domenica , 19 novembre 2017
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La moltiplicazione degli esperti, dei corsi e dei fornitori di pedigree

razze_mucchiodi VALERIA ROSSI – E dire che c’è stato uno che si è limitato a moltiplicare pani e pesci:  ed è pur vero che l’hanno messo in croce, ma dopo 2000 anni ne parlano ancora tutti…
No, non intendo essere blasfema: ma è un dato di fatto che la nostra cinofilia stia producendo tali e tante “moltiplicazioni” che il buon Gesù, al confronto, era un dilettante.
Si è cominciato con la scoperta della figura dell'”educatore cinofilo” (quello che si doveva distinguere dall’addestratore-brutto-cattivo-e-violento-che-impiccava-i-cani): perché una volta identificata – e magari anche un po’ mitizzata – questa figura del buono-gentile-rispettoso con i cani, bisognava anche capire dove questi personaggi andavano a parare. E così nacquero i corsi: prima tenuti e gestiti da un paio di sigle, poi da millemila… anche perché le adesioni fioccavano, ognuno voleva avere il suo tornaconto e quindi perfino all’interno della stessa sigla cominciavano gli scanni e le divisioni, con conseguente nascita di nuovi organismi.
Risultato: prima moltiplicazione, quella delle associazioni. Ad oggi, confesso, non sono in grado di dirvi quante siano perché è diventato impossibile contarle (in pratica, ogni giorno ne nasce una nuova).
Ovviamente, a monte di tutto questo, c’è il totale vuoto legislativo per cui ognuno può svegliarsi alla mattina, fondare la propria associazione cinofila e cominciare a tenere corsi. Tenuti da chi, con quali competenze, con quale formazione alle spalle? Boh, chi se ne importa? Non c’è nessuna regola, nessuna legge che dica “per fare il docente devi avere almeno questi requisiti”.
Nei giorni scorsi ho commentato un filino dubbiosa la pagina di un tizio che ha messo in vendita un e-book, anzi due, dal titolo “Addestramento del cane”.  Prezzo, 17 euro.
Niente di male, per carità… chiunque può scrivere quello che je pare e pubblicizzarselo finché gli pare: io di libri ne ho scritti un centinaio, quindi figuriamoci se mi dà fastidio che qualcun altro si cimenti nella stessa impresa.
La nota stonata sta nel fatto che questo signore pubblicizza i suoi parti attaccando gli addestratori che invece lavorano sul campo (testuali parole:  al 99% delle persone – che non ci riescono senza – basta leggere un buon libro per educare il cane. Il resto sono bugie per chiedervi un sacco di soldi che potete risparmiare“); sta anche un po’ nel fatto che la formazione di questo signore,  per sua stessa ammissione, sta nell'”avere sempre avuto cani” e nell’aver ottenuto risultati mirabilanti che però non può dimostrare, perché al momento non ne ha più neanche uno.
Ma questo personaggio, dopo tutto, sarebbe soltanto pittoresco (specie se non approvasse, nel suo libro, l’uso del collare elettrico…): invece mi preoccupa assai il fiorire di corsi per educatore sprovvisti di parte pratica.
Eh, sì… perché già mi era saltata la mosca al naso quando la DeAgostini aveva ottenuto il patrocinio dell’ENCI per quello che, inizialmente, sembrava essere un corso “solo” per corrispondenza: ma poi lì si è chiarito tutto, la parte pratica c’è e si fa sul campo (tant’è che ho anche collaborato con loro).
Invece adesso scopro l’esistenza di corsi esclusivamente online, senza riferimento alcuno ad una possibile pratica… e a prezzi che sicuramente faranno moltissima gola a una marea di aspiranti educatori.
L’ultimo che mi è stato segnalato è quello che potete trovare a questo link… a 49 euro (però “solo per pochi giorni”: poi ne costerà ben 200… o 250, non si è ben capito perché sulla stessa pagina appaiono entrambe le cifre)!
E’ vero che il programma è un filino limitato (dieci esercizi in tutto), ma il fatto che a fine “corso” venga anche rilasciato un “attestato” (de che?)  è decisamente sintomatico: infatti chiunque abbia pagato 49 euro e seguito queste lezioni (a fine pagina, al link indicato sopra, c’è un video dimostrativo… che non commento perché non ho parole.  Vi prego di guardarlo – fino in fondo, ovvero fino alla dimostrazione pratica –  e di trarre da soli le vostre conclusioni) potrà aprirsi il suo bel campetto, appendersi al muro il diplomino e cominciare lavorare (ovvero, in queste condizioni, a far danni).
Certo, è vero che poi interviene la “selezione naturale”: di campi aperti su basi simili a questa ne sono già nati e morti un’infinità… e che muoiano è fuori discussione, a lungo andare. Ma è quel “lungo andare” il problema, perché ci sarà comunque sempre qualcuno a queste persone, ingenuamente, affida il proprio cane, così come ci sarà chi si illude che un libro non possa semplicemente “aiutare a capire meglio” e “affiancare” il lavoro con un bravo educatore/addestratore, ma possa sostituirlo.
Verrà, prima o poi, il giorno in cui una professione delicata come quella dell’educatore/addestratore verrà regolamentata in modo decente?
No, perché io “c’ho un’età”… e quel giorno mi piacerebbe vederlo, ma se andiamo avanti così dubito di arrivarci.

