domenica , 19 novembre 2017
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Come rovinare una buona intervista e vivere felici

dallavalledi VALERIA ROSSI – Me l’ha segnalato un’amica e sono andata a vedermi il video di “RadioBau” sul tablet, visto che sono ancora sprovvista di casse (grazie a “qualcuno” che si è mangiato i fili): du’ ore di buffer-buffer-buffer, ma alla fine sono riuscita a seguire l’intervista a Simone Dalla Valle che presentava il suo ultimo libro.
Carina, eh?
Sostanzialmente corretta nei contenuti, anche se con qualche passaggio discutibile (“Il mio cane al ristorante non vede passare le bistecche perché io sono vegetariano… e comunque sa che condivido tutto ciò che ho nel piatto”: ma come? Se sei vegetariano e condividi col cane, vuoi rendere vegetariano pure lui? Mi auguro proprio di no!).
Comunque, a parte questo e a parte il lapsus del lupo che discende dal cane… un’intervista dai contenuti condivisibili.
Forse un po’ banali dal punto di vista di un cinofilo, ma sicuramente apprezzabili e utili ai neofiti.
Peccato che, quasi sul finire, il buon Simone non sia riuscito ad evitare la solita sparata contro gli addestratori e soprattutto contro i cani addestrati.
Sì, è vero che dopo aver detto “addestratori” ha aggiunto anche “coercitivi” (con una piccola pausa in mezzo, come se avesse avuto voglia di fare di tutta l’erba un fascio, ma poi ci avesse ripensato e si fosse costretto ad aggiungere un aggettivo in più): ma la parte peggiore è stata quella in cui ha descritto i cani prima come “soldatini” che non si godono la vita e poi come “robot” (specificando che noi addestratori kattivissimi “renderemmo robot degli esseri viventi”).
A parte il fatto che è tutto da stabilire che i soldati umani non si godano la vita, come asserisce Dalla Valle (io sono pacifista e detesto gli eserciti, ma non ho dubbi sul fatto che chi sceglie quella carriera possa essere perfettamente realizzato e felice), non si vede per quale motivo un cane addestrato non possa essere a sua volta perfettamente realizzato e felice anche se obbedisce al suo conduttore.
Non si vede perché dovrebbe pensare: “Guarda cosa mi tocca fare”, e non, magari: “Se me l’ha chiesto lui sono felice di farlo, perché so che il mio maestro, la mia guida, farà sempre le scelte migliori per me”.

dallvalle2Perché paragonare il cane addestrato a un robot, e non – per esempio – ad un bambino educato ed obbediente?
In fondo, per quanto si dica sempre che è sbagliato antropomorfizzare,  il concetto di “cane addestrato” è molto più vicino a quello di “bambino ben educato” che non a quello di soldato.
Lasciamo pure da parte il robot, che non è un essere vivente e quindi c’entra come i cavoli a merenda: ma il soldato è una persona adulta e consapevole, che “sceglie” (non esistendo più il servizio militare obbligatorio) di essere inquadrato e comandato sulla spinta di motivazioni ben precise (patriottismo, amore per la divisa o voglia di carriera che sia).
Il cane, con la vera e propria esigenza di essere guidato e indirizzato, ci nasce.
Perché è un animale sociale e gerarchico per definizione, perché ce l’ha nel DNA. In più il cane deve adeguarsi ad una società diversa dalla sua (e per questo ha ancor più bisogno di essere indirizzato e guidato), nella quale si muove avendo in dotazione un cervello che gli scienziati (e non io) paragonano a quello di un bambino di tre-quattro anni.
Da questo punto di vista, dunque, il cane (pur non essendo un bambino) è sicuramente più paragonabile al bambino che al soldato: ma forse non si troverebbero molti consensi sostenendo che i bambini obbedienti siano tutti dei frustrati robotizzati.
Purtroppo i vari Guru della moderna cinofilia (o del cinomarketing, visto che la cinoflia è un’altra cosa) non hanno ancora perso il vizio di  infilare in qualsiasi discussione l’attacco (frontale o laterale, dipende) all’addestratore.
Se non altro Dalla Valle si è cavato di bocca (anche se obtorto collo) quell’aggettivo in più, “coercitivi”: ma c’è chi criminalizza l’addestramento e le discipline cinofile a prescindere.
Questo, per esempio, è il commento su FB (o lo spot pubblicitario, non si è ben capito) di una fanciulla che un paio di giorni fa paragonava i corsi ENCI a quelli di una scuola cinofila “new age”:

Obedience e UD (utilità e difesa, il solo nome fa orrore) servono per creare un bel soldatino, un automa, li pratica chi pensa che un cane debba essere obbediente, utile e possa essere adoperato come un’arma da difesa, se volete questo fate un bel corso Enci, vi insegneranno a tirare un bel collare a strozzo e urlare ordini, XX non insegna nulla di tutto ciò quindi questo corso non fa per voi.
XX insegna un approccio totalmente diverso alla cinofilia, così diverso da mandare in panico i tesserati Enci e farli accorrere ad scrivere falsità su cose che nemmeno conoscono, per chi vuole rendere il proprio cane un bravo automa dev’essere davvero sconvolgente che qualcuno insegni che il cane ha una mente e addirittura insegni a pensare come il cane, destabilizzante per chi pensa ancora di dover dominare sugli altri esseri viventi.

Cioè, ci rendiamo conto del livello di lavaggio del cervello a cui vengono sottoposti questi poveracci?
Il solo nome “utilità e difesa” farebbe orrore?!? E  perché mai, di grazia?
A me farebbe molta più tristezza sentir parlare di “cani da inutilità e divano”, per esempio (ma soprattutto, sono STRAconvinta che farebbe molta più tristezza ai cani).
E poi… pure l’Obedience, mo’, servirebbe a creare “soldatini e automi” (prego notare l’affinità dei termini usati da persone diverse, appartenenti a scuole diverse: evidentemente, quando si vuole screditare il lavoro altrui senza sapere di cosa si parla, l’originalità fa cilecca)? Si urlerebbero ordini “tirando collari a strozzo” in una disciplina nata proprio dalla teorie più gentiliste del mondo, che mettono al primissimo posto comunicazione e rapporto?
E meno male che quelli che “scrivono falsità su cose che nemmeno conoscono” saremmo noi addestratori!
Certo, come sempre bisogna ammettere che qualche addestratore coercitivo, violento, carogna esiste ancora: così come, peraltro, esistono i cinofili new age che fanno abbattere senza pietà qualsiasi cane che mostri il minimo problema caratteriale.
Ma pensare che gli uni o gli altri siano “tutti così” è veramente penoso: e utilizzare l’immagine del singolo deficiente per dare addosso ad un’intera categoria di persone che lavora, studia, si impegna, si aggiorna costantemente per offrire al cane il meglio è veramente scorretto, oltre che patetico.
Riusciremo, prima della fine di questo secolo, a sentire qualcuno che promuove il proprio lavoro dicendo “io so fare questo e quest’altro”, anziché ripetere fino alla nausea che “tutti gli altri sono brutti e cattivi”?
No, perché a me sta benissimo tutto: mi stanno bene tradizionalisti, gentilisti, post-gentilisti e pure cinofilosofi… purché rispettino due semplici requisiti: a) amore e rispetto per il cane; b) capacità di ottenere dei risultati (perché, in caso contrario, venderebbero aria fritta).
Però scusate se, di fronte a certe esternazioni oggettivamente cretine (“il cane ha una mente”: MA VA?!? Io, addestratrice kattivissima, lo ripeto e lo ribadisco da quarant’anni circa! E mo’ dovrei “sconvolgermi” perché lo dice il guru dell’ultima ora?), comincio a pensare la cosa che sorge più spontaneo pensare… e cioè che chi perde tutto ‘sto tempo a screditare il lavoro altrui non sia in grado di mostrare alcun risultato del proprio.

P.S.: sì, lo so: che palle con ‘ste diatribe tra addestratori e educatori.  Ma basterebbe smetterla di scagliare continuamente e pubblicamente (via radio o via FB, poco importa) attacchi di questo tipo, e non ci sarebbe alcuna reazione.
Invece gli attacchi non si fermano, anzi si moltiplicano arrivando alla vera e propria diffamazione (da una parte sola, visto che finora non mi è mai capitato di sentir dire in un’intervista: “purtroppo gli educatori esistono ancora”): e allora, scusatemi, ma io continuo a reagire.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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