sabato , 18 novembre 2017
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Bocconi avvelenati: chi deve fare cosa?

spinea1di VALERIA ROSSI – Da qualche giorno sto seguendo, tramite un’amica di FB letteralmente terrorizzata per il suo cane, la vicenda dei bocconi avvelenati che hanno già ucciso, a quanto pare, 16 cani tra Spinea, Mirano e dintorni, tutti in provincia di Venezia (il giornale qui a sinistra aveva pubblicato la notizia quando si era “soltanto” a sei casi).
Inizialmente i bocconi erano stati sparsi in un’area cani, ora lo psicopatico avvelenatore si sta allargando e ne sono stati ritrovati sia in un parco che nel giardino di una casa privata.
Come se non bastasse la tragicità della storia in sé, quello che colpisce è l’apparente disinteresse delle istituzioni: l’amica che mi sta aggiornando sulla vicenda, infatti, mi ha scritto di aver contattato polizia, carabinieri e Comune… ed ecco il risultato:

La polizia non mi ha detto nulla, ma perlomeno è stata gentile; i carabinieri, oltre a chiedermi “lei a che titolo mi fa queste domande?” mi hanno detto solo che tutta Spinea è da considerarsi a rischio e di sentire il Comune per sapere degli eventuali provvedimenti; dulcis in fundo, in Comune la responsabile ambiente e protezione civile mi ha detto che non stanno facendo NIENTE perchè non hanno ricevuto nessun avviso con analisi di bocconi avvelenati/autopsie!

Si resta allibiti di fronte a queste risposte, visto che molti proprietari delle vittime hanno sporto regolare denuncia: ma a quanto pare nessuno ha chiesto loro di produrre referti, analisi o autopsie.
Allucinante, poi, quanto si legge su “Mirano Magazine”.
Dopo il racconto di una proprietaria che è riuscita miracolosamente a salvare il suo cane dopo che aveva ingerito dei wurstel “ripieni” al veleno per topi, arrivano le seguenti considerazioni: “sembrerebbe un fatto isolato inspiegabile” (isolato, con 14 cani morti al momento in cui è stato scritto l’articolo?), e poi “per la tipologia del confezionamento, fa riemergere vecchi attriti tra gli agricoltori e i cacciatori che spargevano bocconi avvelenati in alcune aree per far desistere l’accesso nei territori a chi pratica l’attività venatoria della caccia. Questa ipotesi è sostenuta anche dalle forze dell’ordine, poiché, sia per la derattizzazione che per il randagismo esistono sistemi più moderni ed efficaci”.
Cioè, spargere bocconi avvelenati sarebbe un metodo semplicemente un po’ datato per contrastare il randagismo? Ma siamo pazzi?!?
Se questo è l’atteggiamento della stampa locale (che conclude con “Speriamo non si ripeta, ma consigliamo di tenere sempre gli occhi aperti”… come se fossero i cittadini a doversene preoccupare, e non le istituzioni), non sorprende più di tanto che non sia ancora stato fatto nulla per contrastare il pazzo criminale che continua allegramente – la sua opera, evidentemente indisturbato.

spinea2Che fare, per “disturbarlo”?
Su Geapress ho trovato un articolo decisamente esaustivo su tutte le procedure da seguire: che sono piuttosto complesse, ma chiare.
Servono effettivamente le denunce corredate da referti e autopsie, dopodiché, però, il Sindaco “deve aprire un’indagine, bonificare e tabellare la zona, intensificare i controlli. In caso di inadempienza il Sindaco va prontamente diffidato perché proceda immediatamente ad assolvere i suoi compiti”.
Non solo. Si legge anche che “l’Ordinanza ministeriale prevede che presso ciascuna Prefettura sia attivato un ‘Tavolo di coordinamento’ per la gestione degli interventi da effettuare e per il monitoraggio del fenomeno. Il ‘Tavolo’ , coordinato  dal Prefetto, è  composto da  Provincia, Sindaci, Servizi veterinari ASL, CFS, IZS, Guardie Zoofile, Polizie locali ed un medico veterinario libero professionista, nominato dall’Ordine dei Medici Veterinari della provincia di appartenenza. Se presso la Prefettura il ‘Tavolo di coordinamento’  non è ancora organizzato, occorre scrivere al Prefetto per chiederne l’immediata istituzione”.
La legge, dunque, prevede meccanismi precisi tesi a contrastare questi fenomeni: fa specie, però, che lo spargimento di bocconi avvelenati venga considerato un reato legato solo agli articoli 544-bis e 544-ter del codice penale (uccisione e maltrattamento di animali), mentre andrebbe considerato anche come tentata strage, visto l’altissimo rischio che corrono i bambini piccoli, notoriamente avvezzi a mettere in bocca qualsiasi cosa trovino.
Nel frattempo non possiamo che invitare i proprietari di cani residenti in quelle zone a seguire le procedure richieste, il Sindaco a farle almeno conoscere, anziché aspettare che le scoprano da soli, tutti gli umani a far uscire i propri cani solo con la museruola (che è sicuramente antipatica, ma in casi di emergenza come questi può essere un vero salvavita)… e soprattutto a NON partecipare alla manifestazione cinofila che si terrà domenica prossima al parco di Spinea, all’uscita del quale sono stati ritrovati alcuni dei bocconi.
E’ davvero incredibile che non sia stata annullata o almeno rimandata questa manifestazione, visto l’altissimo rischio e visti i precedenti di San Marino (per chi non lo ricordasse, anche lì era all’opera un pazzo che, dopo aver ucciso diversi cani in case private, ha seminato veleno durante l’Esposizione Canina Internazionale).
I bocconi avvelenati sono una vera tragedia troppo spesso sottovalutata: è importante che i cittadini si attivino il più possibile per coinvolgere chi di competenza, ma sarebbe ancor più importante che venissero comminate pene severissime (quelle per l’uccisione di animali, come tutti sappiamo, sono ridicole) a chi si rende colpevole di tali infamie.
O bisogna aspettare davvero che muoia un bambino, prima di capire gli effettivi rischi che si corrono quando ci sono in giro pazzi furiosi come quello che sta operando a Spinea?

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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