sabato , 18 novembre 2017
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Alla ricerca del cane “strano”

toy_fox_terrierdi VALERIA ROSSI – Grazie anche al proliferare di trasmissioni americane sui cani, che tra le altre cose spammano a sangue i cosiddetti “designer dog”, ovvero incroci a caso spacciati per razze selezionate e fissate, mi capita sempre più spesso di sentirmi chiedere “dove posso trovare un labradoodle?”, o “come si fa a far arrivare in Italia un wolf hybrid?”, o ancora “mi piacerebbe tanto un toy fox terrier” (che è quello nella foto a sinistra, per ora inesistente in Italia… ma scommetto che non ci metterà molto ad arrivare).
Non parliamo poi di tutti quelli che cercano “un Boo”: detto proprio così, come se fosse una razza.

booOra, Boo è un cucciolo di spitz tedesco nano (più noto come “volpino di Pomerania”), tosato dal collo in giù: è diventato famoso su Facebook, e mi sta bene perché è carinissimo… ma da qui a pensare che sia una razza e a cercarla disperatamente in giro per il mondo, ce ne passa! Specie quando qualcuno pensa che sia anche un “cane che balla” (in una email mi hanno chiesto proprio “di che razza è il cane che balla su Facebook?”), quando in uno dei video che l’hanno reso una celebrità sul web il cucciolo gira ossessivamente su stesso sperando di liberarsi del vestitino che gli hanno fatto indossare.

cerbero2Se domani, in una trasmissione americana, apparisse il Cerbero della foto a sinistra, scommetto che qualcuno comincerebbe  a chiedermi dove può trovare un allevamento.
Ora, io mi chiedo: perché?
Sarà anche vero che siamo abituati ad essere USA-dipendenti in tutto e per tutto (lo siamo anche dal punto di vista dell’economia nazionale; sarà anche vero che gli americani sono (anzi, sono stati: dopo la crisi mondiale, pure loro non è che siano messi benissimo) immensamente più ricchi di noi e che per questo “sono arrivati primi” in tanti settori scientifici e non… ma gli americani sono anche quelli che ammazzano i cani accalappiati dopo pochi giorni; sono quelli che le valutazioni comportamentali le fanno con metodi obbrobriosi come le mani di plastica e le bambole horror (ne abbiamo parlato in questo articolo); sono quelli che hanno stravolto e ridotto a vere e proprie caricature diverse razze canine (se volete inorridire, date un’occhiata alle foto presenti su questo topic in un forum sul pastore tedesco: oltre ai mostri americani vedrete anche quelli cinesi…); sono quelli che vedono come manna dal cielo (tant’è che ci fanno sopra trasmissioni TV di grande successo) metodi addestrativi datati e talora brutali. Quindi, in generale, sulla cinofilia hanno ben poco da insegnarci.

