lunedì , 20 novembre 2017
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Ma se non posso prenderlo in braccio… che faccio, se un cagnone attacca il mio cagnolino?

sciuramariadi VALERIA ROSSI – L’ho già scritto, credo, un milioncino di volte: prendere in braccio un cane piccolo se questi viene avvicinato da uno vistosamente più grosso di lui è ad altissimo rischio.
I motivi dovrebbero essere abbastanza evidenti (ma forse non lo sono, visto che i cagnolini vengono presi continuamente in braccio di fronte ai cagnoloni):

a) vedersi sottrarre da sotto il naso l’oggetto della sua attenzione stimola l’impulso predatorio nel cane più grande. E’ una legge naturale, non si scappa.
Quando vogliamo invitare un cucciolo ad afferrare uno straccetto per gioco, e non è sufficiente farglielo strisciare per terra davanti al muso, il modo più sicuro per invitarlo a prenderlo con i denti è quello di sollevarlo in aria. Lo sanno tutti, probabilmente ci hanno anche provato tutti… eppure si continuano a prendere in braccio i cagnolini a mo’ di  yo-yo, pensando di “salvarli”;
b) a qualsiasi cane dalla media taglia in su (se è più piccolo non fa paura, quindi lo yo-yo non si fa) basta alzarsi sulle zampe posteriori per arrivare a mordere comodamente un canetto tenuto in braccio da qualsiasi umano che non sia verde e non si chiami Hulk (o non sappia volare come Superman: però Superman non è un umano).
E se proprio non gli basta, gli è sufficiente un saltello.
Quindi, cos’abbiamo risolto? Che oltre al canetto abbiamo messo a rischio anche le nostre braccia.
Sì, magari proteggiamo il cagnolino, ma prendiamo un bel morso noi… e quando si viene morsi, difficilmente si riesce a tenere ancora il canetto tra le braccia. E’ molto più normale che si molli tutto (e che ci si metta a sbraitare, scatenando così l’ulteriore aggressività del cane grosso).

Nonostante questo, come dicevo, i cani piccoli vengono continuamente presi su.
E i cani grandi, immancabilmente, tentano di afferrarli.
L’ultimo caso è stato quello del poliziotto “vittima” (si fa per dire, vista l’entità della sua “ferita”) di un pit bull che tentava di prendersela con il Cavalier di famiglia.
Anche in questo caso, come in mille altri, la signora ha preso in braccio il cagnolino e il cagnolone è scattato: e se qui la cosa si è risolta con un graffietto, in altri casi purtroppo il cagnolino ha fatto una brutta fine e/o gli umani sono finiti all’ospedale.

carlinoPerché lo facciamo, pur sapendo benissimo che non si fa?
Forse la ragione sta tutta nell’impulso epimeletico, che è poi lo stesso che induce le persone a scegliere cani di piccola/piccolissima taglia: ovvero la spinta a prendersi cura, a proteggere, ad accudire chi ha l’aspetto di un esserino tenero e indifeso (la natura ha dotato gli animali sociali di questo impulso per proteggere i neonati;  il marketing cinofilo l’ha sfruttato per creare razze come Carlini, Cavalier ed altri cani dall’aspetto “eternamente cucciolesco”; una società umana incapace di gestire correttamente il panorama cinofilo fa sì che a volte, per colpa di questo impulso, succedano le tragedie); in parte, però, i cani piccoli si tirano su perché non si hanno alternative, o si crede di non averle.
Infatti, quando dico ai proprietari di cani piccoli che non devono farci lo yo-yo, mi sento immancabilmente rispondere: “Eh, ma allora che faccio? Lascio ammazzare il mio cane?”
Santo cielo, no. Ovviamente no!
Vi pare davvero che potrei consigliare a chicchessia di restar lì a guardare mentre il suo amico viene sbranato?
Però non è neppure il caso di fare pazzie più o meno eroiche, come quella di prendere in braccio il cagnolino o quella ancora più rischiosa di mettersi in mezzo ad una rissa già scatenata.
L’alternativa più sensata è quella di mettersi in mezzo PRIMA che il cane grosso abbia modo di pensare che quello piccolo possa essere attaccato: ovvero, mettersi il cagnolino dietro le gambe e interporsi tra lui e il cagnone.

