sabato , 18 novembre 2017
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Lo “stupratore coatto”

stupratore4di VALERIA ROSSI – Mi scrive una simpatica amica chiedendomi un articolo su quelli che lei stessa ha definito “stupratori coatti”, ovvero “quei maschietti che appena vedono una femminuccia ci provano”.
Ed esistono, in effetti, diversi cani che apparentemente non sanno comunicare, non sanno giocare, non sanno rapportarsi con un loro simile senza mettergli immediatamente le zampe addosso: però, se la cagnetta in questione non è in calore (o vicina al calore) non si tratta di “stupratori”, ma di “dominatori” coatti. E non nel senso delle cinquanta sfumature di grigio o nero o rosso, ma in senso etologico.
Spesso tendiamo a dimenticare, infatti, che il gesto della monta è un segnale di dominanza (a forza di sentir ripetere che la dominanza non esiste, poi per forza ce ne scordiamo…) e che quindi questi maschietti apparentemente arrapati in realtà cercano solo di ottenere la sottomissione dell’altro cane.  Sottomissione gerarchica, e non sessuale.
Anche quando lo fanno solo con le femmine? Di solito sì.
Un’altra cosa che dovremmo ricordare è che la femmina, tendenzialmente, si rigira i maschietti come vuole, perché Madre Natura imporrebbe che un maschio non si sogni mai, per nessun motivo al mondo, di aggredire una fanciulla.  In teoria questo varrebbe per quasi tutti i mammiferi, dove le femmine sono più piccole, più fragili, più delicate: se fosse permesso combattere contro di loro, presto di resterebbe sprovvisti di tutte le potenziali madri, il che causerebbe l’ovvia estinzione della specie.
Le signore, dunque, “non si toccano neanche come un fiore” (detto creato, ironia della sorte, proprio da una delle rarissime specie in cui invece le femmine vengono picchiate e uccise decisamente troppo spesso): però non è vietato cercare di sottometterle con gesti rituali.
Non è vietato neppure farlo con i maschi… ma i maschi sono meno pazienti, e a molti cani capita di prendersi una sonora ripassata quando cercano di montarne uno: allora stanno più abbottonati (diciamolo: sono anche un po’ vigliacchetti!) e sfogano i loro desideri di dominanza sulle femmine, che magari cercano ugualmente di dire loro “piantala, hai rotto, mi dai fastidio…”, ma di solito lo dicono in modo meno cruento. Qualche  tentativo di sottrarsi, qualche ringhiata, magari anche qualche pinzata, ma di solito nessun morso serio… perché la cosa funziona anche al contrario: neppure le femmine sono “programmate” per menare seriamente i maschi, visto che dai rapporti tra i due sessi dipende la conservazione della specie.

stupratore3Alla base di tutto, se questo comportamento diventa davvero “coatto”, c’è però un problema di base: perché, infatti, un cane dovrebbe avere questa ossessione della dominanza?
In alcuni casi il sesso, tutto sommato, un po’ c’entra: o almeno c’entra la speranza di fare sesso in futuro, quando la signora in questione andrà in calore.
Il ragionamento del cane (anche se non è che si possa proprio parlare di “ragionamento”, perché il tutto è molto più istintivo che meditato) è all’incirca questo: “se tu ti sottometti oggi, io sarò il tuo capo indiscusso: quindi,  il giorno in cui andrai in calore, saprò di poterti considerare “mia” e di non rischiare di prender botte quando vorrò fare sesso con te”.
In altri casi, invece, il cane è ossessionato dall’idea di voler dominare tutti solo perché è abituato a farlo in famiglia: non per niente questi “montatori ossessivi” sono spessissimo i cani piccoli, straviziati, ai quali tutto è concesso e tutto è dovuto (compreso, a volte, attaccarsi allegramente alle gambe umane).
In casa loro ogni desiderio è un ordine, tutti scattano quando loro comandano, non c’è capriccio che non venga soddisfatto: perfino quando montano le gambe a volte vengono lasciati fare, perchè si pensa (di nuovo!) che sia uno “sfogo sessuale” (ed io mi chiedo come possano esistere persone che permettono al proprio cane di sfogarsi sessualmente su di loro. Me ce ne sono a pacchi… e sono poi quelle che come unico rimedio trovano quello di mettere l’annuncio “cercasi disperatamente fidanzata per Bubi”).
Comunque, questi cani si convincono di essere i padroni assoluti dell’universo, e quando incontrano dei loro simili si aspettano che quanche questi si prostrino ai loro piedi (pardon, alle loro zampe). Se non succede nel giro di tre secondi, parte la manfrina della monta.

stupratore1C’è rimedio?
Be’, sì: intanto non si deve far arrivare il cane alla convinzione di poter dominare il mondo. Qualche regola come si deve, un po’ di decente educazione, meno vizietti “aggratis” solitamente fanno sì che il cane si senta meno tirannico in casa, e conseguentemente anche fuori.
Se abbiamo educato bene il cane e abbiamo ottenuto un’obbedienza almeno passabile, possiamo anche fermarlo quando comincia a manifestare questi comportamenti,  facendogli capire che non ci sono graditi:  è vero che in realtà andiamo a mettere il naso in cose che non ci competerebbero… ma è anche vero che, se siamo stati noi  a creare un montatore coatto, abbiamo la responsabilità di correre ai ripari. Non perché le monte ammazzino qualcuno, per carità… ma perché, quando sono ossessive, diventano veramente seccanti e possono anche causare reazioni esasperate.
Purtroppo ben poche persone si chiedono “ma sono stato io a creare questo mostro che vuol dominare tutti?”
Pensano, invece, proprio allo “stupratore seriale”: pensano che sia tutta colpa del sesso… e conseguentemente pensano che il rimedio ideale sia la castrazione.
Che, in effetti, in alcuni casi risolve (ma in altri no), perché gli ormoni maschili portano a “tutte” le espressioni di virilità, da quelle sessuali a quelle gerarchiche: quindi, abbassando il testosterone (non “eliminandolo”,  perché eliminarlo tutto non si può, visto che viene prodotto anche dalle ghiandole surrenali e che quelle non le possiamo togliere), si abbasserà anche il desiderio di sentirsi i “macho man”, anzi i “macho dog” della situazione.
Personalmente, pur non essendo affatto contraria alla castrazione del maschio quando la si fa per motivi sanitari, sono contrarissima all’abitudine (sempre più diffusa) di castrare i cani solo perché non si è capaci di educarli correttamente.
Lo trovo davvero scorretto: moralmente scorretto, anche se i risultati possono essere positivi. E’ una delle tante scorciatoie (insieme agli psicofarmaci) che ormai troppo, troppo spesso vengono prese per sopperire alla lacune educative (e non solo educative: a volte questi comportamenti emergono in cani stressati dall’inattività, dalla noia, dalla mancanza di socioreferenza e così via).
Un sacco di comportamentalisti, ormai, suggerisce di tagliar via palle per ottenere una gestione più facile del cane: e lo suggeriscono proprio a quelle Sciuremarie che si lamentano perché Fuffi “le fa disperare, anche se loro lo trattano come un figlio!”
E allora, a queste sciure, io chiedo: se aveste un figlio che fa il bullo a scuola, vi verrebbe mai in mente di castrarlo per renderlo più tranquillo?
Se la risposta è “sì”, accomodatevi pure dal veterinario: ma se è “no”,  magari ponetevi qualche domanda.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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