venerdì , 24 novembre 2017
Ultime novità
Home >> Vita col cane >> Una storia come tante…

Segui "Ti presento il cane"

Non vuoi perderti nemmeno un articolo di "Ti presento il cane" ? Allora utilizza uno nei nostri servizi di notifica!
  • Notifica via Facebook
  • Newsletter
  • Notifica via email
Il nuovo sistema di notifica. Cliccando sul pulsante potrai autorizzare l'applicazione e riceverai le notifiche di nuovi articoli direttamente su Facebook!


Una storia come tante…

PREMESSA: solitamente, quando pubblico lettere di persone che mi raccontano la loro storia cinofila,  e intanto mi ringraziano perché sono riuscita a dare loro qualche piccolo aiuto, la parte dei ringraziamenti la taglio. Non tanto per modestia, quanto perché ritengo che non interessi proprio a nessuno, esclusa la sottoscritta.
Stavolta, invece, ho deciso di pubblicare integralmente una lettera che mi ha commosso in un modo che non so neppure descrivere: una storia nella quale l’acquisizione di un po’ di cultura cinofila ha cambiato la vita di una persona e soprattutto quella di un cane. Il fatto di essere stata (casualmente) proprio io la causa di questo cambiamento mi rende particolarmente felice: ma non conta “chi” abbia trasmesso quel po’ di cultura, conta l’effetto che ha avuto su queste vite. Ed è un effetto che non potevo, stavolta, “tagliare via”.
Per questo la lettera di  Marika la pubblico proprio integralmente: perché è bella, perché è dolce, perché mi ha fatto piangere ma mi ha fatto anche sentire bene. Mi ha fatto capire che nonostante tutto (e di “tutto” ce ne sarebbe a iosa…) continuare nel  tentativo di fare informazione cinofila serve a qualcosa.

Ha fatto bene a me, ma credo che possa fare bene anche ad altri cinofili che a loro volta cercano di trasmettere cultura, ma spesso mi dicono sfiduciati:  “Mi sa che ci rinuncio. La gente non capisce, mi viene voglia di mollare tutto”.
Ecco… quando si arriva a pensare questo (e a me capita almeno dieci volte al giorno), una lettera come questa può ridare la forza di andare avanti. Per questo ho voluto che non fosse solo “mia”, ma un po’ di tutti coloro che lottano ogni giorno per un mondo meno “cuggino” e più cinofilo.

Lui amava la neve e durante quella nevicata di 2 anni fa stavamo sempre fuori... è un evento più unico che raro a Benevento!
Jacky amava la neve e durante quella nevicata di due anni fa stavamo sempre fuori… è un evento più unico che raro a Benevento!

