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Dylan, giallo cinofilo su una soppressione

dylan1di VALERIA ROSSI – Un vero e proprio “giallo” quello di cui si discute in questi giorni su Facebook e non solo: ovvero il caso di Dylan, il meticcio braccoide che ha aggredito una volontaria del canile di Cavour che lo ospitava e che per questo è stato soppresso con una rapidità davvero inquietante.
Canicidio inutile (o quantomeno esagerato) oppure soppressione effettuata nel pieno rispetto delle norme vigenti?
Non è facile avere un quadro chiaro della situazione.
Il canile di Cavour ha emesso un comunicato nel quale si spiega che il cane ha aggredito seriamente una volontaria, dopodiché (copincollo testualmente) “l’ASL ci ha intimato di tenere il cane fino alla visita del veterinario legale e d’accordo con lui, il nostro Direttore Sanitario e il Direttore del rifugio, dopo una visita collegiale dove Dylan ha mostrato nuovamente segni di intolleranza e aggressione nei loro confronti, si è proceduto purtroppo alla sua soppressione”.
Dunque, Dylan ha attaccato una volontaria: il motivo è sconosciuto e la volontaria sembra non voglia rilasciare dichiarazioni né mostrare foto delle proprie ferite.
Cosa dice la legge, in casi come questi?
L’unico testo nazionale a cui si può fare riferimento sembra essere  l’Ordinanza del Ministero della Salute del 6 agosto 2013 (che rimane in vigore un anno, quindi è attualmente vigente).
All’Art. 3 di questa Ordinanza si legge:

1. (omissis) a seguito di morsicatura o aggressione i servizi veterinari attivano un percorso mirato all’accertamento delle condizioni psicofisiche dell’animale e della corretta gestione da parte del proprietario;
2. I servizi veterinari, oltre a quanto stabilito dall’articolo 1, comma 7, in caso di rilevazione di rischio elevato, stabiliscono le misure di prevenzione e la necessità di una valutazione comportamentale e di un eventuale intervento terapeutico da parte di medici veterinari esperti in comportamento animale;
3. I servizi veterinari detengono un registro aggiornato dei cani dichiarati a rischio elevato di aggressività ai sensi del comma 2;
4. I proprietari dei cani inseriti nel registro di cui al comma 3 stipulano una polizza di assicurazione di responsabilità civile per danni contro terzi causati dal proprio cane e applicano sempre al cane, quando si trova in aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico, sia guinzaglio sia museruola.
Si parla dunque chiaramente di “una valutazione comportamentale” (che potrebbe essere stata effettuata dal veterinario legale), a seguto della quale si indica però la possibilità di “interventi terapeutici”: e non mi risulta che la soppressione possa rientrare tra questi interventi, quindi la legge qui sembra essere stata disattesa.
Oltre all’ordinanza nazionale, però, esistono le leggi regionali: e quella della Regione Piemonte (n. 27 del 4 novembre 2009) per quanto  riguarda i casi di aggressività recita così:

1. Il detentore di cani ad aggressività non controllata (ovvero, come si legge all’art.2,  “il soggetto che lede o che inequivocabilmente attenta all’integrità fisica di una persona o di altri animali attraverso un comportamento aggressivo non controllato dal proprietario o detentore dell’animale”) ha l’obbligo di vigilare con particolare attenzione sulla detenzione degli stessi al fine di evitare ogni possibile aggressione a persone, ottemperando alle prescrizioni di cui ai commi 2, 3 e 6 nonché a tutte le disposizioni specifiche di livello nazionale e locale per la gestione di cani a rischio.
2. I cani ad aggressività non controllata sono sottoposti ad una visita veterinaria comportamentale mirata ad esprimere un giudizio sulla pericolosità del cane non oltre i quaranta giorni dall’evento.
3. I comuni, in collaborazione con le ASL, gli ordini professionali dei medici veterinari, le facoltà di medicina veterinaria, le associazioni veterinarie e le associazioni di protezione degli animali istituiscono ed organizzano percorsi formativi per i proprietari di cani ad aggressività non controllata con rilascio di specifica attestazione.
4. Al termine dei corsi di cui al comma 3, previo il superamento di esame valutativo esteso alla relazione uomo-animale, è rilasciato un attestato che certifica il controllo dell’affidabilità e dell’equilibrio psichico per cani.
5. Per l’espletamento dei corsi di cui al comma 3 i soggetti organizzatori debbono avvalersi di una equipe composta da un veterinario comportamentalista, da un valutatore e da un addestratore cinofilo.
6. Fino al superamento del test di cui al comma 4 il detentore di cani ad aggressività non controllata ha i seguenti obblighi: a) applicare sia il guinzaglio sia la museruola ai cani quando si trovano nelle vie o in un altro luogo aperto al pubblico; b) stipulare una polizza di assicurazione di responsabilità civile per i danni a terzi causati dal proprio cane.
7. Il detentore dei cani ad aggressività non controllata ha facoltà di rinunciare all’animale, ma è obbligato a sostenere le spese di mantenimento e rieducazione sino ad un nuovo affidamento.
8. Qualora il detentore dei cani ad aggressività non controllata non superi il test di cui al comma 4 o non vi si sottoponga e i servizi veterinari ne certifichino l’incapacità di gestione del cane, il Comune, su richiesta dell’ASL competente, adotta un provvedimento di sequestro del cane e, qualora ne ricorrano i presupposti, l’ASL ne certifica l’irrecuperabilità.
9. Gli oneri economici connessi al mantenimento, alle visite veterinarie comportamentali e alla rieducazione dell’animale sono interamente a carico del detentore dello stesso.
Anche qui si parla di percorsi rieducativi e addirittura di corsi formativi per i detentori di questi cani, ovvero per “il proprietario del cane o chi abbia accettato di occuparsene, responsabile della sua salute e del suo benessere”.
In questo caso mi pare evidente che i “detentori” fossero i gestori del canile, visto che avevano accettato di occuparsi di Dylan: quindi erano responsabili della sua salute e del suo benessere.
E l’hanno ammazzato.
L’hanno ammazzato dopo un singolo episodio di morsicatura, visto che non risultano precedenti: nel comunicato del canile si legge infatti che Dylan “da tempo mostrava di aver sviluppato un carattere prepotente , nonostante alcuni nostri operatori cercassero di migliorarglielo“.  Ma se un “carattere prepotente” fosse un buon motivo per una condanna a morte, credo che la metà dei cani italiani sarebbe già stata soppressa da tempo (e magari anche la metà degli italiani umani…).