bibagatte1Ancora prima di fare questo, però, sarebbe il caso di esaminare la situazione con calma e senza panico (cosa che normalmente NON  fanno le Sciuremarie cagnolino-munite).
Perché “cane grosso” NON significa automaticamente “kanekiller”, santapupazza!
E poi a volte non c’è neppure bisogno che sia davvero grosso, per mandare in ansia gli umani. A me capita almeno un paio volte al giorno, quando sono in giro con la Bisturi, di vedere cagnolini tirati in braccio al nostro solo apparire, nonostante la mia cagna sia: a) al guinzaglio; b) indiscutibilmente tappa (è poco più grossa di un gatto e in un mondo normale forse sarei io a doverla prendere in braccio: ma siccome “c’halafacciadapizzbull”, fa paura a prescindere).
Ora, per carità, le sciure non sono tenute a sapere che la Bisturi è la cagna più paciosa e amichevole di questo mondo. Ma anche senza questa informazione (che comunque basterebbe chiedere all’umana di turno, visto che attaccata al guinzaglio ci sono sempre anch’io) non vedo sinceramente il motivo di yo-yo-eggiare un cane quando un suo simile gli si avvicina tranquillo, senza traccia di aggressività, con la codina che va a mille.
Un paio di giorni fa un volpinotto è stato tirato su anche all’apparire di Samba (tre mesi e mezzo oggi), al guinzaglio.
E lei la facciadapizzbull non ce l’ha. Magari avrà quella da ruzzvailer, tra qualche mese: ma per ora giuro che ha solo la faccia da cucciola. Eppure qualcuno teme perfino lei, il che mi fa pensare che in almeno sette/otto casi su dieci l’effetto yo-yo (o l’impulso epimeletico, se preferite) scatti senza alcun vero motivo.
Il cane grande (o semplicemente “un po’ più grande”) del proprio è visto automaticamente come una minaccia.
Ma avete mai pensato all’effetto che tutto questo avrà sul cane piccolo?
Se ogni volta che incontra un suo simile superiore ai tre chili viene sollevato di peso, il piccoletto:

a) non socializzerà MAI;
b) non imparerà il “galateo canino”;
c) si convincerà che i cani grandi siano davvero pericolosi (aiutato, in tutto questo, dall’ansia della proprietaria, che lui recepisce benissimo perché i cani sono notoriamente empatici… anche quando sono piccoli).

Risultato?
Sarà molto, ma molto facile che sia proprio lui a sfidare, o addirittura aggredire, qualsiasi cane grande che gli si sia avvicinato magari con le intenzioni più amichevoli di questo mondo.
Dopodiché, ovviamente, sarà lui a rischiare la pelle… ma i giornali immancabilmente titoleranno: “Kanekiller sbrana piccolo angelo peloso innocente”.
A me piacerebbe proprio leggere di casi come questi trasferiti in campo umano. Mi piacerebbe vedere come titolerebbero.
Che so, arriva un ometto alto uno e sessanta, che pesa cinquanta chili, e tira un cazzotto a Tyson: se cinque minuti dopo finisse all’ospedale, cosa scriverebbero i giornali? Probabilmente qualcosa come “Nano cretino sfida gigante e le busca”.
Invece, quando la stessa identica cosa succede tra due cani, si parla sempre dell’immonda bestiaccia che ha sbranato il povero piccino.
Detto questo, sia chiaro che non ce l’ho con i cani piccoli.
Mi piacciono i cani piccoli, ho avuto cani piccoli e purtroppo ho vissuto anche un caso di aggressione di cane medio-grosso a cane piccolo, entrambi miei (husky vs maltese, che ha rimediato due costole rotte): quindi so come ci si sente quando si vede sparire il microcane tra le fauci del più grande… ed è qualcosa che non auguro sicuramente a nessuno, perché si perde qualche annetto di vita.
Però questo non autorizza, per prevenire guai, a creare canetti assatanati pronti a sfidare qualsiasi colosso “perché tanto la mamma mi mette in salvo”.
E’ sbagliatissimo ed è pericolosissimo.

cagnone_cagninoI cani piccoli vanno socializzati come tutti gli altri;  devono imparare a comunicare, ad emettere segnali calmanti, a sottomettersi quando è il caso, anziché partire all’attacco a testa bassa.
Un tempo tutte queste aggressioni di cani grandi ai cani piccoli, sui giornali, non si leggevano: un po’, forse, perché vi si dava meno peso (una rissa tra cani, anche se con esito drammatico,  non valeva due righe: oggi va in prima pagina, o quasi, solo perché è cambiato il sentimento umano verso i cani.  I giornali scrivono quello che la gente vuole leggere), ma un po’ anche perché –  e ne sono piuttosto certa, bazzicando cani da quarant’anni – di questi fatti ne succedevano meno.
Ma perché ne succedevano meno?
Perché il cane era meno bambinizzato, meno viziato, meno preso in braccio.
C’erano in giro anche meno microcani, per carità: la dannatissima moda del cane della Polistil è arrivata solo a partire dagli anni ’90. E c’erano in giro meno terrier di tipo bull, che sono i maggiori protagonisti di questi episodi perché sono (in linea di massima, e con parecchie eccezioni) i cani meno amichevoli verso i loro simili.
Però c’è anche da dire che c’erano in giro molti più cani sciolti, quindi i piatti della bilancia sarebbero dovuti tornare in pari. Invece no: i piccoli cani feriti o uccisi sono  cresciuti esponenzialmente negli ultimi tempi, e questo a mio avviso è da attribuire, più che ad ogni altra cosa, al fatto che non si permetta loro di socializzare e di imparare a comunicare in modo corretto.