di MARIKA CENTRA – Sono Marika, ho 23 anni e questa è la quarta volta che scrivo a TPIC. La prima volta qualche anno fa per chiedere un consiglio su come riallacciare un rapporto mai partito con il cane di casa, la seconda volta un annetto fa per chiedere consigli sul come passare del tempo in attività poco pesanti con un cane anzianotto, una settimana fa (su Facebook) per condividere la felicità mista alla paura di un’operazione delicata andata a buon fine… e oggi, con il cuore distrutto dal dolore, per ringraziarvi di tutto quello che avete dato a me e Jacky.
Jacky arrivò a casa sotto l’ascella del mio babbo quando aveva lui 45 giorni, io 11 anni e mia sorella 9.
Un cucciolo di pastore tedesco, con quelle orecchiette mosce e già più grandi del suo muso, con il pelo morbido e profumato di citronella. Mentre io e Lia impazzivamo di gioia incredule che fosse proprio il nostro cane, mia mamma arrivò estremamente incazzata urlando “io lo sapevo, ecco che andavi a fare quando uscivi, meno male che volevi prendere l’acquario, adesso te la vedi tu, io non lo volevo, riportalo indietro”.
Ora, dopo 12 anni, è stata lei a dirmi in lacrime che il nostro compagno stava molto male, e ha lasciato a mia sorella la dolorosa notizia della scomparsa.
Eravamo in pieno sciuramarianesimo, tutti e quattro, totalmente impreparati ad accogliere un cucciolo di “allevamento amatoriale”: e vista la quantità di cacche che lasciava per casa, una casa di 75 mq senza giardino e da dividere in cinque, papà decide di provare una “mezza pensione”.  Di giorno con noi, la notte a dormire in allevamento.
Che ci vuoi fare, Valeria, all’epoca Google era un mezzo oscuro e nessuno di noi avrebbe potuto mai sapere le conseguenze di una scelta simile: ce lo andammo a riprendere qualche settimana dopo, impaurito dal proprietario del centro e dagli altri cani, magrissimo e inappetente nonostante lo facessimo mangiare noi (e sull’alimentazione del cane, mio padre non ha mai badato a spese, nonostante non fosse da expo) perché poi scoprimmo che non gli furono mai dati i farmaci per sverminarlo, al contrario di quello che ci avevano detto.
Quella ferita non gli si rimarginò mai.  Chissà che gli successe in quelle poche notti, divenne un cane meraviglioso con le persone ma totalmente ineducato (e figurati se lo educammo davvero, a parte i bisognini fuori e il buon carattere con le persone…) e intollerante nei confronti di qualsiasi altro essere vivente che non si reggesse su due zampe.
Ascoltava, capiva, ma ci guardava quasi sempre sghignazzante e strafottente. Ha sempre deciso lui cosa fare, quando farlo, come farlo. Anche come e quando andarsene.
Ed è per questo che non ho sviluppato, da ragazzina, un buon rapporto con lui. Per lui la signora e padrona era, strano a dirlo, proprio mamma; verso papà si comportava come un figlio totalmente dipendente, del resto era lui che badava a tutti i suoi bisogni di essere vivente; per mia sorella stravedeva, era la cucciola di  casa, tant’è che l’unico segno di aggressività l’ha mostrata verso uno zio che, per salutarla, l’abbracciò (fortunatamente papà lo teneva bene al guinzaglio, e dopo una sonora sgridata fece le feste anche allo zio).
Io invece, per lui, ero quella che “c’è,  quindi la sopporto; ogni tanto mi lancia qualcosa da tavola, quindi meglio che la tengo buona, ma per il resto lasciami stare”.
