giovedì , 23 novembre 2017
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Fai la cosa sbagliata? E io ti coccolo

rinfsoc4di VALERIA ROSSI – L’approvazione sociale dei comportamenti sbagliati è uno degli errori più comuni che capita di incontrare in cinofilia: la prima volta che venni a contatto con questo problema ero un’addestratrice alle primissimissime armi, che aveva letto l’unico libro esistente all’epoca sull’addestramento e che, dopo i suoi cani personali, aveva lavorato con due o tre cani di amici e forse con uno o due veri e propri “clienti”. Insomma, esperienza vicina allo zero e conoscenze teoriche… ancora meno, visto che di etologia e psicologia canina proprio non si parlava, all’epoca.
Il cane era un alano arlecchino di nome Al, grande e grosso (ovviamente, essendo un alano), ancora cucciolone ma mordace “ad capocchiam”: ovvero, passeggiando per strada ogni tanto decideva che il passante X gli stava antipatico e lo pinzava al volo.
Con la boccuccia di rosa che si ritrovava aveva già fatto un bel po’ di danni, anche perché aveva già pinzato un paio di bambini (la foto è tratta da google e non c’entra nulla, visto che si sta parlando di un cane vissuto negli anni ’70:  sembra perfetta per illustrare questa storia, ma l’alano non è lui e spero proprio che non abbia cattive intenzioni verso il bambino!).
Io non avevo mai affrontato casi di mordacità prima di allora, ma con tutta l’incoscenza dei vent’anni (scarsi) andai a visitare cane e proprietario a casa loro: il cane si comportò benissimo, buono, allegro e festaiolo.
Poi ci avventurammo per strada. Tempo dieci minuti, il cane scattò verso una persona e l’umano, immediatamente, si mise ad accarezzarlo dicendogli “No, stai buono, non fare così”.
Non sapendo un accidenti di rinforzi positivi e negativi, né di approvazione sociale né di altro, io pensai comunque “Ma che cavolo: se lo accarezza, il cane penserà di aver fatto bene!”.
Quindi mi feci passare il guinzaglio, continuammo la passeggiata e appena Al tentò di partire verso un altro passante gli urlai un NOOOOO! che paralizzò, penso, mezza Savona. E giusto per gradire gli ammollai una botta in testa tipo Bud Spencer (metodo gentile! Ma intanto… mano di ragazzina vs capoccia di alano, mi feci sicuramente più male io).
Il cane mi guardò con due occhi così e il fumetto che diceva: “Ah, non vuoi che lo faccia? Strano, al mio umano piace… comunque ok, mi adeguo”.
E per tutto il resto della passeggiata non si sognò più di attaccare nessuno.
Caso risolto in tre secondi netti: una volta spiegato al proprietario che non doveva premiare il cane, ma sgridarlo quando faceva così, l’alano smise completamente di aggredire la gente per strada.

rinfsoc2Certo, mi andò assolutamente di lusso: come minimo avrei potuto beccarmi una rediretta (presumo che mi abbia salvato il fatto che si trattava di un cucciolone di tredici mesi)… e comunque non è che i casi di aggressività si risolvano a pugni in testa, per carità. Però il concetto di “spiegare al cane che quel comportamento non era gradito” lo trovo ancora giustissimo.
E ancora oggi, invece, mi capita continuamente di vedere persone che, con i loro gesti, approvano cani ringhiosi, mordaci, aggressivi.
Così come mi capita di vedere rinforzati comportamenti di paura (“Ma no, stai tranquillo, non succede niente”… e giù carezze e coccole), con l’ovvio risultato di far pensare al cane “faccio bene ad aver paura”.
Ovviamente il cane che ha paura non va neppure corretto e tanto meno punito (serve dirlo? Vabbe’, diciamolo): però non va assolutamente rinforzato! E le coccole, le carezze, l’approvazione sociale espressa in qualsiasi modo sono un rinforzo: ovvero, qualcosa che induce la ripetizione di un comportamento.
Se è facile dire un bel “NO!” convinto al cane che ringhia, abbaia o tenta di mordere, è meno facile capire quale sia il comportamento giusto con il cane che mostra paura, e ancor meno facile capire come comportarsi in caso di paura che sfocia in atteggiamenti aggressivi. Ovviamente non esiste una ricetta magica buona per tutti e quindi non posso darvi consigli specifici perché bisognerebbe vedere il singolo cane e cercare di capire le cause prima di trovare i rimedi… ma una cosa è certa: rinforzare è sbagliato.

rinfsoc3Quindi il cane timoroso, o pauroso/aggressivo, non va assolutamente accarezzato/coccolato. In linea di massima posso dire che l’atteggiamento giusto è quello rilassato e tranquillo: dobbiamo fargli vedere che noi per primi affrontiamo il presunto “pericolo” (che si tratti di una persona o di un sacchetto di nylon svolazzante, non cambia nulla) con sicurezza e serenità, e poi invitarlo a seguire il nostro esempio senza forzarlo, ma “convincendolo” con parole pacate e gesti sicuri.
Non diciamo mai “bravo” (il cane sa benissimo cosa significa, se sta con noi da più di una settimana), ma diciamogli, per esempio: “Dài, vieni”, in tono suadente.
Soprattutto, non accarezziamo MAI il cane “per calmarlo”: questa è una cosa che può funzionare con un bambino o con uno scimpanzè (i primati si accarezzano tutti tra loro), ma i cani non sono bambini né scimmie e per loro la carezza significa “sono contento di te, fai bene a fare così”.
Certo, questo concetto può anche avere un effetto calmante secondario… ma il primo effetto sarà sempre quello di fargli pensare che quel comportamento è gradito e che quindi faranno bene a ripeterlo.
Teniamolo presente, quando il nostro DNA da primati tende a prendere il sopravvento: ricordiamocene, perché con il rinforzo sociale si fa prestissimo a creare cani paurosi o, peggio ancora, cani morsicatori.

 

 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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