mercoledì , 22 novembre 2017
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Vi presento… Samba

quattordicidi VALERIA ROSSI – Vi ricordate di quand’era così? Come nella foto a sinistra?
Ve l’avevo mostrata annunciando, in questo articolo, la mia decisione di prendere una rottina dalla Sciurallevatrice: allora lei si chiamava Quattordici (era l’ultima nata della cucciolata e questo era il numerino inciso sul sul suo spaghetto riconoscicuccioli) e aveva ancora gli occhi chiusi, ma già mostrava una discreta faccia da schiaffi e una vitalità incredibile.
Non sapevo ancora se sarebbe stata mia, perché la prima scelta spettava, come di consueto, alla proprietaria dello stallone: però io avevo puntato lei.
L’avevo puntata perché mi piacerebbe farne un cane da lavoro, e già il DNA “morbidinoso” dei cani di Fabiana Buoncuore (d’altro canto… nomen omen) pone qualche limite. Almeno scegliamo la più tosta del mucchio – mi sono detta – e poi speriamo che mantenga le aspettative.

10388525_404255719714889_1730533875_nUn mesetto dopo, la bimba era diventata cosà (foto a destra): faccia da schiaffi ampiamente mantenuta, promesse sul carattere ancor di più.
Fabiana, infatti, mi mandava un sms con il seguente testo: “La tua adorabile cagnolina mi ha appena staccato un labbro”… testo che io accoglievo con sogghigni di piena soddisfazione.
“Quando metti la faccia davanti al muso di un cucciolo, normalmente quello ti lecca – spiegava la Sciurallevatrice – Lei invece ha fatto SNAP” (e io ho pensato: “evvai! Una grande! Morderà da dio!“. Però non gliel’ho detto, mostrandomi invece compartecipe del suo dolor e manifestando grande solidarietà con il povero labbro ammaccato).
Qualche giorno dopo sono tornata a vedere i cuccioli, notando con piacere che tutti gli adorabili cagnolini erano dei coccodrilli: in particolare un maschietto, che infatti è ancora disponibile perché Fabiana cerca qualcuno “in grado di gestirlo” (se pensate di essere voi, fate un fischio!).
Però anche Quattordici non scherzava: solo che non poteva continuare a chiamarsi Quattordici in eterno, quindi era ora di darle un nome.
Mi sono chinata verso di lei, l’ho chiamata e lei è arrivata trotterellando tutta di traverso, come una ballerina brasiliana.
E Samba fu.

primafotoE’ passato un altro mese: ieri Samba è venuta a casa con me.
Questa qui a sinistra è la nostra prima foto ufficiale insieme (la mia clamorosa faccia da sonno è dovuta al fatto che ero in piedi dalle cinque: ufficialmente perché prima di andare a prendere la cucciola dovevo mettere online qualcosa. In realtà perché ero emozionata come qualsiasi Sciuramaria che sta per mettere le mani sul suo nuovo cucciolo).
La Sciurallevatrice me l’ha consegnata con il fioccone rosa che è durato giusto il tempo della foto, perché poi l’ho rimessa a terra insieme ai fratelli, sul fiocco rosa ci si sono avventati tutti come coccodrilli e ciao.

collareA questo punto le ho infilato il collare giallo fosforescente appena acquistato per la Grande Occasione: orribile cosaccia da grattarsi via prima possibile, come tenta di fare qualsiasi cucciolo al mondo…e in questo Samba è stata assolutamente in linea con la media mondiale.
Salutate le allevatrici, è l’ora di salire in macchina e di partire alla volta di Villastellone, che dista una quarantina di minuti dalla casa di Medusa e famiglia.
Chiedo con aria vaga: “I cuccioli hanno mangiato?”, sperando di sentirmi rispondere di no. Invece mi rispondono di sì: hanno mangiato alle otto.
Sono le dieci, quindi siamo nel bel mezzo della digestione: saliamo in macchina e dico al figlio, che dovrà tenere Samba in braccio per tutto il viaggio, di foderarsi i calzoni di Scottex.
Il figlio sogghigna: “Quando ti ha detto che avevano mangiato, ti si è acceso il fumetto sopra la testa con scritto “MAPPORC…”.

macchinaCio è molto vero, ma Samba è molto tosta e non soffre la macchina. Sì, ansima un pochino, ma forse più per il caldo che per il movimento. Solo a metà viaggio circa comincia a scocciarsi e a mugugnare: dopo un po’ prorompe pure in un ululato degno di un siberian husky. Forse è il caso di fare una sosta.
Trovo uno spiazzo nelle vicinanze di un prato, le metto il guinzaglio (mai visto prima, ovviamente) e tiro giù dal kennel anche la Bisturi, che aveva aspettato in macchina perché a casa di Medusa c’è un’overdose di cani e non mi pareva il caso di farla scendere nel loro territorio.

