venerdì , 24 novembre 2017
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Orgoglio e pregiudizio nella cinofilia da parchetto

parchettobis1di VALERIA ROSSI – Parchi, parchetti, aree cani, bau beach… per alcuni l’unico possibile momento di aggregazione tra cinofili (e anche tra cani, specie per chi vive in centro città) e unico possibile ricettacolo di informazioni utili: per altri, orridi luoghi di perdizione, teatro di continue risse canine e di spargimento cruento di disinformazione cinofila umana.
Chi ha ragione?
Forse un po’ entrambi.
Al parchetto bazzicano torme di Sciuremarie e soprattutto di Cuggini, questo è verissimo: al parchetto si passa dal “momento del gioco” (pallina tirata in mezzo a venti cani che non si conoscono, con conseguente rissone generale) al “momento della cultura” nel quale si impareranno preziosissimi aforismi sul dobermann che impazzisce a sette anni o sulla fondamentale importanza del palato nero nel cane di razza pura (altro che pedigree). Al parchetto si combinano fidanzamenti e matrimoni che Eliana Monti, al confronto, è una principiante,  e si scoprono tutti i possibili escamotage per evitare di tirar su le cacche.
Peeeeeeeeeròòòòò… il parchetto è anche uno dei pochi luoghi in cui è possibile che dieci, venti o trenta cani interagiscano liberamente (o quasi) tra loro: e siccome osservare è il modo migliore per imparare davvero qualcosa sull’etologia canina, un proprietario di cani intelligente (ma anche un neo-diplomato educatore o addestratore, sempre intelligente) può mettere in saccoccia un po’ di esperienza pratica aggiuntiva.

parchettobis2A meno di non possedere un allevamento o gestire un canile… se ci pensate bene, il parchetto è l’unico luogo in cui si possono “vedere all’opera” tanti cani insieme.
Purtroppo la maggior parte dei proprietari non guarda: così come ho notato che non guardano, molto spesso, i partecipanti a seminari, stage e affini.
Quando sono io a tenerne uno, e si arriva al momento di “far sgambare i cani” liberando insieme quelli compatibili, spesso mi si sente ululare: “Ma guardateli, porcaccia la miseriaccia!!!”.
Perché, quasi immancabilmente, i cani giocano, si annusano, si sfidano, fanno amicizia o litigano… e gli umani chiacchierano tra loro, telefonano a casa, mandano sms, sgranocchiano un panino o si fumano la sigaretta, ignorando bellamente quello che stanno facendo i loro compagni pelosi. E di solito trattasi di umani che hanno pagato per ascoltare qualcuno che gli spiegava com’è che i cani giocano, si annusano, si sfidano, fanno amicizia o litigano. Hanno guardato delle slides con fotografie che fissavano alcuni termini del linguaggio canino. Hanno ascoltato con grande attenzione la descrizione dei segnali di calma o degli atteggiamenti di dominanza o sottomissione.
Poi si liberano i cani, tutti avrebbero l’occasione di osservare “dal vivo” quello che hanno appena ascoltato in linea teorica… e quelli telefonano.
Ma vi pare normale?
E’ un po’ come decidere di partecipare a Masterchef, leggere con grandissimo interesse dieci libri di ricette, poi essere invitati nella cucina di uno chef a cinque stelle… e rispondere: “no, grazie, ho di meglio da fare”.

parchettobis4Parchi, parchetti e affini, pur essendo indubbiamente frequentati anche dai personaggi più sinistri della cinofilia, sono  frequentati soprattutto dai cani: e visto che state navigando su “Ti presento il cane”, non vedo proprio perché non dovreste cogliere al volo l’occasione di vedere “dal vivo” ciò che magari vi è piaciuto leggere.
A volte, nei cinofili un po’ più acculturali, sembra di cogliere una sfumatura di supponenza di troppo.
Quando sento dire: “Il parchetto? Nahhhhh… io non ci metterò MAI piede!”, spesso mi chiedo “e allora dove vai, ad osservare dei cani che interagiscono tra loro?”.
La risposta, di solito, è “da nessuna parte”. I cani di queste persone – che quasi sempre ne hanno più di uno – stanno tra loro, oppure frequentano esclusivamente l'”elite cinofila” dei campi: il che, per carità, non è sbagliato… però potrebbe essere insufficiente. Perché alla fine quei cani ne vedranno al massimo altri 3 o 4:  accuratamente selezionati, sì; sani e controllati, per carità; magari pure accuratamente sterilizzati, cosicché non possano capitare pasticci. Come no.
Ma alla fine, magari, succede che il cane X incontra per la prima volta il cane Y, con caratteristiche diverse da quelle della sua elite… e cerca di sbranarselo perché non ha neppure capito che è un cane.
Così come succede che l’educatore XY, che ha passato a pieni voti l’esame finale del suo corso e potrebbe mettersi subito a scrivere libri teorici sul comportamento canino, veda due cani giocare  un po’ duro e la scambi per una rissa sanguinosa (o viceversa).

parchettobis3Pur con tutti i limiti, pur con l’invasione dei cuggini e di cercomoglieperFuffidisperatamente, pur con la Sciuramaria che pastura trenta cani in contemporanea lanciando crocchette nel mucchio come se desse da mangiare ai piccioni… forse sui parchetti ci sono un po’ troppi pregiudizi. E sicuramente c’è troppa preoccupazione per l’incolumita del proprio cane… che posso anche capire quando questi pesa cinque chili: ma dalla media taglia in su, anche se Fuffi una volta viene coinvolto in una rissa, di solito sopravvive senza grossi problemi (anche l’umano). Se un bambino gli tira una volta la coda, difficilmente resta traumatizzato a vita.
Sempre più spesso a me capita di pensare che i “cani di una volta” erano molto più equilibrati di quelli di oggi: e in parte la causa sta sicuramente nel fatto che erano più “sgamati”, che avevano più possibilità di fare esperienze diverse. Oggi ci sono troppe campane di vetro, in giro: e c’è anche un po’ troppo orgoglio e troppissimo snobismo umano.
Personalmente non sono, e non sarò mai, una fanatica del parchetto: però, quando mi capita di andarci, non soltanto ci vado, ma imparo anche qualcosa di nuovo. Sempre.
Imparo qualcosa ogni santa volta che i miei cani hanno la possibilità di interagire con altri cani, perché li guardo. Sempre.
E’ vero, son quarant’anni e puzza che mi occupo di loro: ma non ho finito di imparare e non credo che mi basterà il resto della vita per finire.
Ma se non guardi, non impari proprio niente: e i parchetti sono un ottimo teatro. Ti siedi in platea, guardi, impari.
Certo, è vero che poi magari ti arriva a tradimento la sciura che ti propone di accoppiare il suo rosciai col tuo border collier … ma quello sì, che è il momento buono per mettersi a mandare gli sms.
Per il resto del tempo si possono osservare i cani… e scoprire, ogni volta, qualcosa di nuovo.

 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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