metà di te hanno un cane fantastico più sano del tuo, che, pagato fior di quattrini, si è scoperto epilettico. O ha il vizio di abbaiare alle moto. O qualsiasi altra cosa che nessun allevatore, serio o no, può prevedere con certezza.

neofita_casinistaVediamo perciò che “mediamente” il neofita medio finisce per scegliere i canali meno accreditati.
Forse perché nel mondo prevale la mediocrità.
Ma chi è più acculturato fa forse qualcosa per evitare che “media” diventi sinonimo di mediocrità?
Quando il cane arriva a casa del neofita attraverso questi canali poco raccomandabili, la situazione può evolversi in tre casistiche:

a) il neofita dopo qualche tempo si accorge che il cane che non avrebbe dovuto abbaiare e sporcare in realtà abbaia tantissimo, scava in giardino, morde gli amichetti del figlio, salta addosso, perde il pelo, puzza, mangia, beve e respira… e quindi trova un modo di sbarazzarsene. Lo regala, lo dà al canile, lo abbandona.

b) il neofita dopo qualche tempo si accorge che il cane abbaia, scava, sporca e rompe. Stramaledice il giorno che ha deciso di prenderlo, si ripromette di non prenderne più e si rassegna a vivere con la rottura di scatole di dover rimediare ai danni del cane, pulire dove sporca e portarlo ai giardinetti.

c) il neofita capisce per tentativi ed errori la gestione corretta del cane, si ricrede sul non prenderlo in casa, realizza che pelo corto non significa non avere pelo sui vestiti, capisce di aver fatto scelte sbagliate e si ripromette di non ripetere gli errori fatti in passato.

neofita1Se tutti i neofiti fossero del primo tipo, vivremmo in una situazione infernale: i canili scoppierebbero e ci sarebbero solo cani maltrattati. Fortunatamente “neofita” non è sinonimo di “mascalzone”.
Anche gli allevatori seri e gli animalisti impegnati sono stati neofiti a loro volta; neofiti del tipo c), che si sono evoluti fino a raggiungere i massimi livelli. Ed è un peccato che non si possa saltare questo passaggio.
Questo potrebbe avvenire se solo l’approccio dei volontari dei canili e degli allevatori fosse un po’ più morbido.
Non dico che si debbano raccontare bugie e promuovere i propri cani promettendo caratteristiche che non hanno, ma forse armarsi di un po’ di pazienza e spiegare le cose più ovvie, senza essere prevenuti di fronte a convinzioni da correggere, potrebbe dare qualche possibilità ai neofiti, ma anche ai cani.
Perché non dimentichiamoci che poi gli allevatori seri finiscono spesso per piangere e lamentarsi di non trovare nessuna persona affidabile, e a cedere gratuitamente soggetti invenduti ormai adulti per fare spazio in allevamento.
Come pure i volontari dei canili notoriamente piangono perché i canili si riempiono sempre più.
Io non allevo più da anni e non mi considero nemmeno più volontario, dal momento che sono mesi e mesi che a causa di impegni famigliare non metto piede in canile. Però, quando vengo interpellato in quanto esperto e appassionato di cani, rispondo sempre con passione e coinvolgimento. Per questo mi sono preparato alcune FAQ che riguardano tematiche generali, più inerenti alla gestione che alla razza scelta.
Le metto a disposizione di chi sente di condividerle.

FAQ n.1 – Che cosa rispondere a chi cerca “il cane che abbai poco”
In realtà è innegabile che ci siano razze più predisposte a far sentire la loro voce. Molte sono state addirittura selezionate per usarla: per segnalare il selvatico come fanno certi cani da caccia (terrier o cani da caccia al cinghiale) o per fare la guardia. Va anche detto che non tutti i cani abbaiano per lo stesso motivo. Se è vero che volpini e terrier sono più reattivi nei confronti di stimoli come la presenza di persone o animali nel proprio territorio, è anche vero che in assenza di stimoli potrebbero risultare meno rumorosi di un bolognese (razza notoriamente silenziosa) che piange perché lasciato solo, o di un setter che fa la questua per entrare in casa mentre siamo a pranzo. I cani abbaiano per eccitazione o per disagio. I cani da lavoro che impiegano la loro voce mentre svolgono le loro mansioni lo fanno per eccitazione. Ma l’eccitazione si esaurisce in quel momento. Un segugio può abbaiare incessantemente per parecchio tempo, mentre è sulla traccia del selvatico percepito, e rivelarsi silenziosissimo in casa quando riposa tranquillo nel suo angolo. Un terrier lasciato in giardino potrebbe abbaiare a gatti, lucertole, passanti con cani al guinzaglio e non farsi minimamente sentire se lasciato nel salotto di casa. I cani che si sentono a proprio agio solitamente non abbaiano… bisogna valutare l’ambiente e assicurarsi che non ci sia presenza di stimoli che possono turbare l’indole del cane. Ed eventualmente scegliere il cane più adatto ad affrontare gli stimoli negativo. Cani più indipendenti se li si lascia soli qualche ora, cani meno reattivi se ci rumori o persone che possono essere percepiti dal cane.

