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Dobermann: ce n’è ancora qualcuno sano?

doby_addiodi VALERIA ROSSI – Partiamo da una tragedia, purtroppo.
Anzi, partiamo da una lettera che racconta di una tragedia: la lettera di una ragazza di 15 anni che si è vista morire tra le braccia la sua migliore amica, e che per questo ha scritto in tono tanto accorato quanto accusatorio ai suoi allevatori (e le do tutte le ragioni del mondo… come penso gliele darete tutti voi una volta lette le sue parole):

Cari Allevatori,
voglio raccontarvi la mia storia ma ho bisogno che voi la leggiate fino alla fine.
Mi chiamo Nicole, ho 15 anni, e ho sempre amato gli animali ma non sono mai riuscita a convincere mia madre a prendermi un cane. Io e mio zio siamo sempre stati affascinati dal dobermann tanto che sapevamo tutto di questa razza: storia e tutti i nomi dei cani più importanti a memoria. Mio zio, un anno fa, ha cercato letteralmente giorno e notte un cane da regalarmi arrivando alla conclusione di potersi affidare e fidare del vostro allevamento.
Io e il mio cane diventammo subito molto unite: non andavo da nessuna parte se lei non era con me, e viceversa, tanto che un giorno l’ho portata con me mentre stavo andando a scuola realizzando solo dopo che non avrei potuto portarla.
Le poche volte in cui l’ho lasciata sola, mia madre mi diceva che mi aspettava alla porta e niente poteva muoverla da li. Molte volte, se un giorno ero malata e mia madre la portava fuori a fare una passeggiata, doveva tornare subito a casa perché senza di me diventava molta nervosa ed inquieta; ed io, d’altra parte, se stavo senza di lei per più di otto ore iniziavo a sentire la sua assenza.
Per farvi capire quanto eravamo unite voglio dirvi questo: ogni volta che la portavo fuori per una passeggiata, mentre camminava mi guardava costantemente e molte volte a causa di ciò è andata a sbattere contro alcuni oggetti, ma ha sempre continuato a guardarmi. Nella mia città ho incontrato altri allevatori di dobermann che mi fermavano per dirmi che il modo in cui lei era legata a me era spettacolare e che per metterla in quella posizione, come nelle prove da lavoro IPO, occorreva molto tempo; eppure io non glielo avevo mai insegnato.
Però le ho insegnato molte altre cose e mia nonna la chiamava cane da circo.
Era anche molto protettiva nei miei confronti, soprattutto la notte, e mia madre mi lasciava uscire la sera, per portarla fuori, sapendo che lei non avrebbe fatto avvicinare nessuno.
Lo ripeto: io e mio zio sapevamo tutto del dobermann… tutto tranne la devastante malattia che li colpisce: la cardiomiopatia dilatativa.
La scorsa estate, quando lei aveva un anno e mezzo, sono dovuta andare in Marocco per motivi di studio e, non avendo potuto portarla con me, ho sofferto molto. Mentre ero là sono venuta a conoscenza del fatto che la sorella del mio cane era morta da pochi giorni, a causa di un edema polmonare che, come confermato poi dal proprietario, è stato causato dalla malattia che, come voi ben sapete, porta proprio l’edema polmonare.
Sarei dovuta rimanere in Marocco quasi quattro settimane, ma alla seconda mio padre e mio zio mi hanno chiamato e mi hanno detto di tornare a casa perché il mio cane stava morendo.
Quando sono arrivata, i veterinari erano riusciti a salvarla per miracolo per permettermi di salutarla un’ultima volta. Ero devastata.
Il cane che mi aveva reso felice, il cane che mi aveva tirato fuori da un terribile momento della mia vita, stava morendo. Il mondo mi stava crollando addosso. Tutte le mie sicurezze e i miei punti di supporto si stavano distruggendo.
Informandoci, siamo venuti a conoscenza di un veterinario che stava testando le cellule staminali del sangue e che aveva precedentemente “curato” un alano affetto da cardiomiopatia dilatativa, allungandogli la vita di 3 anni dopo la manifestazione; subito l’abbiamo contattato per provare un’ultima disperata cura.