Del resto il ricordo più “profondo” che ho di lui è una cicatrice perfettamente rotonda del suo canino sul dorso della mano, quando ha voluto a tutti i costi un nastrino rosso che stavo agitando (forse mi aspettavo una zampettata da gatto, non so).
Dopo un pò di sofferenza e, dopo quell’episodio, un pò di paura, ho iniziato a pensare “ma chi me lo fa fare, non mi vuole, e allora io non voglio lui! Per colpa sua non posso portare animali in casa, quando se ne andrà avrò un cane tutto mio che mi amerà come lui non ha mai fatto”.
Mi si spezza il cuore a ripensarci.
Qualche anno fa, googlando, ho trovato “il vero Standard del Pastore Tedesco, proprio su questo blog.
Dopo una sonora risata a rivedere le caratteristiche dello stronzone di casa, ho dato anche un’occhiata a tutto il resto e mi si è aperto un mondo nuovo: quello dell’amore verso gli animali.
Non sono un’animalista, non faccio volontariato nei canili, ma il vostro blog mi ha fatta vergognare di aver pensato abbastanza frequentemente quella cosa bruttissima che ho scritto sopra e mi si è animato il desiderio di dare al cane una vita da cane (e di non prendere un cane prima di avere il tempo e le capacità di dargli una vita da cane).
Allora mi sono messa di buona volontà e ho scritto per la prima volta un commento a un tuo articolo, chiedendoti come recuperare un rapporto ormai incrinato dopo ben 8 anni.
Mi hai risposto dicendo che ti sentivi dispiaciuta di questa storia e che potevo iniziare un nuovo cammino con lui facendolo sentire utile. Devo dire che, tra questo consiglio, notizie varie sul blog e voglia di ricominciare, i risultati si sono visti: soprattutto nelle passeggiate serali, lunghissime, che non vedeva l’ora di andare a fare.
Poi da queste passeggiate ho capito che stava invecchiando: dopo una bella corsa restò zoppicante per un paio di giorni. Ti scrissi di nuovo, per chiedere idee su cosa fargli fare di interessante senza che si facesse male, e mi hai risposto ancora  consigliandomi i giochi di fiuto, in cui era particolarmente bravo.
Sono due anni che vivo fuori dalla casa dei miei, per motivi di studio:  quando tornavo mi accoglieva sulle scale abbaiandomi in modo diverso da come fa con i miei, o come faceva prima che me ne andassi.
Sembrava mi sgridasse dicendo “be’, insomma??? Signorinella, che fine hai fatto? Sei scappata ancora, vero???” e poi via di strusciate.
Quante volte l’abbiamo sgridato per questo?  Aveva la capacità meravigliosa di trasferire qualsiasi tipo di sporco, bava e peli proprio sui pantaloni puliti. Ultimamente, però, ero così contenta di rivederlo che non mi importava nemmeno più.
E anche lui, finalmente, era felice di rivedere me.
Mi sento in colpa, mi sento in colpa perché per pigrizia, per la stanchezza della vita di tutti i giorni, la voglia di stare in pace, le ultime volte che sono tornata e lui mi guardava speranzoso di fare la nostra passeggiata io gli ho detto “no, Jackozzo, stasera no, sono stanca”.
E lui capiva, e se ne andava sbruffando sul lettino suo. Quel lettino che ora non sta più al suo posto nell’angolo del soggiorno: ora sta fuori, sul balcone, senza il lenzuolino superpuzzolente, senza il nostro Jacky sopra a russare, mentre nel suo angolino abbiamo lasciato le sue palline e la sua foto.
L’ultima volta che l’ho visto non l’ho salutato nemmeno per bene, perché quando ritorno nella mia città di studi praticamente scappo di casa per paura di mettermi a piangere tra le braccia di mamma per la nostalgia di lasciarli.