labradoo_snowCerto, qualcuno bravo c’è: i bravi allevatori e addestratori americani esistono. Anche i bravissimi, esistono, proprio come da noi: ma proprio come da noi, non sono mai quelli che vanno in TV.
La TV americana è immensamente più “trash” della nostra, basta guardarsi un po’ di format made in USA per rendersene conto: quindi perché dovremmo pendere come pesci all’amo dalle labbra di chi ci propina razze inventate di sana pianta?
Perché innamorarsi perdutamente di quelli che, a tutti gli effetti, sono bastardini dal prezzo astronomico?
Nella foto a destra vedete un labradoodle (prezzo: dagli 800 ai 2000 dollari) a confronto con la mia Snowwhite (prezzo zero, visto che era una meticcia presa al canile dell’ENPA).
Vi sembra che ci siano differenze tali da giustificare questo divario?
Non parliamo poi dei wolf hybrid: questi possono sembrare di tutto e di più (in questa pagina potrete vedere diverse foto), da un brutto husky o malamute a un cane lupo cecoslovacco… o addirittura a uno dei millemila “cani lupo” presenti in tutti i canili del mondo.
I “misto lupo” costano un po’ meno degli incroci cane-cane (i prezzi che ho trovato in rete vanno dai 700 ai 1200 dollari): ma a parte il fatto che in Italia sarebbero vietati (problemino che si aggira facilmente importandoli come alaskan malamute, cosa che alcuni hanno già fatto), mettendoci anche le spese di viaggio si arriva sempre a un prezzo superiore a quello di un qualsiasi cucciolo di razza ben definita, acquistato da un allevatore serio italiano.
Perché, allora, andare in cerca di incroci, ibridi e affini?
Ovviamente per avere il “cane strano”, originale, diverso da tutti: ovvero, esattamente ciò che si ottiene adottando un meticcio al canile (trovatene un altro uguale, se ci riuscite)!
Se però il cane strano ha un aspetto e un nome capaci di far fare “ohhhh!” a chi lo osserva, e l’abbiamo pagato una cifra esorbitante, allora ce la tiriamo e ci gonfiamo come pavoni: se l’abbiamo adottato al canile, quasi ci vergognamo di rispondere “meticcio” a chi ci chiede “di che razza è?”.
Ma saremo scemi?
Mi verrebbe da dire: adottate meticci e poi appiccicategli un nome esotico: tanto ci crederanno tutti (la cultura cinofila, in Italia, si sa com’è messa…) e voi avrete comunque: a) risparmiato; b) salvato un cane dalla prigionia, anziché arricchire un furbacchione straniero.
Quando feci tosare, per cause di forza maggiore, la mia maltese Tatiana, e poi la portai dal veterinario che la curava da anni, lui non la riconobbe e pensò che mi fossi comprata un cane nuovo. Siccome sono bastarda inside, io risposi con la massima faccia tosta: “Sì, l’ho appena preso, ti piace? E’ un bichon portugues della Sierra del Nord” (o qualcosa del genere: non ricordo esattamente quale cazzata sparai, ricordo solo che lui ci cascò con tutte le scarpe). Quando gli dissi che era Tatiana tosata, mi tirò dietro uno stetoscopio.
Fate la stessa cosa con i vostri meticci da canile e vivrete felici: inventatevi Pastori del Kutzekistan (se è di fantasia anche il Paese, no problem: tanto la nostra cultura geografica media è pari a quella cinofila), Tarluk terrier, Pit bichon (il Pit bull mastiff no, eh? Quello l’hanno già inventato i nostri politici). Farete un figurone senza spendere un centesimo.

Chorkie (chihuahua x yorkshire terrier)
Chorkie (chihuahua x yorkshire terrier)

Ma – qualcuno dirà – perché non lascio che le persone scelgano un po’ il cane che stracaspita gli pare, senza star sempre lì a fare la morale a tutti? Se uno vuol buttar via i suoi soldi comprando razze o pseudorazze un po’ diverse dal solito, visto che se lo può permettere, non saranno cavolissimi suoi?
Be’, in realtà sì. Solo che c’è un piccolo problema collaterale, e cioè il fatto che, nove volte su dieci, il carattere di questi cani è poco prevedibile: e a volte è proprio prevedibile che siano un po’ carogne, anche se nessun allevatore ovviamente lo dirà mai.
Ho già detto in altre occasioni, credo, che la selezione di una razza fissa, sì, i caratteri: ma lo fa in modo piuttosto instabile, tant’è che basta un singolo incrocio per vanificarla. Quando il mio pastore tedesco Fritz fece la “fuitina” con la cocker della lavanderia sotto casa mia, i cuccioli che nacquero erano un vero manuale di quel che può combinare la genetica: uno di essi sembrava un pastore tedesco fatto e finito (almeno per i primi mesi: poi lo persi di vista), un altro somigliava abbastanza a un cocker (peccato che fosse grosso il doppio)… e gli altri erano veramente indefinibili. Avrei potuto sfidare chiunque a capire chi fossero i genitori.
Allevare, ovvero selezionare una razza pura, è un lavoro di fino: per mantenere tutte le caratteristiche psicofisiche richieste da uno Standard bisogna studiare molto bene gli accoppiamenti perfino quando si scelgono riproduttori entrambi di razza pura da generazioni e generazioni. Figuriamoci quando si va a pasticciare con razze diverse.