FAQ n.2 – Che cosa rispondere a chi cerca il cane che “non sporchi” 
Innanzitutto occorre definire che cosa intende il neofita per “non sporcare”. La pipì in casa, inizialmente la fanno tutti i cuccioli, così come tutti i bambini hanno bisogno del pannolone. C’è chi impara prima e meglio e chi ci mette più tempo.
Se non si è rassegnati al fatto che un incidente che può capitare, è meglio rinunciare al cane. Non è una questione di razza, mentre è di grandissimo aiuto sapere come il cane è stato allevato.
Se l’animale è cresciuto in box e abituato a sporcare sul pavimento di cemento, troverà normale farla in casa. Anche un cane del canile assuefatto a sporcare nel recinto in cui vive (cosa che per i cani è innaturale: lasciati liberi di scegliere non farebbero mai), potrebbe non percepire la differenza tra il pavimento di casa e il cemento su cui ha sempre vissuto. I cani cresciuti all’aperto con accesso ai prati, invece, faranno il possibile per tornare a sporcare nei prati. E quelli cresciuti in casa abituati ad avere a disposizione un fondo di giornali, tenderanno per i primi tempi a sporcare sul giornale.
Io ho un cane adottato al canile pulitissimo, che la tratterrebbe per ore pur di non farla in casa. Ma non è così per tutti: ci sono cani adulti quasi irrecuperabili. Specialmente i maschi, che possono avere un forte impulso a marcare il territorio.
Sporcare, però, può essere anche inteso nel senso di… perdere il pelo. E lasciare impronte.
La maggior parte dei cani è soggetta a muta e tenuti in ambiente riscaldato hanno un ricambio pressoché continuo di pelo, che volerà sul pavimento, rimarrà sui vestiti e sui divani. Il pelo corto si nota meno sul pavimento, ma è più difficile da rimuovere dai vestiti perché i peli si conficcano nei tessuti come aghi. Quello lungo, al contrario, forma antiestetici batuffoli negli angoli e sotto i mobili che fanno apparire la casa più “sporca”. Ma dai vestiti e dalle poltrone si rimuove facilmente. E’ sufficiente passarli con la mano appena bagnata.
Esistono anche cani che non perdono pelo per casa. I barboni, i bichon e i cani a pelo riccio che vanno tosati mediamente ogni due mesi. Il costo della tosatura è equivalente a quello di mandare un bambino dal barbiere, se ci accontentiamo di una semplice tosatura da casa e non ci interessa una toelettatura da expo.
Un’altra alternativa sono i cani a pelo ruvido, che vanno strippati. La strippatura può essere meno frequente ma è più costosa. E’ un lavoro lungo e noioso che quasi tutti affidano a un toelettatore professionista, soprattutto nel caso si voglia un cane da expo sempre perfetto. Se il pelo è duro ma non troppo lungo possiamo cavacela con un semplice trimming, asportando ogni giorno una piccola quantità di pelo… la quantità che perderebbero naturalmente passando tra rovi e fitta vegetazione. Questo tipo di mantello è tra i più semplici in fatto di manutenzione: riunisce i vantaggi di tutte le altre tipologie. Ma non a tutti piace per via dell’aspetto un po’ arruffato. E’ frequente tra terrier e segugi.
Al contrario i cani barbuti a pelo molto lungo (maltesi, bearded collie, shihtzu, bolognesi, yorkshire), non perdono pelo spontaneamente, ma hanno una manutenzione molto impegnativa. E la casa la sporcano con metodi alternativi… al rientro delle passeggiate dovremo togliere foglie morte, rametti, spighe e corpi estranei di ogni genere.
Le zampe bagnate potrebbero essere un problema per il pavimento di casa rientrando dalle passeggiate.
Da questo punto di vista i cani più cani più puliti sono quelli a pelo raso, malgrado il pelo che lasciano. Sono più veloci da asciugare e non raccolgono polvere. Come sempre la scelta migliore dipende anche dall’ambiente in cui si vive e dalle nostre priorità.

