lunedì , 20 novembre 2017
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Husky, Golden, CLC… o magari canile? I dubbi di una lettrice

 di VALERIA ROSSI – Mi è arrivato qualche giorno fa, su FB, un messaggio che mi ha fatto contemporaneamente sorridere e pensare. Sorridere perché è scritto in modo spiritoso e autoironico, pensare perché credo che incarni perfettamente i dubbi in cui molti aspiranti cinofili (forse è questo il termine che cercava la lettrice…) si dibattono, ben poco aiutati a chiarirli dagli allevatori che descrivono sempre la propria razza come super-perfettissima.
Intanto leggetevi la lettera… e poi ne parliamo:

scelta_golden

Seguo da tempo con simpatia il sito ‘Ti Presento il Cane’, con l’occhio di quella che sarebbe cinofilissima-by-heart ma che poi non s’è mai messa sotto a studiare davvero: come chiamarci? Facili alla cino-commozione, ma così poco competenti da rischiare comunque costantemente lo sciuramariesimo?
Ci dovrebbe essere un termine da coniare…
Ho 27 anni, e 20 anni fa i miei erano al limite della preoccupazione da autismo, considerato che abitavo in appartamento a Milano e non si capisce assolutamente da dove sono nata con una fissazione tale che per Natale e compleanni chiedevo manuali di addestramento e cataloghi di razze (senza avere un cane, peraltro).
Alla fine, occhi dolci e testa dura, a 9 anni l’ho spuntata ed è arrivata a casa nostra Vicky, in realtà assolutamente per caso, dato che era l’ultima rimasta di una cucciolata incrociatissima (sembra fossero passati un volpino e un pinscher… sembra…) esposta in un negozio accanto al panettiere dove si forniva mia mamma.
Come dire, lei andava a prendere il pane e io mi appiccicavo alla vetrina. Mi sarei commossa da sola.
Vicky è mancata 4 anni fa, ne aveva quasi 15… è stata il mio primo e l’ultimo cane finora, e mi è entrata dentro come solo il cucciolo tanto sognato da una bambina può fare, specie se poi l’accompagna di fatto fino all’età adulta.
Per tutto il tempo in cui c’è stata, ero convintissima che sarei diventata veterinaria, avrei vissuto in una casa in campagna e avrei allevato Golden Retrievers, razza che mi ha sempre preso direttamente il cuore con quegli occhioni parlanti e la faccia da cani buoooni…
Oggi, che un po’ di tempo è passato, sono cresciuta e sono cambiate un bel po’ di cose: niente veterinaria, sono diventata educatrice d’infanzia, mi sono sposata lo scorso settembre, aspetto per Natale il nostro primo bimbo e sono venuta ad abitare da mio marito in una villetta monofamiliare spaziosa con intorno più campi, prati e boschetti che esseri umani, e con un giardino decisamente grande.
Il che, venendo sempre dall’appartamento di Milano, è un cambiamento abnorme… e nella mia testa ha da subito significato di nuovo: ‘CANE, CANE, CANE’.
Anche se di fatto avevo un po’ accantonato l’affrontare l’argomento “seriamente” (ripeto: non sono una cinofila studiosa e competente, anzi), l’idea dell’amico peloso intorno martella, martella… e ci si mette pure mio marito, che di base tanto cinofilo non è (lui è un gattaro di quelli potenti: non ne abbiamo “nostri”, in casa, ma parla con le due randagine che girano in giardino come se fossero sue figlie – per inciso, a me le due belve non mi filano di striscio), ma che sa che è un mio sogno da sempre.
Al mio scorso compleanno mi ha portato a visitare un allevamento di Golden di cui mi sono innamorata (anche proprio del clima, degli allevatori: mi era stato consigliato da una mamma che conosco che ha una splendida cagna presa da loro, e in effetti l’impressione è stata buonissima), poi ho accantonato un po’ il sogno, rimandandolo a data da definirsi: in effetti, ho in progetto di aprire un servizio che è una sorta di asilo nido in casa e mi sono concentrata su ulteriori titoli di studio, programmazione di pubblicizzazione, e comunque avanti e indietro da pendolare visto che sto ancora lavorando a Milano, a 40 km di distanza… ho pensato che prendere un cane al momento avrebbe voluto dire schiaffarlo in giardino, vederlo solo alla sera e chissà quando potergli dare giuste attenzioni, e … no, anche no.
Poi ti capita che rimango incinta. Che aprire un servizio educativo nuovo a settembre, dovendo partorire a dicembre, non mi sembra proprio la genialata dell’anno.
E finisce che da quest’estate, di fatto, starò fissa a casa… prima in maternità fino a primavera, e poi vedremo se riprovare a lanciare la cosa a metà anno o aspettare il settembre successivo, intanto che impariamo a fare i genitori.
Resta il fatto che sarò A CASA. Con un tempo libero che non ho mai avuto. Già da mesi prima di partorire.
E mio marito riparte: “Ma se lo prendessi a settembre, il cane? Avresti modo di starci dietro da subito, conoscerebbe il bambino ancora cucciolo, puoi gestire entrambi con il tempo che desideri… più che dopo, quando avrai l’apertura da seguire…”
SDENG.
Io me l’ero messo lì, nel cantuccio dei sogni lontani, ma più ci penso e più non mi sembra affatto una cattiva idea. E improvvisamente, torna un dubbio ancora più accantonato… Golden? Golden, sì???

