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Caro Diario… (6)

di VALERIA ROSSI – 6 luglio 2014, ore 10,00 – Caro Diario, oggi è il terzo compimese di Samba e quindi più tardi faremo festa… ma non è di questo che ti voglio parlare. Vorrei parlare, invece, di dominanza e sottomissione.
Ma seriamente, eh… perché vedi, nei giorni scorsi ho pubblicato su Facebook alcuni “fumetti” con protagoniste Samba e Bisturi, che hanno fatto pensare agli amici faccialibreschi: a) che Bisturi sia una santa & martire (il che è pure vero); b) che Samba le abbia messo le zampe in testa (il che invece non è vero per nulla).
La sequenza che avevo pubblicato su FB era la seguente, che ritraeva l'”invasione” da parte di Samba degli spazi privati della staffy (ovvero il suo kennel):

invasionekennel1

invasionekennel2

invasionekennel3
Ora, le foto non possono mentire ed è evidente che queste cose succedono davvero, in continuazione (e i fumetti saranno un pelino umanizzati, ma non credo che si discostino molto da quello che i cani pensano in realtà): però il fatto che la Bisturi sia immensamente paziente con la cucciola non significa che, al momento giusto, non sappia farsi rispettare.

caincainIn realtà, dopo che Samba ha rotto sufficientemente le scatole, quello che succede è che venga presa a ringhioni e a volte pure a mozzichi, al che lei capotta cainando come un canescannato (vedi foto a sinistra: nelle foto non c’è il sonoro e i CAIN CAIN non si sentono, ma credetemi sulla parola),  dopodiché la Bisturi la tiene per la gola e lei si immobilizza in totale sottomissione passiva: ma ancora più spesso basta un’occhiataccia della Bisturi per spegnere gli eccessivi ardori della cucciola (vedi foto sotto)… almeno per tre minuti circa, perché poi ricomincia.
Però, quando la Bisturi fa sul serio, lei lo capisce al volo e si dedica ad altro (solitamente a mordere le caviglie a me).
Insomma, nonostante i miei fumetti – che hanno il solo scopo di far sorridere, e non certo quello di dare lezioni di etologia -, le gerarchie in questa casa sono ben chiare: è la Bisturi che comanda, nonostante la sua innata bontà e la sua immensa pazienza… ma oltre a gentilezza e pazienza lei dimostra anche esperienza, sicurezza, abilità superiori a quelle della piccoletta:  e per questo, al momento giusto, viene rispettata.
Basta stare cinque minuti di orologio in casa mia per rendersene conto, ed è per questo che mi chiedo come possano alcuni sedicenti (e sicuramente sepensanti) cinofili sostenere che le gerarchie non esistano.
Sorge il lecito dubbio che di cani non ne abbiano proprio mai visti, o almeno che non abbiano mai visto (o che non abbiano capito: ma come si fa a non capire, quando i fumetti sono così evidenti?) come interagiscono tra loro.

tidomino

occhiataccia
Ora, la domanda seguente sorge spontanea: come facciamo, noi umani, ad ottenere lo stesso rispetto?
E la risposta mi sembra ovvia: dobbiamo dimostrare le stesse doti della Bisturi, ovvero bontà e pazienza (tradotte in umanese: coccole, amore – con una emme sola, eh: l’ammmore è un’altra cosa – e taaanta capacità di sopportazione  quando un cucciolo si comporta da cucciolo, ovvero rompe le palle) ma ANCHE capacità gestionali, esperienza, controllo assoluto delle risorse (cibo, gioco, spazi), capacità educative (che in umanese significa semplicemente “dare delle regole”).
E se il cucciolo sgarra?  Si fa come la Bisturi: si utilizzano le occhiatacce, i ringhi (in umanese: un bel NO convinto, cosicché il cucciolo abbia ben chiaro quello che vogliamo/non vogliamo da lui, senza dover tirare a indovinare perché noi ignoriamo le azioni sgradite), le immobilizzazioni, tranquille e assolutamente senza violenza, ma ferme e decise.
Non c’è nessunissimo bisogno di alzare le mani né di urlare come ossessi (anche se a me, confesso, qualche urlaccio ogni tanto scappa…): le mani vanno usate, sì, ma con lo stesso controllo che la Bisturi usa per i suoi “morsi”, che veri morsi non sono mai (altrimenti Samba sarebbe ormai ricucita da capo a piedi) ma che hanno lo scopo di farle capire che quando è “basta”, è “basta”.
Personalmente utilizzo la “presa di collo”: quando esagera la tengo le metto la mano sul collo, la tengo ferma e  le dico “stop”. Appena si tranquillizza, “SIIII!” e premio.