Ha iniziato a migliorare e io ho iniziato a sperare di nuovo. Doveva però prendere molte medicine che, in aggiunta alla cellule staminali, mia madre non si poteva permettere; quindi mio zio vi ha scritto sperando che voi ci poteste aiutare, ma ci avete risposto dicendoci che non era vero che avesse la cardiomiopatia dilatativa e che il suo edema era stato causato da un colpo. Potete immaginare, quindi, la mia sorpresa leggendo la vostra risposta dato che avevo molti elettrocardiogrammi ed ecocardiogrammi, non di uno ma di almeno 4 veterinari che testimoniavano che il mio cane era affetto da questa malattia. Proprio per questo ho deciso di ignorarvi e di rimuovervi completamente dalla mia mente perché, ovviamente, mi stavate prendendo in giro, anche sapendo che per me era un periodo molto difficile.
Ha raggiunto due anni di età e i veterinari erano sorpresi perché il suo cuore stava migliorando, sia come contrattura, sia come pulsazioni ma, soprattutto, non aveva scompensi cardiaci.
Ho vissuto un anno nel terrore con la paura di tornare a casa da scuola e non trovarla li; e ogni mattina la salutavo come se fosse l’ultima volta; e ogni mattina lei aspettava che lo facessi. Ma ogni volta che io tornavo lei era li che mi aspettava.
L’ultima settimana di maggio di quest’anno il suo edema polmonare è peggiorato, ma siamo riusciti a contenerlo.
La mattina del 16 giugno del 2014 non stava molto bene e quindi l’ho portata dal veterinario. Aveva la tachicardia, 250 battiti al minuto, ed era in scompenso cardiaco. Siamo stati li tutto il giorno.
Subito dopo aver fatto un elettrocardiogramma e un ecocardiogramma il veterinario ci ha detto che una valvola del suo cuore aveva smesso di funzionare e le restava meno di una settima di vita, se fossimo stati fortunati.
Stava soffrendo e, anche consigliati dal veterinario, ho deciso di farla smettere di soffrire.
E’ morta il 16 giugno 2014 alle 20.20 quando aveva due anni, sette mesi e 26 giorni e sono rimasta con lei fino alla fine. E… indovinate un po’ ? Il mondo mi è crollato addosso; tutte le mie sicurezze e i miei punti di supporto sono distrutti.
Siete felici adesso? Siete orgogliosi del vostro lavoro professionale?
Vi sto scrivendo questa lettera nella notte fra il 16 e il 17 giugno, alle 5.30 della mattina, perché non sono riuscita ad addormentarmi e vi sto scrivendo questa lettera al computer perché le mie lacrime non vi permetterebbero di poterla leggere su carta.
Sono consapevole del fatto che oggigiorno quasi tutti i dobermann, per non dire tutti, sono affetti da questa terribile malattia e certamente non siete gli unici nel mondo ad avere i cani malati.
Ma vi sto anche scrivendo questa lettera da ragazzina quindicenne con il cuore spezzato che, probabilmente, non sarà più capace di prendere un cane.
Quindi vi ringrazio per avermi dato due anni di sofferenza e dolore che solo il mio cane ha potuto poi trasformare in puro amore, ma certamente non grazie a voi.
Vi ringrazio per avermi nuovamente gettato in un oblio ancora peggiore di quando non avevo ancora incontrato l’amore della mia vita.
Era un cane stupendo, eccezionale, e gli avete rubato la possibilità di continuare a dimostrarlo. Gli avete portato via la possibilità di una vita più lunga, di una vita senza medicine, di una vita normale.
Mi ha reso felice più di qualsiasi cosa al mondo, e quel maledetto 16 giugno, quando ho accettato e l’ho accompagnata alla sua condanna a morte, lei si è fidata di me come sempre ha fatto.
E tutto questo a causa vostra, a causa dei vostri accoppiamenti sbagliati, al fine di raggiungere il cane perfetto, forse… si, ma solo esteriormente.
E voglio che ogni volta che farete un nuovo accoppiamento pensiate a me e come mi avete distrutto la vita. E quando andrete a letto, e non dormirete, pensate a come io ho passato le mie notti insonni. E quando vi morirà il prossimo cane, voglio che pensiate a quanto io sia disperata ora che, ormai sono le sette di mattina, sto piangendo e mi sento più sola che mai perché lei se n’è andata e non tornerà più… e a come questo mi abbia lasciato un vuoto incolmabile nel cuore…