Un primo elemento è quello, lo ammetto, delle occhiatacce delle amiche animaliste strenuamente parteggianti per i canili, perché ‘un amico non si compra’.
Sì, d’accordo. È che sarò anche incompetente e sciuramaria, ma io le cose alla carlona non le voglio fare; e senza pensare che prendere un cane in allevamento voglia dire avere un robottino perfetto con cui non dover fare nessunissimo tipo di lavoro, è pur vero che l’allevamento dà, o dovrebbe dare, quel certo tipo di garanzie che non trovo così insignificanti.
È chiaro che nessuno si diverte a pagare 1200 € potendo non farlo, specialmente con un bimbo in arrivo e un futuro lavorativo assolutamente incognito; ma COSA ci pago, con quei 1200 €…? La maggiore sicurezza sulla provenienza, sulle malattie, sul non-incrocio assolutamente a caso, su una buona socializzazione nelle primissime, cruciali settimane di vita.
A me piacerebbe, certo, fare la salvatrice in canile.
Intanto perché a tutti piace sentirsi salvatori, ma io COSA SO, del cane che vado a prendere in canile? Nel migliore dei casi, che non viene da una situazione esattamente rosea.
E lo farei anche, se si trattasse solo di ME… con la mia super-bastardina sono sopravvissuta, no? Era in negozio, sicuramente separata troppo presto dalla madre (doveva avere meno di due mesi), rimasta senza compagnia nella teca di vetro, incrociata tra due razze che non sono proprio sempre affabili… e non è mai stata un cane che abbia creato chissà quale problema, ma nemmeno era un cane “facile”.
Fino all’ultimo giorno è stata diffidente con gli estranei, rognosa con gli altri cani, abbaiona e timorosa. Sicuramente anche frutto del non-addestramento da parte mia, che a 9 anni mi sentivo già tanto fiera di averle insegnato ‘vieni’, ‘seduta’, ‘terra’ e ‘zampa’, ma comunque non è stata tutta una passeggiata.
Le ho voluto meno bene, perché non aveva un pedigree? Ma no di certo. Però io avrò la responsabilità del bimbo che porto in grembo e quella dei bambini che, se tutto va bene, le mamme mi affideranno quando partirà il mio progetto.
Per questo in primis pensavo al Golden: non solo perché “mi piaceva” da tempo, ma perché lo so cane giocherellone, con cui si può fare un bel lavoro, collaborativo, adatto alla compagnia di bambini (certo, seguito col dovuto impegno ecc; ma non mi dispiacerebbe approfondire la cosa, ogni tanto mi interesso a corsi di pet-therapy, all’idea che possa essere non solo un cane che si trova lì quando ci sono i bambini ma anche che lavora CON i bambini…).
Ma… c’è un ‘ma’.

