falange“Cane azzanna la padrona e le stacca una falange”: questo il titolo pubblicato su “Cronache maceratesi”.
Cos’è accaduto, in realtà?
Che la signora proprietaria dell’amstaff in questione, passeggiando col cane mentre telefonava (e quindi non teneva d’occhio l’animale, cosa che purtroppo succede troppo spesso un po’ a tutti, talora con conseguenze per nulla piacevoli), non si è resa conto che il cane aveva ingaggiato una rissa con un suo simile.  A quel punto si è messa in mezzo, ha infilato una mano in bocca all’amstaff e ci ha rimesso un dito, ovviamente senza alcuna intenzionalità da parte del cane.
Non sarebbe stato meglio un titolo un filino più realistico, tipo: “Cerca di dividere due cani che litigano, perde una falange”?
In questo modo si sarebbe detta comunque la verità, l’interesse dei lettori sarebbe rimasto uguale (chi è interessato a leggere di Sesso, Sangue e Soldi – le famigerate “tre esse” del giornalismo – corre comunque ad informarsi su qualsiasi pezzo di carne umana lacerata) e non si sarebbe criminalizzata una razza facendo pensare che il cane si fosse divertito ad azzannare apposta la proprietaria.
Sì, lo so che è una battaglia persa: lo so che è inutile continuare a segnalare questo genere di articoli e di titoli (in questo caso l’articolo sembrerebbe equilibrato e non traspare alcuna cinofobia: è solo il titolo ad essere scorretto e fuorviante).
Però, magari, se ogni santa volta i direttori dei vari giornali ricevessero qualche civile rimostranza e venissero invitati a presentare le notizie in modo meno becero, un pensierino potrebbero pure farcelo.
Non si sa mai.

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