venerdì , 24 novembre 2017
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Troppe cucciolate uccidono

di VALERIA ROSSI – Ancora una lettera, ancora una storia… ma stavolta molto brutta. E’ la storia di un maltrattamento “involontario”,  anzi causato dalla convinzione di “seguire la natura”.
Ecco la storia:

fattrici1

Frequento un forum dedicato ad una razza poco diffusa: giorni fa, una ragazzina di sedici anni presentava la sua cagnolina, dicendosi “abbastanza disperata” perché non riesce a trovare un maschio abbastanza vicino a casa da farla accoppiare.
Tu hai scritto tanto sul fatto che i cani non hanno nessuna esigenza di accoppiarsi e procreare, hai scritto tanto sulle cucciolate prese sul serio, su cosa sia allevare e cosa no… e allora avevo bisogno di sfogarmi con qualcuno che si senta frustrato quanto me quando legge queste cose.
E ti volevo raccontare una storia come probabilmente ne hai sentite tante: la storia di Lady.
Un’amica, un’anima dolcissima, maltrattata dietro il paravento del tanto ammmore, senza che io, all’epoca ragazzina, potessi intervenire davvero.
Lady era bellissima. Era un pastore tedesco, quanto puro non l’ho mai saputo. Era dolce ma forte, territoriale ma equilibrata… per natura, perché non posso attribuire nessuna preparazione né applicazione cinofila ai suoi proprietari.
Erano i miei vicini di casa, il loro giardino e il nostro condividevano uno dei muri di cinta.
Ho conosciuto Lady da quando ha messo piede in quella casa, lei era una cucciolotta di qualche mese. L’ho vista crescere, maturare, è nato  tra noi quel rapporto speciale che faceva sì che lei, quando mi vedeva in giardino, approfittasse di uno scalino di cemento dalla sua parte del muro (a causa della pendenza, più alto nel suo giardino che nel mio) per venire ad appoggiare la testa sui mattoni, infilando il muso tra le sbarre, e prendersi beata mezz’ore intere di coccole.
Al mio richiamo veniva prontamente quanto a quello dei padroni, a volte anche prima.
Ero sul balcone, con mia madre, a salutarla, quando tre cani (un randagio e due del quartiere) saltarono nel suo giardino, sentendola in calore: la spuntò un randagio mix pastore tedesco, possente, dal pelo folto color sabbia e oro, che io avevo battezzato Biondo e fu mio amico per tutta la quindicina di giorni che restò nei paraggi, prima e dopo la scappatella.
Ero lì quando diede alla luce la sua prima cucciolata, nella cuccia di cemento esterna, prima che trasportassero lei e i cuccioli al coperto.
La mia cucciola, sabbia e oro come suo padre, la scelsi da quando nemmeno camminava.
Ho abitato lì per gli otto anni successivi. Ho visto Lady crescere, deperire, invecchiare.
Perché? Perché, un anno  dopo la prima cucciolata accidentale, le portarono in casa un maschietto, un po’ più giovane di lei.
Il cucciolone crebbe in fretta e iniziò a fare quel che voleva. Calore dopo calore.
Le rare volte che provarono a separarli, sbagliarono a calcolare i tempi e finì incinta lo stesso.
Due volte all’anno, ogni anno. E da sola: che i cuccioli sopravvivessero o no era solo merito suo, nella sua cuccia esterna.
Più di una volta ho visto un cucciolo, forse trascinatosi fuori e irraggiungibile per lei, forse spinto via perché troppo debole per sopravvivere, morto sotto il sole cocente, o il freddo.
Qualcuno ne salvai da quella fine, citofonando ai padroni che da dentro non vedevano nulla, o, se non c’erano, fregandomene della violazione di domicilio e precipitandomi al soccorso.
Lady mai una volta reagì male al mio piombare davanti alla cuccia e infilarci la mano dentro per restituirle il piccolo, anzi, scodinzolava, cercava la mia mano, guaiva.
Io dentro fremevo.
Ormai, quando cerco di ricordare le date, uso come spartiacque il 2009, l’anno del terremoto.
Quell’aprile, Lady stava male. Già dall’anno prima avevo capito che non ce la faceva più: era magra, sempre più apatica, della penultima cucciolata erano sopravvissuti la metà dei piccoli, dell’ultima nessuno.
L’ultima volta che l’accarezzai era poco prima che ci trasferissimo dall’altra parte della città, non avendo più una casa.
Ero rientrata dopo otto mesi da sfollata, e rabbrividii: Lady era pelle e ossa, il pelo spento, il muso ingrigito.
Venne come sempre, ma più lenta del solito, a mettersi nel suo solito posto.
Infilai la mano sotto le sbarre, accarezzandola. Aveva gli occhi stanchi. Per la prima volta in vita sua, invece che restare immobile, inclinò la testa e mi leccò la mano. Il giorno dopo era sparita. Giorni dopo, sparì anche Zeus.
Ci dissero che li avevano portati alla casa nuova.
Per anni l’avevo accarezzata, avevo parlato con lei. Avevo giocato e parlato con lei innumerevoli volte. A tavola le croste di formaggio, gli avanzi appetitosi, erano sempre per Lady, soprattutto quando mamma e nonna si resero conto anche loro che il maschio le sottraeva il cibo.
Non era il mio cane, ma ero stata la sua umana. E l’ho vista divorata da gravidanze continue.
Vorrei aver potuto fare qualcosa, avere avuto il coraggio di sfidare le remore della mia famiglia e le convenienze del vicinato per chiamare qualcuno. Essere riuscita a farmi ascoltare, almeno, da quei padroni che sembravano non capire il male che le facevano, perché “i cani si accoppiano quando vogliono, è normale”. Vorrei che chiunque pensa senza ritegno a una cucciolata per proprio sfizio personale, o incoscienza, o egoismo, potesse vedere, come la vede la mia memoria, Lady passare da bellissima creatura piena della fierezza della sua razza a scarna, triste, stanca.
Per favore, non smettere mai di ripeterlo, a chiunque tu possa raggiungere: le cucciolate non sono un gioco, non sono un obbligo, non sono uno sfizio da potersi togliere a spese di quelle cagnette che non possono opporsi, e che pagheranno un prezzo che nessun essere umano dovrebbe avere il cuore di far pagare.