scelta_huskyUn’altra piccola luce nel cervello, che rimanda a una passione ancora più vecchia: prima dei manuali di addestramento, io ho praticamente imparato a leggere con ‘Zanna Bianca’. E la debolezza al fascino irresistibile dei cani più “lupini” è una cosa che mi è rimasta dentro, anche se è molto diversa: non è la simpatia che porta verso il Golden, è un discorso di ammirazione, forse perfino di maggior rispetto verso l’animale come altro individuo indipendente, non solo lì a portar pantofole e ubbidire ai comandi… si riesce a capire cosa voglio dire?
Non so se sia solo una questione fisica… trovo che il Siberian Husky sia sì il cane più bello in assoluto, ma della bellezza alla fine chissene, è proprio un discorso di incontro con un altro tipo di natura.
Forse anche proprio la consapevolezza del “passo indietro”, del dire non mi prendo il cane-giocattolo, qui devo guardarlo negli occhi e dire: “Ok, ci sono io e ci sei tu. Che si fa?”
È un fascino che per me continua ad essere magnetico, e – casualità – che è molto sentito anche da mio marito, che come dicevo non è che si sia mai interessato ai cani, ma con QUEL cane non ce la fa, anche lui, a non fermarsi incantato.
E per come è fatto lui, riservato, che si basta da solo, sempre indaffarato a far mestieri in giardino, molto più “nature boy” di me (nata e cresciuta cittadina) e non a caso molto portato al rapporto di amicizia-ma-anche-indipendenza più tipico con i gatti, ho molto più l’impressione che sarebbe un “tipo da Siberian” che non “da Golden”.
Come dire: anche per come me lo propone, è come se, scegliendo un Golden, scegliessi di avere il mio cane, e lui ok, accetta ma senza coinvolgimento (poi vorrei vedere se resisterebbe a un cucciolo… ma sorvoliamo).
In realtà questa comune ammirazione reverenziale per i Siberian l’avevamo già appurata in passato, ma avevamo un po’ accantonato l’idea per… beh, lo dico chiaramente: per paura.
Da quanto si legge e si sente, sembra che tutti sian lì a dirti che “però può essere un cane tosto”.
Che se fai errori nell’impostare la gerarchia dall’inizio (cosa possibilissima, visto che lui di cani non ne ha mai avuti, mentre io sono “a secco” dopo la piccoletta di cui sopra… ed è passato un bel po’….), farà sempre quello che vuole lui.
Che sono necessarissimi i corsi di addestramento, altrimenti “non lo tieni”.
Che scava. Che scappa… ok, abbiamo capito che non scappa, esplora: ma nel nostro caso la cosa mi spaventa sì, visto che il giardino non è contornato da recinzioni alla ‘Jurassic Park’, e se fossi un cane credo ce la farei anch’io a saltar fuori con un po’ di impegno.
E il vicino, qualche terra più in là, ha il pollaio, seppur chiuso; e “l’Husky preda, ruba, non puoi impedirglielo. Finisce che vi scappa nel bosco e vi fa razzie”.
È una razza che mi lascerebbe tranquillissima sulla non mordacità e aggressività (con l’idea del giro di bambini e famiglie, l’ultima cosa che voglio è un cane da guardia), ma dall’altro lato nemmeno mi sembra istintivamente portato a fare il cane-chioccia con bambini intorno e musica alla Mulino Bianco… ma sarà poi COSI’ terribile e ingestibile?
Ne vedo tantissimi, di Husky, che sembrano super-equilibrati. A casa mia a Milano ne avevo vicina una coppia, che viveva in un bilocale… e stavano benissimo.

scelta_clcPoi con mio marito siamo passati per caso in un allevamento di CLC (non li cercavamo, eravamo lì per altro): beh, quelli sono ancora più lupini, che meraviglia a vedersi!
Ma: l’allevatrice ci dice che la cucciolata non possiamo vederla, perché sono nati da una decina di giorni e “la madre non fa avvicinare nemmeno me”; il padre gira ululando fuori e, lui sì, ha intorno una recinzione da t-rex, di più di 3 metri; e quando chiedo all’allevatrice che tipo di cani siano, se siano particolarmente impegnativi, mi risponde: “Mah, se sei un tipo da quei cani-bambolotto è un’altra cosa, ma non è che richiedano attenzioni particolari: sono cani, punto”.
E io penso: a) che questa allevatrice NON mi piace per niente; b) che se sono “cani, punto”, non vedrei la necessità dei box da transfomers; c) che sono ufficialmente confusa.
Perché a questo punto, rispetto a un CLC, un Husky mi dà comunque l’impressione di essere un cane molto più cane, e non lo so, non riesco ad avere la sensazione che sia un “cane difficile”… ma questo succede solo perché sono una sciuramaria al quadrato e non ne so abbastanza?
A questo punto alzo le braccia: sì, NON NE SO ABBASTANZA davvero.
A sentire gli allevatori di una razza o dell’altra, è chiaro che ognuno è innamorato della propria e ne magnificherà le qualità. La questione è: prima di rinunciare al sogno dell’Husky, unendoci tra l’altro la condivisione di una cosa così bella con mio marito, io vorrei proprio sentirmi dire che ME LO SI SCONSIGLIA.
Che, sì, scapperà, mangerà tutti i polli del vicino, e si scrollerà regolarmente di dosso mio figlio quando cercherà di tirarsi in piedi, per andare a sdraiarsi dove non può essere raggiunto e guardarlo con quell’aria di altezzosa superiorità da gatto.
Che, senza essere addestratori competenti, io e mio marito non ne avremo mai il controllo. E che non si potrà portarlo da nessuna parte, perché scapperà anche da qualsiasi casa di vacanza, che non abbia 3 metri di ringhiera.
E che per l’incompetente che sono, l’unica scelta su cui davvero posso andare tranquilla è un Golden… almeno di danni ne farò lo stesso, probabilmente, ma saranno limitati a un terremoto di cane che distruggerà la casa con le sue dimostrazioni di affetto … oppure no?
Mi rendo conto (oltre del fatto che ho scritto un romanzo che le toglierà un sacco di tempo, cosa che mi imbarazza molto anche perché lei non passerà certo tutto il giorno a grattarsi la pancia aspettando di ricevere storie di persone confuse al limite della banalità a cui dare risposte cercando di non mandarle a quel paese) che è fortemente da sciuramaria inviarle una mail a tema ‘Golden vs Husky’: perché non le chiedo direttamente se sarebbe meglio un criceto o uno yak?
Spero che questo fiume di righe faccia almeno capire che il mio non è un discorso meramente di “sono due cani tanto belli, non so quale si intona meglio al mio giardino”; so perfettamente che sono due razze diversissime, so perfettamente di non essere profondamente competente, e quindi vorrei consigli, perchè non voglio fare cavolate. Vorrei un cane che renda felice me, la mia famiglia, ma prima di tutto che SIA un cane felice.

