venerdì , 24 novembre 2017
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A che età prendere il cucciolo?

etacucciolo1di VALERIA ROSSI – Stamattina avevo un clamoroso buco di idee (e infatti sono in netto ritardo sull’orario normale in cui metto online gli articoli). Ogni tanto mi sembra di aver già scritto qualcosa praticamente su tutti i possibili argomenti cinofili, e allora vado in crisi… ma per fortuna ci sono gli amici a cui chiedere spunti. L’ho fatto e me ne sono arrivati due (così ho già l’idea pronta anche per domani): tra i due ho scelto di trattare per primo quello dell’età giusta per portarsi a casa il cucciolo, un po’ perché mi sono già arrivate critiche sul fatto di aver preso Samba a “soli” 60 giorni e un po’ perché, nonostante siamo in tanti a ribadirlo continuamente, c’è ancora gente convinta che i cani vadano portati a casa appena sono svezzati.
Non ripeto qui tutti i problemi relativi allo staccare dalla mamma un cucciolo di 40-45 giorni (e a volte pure meno… non è insolito sentirsi dire “ho preso un cucciolo di un mese”), perché questo argomento l’ho già trattato in un altro articolo, che ri-linko sperando che lo vogliate condividere: si intitola “Non prendiamo mai un cucciolo troppo piccolo” e mi piacerebbe che venisse letto da molti, perché è davvero una pessima idea quella di anticipare troppo i tempi.

etacucciolo2Assodato questo, però… l’età “davvero” giusta, qual è?
Diciamo subito che non ce n’è una “assoluta”: dipende da un sacco di fattori, soprattutto dal carattere della mamma e da come e dove vive il cucciolo dopo lo svezzamento.
Per esempio, se la mamma ha problemi caratteriali (fobie, aggressività ecc.), a parte il fatto che sarebbe stato opportuno NON accoppiarla, i cuccioli devono esserle tolti appena possibile: quindi a due mesi.
Se il cucciolo ha modo di rimanere “in famiglia”, con mamma, papà (quando c’è), fratellini ed altri membri del branco, allora può restare in allevamento fino a tre mesi.
Se però dev’essere isolato per un motivo qualsiasi (per esempio perché è stato poco bene, o perché è figlio unico), allora è meglio prenderlo prima.
Ancora: se l’allevatore (inteso come proprietario della fattrice, quindi non necessariamente come allevatore professionale; può essere anche la Sciuramaria che ha fatto una cucciolata) ha modo di socializzare i cuccioli portandoli a conoscere altre persone, altri cani e tutto il resto del mondo, allora va benissimo portarselo via a tre mesi.
In caso contrario, molto meglio a 60-65 giorni.

etacucciolo3Questo è il motivo per cui Samba l’ho presa a 60: perché è nata in una casa privata e pur avendo a disposizione diverse persone e diversi cani (il che  è già molto positivo) non avrebbe avuto modo di completare la socializzazione uscendo dal suo habitat natale. E se si aspettano tre mesi a far questo, l’iniziale (e del tutto fisiologico) timore verso ciò che il cucciolo non conosce può richiedere più tempo e più impegno per superarlo.
La mia cucciola, pur essendo nata in una casa con una rott (sua mamma) e due labrador, e pur avendo dimostrato subito una super-faccia di tolla con la Bisturi… ai primi cani “diversi” che ha incontrato ha manifestato diffidenza (con gli umani no: zompa in testa a tutti e li copre di baci, quindi l’imprinting è stato sicuramente ottimo). In particolare ci ha messo due minuti buoni per convincersi ad avvicinare un volpinoide adulto, ma più piccolo di lei (e l’ha incontrato dopo due giorni che ce l’avevo: quindi lei aveva 62 giorni… e per essere più piccoli di un cucciolo di 62 giorni ce ne vuole!), semplicemente perché finora aveva visto solo cagnoni. Quindi quel coso microscopico la incuriosiva, sì, ma le metteva anche un po’ di paura.
Adesso che ha scoperto che i cani piccoli sono “cani”, li assalta mettendogli subito due o tre zampe in testa: così sono loro ad aver paura di lei. Ma a questo ci sarà rimedio non appena sarà un po’ più conscia delle sue forze (specie perché le sue forze diventeranno considerevoli: ma per adesso è ancora uno scricciolo e quindi non fa male a nessuno, neanche alle gatte).
Un altro esempio meno gradevole posso farlo parlando di due mie cucciole di husky che mi erano rimaste in allevamento nel periodo in cui mi separai da mio marito: non sono momenti troppo simpatici, quelli, quindi confesso che le cucciole vennero un po’ trascurate dal punto di vista della socializzazione.
Per carità, erano accudite da noi come sempre, prendevano coccole, giocavano eccetera… però le portai “nel mondo esterno” solo un paio di volte, invece delle normali sei-sette, prima di venderle.
Bene (anzi, malissimo): tutte e due le cucciole, che cedetti a tre mesi e mezzo circa, mostrarono inizialmente una diffidenza verso gli estranei che proprio non era mai esistita in nessuno dei miei cani, e i proprietari dovettero lavorarci il doppio del normale.

