sabato , 18 novembre 2017
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I bulli… sembrano down???

di VALERIA ROSSI – Sempre per la serie “non si finisce mai di imparare”, mi inoltrano su FB questa domanda (ho tolto il nome di chi l’ha postata, così nessuno potrà sparargli per il sa’ con l’accento…):

bullidown
Ora, i casi sono due: o l’educatrice in questione (non so chi sia) voleva fare semplicemente un esempio a caso per dire che i molossoidi spesso vengono fraintesi dai lupoidi per il loro diverso modo di comunicare (ma allora ha scelto un esempio poco educato, a dir poco)… oppure è proprio convinta che non solo i cani sappiano tutto sulla sindrome di Down, ma facciano anche discriminazioni nei confronti di chi ne è affetto.
Ma allora tutte le considerazioni sul fatto che il cane non ti giudica, chi ti ama comunque, che non gli importa nulla se tu sia bello o brutto, ricco o povero, sano o malato… dove vanno a finire? Se fossero capaci di discriminare i propri simili, lo farebbero anche con gli umani!

gioco_boxer4Ovviamente questa curiosa teoria dei cani “visti come down” non sta né il cielo, né in terra (per fortuna, aggiungerei io): però è vero che alcune razze sembrano avere maggiori difficoltà a capirsi e a fare amicizia… anche se la razza in cui l’ho potuto notare più frequentemente è il boxer.
I boxer hanno soprattutto il problema di giocare… “da boxer”, ovvero lanciandosi fisicamente contro chi vorrebbero invitare al gioco, prendendolo a spallate e – se l’altro è appena un po’ più piccolo e meno muscoloso – scatafasciandolo due metri più in là. Se l’altro è a sua volta un boxer, o comunque un molossoide, la sua reazione solitamente è “Wow, che belloooo! Si gioca duro!”, seguita da una piena accettazione del nuovo amico;  se l’altro è un lupoide o uno spitz, è più facile che pensi “Ma questo che fa? E’ scemo?”… dopodiché può tentare di lavare l’affronto nel sangue, oppure rifiutarsi di avere ulteriori contatti con lui. Di solito scelgono la seconda soluzione dopo aver visto che il boxer, dopo la spallata, attende fiducioso e felice con la lingua penzoloni, la faccia da tontolone, gli anteriori a terra e il culo per aria nel classico “inchino” di invito al gioco.
In un altro caso ho potuto notare grande diffidenza e qualche punta di aggressività nei confronti di un Bouledogue: è successo ad un seminario.
Il Boule, purtroppo affetto da una grave sindrome brachicefalica, respirava mooolto rumorosamente facendo i classici versi da bullo: sgrunf  grooor sgrooonf… e gli altri pensavano che gli ringhiasse contro (in realtà devo dire che l’ha pensato anche qualche umano).

bulldog_dentiUn’altra causa di incomprensioni possono essere i denti visibili anche a bocca chiusa, tipici dei cani fortemente prognati (e non desiderati da nessuno Standard, ma frequentissimi nei bulli dell’Est e anche in quelli “fatti in casa”): scoprire i denti per i cani è un segnale di minaccia, quindi può accadere che qualcuno fraintenda… anche se il povero bullo non ha proprio la possibilità materiale di tenere i denti coperti!
C’è da dire, comunque, che a differenza di noi umani (che a volte ci fissiamo su un singolo atteggiamento del cane e guardiamo solo quello) i cani leggono perfettamente i loro simili dalla punta del naso alla punta della coda: quindi, se un cane ha i denti scoperti ma con tutto il resto del corpo manifesta amicizia, è molto difficile che venga considerato una minaccia.
Può essere al massimo una questione di “prima impressione”, che però rientra rapidamente dopo l’osservazione del cane nell’insieme.
Un’ultima cosa: la testa grande, il muso schiacciato, il corpo tozzo e così via sono caratteristiche infantili che la selezione umana, nel caso di bulldog e bouledogue, ha voluto mantenere anche in età adulta proprio perché suscitavano tenerezza (quello che tecnicamente si chiama “impulso epimeletico”, ovvero il desiderio di prendersi cura di chi presenta un aspetto neonatale): siccome l’epimelesi è presente anche nei cani, le caratteristiche elencate nel post semmai potrebbero invitare gli altri cani a considerare i bulli come cucciolotti e a prendersi cura di loro, e non a “vederli male”.
E’ molto più frequente, comunque, che nascano dissapori per il diverso modo di muoversi e di giocare che non per l’aspetto fisico in se stesso: e non per fare la bacchetona moralista… ma a mio avviso sarebbe meglio evitare certi paragoni con situazioni umane che con i cani non possono avere nessun punto in comune, e che meritano comunque più rispetto di quello manifestato dalla sconosciuta educatrice.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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