Che dire?
Ho risposto a questa ragazza cercando di spiegarle un po’ a grandi linee la mia razza (siberian husky): ma anche mentre scrivevo mi dicevo da sola: “Sì, certo, è così a meno che non si trovi un soggetto che invece…”; o “Sì, fanno cosà, a meno che non siano educati a non farlo”… eccetera eccetera.
In pratica: l’appartenenza ad una razza garantisce determinate caratteristiche “di base”, che stanno nel DNA del cane. Ma non è assolutamente certo che alla fine emergano, che non vengano inibite (o magari esaltate) dagli influssi ambientali (leggi: proprietari), che magari nel soggetto X siano meno rilevanti che nel soggetto Y.  Dal mio stesso allevamento sono usciti husky predatori e fuggiaschi (pardon… esploratori!) e altri più tranquilli e capacissimi di passare davanti ad un pollaio senza neppure voltare la testa. Di solito queste differenze erano legate all’azione umana, ma in alcuni casi no: i cani erano proprio così “dalla nascita”.
Dunque, se è vero che gli allevatori tendono quasi sempre ad esaltare le caratteristiche positive della razza che amano (il che è anche naturale, visto che appunto la amano!), è anche vero che quando si acquista un cane non c’è mai nulla di certo al cento per cento. Diciamo che una buona selezione aumenta le possibilità che certe caratteristiche si manifestino… ma di solito la selezione si fa – caratterialmente – su ciò che ci si aspetta da quella determinata razza in campo sportivo, utilitaristico o sociale. Restando all’esempio degli husky, si devono assolutamente selezionare cani che amino tirare la slitta, che siano docili ed amichevoli con gli umani e il più possibile collaborativi con gli altri cani (dovendo lavorare in muta)… ma io, per esempio, non mi sarei mai sognata di fondare la selezione sul fatto che i miei cani rincorressero o meno le galline.
Quella è una cosa che si può insegnare (intendo “lasciarle in pace”, ovviamente: non rincorrerle e farle fuori!): il “desire to run” (ovvero il desiderio di trainare) invece non si insegna. O c’è o non c’è: è genetico e basta.
Il compito dell’allevatore, dunque, è occuparsi di selezionare ciò che una razza deve avere nel DNA: tutto il resto si ottiene con l’educazione  e l’addestramento, e sarà nelle mani del proprietario del cane.
La nostra amica, pur definendosi “sciuramaria”, non lo è affatto: tant’è che sta cercando di informarsi, di capire, di scegliere una razza solo dopo averci pensato bene. Però, purtroppo, nessuno potrà mai darle risposte preconfezionate e sicuramente esatte… perché non esiste un cane “preconfezionato”. Ogni cane è il frutto di due fattori: selezione ed educazione. E se alla prima deve pensare l’allevatore (garantendoci un cucciolo sano, equilibrato e in possesso di tutti i caratteri psicofisici tipici della sua razza), la seconda spetta al proprietario… che in qualche caso potrà esaltare, ma in qualche altro anche rovinare del tutto il lavoro dell’allevatore.
In pratica: quando noi descriviamo una razza parliamo di cani ben allevati e correttamente gestiti. Purtroppo non sono tutti così… ma quando si sceglie una razza un po’ più impegnativa di un’altra diventa indispensabile “mettersi sotto a studiare davvero”. Se si ha voglia di farlo, nessun cane è precluso, neppure ad un neofita: se non si ha voglia, o tempo, o modo di farlo… allora la scelta più intelligente è sicuramente quella della razza più comoda e semplice da gestire: sperando sempre che la parte “selezione” sia stata fatta con competenza e soprattutto che la genetica non abbia deciso di fare qualche scherzetto imprevisto.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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