icbdUltima moltiplicazione, quella dei fornitori di pedigree: abbiamo già parlato dell’Alianz Canine, adesso è il turno dell’Italian Club Breed Dogs (perché poi in inglese, se è italiano? Per di più mi pare un inglese un po’ maccheronico, ma non è certo questo il problema…).
Pure questo club, esattamente come l’Alianz, promette “pedigree di prima origine” (si intende “prima generazione? Non mi è chiaro): in più ci mette anche il “riconoscimento di razze canine” (aiuto!).
Il tutto “su basi documentate”: ma quali?!?
L’unico documento che può fungere da base per l’attribuzione di un pedigree, fino a prova contraria, è il pedigree dei genitori. Se questo manca, si potranno attribuire certificati genealogici basandosi esclusivamente sul fenotipo, ovvero su ciò che si vede “a occhio”: il che, ovviamente, non garantisce assolutamente ciò che può esserci alle spalle (ricordo ancora una volta che uno dei frutti della “fuitina” di un mio pastore tedesco con una cocker sembrava, “a occhio”, un pastore tedesco purissimo: ma non oso pensare a cosa sarebbe saltato fuori se fosse stato usato in riproduzione).
Sia chiaro: io NON sono e non sarò mai una fanatica dell’ENCI. Ho ripreso la tessera perché sono tornata a lavorare in cinofilia, perché insegno ai corsi ENCI e mi sembrava quantomeno civile ri-associarmi a un Ente per cui effettuo dei lavori… ma continuo a pensare che l’ENCI potrebbe lavorare molto, ma molto, ma molto meglio di quanto non faccia.
Ciononostante, almeno le linee guida dell’ENCI (che sono poi quelle dell’FCI) hanno un senso zootecnico: ed io non avrei proprio nulla in contrario se domani nascesse un Ente alternativo capace di migliorarlo, questo senso zootecnico (per esempio selezionando meglio i propri allevatori ed effettuando controlli severissimi sul loro operato… anziché rinnovare la tessera anche a personaggi condannati per maltrattamento).
Però quello che sta apparendo all’orizzonte, purtroppo, non promette niente di buono: l’unico scopo sembra quello di approfittare della direttiva EU 174\91 (che liberalizza la tenuta di libri genealogici) per attirare come mosche sul miele i proprietari di cani senza pedigree, rilasciando “pezzi di carta” che di zootecnico non possono avere nulla.
L’unica speranza è che il proliferare di iniziative simili ottenga lo stesso effetto della moltiplicazione dei corsi cinofili: alla fine la gente non ci capisce più nulla… e quando prende informazioni, la prima cosa che chiede è se hanno il riconoscimento ENCI.
E’ un vero peccato che il nostro Kennel Club, forte del suo riconoscimento ministeriale (oltre che dei suoi 132 anni di vita), a volte non sappia essere all’altezza delle aspettative dei cinofili: però, se le alternative sono queste, God save the ENCI.
Almeno finché “cinofilia” significherà anche “zootecnia” (e davvero non vedo che altro potrebbe significare).

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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