lunedì , 20 novembre 2017
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Staffette e trasporti: la competenza non è un optional

Con il consenso dell’autrice, pubblichiamo un suo scritto apparso ieri su Facebook, che sentiamo di condividere al trecento per cento. Non aggiungiamo alcun commento, perché non ce n’è bisogno.

staffettedi ALICE ACCIAVATTI – Dopo l’ennesimo annuncio di un cane perso durante una staffetta, mi sento di spendere due parole su questo argomento.
Le staffette sono una risorsa importante.
Sono fondamentali per aiutare decine di cani a trovare stalli e adozioni, per farli sfuggire a situazioni pericolose, per dargli la speranza di un futuro migliore… ma… c’è un MA.
Ed è pure bello grosso.
Le staffette non sono delle semplici scampagnate.
Non sono gite di piacere.
Le staffette sono sinonimo di responsabilità.
Non si sta trasportando un panino con la mortadella, si tratta di un essere vivente. Un animale che chissà cosa ha alle spalle. Un animale che finalmente ha la sua seconda occasione.
Chi lo accompagna nella staffetta ha il dovere di non commettere errori.
Lo deve a quel cane, lo deve a chi si è sbattuto per salvarlo, per recuperarlo chissà dove, per stallarlo, lo deve a chi lo sta aspettando nella nuova casa per dargli un futuro migliore.
Chi si occupa di staffette, volontariato, stalli, adozioni eccetera deve metterci qualcosa di più del cuore: deve metterci le competenze.
Deve saper tenere in mano un guinzaglio, deve saper capire se è meglio un collare o una pettorina, deve saper usare un kennel… deve avere chiare le priorità.
E la priorità per eccellenza è non perdere il cane.
Chi si occupa di cani deve saperli leggere, almeno un minimo.
Deve saper riconoscere quando è il caso di tirarli giù dalla macchina o dal kennel, e quando invece per garantire l’incolumità del cane è preferibile piuttosto che il cane faccia la pipi proprio in gabbia o in macchina. Perché questi li puoi lavare, ma il cane che ti perdi sui binari del treno, nove volte su dieci non lo recuperi più.
Quando entrerà nella testa dei cosiddetti “animalisti” che l‘ammmmore non basta???
Basterebbe davvero poco per evitare certe tragedie: un minimo di cultura cinofilia e un po’ di buon senso sarebbero già un ottimo punto di partenza.
La prima cosa è la sicurezza: se il cane viaggia in kennel, chiuso con moschettoni, e non viene tirato giù in autostrada (basterebbe farlo sgambare adeguatamente in un ambiente protetto prima di partire), come fa a scapparti?
Se non c’è relazione con quel cane – e può benissimo capitare, perché non sempre si hanno tempo e capacità per instaurarla – come si può pretendere che in una situazione di estremo stress il cane si fidi e si affidi a noi?
Sarebbe più onesto e più corretto limitarsi a fare da “accompagnatore”, o meglio da autista, e portare quel cane a destinazione sano e salvo.
Le staffette andrebbero effettuate solo da persone competenti; ma poiché è piuttosto improbabile trovare su tutta Italia persone assolutamente fidate, a volte si scende a compromessi (anche perché spesso non ci sono alternative) e in questi casi basterebbe davvero solo il buon senso di tenere il cane chiuso, al sicuro, fino a destinazione.
Magari si farà la pipí addosso, o piangerá, o farà pena…ma almeno sarà vivo. E mi pare che sia la cosa più importante.

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