Nicole

doby_addio2E adesso, con un gran magone e  tanta rabbia addosso, parliamone.
Parliamo non tanto del caso specifico (laddove è palese che ci troviamo di fronte a brutte persone che hanno fatto un pessimo lavoro e non ne vogliono neppure la responsabilità), quanto dell’affermazione di Nicole: “oggigiorno quasi tutti i dobermann, per non dire tutti, sono affetti da questa terribile malattia”.
Potrebbe sembrare un’esagerazione legata al dolore del momento, e in parte sicuramente lo è: ma se andiamo ad analizzare l’andamento della malattia si vede chiaramente che la sua incidenza, nel dobermann, è superiore a quella che riguarda le altre quattro razze in cui ne è stata dimostrata l’origine genetica (alano, terranova, irish wolfhound e cao de agua: per tutte le altre razze si parla ancora di malattia idiopatica, ovvero di causa sconosciuta).
Il motivo? Appare abbastanza ovvio: l’utilizzo (soprattutto in inbreeding, e comunque in consanguineità) di soggetti portatori sani… e a volte anche di soggetti dichiaratamente malati, il che è molto peggio perché per i portatori sani c’è almeno la possibilità della buona fede (anche se dopo uno, due, tre, dieci discendenti malati, qualche dubbio forse bisognerebbe porselo).
Il problema, in questa razza, è il seguente: si sa benissimo – anche se non si dice, per evitare rimostranze varie – chi siano stati i soggetti che hanno dato il via a questa tragedia… ma oggi questi soggetti sono presenti nel pedigree della stragrande maggioranza dei dobermann italiani (e non solo).
Purtroppo si è trattato di maschi particolarmente belli, stravincitori in expo, che quindi hanno coperto un’infinità di femmine: in un caso specifico il cane era di proprietà di un personaggio particolarmente in vista e particolarmente potente, ragion per cui diverse monte sono avvenute per “convenienza politica”, oltre che per l’effettivo valore morfologico del soggetto.
Come al solito si pone il Grande Dilemma: per migliorare una razza, per ottenere soggetti di altissimo livello, almeno un certo grado di consanguineità è praticamente obbligato. Consanguinetà che, come tutti sanno, non “crea” nessunissimo problema di salute: però ha l’effetto di portare alla luce quelli preesistenti.

doby_DMC_aperSe si lavora davvero con serietà, la consanguinetà è utilissima non solo per fissare i caratteri più desiderati, ma anche per far emergere gli eventuali problemi latenti (di cui l’allevatore, magari, non saprebbe mai nulla se continuasse ad accoppiare in outcross) e quindi ad eliminare dalla riproduzione i soggetti che potrebbero trasmetterli.
Quindi, dal punto di vista zootecnico, è doppiamente utile anche per salvaguardare la salute di una razza.
Quand’è, invece, che il lavoro in consanguineità diventa criminoso?
Semplice: quando l’allevatore si accorge che uno dei suoi riproduttori è portatore di una patologia letale… e  continua ad usarlo.
Attenzione: anche in questo caso ci sarà sempre chi difende il suo operato.
Dato per scontato che il cane perfetto sotto tutti i punti di vista (bellezza, salute e carattere) non esiste, o esiste in un caso su millemila… bisogna forzatamente accettare che i riproduttori “miglioratori” da un lato possano portare con sé qualche magagna – piccola o grande – dall’altro.
Il cane bellissimo potrebbe essere un po’ troppo nervoso, il cane dal carattere inimitabile potrebbe non essere il massimo della tipicità: ci sta e bisogna accettarlo, perché lavoriamo con la genetica (che ci è ancora in gran parte sconosciuta) e non con i mattoncini Lego.
Dal mio personale punto di vista, però,  NON è accettabile e va drasticamente stigmatizzato (e magari andrebbe anche punito in qualche modo) il comportamento degli allevatori che sorvolano su problemi di salute talmente gravi da causare la sofferenza e la morte precoce dei soggetti colpiti.
Qui non ci sono scusanti di sorta: chi usa in riproduzione soggetti con queste caratteristiche NON si può definire cinofilo, perché il termine “filia” (e cioè “amore”) è totalmente avulso dal suo modo di pensare.
Il dramma peggiora esponenzialmente, come abbiamo visto, se questa persona dispone anche di grande potere… perché a questo punto diventa a rischio tutta la razza, vista la frequenza con cui vengono usati i suoi riproduttori.
Ma chi viene “dietro”, chi viene “dopo”… cosa può fare?
Le scelte sono tre: o evita di usare i cani provenienti da quella linea di sangue (col rischio, anzi con la quasi certezza, di non vincere più nulla e conseguentemente di non vendere più un cucciolo… ma anche con quello – ancora più grave per chi ama realmente una razza – di produrre solo cani mediocri), oppure ne acquista qualcuno, ma prima di usarlo in riproduzione lo sottopone a tutti i possibili test per essere certo che non sia a rischio.
La terza possibilità è quella di comprare cani di quella linea di sangue e di usarli infischiandosene bellamente dei possibili problemi, cercando poi di scaricare le responsabilità sull’acquirente, come sembrerebbe essere avvenuto in questo caso, andando anche oltre l’evidenza.

