venerdì , 24 novembre 2017
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Ancora giornalismo cinofobo ed allarmista

pit_passegginodi VALERIA ROSSI – Ormai si va di male in peggio: verrebbe voglia di alzare le spalle e arrendersi, ma non si può perché si lascerebbe il campo libero a troppi pennivendoli da strapazzo. Quindi, quando troviamo articoli come questo, noi continuiamo a segnalarli, cosicché i lettori possano replicare inviando email che invitino ad una maggiore correttezza.
Stavolta il titolo è più allarmistico che mai: “Pit bull si scaglia sul passeggino”.
La notizia? Eccola qua:

Momenti di terrore sabato mattina in viale Aldo Moro quando un esemplare di American staffordshire, un cane da combattimento simile al pitbull, si è scagliato su un passeggino condotto da una giovane mamma che portava a spasso un bimbo di due mesi. L’animale è sbucato chissà da dove e la donna urlando ha cercato di difendere il figlioletto, ma il vero obiettivo dell’Amstaff non erano gli esseri umani, bensì un suo simile, un cagnetto di piccola taglia tenuto al guinzaglio il cui capo era fissato alla maniglia del passeggino”.
Dunque: il cane non era un pit bull ma un amstaff; non ce l’aveva col passeggino, ma col cane legato al passeggino; più avanti si scopre che anche il cagnolino si è salvato (perché l’amstaff è stato”distratto da alcuni passanti”… figuriamoci quanto era impegnato a combattere…) e che l’amstaff è buonissimo con gli umani.
Insomma: non era Varazze, non era Savona e non era nemmeno quella volta lì (cit. da “I crauti” di Monica Vitti, 1972. Se siete troppo giovani per conoscerla, cercatela su Youtube:  è stato forse il primo esempio di canzone totalmente demenziale, un vero cult).
Ma la cosa più ridicola in assoluto (o quella che fa più incazzare in assoluto, scegliete voi) è che in calce all’articolo troviamo una seconda notizia: “Ieri l’Ages è dovuta intervenire per un altro caso forse collegato all’abitudine di lasciare liberi i cani: un meticcio ha morso una donna e un giovane in via Acquedotto, mandandoli all’ospedale con ferite lievi. Oggi dovrebbe essere catturato”.
Tre righe, contro le contro le venti dedicate alla non-notizia del non-ptbull non-killer.
Ho appena inviato alla redazione di Olbia de “La Nuova Sardegna” la seguente email:

Spett.le Redazione,
da cinofila di lungo corso non posso restare allibita di fronte all’articolo pubblicato dalla Vs. testata e titolato “Pit bull si scaglia sul passeggino”… quando si evince poi dalla cronaca che il cane non era un pit bull, non ce l’aveva col passeggino ma con un altro cane legato ad esso e che il tutto è finito bene (salvo qualche morso subito dal cagnetto).
In compenso la notizia del meticcio che ha invece morso effettivamente due persone trova tre righe di spazio in fondo all’articolo. Che c’è? “Meticcio” non faceva abbastanza audience?
Da giornalista posso anche capire l’esigenza di attirare l’attenzione dei lettori con un titolo ad effetto: ma tra “ad effetto” e “falso” ce ne passa.
Tutti i cinofili italiani sono francamente stufi di leggere pezzi cinofobi ed allarmistici, tesi a criminalizzare alcune razze (anche quando non c’entrano, come in questo caso).
Spero vi rendiate conto che in questo modo:
a) si alimenta una cinofobia già abbastanza dilagante, che è poi la prima causa di incidenti con i cani protagonisti;
b) si incoraggiano gli abbandoni;
c) si danneggia gravemente il lavoro di chi alleva seriamente e coscienziosamente razze come l’american staffordshire, che NON è un cane da combattimento ma un cane da lavoro, spesso utilizzato con eccellenti risultati in protezione civile e pet therapy (esattamente come il pit bull da cui deriva).
Sono quindi a pregarvi di modificare almeno quel titolo falsamente allarmistico e ad avere, anche in futuro, maggiore rispetto per allevatori e proprietari… oltre che per i cani stessi, che hanno il solo problema di non poter sporgere denunce per diffamazione.
Quanto alla non-notizia (perché una banale lite tra cani non mi sembra degna degli onori della cronaca…), forse sarebbe stato meglio non darla: oppure darla in modo corretto, sottolineando l’opportunità di tenere sotto controllo i propri cani – a qualsiasi razza o non razza appartengono.
Grazie per l’attenzione”

Invito caldamente tutti i lettori a scrivere a loro volta qualche riga a [email protected], stigmatizzando l’operato della redazione che ha pubblicato questo cumulo di ridicolaggini… che di certo fanno ridere noi cinofili, ma che ancora una volta alimenteranno le polemiche e l’intolleranza verso alcune razze.

 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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