Non ci sarebbe bisogno, credo, di alcun commento: questa storia dice già quasi tutto.
Però una cosa mi sembra giusto sottolinearla, e cioè il fatto che ho sentito ripetere migliaia di volte che “è giusto che i cani si accoppino quando vogliono”: anzi, secondo queste persone sarebbe un maltrattamento sterilizzare, “perché è contro natura”.
In realtà è forse più “contro natura” lasciar accoppiare una femmina ogni sei mesi.
Al di là del puro orrore che mi procura leggere storie come quella di Lady, non solo per il degrado della cagna ma anche perché ci si chiede dove e come sia stata piazzata quella marea di cuccioli… c’è anche il fatto che è il doppio calore annuale nel cane ad essere “innaturale”.

fattrici7I canidi che vivono davvero “in natura” vanno in calore una sola volta l’anno: e non solo. Se non ci sono le condizioni ambientali ideali per crescere una cucciolata (per esempio se le condizioni climatiche rendono difficile la ricerca del cibo), le lupe, in calore, non ci vanno affatto.
Il doppio calore è un effetto della domesticazione ed è dovuto al fatto che il cane ha cominciato a trovare condizioni di vita estremamente “comode” venendo a vivere con l’uomo: in particolare, si  è trovato la pappa pronta in ciotola anziché doversela procurare cacciando, e questo ha fatto sì che la sua fisiologia si modificasse.
Un po’ come se il cane avesse pensato “qui si mangia tutti i giorni, quindi posso riprodurmi a tutto spiano perché i miei figli non patiranno mai la fame”.
Insomma, è stato a causa dell’uomo che le femmine sono diventate così prolifiche, proprio come è stato a causa dell’uomo che i cani hanno cominciato ad avere orecchie pendenti, mantelli pezzati e code arricciate.
La domesticazione ha – di fatto – “snaturato” il lupo, rendendolo cane: l’ha trasformato, da efficace predatore che era, in un animale totalmente dipendente da terzi… il che significa, però, che chi l’ha reso così dipendente ha anche la responsabilità di badare al suo benessere.

