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NON è un rottweiler e NON si sa se abbia morso il suo umano prima o dopo la morte

rottmangiadi VALERIA ROSSI –  Sono stata “preallertata” stanotte e quindi ne parlo subito: a Imola  è successa una brutta storia,  è stato trovato morto un uomo il cui cane di casa non faceva entrare nessuno e l’ha sicuramente azzannato, ma probabilmente post mortem e solo per sfamarsi.
Le prime notizie date dai giornali (qui quella data da “Repubblica”, qui la versione del Corriere) parlano tutte di “un rottweiler”: il cane il realtà è un grosso meticcio nero, forse con qualche rott tra i suoi antenati, ma sicuramente non è un cane di razza.
La fonte è sicura-che-più-sicura-non-si-può, visto che si tratta del cinofilo Manuel Codo che è stato chiamato proprio per accalappiare il cane e che, guarda caso, è anche proprietario di quattro rott (quindi è capace di distinguerli da un meticcio).
I titoli (se non i contenuti) lanciano anche i consueti messaggi allarmistici: “Forse mangiato dal suo rottweiler”, titola per esempio il Corriere.
In realtà soltanto l’autopsia potrà spiegare la causa della morte dell’uomo, un quarantaduenne tossicodipendente che è rimasto chiuso in casa per almeno cinque giorni dopo la morte prima che una vicina di casa desse l’allarme.
E’ assai probabile, quindi, che il cane si sia limitato a cercare di sopravvivere cibandosi  della carne dell’uomo (come è già accaduto in altri casi) e che parlare di uomo “mangiato dal suo rottweiler” – per quanto con un “forse” davanti – sia il solito modo di accusare più o meno velatamente l’animale di qualcosa che potrebbe non aver assolutamente fatto.
Se poi si smettesse anche di attribuire razze di fantasia a tutti i cani protagonisti di casi di cronaca – ovviamente puntando dritti sulle razze più temute e genericamente criminalizzate dai media – sarebbe una gran bella cosa… specie quando c’è la dichiarazione di un cinofilo esperto a negare l’appartenenza alla razza stessa.
Ma sperare che i nostri giornalisti facciano lo sforzo di informarsi su come sia effettivamente fatto un rottweiler o un pit bull, si sa, è chiedere troppo.

 

 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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