jamsessionFino ad oggi (un mese esatto) Samba ha “subìto” (si fa per dire) una decina di prese di collo da parte mia e qualcosa come millecinquecento prese di collo, di muso e di gola dalla Bisturi; un morso vero (“quasi vero”, perchè sempre regolato in modo da non farle davvero male) dalla Bisturi e un morso dal figlio (a proposito: dopo che si sono morsicati a vicenda sulle scale, Samba si lascia portare in braccio senza più massacrarlo: e comunque da oggi, avendo compiuto tre mesi, le scale se le farà a piedi, anche perché ormai pesa dieci chili); una pacca sul culo con urlaccio incorporato da me – che sono umana, e come tale ogni tanto devo sbroccare – quando ha tentato per la decima volta di mangiarsi Venerdì (che essendo una gatta troooooppo buona si lascia serenamente mangiare, mentre Nemesi la prende a scopaccioni) e cento milioni di coccole da tutti. Ah… anche a lei, come alla Bisturi, piace essere “suonata” dal figlio (nel senso che prima lui utilizzava solo la Bisturi come bongo, mentre adesso fa le jam session con entrambe le cagne, ed entrambe se la godono clamorosamente. De gustibus… comunque, era per chiarire che se vedete il figlio in posizioni come quella della foto a sinistra dovete sapere che NON sta capottando cani stile Millan, ma sta appunto suonando i bonghi.
Tornando al discorso punizioni/correzioni, la proporzione va clamorosamente a favore dei primi; e anche con qualche blanda correzione Samba non mi pare proprio una cagnetta inibita né traumatizzata (lo siamo sicuramente di più noi).
In compenso è una cagnetta che comincia a capire che cosa è lecito e cosa no.
Ah, qualcuno mi ha chiesto cos’ha imparato a fare la cucciola, in questo mese di convivenza: io lo scrivo su di te, caro diario, perché ho l’impressione che parecchie persone ti sbircino… quindi chi mi ha fatto la domanda troverà qui la risposta.
Samba ha imparato gli esercizietti di base: seduto, terra, vieni (in realtà i primi due li ha imparati il primo giorno: ma un po’ alla volta abbiamo perfezionato le posizioni, nel senso che adesso il bocconcino arriva solo quando si siede bella dritta e si mette a terra “a sfinge”).
Sto cominciando anche a insegnarle il “resta” (per ora siamo solo  a tre passi).
aspettaPoi sa i comandi “di comodo”:  “kennel” (ovvero: vacci dentro, che troverai qualcosa di buono), “faipipì” (questo non funziona ancora sempre, ma siamo sulla buona strada), “via” (ovvero: spostati, perché altrimenti ti prendi uno sportello o una porta  in faccia: ovviamente li apro piano se non si sposta subito, ma li apro: e lei ormai ha capito il concetto), “aspetta” (sia quando si scende dalla macchina, perché lei si scatafascerebbe giù ma deve aspettare che la prenda in braccio io perché è ancora troppo piccola per saltare,  sia davanti alla ciotola, in attesa dell’ordine liberatorio “mangia”).
Questo per ora ho cominciato a metterglielo non all’ora dei pasti “veri” (trooooppo interessanti per ottenere che un cucciolo si controlli: intendo educare un cane, non sottoporlo al supplizio di Tantalo), ma con la ciotola che contiene solo due o tre crocchette, e con il cane già a pancia piena (il fatto che poi lei faccia ugualmente l’espressione da supplizio di Tantalo è ininfluente, eh).
Per ora è tutto qua… anzi, no: ci sono anche i comandi multipli, ovvero “Canesseeeee!” (doppio richiamo per ottenere che due cani arrivino assieme); “adessolafiniamo?” (tentativo – solitamente malriuscito – di far smettere due cani di far casino giocando); “EBBASTAAAAA!” (tentativo solitamente abbastanza riuscito di far smettere due cani di far casino giocando). Per il richiamo a volte uso anche “ragazzeeee!”: solo che così arrivano in quattro, perché le micie le ho sempre chiamate “ragaTTeeeee!”… e nessuna delle quattro sembra in grado di cogliere la differenza tra le “zeta” e le “ti”.
Però questi forse non sono esattamente i comandi tecnici su cui qualcuno voleva informazioni.
Allora posso dire che al campo stiamo cominciando un po’ di condotta e stiamo lavorando sul predatorio con lo straccetto (vedi “Caro Diario 5”); abbiamo fatto il primo quadrato per le piste e a casa Samba fa un pasto a terra, fuori dalla ciotola, perché questo è propedeutico alla segnalazione dell’oggetto. Questa settimana inserirò il “tocca” sul pad, che servirà all’invio in avanti, ai salti, alle curve e a tutta una serie di cose che per adesso non si fanno ancora.

tabuMa siccome qui si andrebbe “troppo” sul tecnico, preferisco riferirti di ciò che è successo mentre scrivevo queste righe (perché qui non si fa in tempo a raccontare una cosa, che ne succede un’altra): la Bisturi si è messa a fare il “gioco del tabù” a Samba.
Normalmente lo fanno i papà, ma quando il padre è assente ci pensano le mamme… e anche le vicemamme, come nel nostro caso.
Ora, vedendo la foto voi potreste pensare che l’oggetto tabù sia la mia ciabatta (“ex” mia: è diventata uno dei giochini ufficiali di Samba, dopo che aveva efficacemente provveduto alla sua distruzione): invece no.
O meglio, ci sono “due” oggetti tabù nella foto, che Bisturi sta impedendo a Samba di raggiungere (e la cucciola, tanto per restare all’argomento iniziale, si prodiga in segnali di sottomissione passiva, sperando di convincerla a cedergliene almeno uno): una è proprio la ciabatta, ma l’altra è la razza (o manta, o aquila di mare o quel che è) di peluche, che le canesse si contendono spesso con grande ardore.
Non potendo difendere efficacemente due oggetti nello stesso tempo, a uno dei due la Bisturi si è seduta sopra: se cliccate sulla foto e la ingrandite vedrete infatti che quella che a prima vista poteva sembrare la coda del cane è in realtà la coda della razza-o-manta-o-aquila di mare.
E poi dicono che gli staffy sono scemi!

coppiadiferro

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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