etacucciolo4Apro a questo proposito una parentesi: guardate che questo tipo di problemi NON si nota al momento in cui si va a prendere il cucciolo.
Nel suo ambiente lui si sente sicuro di sè e quindi non manifesta il minimo timore:  vi salta addosso, vi fa le feste, sembra un cane perfettamente socializzato. E’ solo quando esce da lì che saltano fuori le sue diffidenze/paure: e questo vale sia per i cuccioli di allevamento che per quelli provenienti da rifugi/canili.
Per questo, se intendete prendere un cucciolo di tre/quattro mesi, vi consiglio vivamente di provare a portarlo a fare una passeggiata “in esterni”, se volete capire davvero “com’è messo”  in campo caratteriale: ricordando comunque che se mostra timori non significa automaticamente che sia stato maltrattato, come talvolta vi diranno i volontari di canile (in buona fede, perché lo credono anche loro). E’ molto più probabile che non sia stato socializzato: del tutto o in parte.
Si rimedia?
Sì, e senza grossi problemi, se il cucciolo ha meno di quattro mesi.
Sì, ma con un po’ di fatica, se ha meno di sei mesi (la fase di socializzazione vera e propria finisce a quattro).
Dopo i sei mesi diventa un’impresa titanica, che richiede un impegno notevole e probabilmente anche l’aiuto di qualche esperto.
Se il cucciolo non è stato neppure impregnato (o imprintato, come preferite) le difficoltà saranno immensamente più gravi e non è neppure detto che se ne esca: ma questo riguarda esclusivamente i cani di canile, che magari sono cuccioli ferali, nati e cresciuti lontano dall’uomo fino al momento in cui sono stati catturati.
In allevamento o in casa della Sciuramaria non è praticamente possibile che la cucciolata non abbia avuto contatti con gli umani: certo, c’è modo e modo anche di dare un imprinting (e di solito l’allevatore lo sa e la Sciuramaria no…): ma almeno quello “di base” i cuccioli ce l’avranno per forza.
In ogni caso, un cucciolo che non ha avuto imprinting sull’uomo lo “dichiara” apertamente, perché ha timori o addittura fobie verso gli estranei anche nel suo ambiente: quello non socializzato, invece, finché sta a casa sua sembrerà un cane normalissimo… ed è per questo che conviene sempre fare un piccolo test all’esterno.
Tornando ai cuccioli allevati correttamente, vediamo quali sono i “pro” e i “contro” alle diverse età:

1 – prima dei 60 giorni ci sono praticamente SOLO “contro”, e sono quelli di cui ho parlato nell’articolo linkato sopra, quindi non li ripeto;
2 – tra i 60 e i 70 giorni il cucciolo è estremamente “aperto” a qualsiasi nuovo insegnamento (e questo è sicuramente positivo): però potrebbero mancargli alcune delle competenze che in condizioni ottimali avrebbero ricevuto dal padre: soprattutto il rispetto per le distanze e quello per gli oggetti altrui. In parte manca anche la regolazione del morso. Non è difficile sopperire a queste lacune, purché si sappia: a) che esistono, b) come fare. Se poi in casa abbiamo un altro cane adulto ed equilibrato (come nel mio caso con la Bisturi, anche se un maschio sarebbe stato meglio), sarà lui a fare la maggior parte del lavoro (almeno dopo aver superato l’iniziale reazione di profondo schifo und disgusto verso l’intruso invasore che gli abbiamo portato a casa). A 60 giorni, inoltre, il cucciolo si trova ancora nel periodo chiamato dell'”impronta alla paura”, ovvero quello in cui impara ciò che deve temere e lo “fissa” in modo indelebile o quasi. Per questo, se venisse spaventato per esempio da un rumore intenso, potrebbe fissare un comportamento fobico (è il caso dei cuccioli presi a Natale, che restano soli a Capodanno e avranno per tutta la vita paura dei botti). Questo periodo dura fino alla decima settimana, quindi bisogna fare parecchia attenzione ed evitare che il cucciolo riceva degli input negativi;
3 – a 80-90 giorni i pro superano decisamente i contro: il cucciolo è già in grado di gestire decentemente la vescica (cosa mooolto comoda), è già in grado di regolare il morso, è meno delicato dal punto di vista fisico ed ha una voglia matta di collaborare… quindi è questo il periodo ideale per portarlo a casa, PURCHE’ sia stato socializzato a dovere (vedi sopra). Purtroppo bisogna anche dire che di socializzazioni corrette se ne vedono davvero poche, perché gli allevatori spesso non riescono materialmente a portare fuori a sufficienza tutti i cuccioli (se sono allevatori amatoriali ed hanno un altro lavoro, spesso gli manca il tempo; se sono allevatori commerciali, gli manca la voglia; se sono allevatori professionali – che non è sinonimo di professionisti – lo faranno… però, ahimé, questi ultimi sono piuttosto rari).
Sciurmari e Sciuremarie, nove volte su dieci, non sanno neppure cosa sia la socializzazione, quindi da loro non prenderei mai un cucciolo già così cresciutello: ma intanto non succede praticamente mai, perché Sciurmari e Sciuremarie non vedono l’ora di levarsi dai piedi l’orda di piranha piscianti che si ritrovano per casa. Quindi, semmai, il rischio è quello che tentino di rifilarvi un cucciolo troppo piccolo.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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