pit_huskyMa se dell’aspetto fisico possiamo anche infischiarcene, non credo proprio che si possa avere la stessa disinvoltura per quanto riguarda il carattere. Già è difficile, a volte, capire i cani primitivi, o quelli che provengono da culture molto diverse dalla nostra, anche quando sono ben fissati da secoli o da millenni (provate ad avere a che fare con un azawakh o con un chow chow, e poi mi saprete dire):  figuriamoci quando si tratta pure di incroci.
Gli incroci di pit bull sono il caso più eclatante: magari possono essere anche buffi e simpatici (quello nella foto a destra è un presunto incrocio pitbull x husky, e non c’è dubbio che sia buffo!), ma nascondono sempre delle insidie, perché il pit bull purosangue, anche se venne creato per combattere contro gli altri cani, è stato selezionato in modo da avere un’aggressività interspecifica pari a zero. Un vero pit bull NON morde l’uomo, mai, per nessuna ragione al mondo. Se però ci mescoli un’altra razza che non ha le stessa inibizione al morso sugli esseri umani, ecco che ti ritrovi per le mani una delle bombe innescate che poi, a volte, finiscono sui giornali (e vengono immancabilmente definite “pit bull”, anziché “pit bull mix” come sarebbe corretto specificare): perché si tratta di cani con la potenza, la tempra, la “gameness” di un pit bull, ma senza più alcuna remora nei confronti dell’uomo. Una vera figata!
Purtroppo la stessa cosa succede quando si incrocia, per esempio, un cane da compagnia con un terrier: la docilità e la dolcezza nei confronti dell’uomo, ben fissate nei cani da compagnia, vengono vanificate completamente dall’aggressività tipica dei terrier. Per fortuna, in questi casi, si tratta quasi sempre di cani piccoli, come il “Chorkie” della foto sopra a sinistra: però non è ugualmente piacevole avere un cane di tre-quattro chili che aggredisce tutti quelli che incontra. Potete chiedere conferma ai proprietari di Choko, il simil-chihuahua che mi ha assaggiato qualche giorno fa e che loro non riescono più neppure a portare a spasso, perché è un microkiller. E chiedere al mio pollice se i dentini di un simil-chihuahua non fanno abbastanza male da giustificare la scelta di tenersi il cane in casa (dove peraltro morde pure loro).

Bulldog per pastore tedesco
Bulldog per pastore tedesco

Ora, sarà molto furba l’idea di pagare fior di quattrini per un cane che magari, domani, ti dà problemi di questo tipo? A me non sembra.
Poi, per carità, ognuno resta liberissimo di comprarsi il cane che più gli pare e piace: a me interessa solo ricordare che oltre all’aspetto fisico c’è il carattere, e che incrociando cani a caso non vai a manipolare soltanto il primo, ma anche – e soprattutto – il secondo. In entrambi i casi i risultati sono poco prevedibili: ma se ti esce un cane brutto (la foto a sinistra mi sembra un esempio piuttosto tragico…), amen.
Se invece ti esce un cane bellissimo ma schizzato, allora potrebbero essere cavoli molto amari: così come sono spesso cavoli amari gli incroci col lupo. Già i CLC aggressivi, purtroppo, non si contano più, nonostante questa sia una razza selezionata in purezza già da una cinquantina d’anni:  ovviamente in molti casi è colpa dei proprietari, ma è anche vero che la razza non è facile da gestire e che ci vorranno probabilmente altri cinquant’anni (come è stato per tutte le razze!) prima di riuscire a fissare davvero un carattere stabile. Figuriamoci quando si parla di ibridi F1 o F2, ovvero di prima o seconda generazione, come sono i wolf hybrid americani: il rischio di ritrovarsi caratteri ingestibili è talmente elevato da farmi considerare questi incroci “da allarme rosso”.
Dunque, sia chiaro: ognuno è e resta libero di scegliere il cane che preferisce: però è importante che almeno conosca i rischi che corre.
Dopodiché, per me può mettersi in casa anche un incrocio cane-grizzly: se è stata una scelta mirata, consapevole ed informata, per me va benissimo così… basta che quando il cane avrà tre anni e si sarà mangiato la nonna non mi arrivi al campo chiedendomi di sistemare le cose, perché altrimenti quella pericolosa divento io.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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