FAQ n.3 – Meglio un cucciolo di allevamento o un cane del canile?
I cuccioli fanno casino. Mordicchiano, portano in giro gli oggetti. Sono divertenti ed è di grande soddisfazione seguirli, vederli crescere e acquisire competenze specifiche della loro età… come si fa con i figli. Sono però impegnativi e fanno le marachelle. A chi prende un cucciolo, consiglio vivamente un allevatore competente e bravo.
Che non significa rinomato e professionista… spesso è il contrario. Chi alleva razze di moda spesso si fa prendere la mano e fa più cucciolate di quante non riesca a seguire correttamente.
L’allevatore bravo è semplicemente l’allevatore che cresce il cucciolo come tu cresceresti tuo figlio. Né quello che improvvisa e non ha le competenze e le strutture idonee, né quello che punta tutto sulla professionalità e li cresce come polli d’allevamento… strutture, gabbie, impianti, mangimi…. e quanto è più lontano dall’ambiente “famiglia”, che è il posto naturale del cane.
Se si opta per il cane di razza, è meglio stare lontani dai facili affari: dagli allevatori professionisti che crescono tante cucciolate da fattrici “di mestiere”, o peggio importano cuccioli da allevamenti simili nei Paesi dove il lavoro costa meno. Il risparmio (eventuale) di poche centinaia di euro lo si paga tutto in termini di cani con problemi indelebili (traumi e paure che restano, spesso e volentieri problemi di salute e morfologia spesso lontana dall’ideale della razza).
Un cane “di razza” di questo tipo (se di razza si può chiamare) non dà nessuna garanzia in più di quella data da un meticcio del canile che prendi gratuitamente.
E se si deve pagare solo per il fatto di avere un generico cane “di razza”…. non so se sia meglio sentire il sottofondo di “che bel cagnolone! Che razza è? E’ un meticcio?” piuttosto che “E’ un labrador o un incrocio?” “Un maltese? Così grosso?”.
Anche i cuccioli del canile non sono “l’ideale” per chi non ha esperienza e ha esigenze precise. Perché anche questi non sono MAI cresciuti in modo “esemplare”… se no non sarebbero al canile.
Hanno trascorso la loro prima notte lontani dalla mamma da soli, magari piangendo tutta la notte… spesso non hanno ricevuto le cure necessarie, possibile che crescano con problemi scheletrici, fobie, ripercussioni varie.
Chi li prende lo fa con una motivazione diversa. Li si prende per fare un atto umanitario, non per avere il cane che non sporca o che non abbaia.
Se si prende un cane al canile, si hanno più garanzie scegliendo un adulto. Supera meglio i traumi ed è più prevedibile. Il carattere è formato e ciò che è lo vediamo… coccolone o agitato che sia. Abbaione o tranquillo, socievole o diffidente.
Ci sono poi altre due opzioni oltre a canile e cane di allevamento: la prima è il “rescue di razza”. Sono cani adulti di cui però si conosce la storia e le motivazioni per cui sono ceduti. A volte sono causa di forze maggiore e potremmo trovare cani rifiutati dagli eredi del proprietario morto o ritirati dall’allevatore da una cliente impossibilitato a tenerlo. Si possono trovare cani abituati a stare in casa, obbedienti, puliti… non è un canale consueto e come nel caso del canile non è detto che si trovi ciò che si cerca. Si può valutare ciò che c’è.
La seconda categoria atipica è il meticcio ben allevato. O “quasi” bene. Ovvero dove l’unico errore grave è quello di non aver saputo controllare la madre e ritrovarsi una cucciolata indesiderata. Basta un attimo. Ma si potrebbe trovare anche chi ha deciso di adottare una randagia già gravida e farla partorire per farla sterilizzare successivamente. In questo caso troveremo cani ben alimentati, socializzati, vaccinati, sverminati e, soprattutto, cresciuti in famiglia… che troveranno nella famiglia adottante lo stesso ambiente in cui sono e in cui si sentono a proprio agio. Le uniche incognite sono l’aspetto fisico e i tratti caratteriali, che non possono essere scelti a priori: ma si valuta ciò che c’è e si sceglie se può fare o meno a caso nostro.
E’ un canale per fortuna sempre più raro… oggi i proprietari responsabili non fanno riprodurre meticci in un mondo che dà loro così poche garanzie. Anche in questo caso la cessione dovrebbe essere a titolo gratuito o con il solo rimborso delle vaccinazioni.

FAQ n. 4 Che cosa rispondere a chi chiede un cane da compagnia che possa stare in giardino.
Il giardino è comodissimo per evitare di uscire quattro volte al giorno (o anche di più in caso di cuccioli) e farsi il giro dell’isolato con freddo e neve. Quando il cane ha imparato, gli si apre la porta e gli si dice di andare a fare pipì. Cinque secondi dopo il cane rientra, noi non ci saremo nemmeno messi le scarpe e le passeggiate ce le teniamo per altri momenti. Le potremo fare all’ora che vogliamo e col tempo migliore, non quando scappa la pipì. Serviranno per garantire movimento e socialità.
Il giardino ha solo questa funzione. Il cane non fa movimento in giardino. Ci può passare anche qualche oretta quando nelle ore più calde di fine inverno si sta così bene sdraiati al sole… o quando nelle ore più fresche della primavera si sta bene all’ombra sotto la siepe.
Per tutto il resto del tempo, il cane sta meglio in casa. Malgrado la diffusa abitudine di lasciare cani tutto il giorno in giardino a scavare buche dalla noia e ad abbaiare a ogni mosca che passa.
Non sono cani felici e danno più noie di quelli che vivono in casa.

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