Il pomeriggio dopo l'operazione alla milza: allegro e giocherellone come se non fosse successo nulla
Il pomeriggio dopo l’operazione alla milza: allegro e giocherellone come se non fosse successo nulla

Negli ultimi mesi, ogni volta che tornavo, avevo paura di suonare e non sentirlo abbaiare, perché cominciava a star male per la vecchiaia. Poi una settimana fa mamma mi ha chiamata in lacrime dicendomi di farmi forza, che stavolta forse non ce l’avrebbe fatta, che avevano trovato diverse metastasi alla milza e che una di quelle era esplosa causandogli una emorragia interna.
Nonostante le bassissime speranze e una situazione economica che, come si dice dalle nostre parti, Dio lo sa e la Madonna lo vede, papà ha deciso di farlo operare: il giorno dopo stava come se non fosse successo assolutamente nulla, stoico e strafottente.
Vi ho scritto su Facebook per condividere questa felicità.
Sono stata malissimo perché questo è periodo d’esami e non potevo tornare a casa, ma lui si è ripreso ed ero così contenta perché sarei tornata dopo nemmeno una settimana e avevo preparato tutto nella mia mente, avevo deciso che ogni volta che me ne sarei andata l’avrei salutato come fosse l’ultima, consapevole che l’avrei perso da un momento all’altro.
E invece quello stronzo non mi ha dato nemmeno questa possibilità, andandosene ieri mattina, mentre preparavo le cose per la partenza. Doveva aspettare mezza giornata, mezza.
Mi ha accompagnata il mio fidanzato e sotto casa sono scoppiata nell’ennesimo pianto disperato, costatando che quella volta al sentire la macchina di Domenico non era uscito sul balcone a fare il suo lavoro di guardiano.
Continuo a ripetergli nella mia testa: “sono molto arrabbiata con te, Jacky, questo non dovevi farmelo”, ma i miei mi dicono che è stato molto meglio, che ho un ricordo sgambettante di lui.
Dall’altro lato invece mi sento in colpa e soffro nel pensiero di “cosa avrà pensato? Non mi ha vista per tre settimane, quando è stato male non c’ero, quando se n’è andato non c’ero, avrà pensato che l’ho abbandonato, che non gli voglio bene per nulla, che mi sono rivelata il solito fuoco di paglia che non lo portava mai a fare la bella passeggiata serale. Potevo tornare mezza giornata prima e l’avrei rivisto, per un’ultima volta, se ne sarebbe andato sereno, sapendo che tutta la sua famiglia era li per lui”.
E invece questo non saprò mai, se l’ha capito.
Soffro per mia mamma, che ora che sia io che Lia siamo fuori per studio, mentre papà è al lavoro, sarà sola.
Soffro per Lia, che in un momento critico della sua vita si è appesa a lui per farsi forza e l’ha accompagnato sempre in clinica, vedendolo morire all’improvviso sul tavolo delle radiografie.
Ma soffro ancor di più per papà, che ieri si è seduto sul letto della “dog room” a raccattare i cocci del suo migliore amico, lui che è sempre così burbero e solitario. Non ha versato una lacrima davanti a noi, ha lavato le ciotole, ha richiuso il paccone di crocchette costosissime e ha scelto il primo e l’ultimo collare e guinzaglio da tenersi per ricordo.
Ha sempre detto che quando se ne sarebbe andato avrebbe preso tutte le palle e palline che negli anni ha trovato in giro per le campagne e l’avrebbe seppellito in uno dei campi dove andava a portarlo a correre, ma per legge ovviamente non può e ha lasciato fare ai veterinari. Perché non solo nella perdita c’è lo stordimento, ma anche la responsabilità di decidere cosa farne di quell’ammasso peloso che nel bene e nel male ha totalmente stravolto le nostre vite.
Nel frattempo questo buco nel petto non si richiuderà mai, almeno così sembra ora.
Mai più, mai più un animale, questo è quello che proviamo tutti noi. Mai più questa sofferenza e, ad averlo saputo, non avrei mai accettato il dono di questa amicizia piena di difficoltà ma, infine, di rispetto reciproco.
Valeria, saranno tante le mail di questo tipo che ti arrivano (anche se spero poche) e sono stata quantomeno prolissa.
Del resto sono una su migliaia di persone che ti seguono, non c’è nulla di speciale nella mia storia, solo il ciclo naturale delle cose. In questa storia non ci sono cani con capacità empatiche eccezionali, né  umani particolarmente speciali, solo una normale famiglia con un normalissimo cane.
Vorrei raccontarti ogni aneddoto della sua vita, di come è stato forte quella volta che ad un anno d’età mangiò un bocconcino avvelenato e, dalla morte imminente, ritornò più forte di prima.