fattrici3Purtroppo non c’è alcun benessere in cagne che partoriscono “a raffica” come la povera Lady: c’è solo un rapido degrado che le porta ad una morte precoce, dopo una vita faticosa e piena di dolore (chiunque abbia partorito sa bene che non si tratta di una passeggiata: pensate un po’ a farlo ogni sei mesi, e mettendo al mondo ogni volta una decina di figli! Solo all’idea di avere le contrazioni per dieci volte ad ogni parto, personalmente mi sparerei).
Non solo: i cuccioli di cagne così deperite sono a loro volta deboli, più soggetti a malattie e facilmente muoiono in tenera età.
Insomma, “natura” un accidenti: la natura del cane è diventata quella di un animale in balia degli umani, nel bene e nel male… e gli umani hanno il dovere di far sì che ogni cane stia bene, cosa che di sicuro non succede alle cagne obbligate a fare due cucciolate all’anno.
Nel codice etico del tanto vituperato ENCI, ovvero l’Ente che riunisce gli altrettanto vituperati allevatori che secondo certi animalisti “si arricchiscono sulla pelle dei cuccioli”, c’è scritto chiaramente: “E’ opportuno che una fattrice, a salvaguardia del suo benessere, non abbia più di cinque cucciolate nella sua vita”.
Nessun allevatore (cagnari esclusi, ovviamente) fa mai coprire una cagna due volte di fila, e se succede per sbaglio (è successo una volta anche a me) poi la cagna sta ferma un anno… perché le cucciolate stancano, sfiancano, deperiscono.

fattrici5Questo lo sanno perfettamente tutti coloro che allevano, ma non lo sanno le Sciuremarie: non lo sa chi pensa che “sia la natura” o, peggio ancora,  che “poverini, devono divertirsi anche loro” (come se partorire fosse divertente… senza contare il fatto che per la cagna non è divertente neppure il sesso). Ed è così che nascono le migliaia di cuccioli che poi finiscono ad affollare i canili.
Proprio ieri leggevo, tra i commenti ad un altro articolo, di un tizio che si vantava del fatto che il suo maschio, in occasione di una fuga, avesse coperto e messe incinte due o tre cagne nello stesso giorno.
Sì, avete letto bene: si “vantava”.
Anzi, si legge nel commento: “raccontava la stessa cosa a tutte le donne che incontrava. Francamente inquietante”.
Io non lo trovo soltanto inquietante (anche se lo è, e parecchio: gli umani che palesemente trasferiscono la propria virilità su quella del loro cane mi fanno rabbrividire): lo trovo delinquenziale.
Vorrei che i proprietari di cani che se li lasciano scappare per andare a trombare in giro venissero considerati con la stessa severità dei proprietari di cani che, quando scappano, vanno a mordere qualcuno: perché sono ugualmente irresponsabili e perché, in entrambi i casi, danneggiano le loro vittime. Una bella multa sarebbe il minimo.
Anche a me (o meglio, a mia madre: ma io l’avevo lasciato in custodia a lei e quindi sono altrettanto colpevole) molti anni fa è scappato un maschio di pastore tedesco, che è andato ad ingravidare la cocker di una vicina: io l’ho presa malissimo.
Sono corsa a  suggerire alla signora di sterilizzare immediatamente la cagna, offrendomi di pagare tutte le spese… ma lei l’ha presa in ridere, ha detto che “era la natura”, ha fatto nascere – tutta contenta – la cucciolata.
Quando la cagnolina ha partorito (faticosamente, ma naturalmente: non so come ci sia riuscita) quei cuccioli che per lei erano immensi, ero presente anch’io: e nel suo sguardo leggevo un’accusa di cui sento ancora oggi il peso. Mi sono sentita – e mi sento ancora – colpevole come se l’avessi presa a calcioni, mentre la sua proprietaria lanciava urletti di gioia e diceva “Che bello! Un po’ come Lilly e il Vagabondo!”
Certo, tanto non li doveva mica partorire lei.
E a proposito… quando si parla di “buonismo disneyano”, una delle cose che mi vengono sempre in mente è proprio la povera Lilly, ingravidata da un meticcio tre volte più grande di lei. Storia che viene passata come “dolcissima storia d’amore”, ignorandone tutti i lati negativi: così le Sciuremarie ci sguazzano e sono belle contente quando si ripete in casa loro.
Walt Disney, ma va’ a farti friggere. Signore fiero del suo maschio fuggiasco e trombatore coatto: va’ a quel paese.
Animalisti fanatici che ce l’avete a morte con gli allevatori, mentre non fate una piega di fronte alle migliaia di Sciuremarie che si comportano come i proprietari di Lady: mettete in moto il cervello e provate un po’ a condannare questi ultimi… anziché prendervela con chi un codice etico, perlomeno, ce l’ha.

 

NOTA: le foto sono tratte da Google e non hanno alcun riferimento con la storia in oggetto.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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