primoincontrobibaIl primo incontro in assoluto tra le due, dunque, avviene in questo istante: e quella che vedete immortalata qui a destra è la prima reciproca sniffata in assoluto. Prima ed ultima, perché la Bisturi immediatamente dopo decide che qui non c’è nessun cane, che lei non ha visto nessuno, che il fatto che la sua umana tenesse al guinzaglio una roba nero focata delle dimensioni di un puffo è stata probabilmente un’illusione ottica.
Pia illusione (noi lo sappiamo, ma lei no): che le lasciamo, visto che tra poco dovrà scontrarsi con l’amara verità. Non è più figlia unica.
Intanto Samba, che era tutta contenta di aver trovato una vice-mamma, sentendosi ignorata ci resta male per dieci secondi netti: poi decide di fare il kanekiller per bene e quindi attacca e uccide con grande determinazione un filo d’erba.
Meglio così, perché prima aveva pensato bene di attaccare e uccidere il guinzaglio, beccandosi il primo, deciso “NO!” della nostra convivenza. E sbattendosene allegramente.

erba
Okay, okay, lo so: ho già scritto un papiro solo per il viaggio allevamento-casa.
Ma me l’avete chiesto voi di raccontarvi tutto, eh? Quindi beccatevi tutto e state bboni… anche perché l’arrivo a casa rappresenta una sorta di tregenda meritevole di un attimo di raccoglimento.

momisuicidoA prenderla sul tragico sono, nell’ordine:
a) la Bisturi, che non riesce a credere ai suoi occhi: il puffo nerofocato è venuto a casa con noi!
Ma è di passaggio, vero? Adesso se ne va?
No, non se ne va: anzi, le si appiccica proprio tipo cozza. La Bisturi fa una faccia da “Mo’ mi suicido”, che peggiora esponenzialmente quando la new entry: 1) le frega l’ossetto di bufalo; 2) le frega il tappeto; 3) le sgagna clamorosamente le tette nella speranza di ciucciare (Samba: “Tze’, che vicemamma del cavolo: da qui non esce niente”. La Bisturi: “AHIOOOO! Ma sei scemaaaa?”); 4) le abbaia contro ( e qui la Bisturi risponde con un WOFF di tale convinzione che la capotta a pancia in su. No, non per sottomissione: proprio per lo spostamento d’aria).
b) Nemesi, gatta bipolare. O schizofrenica, non so bene. Sta di fatto che quando arriva un nuovo animale in casa lei lo accoglie sempre freddamente, ma quasi amichevolmente (pur approcciandolo con diffidenza e preferibilmente alle spalle).
E poi, di punto in bianco, si incazza e lo odia.
Ora, nelle case normali avviene l’esatto opposto: sia cani che gatti normalmente la prendono malissimo quando porti un intruso in casa, e se ci devono litigare lo fanno subito. Quando poi si devono rassegnare al fatto che non se ne andrà, allora lo accettano e ci fanno amicizia, o quantomeno scelgono l’indifferenza non belligerante.

nemesiNemesi no. Lei parte più o meno amichevolmente (forse sperando di fare bella figura per quei dieci-venti minuti in cui spera che l’intruso si fermi prima di andarsene per sempre) e solo quando capisce che non se ne va diventa stronza e comincia a soffiargli contro, a prenderlo a sberloni eccetera eccetera.
L’ha fatto con Venerdì, l’ha fatto con Bisturi e ovviamente l’ha fatto pure con Samba: solo che stavolta c’è andata di mezzo la Bisturi, perché il passaggio da amichevole a incazzata nera è avvenuto quando la staffy stava sotto il tavolo, a cena, sperando che cadesse qualcosa.
Samba è andata tutta contenta verso di lei, Nemesi le ha soffiato, la Bisturi si è cagata sotto e ha tentato di uscire da sotto il tavolo, Nemesi non ha capito che era lei e le ha girato uno sberlone (per fortuna, niente unghie).
Adesso la Bisturi è offesissima, Nemesi si è ritirata sull’Aventino (camera mia), Samba non ci ha capito niente e anche se ha capito se ne infischia, quindi continua a tampinare gatti invitandoli a giocare: solo che l’unica gatta rimasta a disposizione è Venerdì, che non ha mai avuto nessun problema con nessun animale al mondo… solo che ha scelto giusto la giornata di ieri per andare in calore.
Ragion per cui la situazione, dopo un’oretta dall’arrivo a casa, era questa:

tutti_fum

Non restava che andarsene un po’ a spasso: e siamo andati tutti al Debù (tutti intesi come umani e cani: le gatte al centro cinofilo, anche no). Qui Samba, trovandosi per la prima volta in un prato che doveva sembrarle immenso, ha deciso di stare abbottonata e si è fiondata sotto una panchina all’ombra ad aspettare gli eventi.