Vorrei raccontarti di ogni risata che ci faceva fare, dei biscottini che gli davamo io e Lia di nascosto perché altrimenti papà si arrabbiava temendo gli venisse il diabete, mentre orgogliosa gli facevo fare un imbarazzante seduto-saluta (zampa) -giù-pianopiano e lui lo prendeva o con gli incisivi, o mangiandoci tutta la mano con conseguente sgridata.
Vorrei raccontarti delle parolacce che si è preso perché portava il pallone per giocare, ma non lo lasciava se non quando lo decideva lui, e se decideva di lasciarlo si metteva seduto ad abbaiare per parare il suo rigore come il migliore dei portieri. Vorrei parlarti di quando non voleva mai mangiare le crocchette asciutte, ma voleva sempre qualche avanzo del tavolo per “imbrogliare il sapore”; di quando mangiavamo e lui stava lì come un cameriere a guardarci in bocca, distruggendoci le gambe con le unghiate, mentre poggiava quel piedone sulla gamba per impietosirci e nonostante la sgridata (quante, quante se n’è prese, sto povero cane!)…e poi gli allungavamo sempre qualche cosa.
Insomma, una vita normale con un cane.
Ieri è stata la prima cena senza lui, la prima cena senza il casino degli abbai da fame e degli urlacci per farlo smettere, dei “Jacky, vai a cuccia” o dei trucchetti seduto-saluta-giù-pianopiano/prendi al volo.
La prima cena dove gli avanzi si sono buttati e dove sono scoppiata in lacrime vedendo che però papà inconsciamente, nel fazzoletto, aveva conservato le bucce del formaggio che solitamente andavano a lui.
Il motivo per cui ti scrivo, finalmente ci sono arrivata, è per ringraziarti di avermi donato questi ultimi anni di vera amicizia che altrimenti sarebbero andati sprecati come i primi.
Il tuo blog mi faceva compagnia sul treno e mentre leggevo pensavo “appena arrivo a casa provo questa cosa con Jacky”.
Mi ha insegnato che il cane “è una cosa seria” e che, a prescindere se mi si riaprirà o meno il cuore, non accoglierò nessun cane finché non sarò degna di dargli una vita da cane.
Mi ha insegnato ad amare la vita, anche nei confronti degli altri animali e delle piante. Se prima ero un “pollice nero” e facevo morire anche le piante grasse, ora sono attenta anche con la più delicata delle piantine di basilico.
Se prima ho scaricato nel wc decine di pesci vinti alle feste e durati nemmeno un mese, ora ho –  a parte il fidanzato, che è un bel pet! – anche Ninno a farmi compagnia: un criceto, un animale piccolo e facile da gestire… ma prima di prenderlo ho letto decine di siti per capire come sistemarlo al meglio, cosa fargli mangiare per farlo star bene, come farlo svagare.
Nonostante sia un roditore minuscolo mi ci sono affezionata perché è un esserino intelligente, lo curiamo al meglio e, anche se non dimostra affetto come un cane, lo fa a suo modo e so che apprezza ciò che faccio per lui (al punto che, nonostante sia un animale selvatico, quelle due volte che è scappato dalla gabbia è sempre stato lui a tornare verso di noi e volersi arrampicare sulle nostre mani).
Se prima avrei accolto ogni trovatello… ora la voglia c’è ancora (quantomeno, c’era, ma la speranza di riaprirmi in fondo al cuore c’è ancora), ma è bloccata dalla razionalità di non poterlo gestire al meglio e di riavere la spiacevole sensazione di non essere in sintonia con il mio nuovo amico, mista al terrore di non avere i soldi per il veterinario nel caso stesse male e alla nuovissima sensazione di non avere la forza di riaffrontare questo dolore.
Tutto questo è solo grazie a te, a voi tutti. Mi sento come quando si ringrazia lo staff di un progetto a lavori conclusi, con la tristezza di aver chiuso un ciclo: un periodo della propria vita è finito ma tutti sono diventati più forti, preparati, consapevoli e ricchi di esperienze.
Per me e la mia famiglia è finito il periodo in cui eravamo tutti giovani, belli e felici, lasciando spazio al tempo che è passato, alle figlie ormai adulte che sono andate via di casa, i capelli bianchi e un amico in meno che mi piace immaginare continui ad abbaiare alle brutte cose che ci si avvicinano.
Grazie, Valeria: non so se avrò ancora la forza di continuare a leggerti, ma la tua simpatia, la tua preparazione, la tua passione hanno cambiato le nostre vite per sempre. Per me tu sei il ricordo del Jacky felice con me.

Potrebbe interessarti anche...



Aggiungi ai tuoi preferiti

Vuoi aggiungere questo articolo ai tuoi preferiti?

Per poter utilizzare questa funzione devi essere registrato e aver eseguito il login


Libri consigliati (da Amazon.it)



Commenti all'articolo








×

Notifiche via Facebook

Ricevi una notifica direttamente su Facebook quando viene inserito un nuovo articolo: potrai rimanere costantemente aggiornato sui nostri contenuti direttamente dal social network!

Authorize

Condividi con un amico