MCD_ecoEcco: diciamo chiaro e tondo che l’allevatore in questione è uno sciagurato. Senza se e senza ma.
Altri sono stati, in buona fede, semplicemente vittime della superficialità (o dell’orgoglio, o dell’avidità, o della presunzione… o di tutto questo insieme) di chi è venuto prima di loro.
Altri ancora sono stati – e sono – con l’acqua alla gola: perché non vorrebbero avere in allevamento nessun figlio, nipote o pronipote dei soggetti “incriminati”, ma non trovano un cane decente che non ne abbia almeno uno nel pedigree.
Tra questi ci sono tutti coloro che si sono  accollati l’impegno (e le spese, non indifferenti) di testare tutti  i loro cani prima di farli riprodurre: e guardate che bisogna essere dei santi, perché poi non è che i cuccioli puoi venderli a prezzo maggiorato. Devi venderli allo stesso prezzo degli “altri”, dei figli della riproduzione “alla-spera-in-dio”.
Tu hai speso il doppio, loro guadagnano il doppio: vi stupite se qualcuno pensa “ma chi me lo fa fare?”.
Eppure, fortunatamente, qualcuno c’è stato, che ha messo la salute dei suoi cani al di sopra di queste considerazioni: e merita sicuramente un monumento.
La buona notizia è che, dopo anni ed anni di tragedie come quella che sta vivendo oggi Nicole, l’AIAD (Associazione Italiana Amatori Dobermann) ha capito (lo scorso ottobre, per le precisione) che forse la cardiomiopatia stava diventando un problema un po’ troppo serio: quindi ha proposto di rendere obbligatorio l’esame della DMC per tutti i dobermann da inserire nella riproduzione selezionata e per gli aspiranti Campioni italiani.
Sarebbe già stato un bel passo avanti, visto che nessuno sa cosa sia la Riproduzione Selezionata (che dovrebbe apparire in formato megagalattico sul sito di qualsiasi allevamento, nonché su quello del Club stesso… e invece bisogna andare a ravanare come disperati per trovarne traccia),  ma se non altro tutti sanno cosa sia un campione di bellezza.
E invece, che succede?
Che si scopre che non esiste un procotollo internazionale per l’esecuzione dell’elettrocardiogramma Holter (si tratta di un monitoraggio che dura 24 ore e che permette di evidenziare aritmie non identificabili durante il tempo di un ECC standard) e che quindi la richiesta di sottoporvi gli aspiranti campioni non può avere seguito.
Qui sotto copincollo la conseguente decisione dell’ENCI:

DCM_dob

Ma sì certo: “è” un perfetto esempio di ridicolaggine burocratica (oltre che di menefreghismo internazionale, perché è davvero pazzesco che questo protocollo ancora non esista, visto che la DMC è una delle patologie cardiache più diffuse in tutti i cani e specialmente in quelli di grande taglia). Però, se non altro, è anche segno che qualcosa si sta muovendo.
Con caaaalmaaaa, ma si muove: ed è, di nuovo, meglio di niente.
Ovviamente questo comporterà una piccola rivoluzione all’interno del mondo dobermanista… e nessunissima conseguenza nel mondo dei cinofili medi, di tutte quelle persone che vogliono semplicemente un cucciolo e che nulla sanno di riproduzioni selezionate né di malattie genetiche, perché nessuno li informa (se ne parla solo tra addetti ai lavori, e anche lì a voce non troppo alta: non sia mai che qualcuno possa offendersi).
Dunque, meglio non comprare nessun dobermann finché questa rivoluzione epocale non si sarà completata?
No, perché – fortunatamente – esistono i santi di cui parlavo sopra, che i test li hanno sempre fatti anche senza fucili puntati e che delle buone garanzie di salute possono offrirle (buone e non “assolute”, sia chiaro: se fossimo in grado di far venire al mondo soltanto cani perfettamente sani, probabilmente avremmo già pensato anche al modo di far nascere bambini perfettamente sani. Invece non ci riusciamo per la nostra specie, e figuriamoci per le altre).
Quello che bisogna fare, dunque, per questa come per molte altre razze, non è rinunciare al cane  dei propri sogni: è andare in cerca di questi “santi”, che poi sarebbero i famosi Allevatori con la A maiuscola, nonché gli unici veri cinofili degni di tale nome.
Bisogna chiedere, informarsi, farsi mostrare i risultati dei test ed acquistare solo cuccioli figli di genitori “puliti”… che magari lo saranno solo fenotipicamente, per i motivi visti sopra: ma se testeremo anche loro, e magari eviteremo di accoppiarli un domani in consanguineità, i rischi per i futuri cuccioli saranno sempre più bassi.
E soprattutto, a differenza di qualcun altro, noi avremo la coscienza pulita.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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