dylan2No, si direbbe proprio che Dylan non avesse mai morso in precedenza. L’ha fatto il 29 giugno, per motivi che non saremo mai in grado di conoscere, e ha morso una volontaria che potrà anche non avergli fatto nulla, che potrà essere solo una vittima innocente, ma che è entrata da sola nel box di un cane dichiaratamente poco amichevole, cosa che contrasta pesantemente con quanto si afferma nel comunicato, e cioè che “conosceva Dylan e anche il suo carattere, quindi si avvicinava a lui con le attenzioni che le erano state indicate dal nostro educatore e da tutto il resto del personale”.
Evidentemente stavolta non l’ha fatto: e il risultato è stato il processo sommario e l’esecuzione altrettanto sommaria di una condanna a morte che davvero non si spiega. Non è una spiegazione accettabile il fatto che abbia morso UNA volta, né lo è il fatto che abbia mostrato, come sostiene il canile, “segni di intolleranza e aggressione” nei confronti di chi è andato a valutarlo dopo l’episodio: un cane che morde per la prima volta – scatenando ovviamente un putiferio – rimane sconvolto ed impaurito e quindi è sempre potenzialmente aggressivo. Al cane andava lasciato il tempo di calmarsi e di tornare alla sua normale routine, prima di procedere alla sua valutazione.
C’è un altro elemento contrastante in questa storia: il canile sostiene infatti di aver avvisato i proprietari di Dylan, che è poi l’associazione che si occupa di salvare cani del Sud (e che pagava la pensione del cane), mentre loro negano di essere stati avvertiti. Questo sarebbe gravissimo, perché una soppressione decisa esclusivamente dal canile, senza autorizzazione dei proprietari del cane, sarebbe (forse) giustificabile solo in caso di assoluta emergenza: per capirci, sarebbe stata comprensibile se Dylan fosse stato ucciso mentre sbranava qualcuno, senza alcuna possibilità di salvare diversamente la persona aggredita. Ma visto che la volontaria era già stata messa al sicuro, e che il cane era confinato nella sua gabbia… che bisogno c’era di agire così in fretta?
La spiegazione del canile (e cioè “la sicurezza dei volontari viene prima di tutto”) non ha senso, perché un cane mordace si può accudire, sfamare, dissetare mantenendo gli operatori in assoluta sicurezza: e intanto – stando alla legge – si sarebbe dovuto iniziare un percorso riabilitativo. Facebook si sta riempiendo di foto di un Dylan coccolone e tutt’altro che aggressivo, scattate a quanto pare solo un anno fa… il che fa pensare che per quel cane ci fossero, eccome, possibilità di recupero.
L’unica conclusione si può trarre è che il canile abbia agito con troppa superficialità e in tempi esageratamente rapidi: le loro giustificazioni non convincono affatto, perché – ripetiamo – non c’era alcuna “emergenza sicurezza”.
Quanto alla legge, non sembra che sia stata del tutto rispettata, visto che Dylan aveva palesemente diritto almeno a un tentativo di riabilitazione.
Quindi ci troviamo di fronte ad un caso di giustizia sommaria per il quale ci si augura che venga aperta un’inchiesta.
E si spera anche che questa brutta storia serva di monito ad altri e che si smetta, una buona volta, di permettere che un singolo veterinario (qualifica che non ci risulta equivalere a “giudice incontestabile del bene e del male”) possa decretare sentenze di morte con tanta leggerezza.

ATTENZIONE: apprendo adesso che dopo l’episodio di aggressione un’altra struttura del torinese aveva accettato di prendere in carico Dylan, che quindi avrebbe potuto essere trasferito senza mettere a repentaglio la “sicurezza” di nessun altro volontario di Cavour.
Doppiamente grave, dunque, la decisione di sopprimerlo (a questo punto “assassinarlo” mi sembra un termine più adeguato) non tenendo in alcun conto l’offerta dell’altro canile.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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