debu_samba
Reazione della Bisturi, che sperava di poter godere almeno qualche attimo di pace:

debu_biba
In effetti si è trattato proprio di “qualche attimo”, perché trenta secondi dopo Samba ricominciava a tampinarla metro dopo metro: il seguito però non posso raccontarvelo perché io avevo lezione, quindi le canesse sono state affidate entrambe al figlio. So solo che, dal campo, man mano che arrivavano i soci sentivo gridolini di “Uhhh che bellaaa!”, “Ohhh, che amoreeee!”, che mi hanno fatto pensare che la piccola stesse abbondantemente socializzando. In seguito il figlio ha confermato.
Che altro raccontare?
Che finora sono riuscita ad ottenere un 100% di cacche fuori, mentre la pipì parte ancora random (preferibilmente sui tappeti della Bisturi).
Che alla piccola l’appetito decisamente non manca, tanto che se magnerebbe la sua razione, quella della Bisturi e pure quella delle gatte: dovrò organizzare barricate per riuscire a far sì che ognuno mangi la pappa sua.

nemilettoChe appena ho provato a metterla nel kennel, con un ossetto da rosicchiare, c’è stata come se non avesse mai fatto altro in vita sua: peccato che il tentativo di tenercela per la notte (notte breve, visto che siamo andati a dormire alle due passate e che mi sono svegliata alle sei) è naufragato in un concerto di “sgneuuu auu bu? Pio pio pio bauuuuu AUUUUUUUUUUUUUUuuuuuuuuuu!” (mi hanno fregato: questa è incrociata con un husky!) che avrebbe svegliato tutto il palazzo. Quindi riapertura kennel e rapido spostamento dell’ululante in camera mia, dove sa Dio dove abbia dormito perché mi sono addormentata prima io, ma se non altro è stata zittissima. Gli unici rumori che ho sentito sono stati dei sinistri crunch crunch, ma ancora non so neppure cos’abbia rosicchiato perché non ho ancora avuto il coraggio di guardare. Siccome il primo approccio con il mio letto era stata la cattura del copriletto (con la complicità di Nemesi, che la odia, sì, ma se c’è da far danni è sempre pronta a collaborare), spero di non trovarci delle voragini.

bibagiocaChe la Bisturi, una volta accertato che di questo aggeggio NON ci libereremo, l’ha anche fatta giocare un po’: risultato, altro attacco alle mammelle e altra faccia da “No, vabbe’, devo proprio suicidarmi”.
Comunque, la Bisturi santa subito. Senza se e senza ma.
Ora il problema è Venerdì, che essendo in calore totale va a strusciarsi contro Samba in modo indecentemente lascivo, ottenendo in cambio che lei le si attacchi alla coda con grande entusiasmo.
Si sentono così dei versi tipo: “Sgnaooo… puurrrr… prrrr… puuurrrrAHIOOO!!!” sui quali mi rifiuto di intervenire, perchè alla gatta basterebbe salire su una qualsiasi cosa sopraelevata per evitare di essere spiumata: Samba per ora è tappa e non arriverebbe neppure su un tavolino. Se la speranza di essere trombata da una cucciola di cane, per di più femmina, è più forte dell’interesse per l’incolumità della propria coda, non è un problema mio.
Ah, dimenticavo il figlio.
Il figlio, a cui ho raccomandato caldamente di non viziare troppo la rott, visto che ha già abbondantemente dato con la Bisturi, dopo cinque minuti dall’ingresso di Samba in casa era già così:

davide
Spero almeno che gli strappi la barba: così magari se la fa.
Per il resto… boh, al momento non c’è un “resto”: al momento ci sono io che scrivo questo articolo in formato zombie globale e con un sonno che mi si porta via, un figlio che ronfa biecamente in camera sua, due gatte chiuse in bagno a  fare colazione, un cane con i musi lunghi da qui a laggiù steso sul tappetino e un microcane che – Dio prolunghi questo momento all’infinito, se può – ronfa a sua volta sotto la mia sedia.
Insomma, ora come ora questa sembrerebbe quasi una casa normale: una pia illusione, ogni tanto, spetta pure a me.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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