canepadroneChiaramente lo stesso vale per  cani grossi, i cui proprietari talora godono nel vederli aggressivi (e non solo verso i cani, ma anche verso le persone): gente così, è inutile dirlo, non dovrebbe vedere un cane neanche in fotografia… mentre sono proprio questi personaggi che vanno a scegliersi il pit bull o il rottweiler o il dogo, penso per sopperire con le dimensioni del cane alla carenza di altre dimensioni personali (sicuramente una cosa molto piccola ce l’hanno: il cervello. Sul resto preferisco non indagare).
E’ abbastanza diffuso anche il malcostume di lasciare liberi cagnoni “truzzi” e poco o nulla socializzati, e qui purtroppo c’è poco da fare: sono le istituzioni che dovrebbero intervenire con forza impedendo il dilagare di questa scellerata abitudine.
Dopotutto le leggi già ci sono: e basterebbe sicuramente qualche bella multa a far rinsavire parecchia gente… ma le forze dell’ordine hanno sempre “altro a cui pensare” e non intervengono pressoché mai spontaneamente.
Però è possibile farle intervenire, facendo esposti e/o denunce quando si conoscono  i personaggi che lasciano vagare liberamente cani a rischio: lasciar sempre correre, e poi lamentarsi quando succede il disastro, è un po’ troppo comodo e denota uno scarso senso civico.
Rovescio della medaglia: non è neppure giusto considerare “a rischio” i cani che non lo sono, soltanto per il loro aspetto fisico o la loro razza di appartenenza: ma anche in questo caso si può chiedere il sostegno delle istituzioni.
Qualche giorno fa ho ricevuto copia (con qualche cancellazione salva-privacy) dell’esposto che un’amica di FB, proprietaria di due cani buonissimi e regolarmente discriminati, ha inviato alla Polizia di Roma, unitamente ad altri proprietari nelle stesse condizioni:  un’iniziativa a cui plaudo fino a spellarmi le mani.

esposto_roma
Come sempre accade, il mondo è spaccato in due: chi ha cani grandi e buoni gradirebbe non essere discriminato (o, come in questo caso, fatto addirittura oggetto di minacce), mentre chi ha i cani piccoli vorrebbe che tutti i cagnoni vivessero appesi a guinzagli da trenta centimetri, possibilmente anche con una bella museruola stile Hannibal Lecter.
Ben pochi si pongono il problema del rispetto per i diritti altrui (sia umani che canini), ed è indubbio che la politica latiti alla grande su quelli che sono i piccoli – ma diffusissimi – problemi quotidiani, occupandosi solo di ciò che “fa audience” e che quindi potrebbe portare voti.
La situazione è tutt’altro che allegra e l’unico invito che mi sento di fare è quello di farsi sentire (come ha fatto l’amica di cui sopra) nelle sedi giuste, anziché limitarsi a mugugnare al bar.
Nel frattempo, ai proprietari suggerisco:

a) di non dare per scontato che “cane grosso” significhi “cane pericoloso”, perché così non è; la stragrande maggioranza dei cani, quando ne incontra un altro, è mosso più dal desiderio di fare amicizia che non da quello di scannarsi;
b) di socializzare a dovere tutti i cani, dal microbo al gigante, perché la maggior parte dei casi di rissa è dovuta proprio ad errori umani. A cani a cui non è mai stato permesso di fare i cani. Eppure basta scegliere i partner con un po’ di attenzione, e anche il più piccoletto del mondo può imparare a comunicare in modo corretto;
c) di non commettere neppure l’errore opposto, ovvero quello di pretendere che “tutti vogliano giocare con tutti”. Ricordiamo che è nor-ma-le, soprattutto per i maschi adulti (anche quelli ben socializzati) non avere nessuna voglia di interagire con altri maschi adulti. Tra femmine è meno frequente che scatti la rissa, ma non è che ne siano totalmente esenti.
In ogni caso, la domanda che si deve fare al proprietario dell’altro cane non è (o non è “solo”) “Maschio o femmina?” ma soprattutto “Come si comporta verso i suoi simili?”
d) in caso di incontri “dubbi”, con cani non controllati, liberi o in presenza di proprietari distratti/menefreghisti, di NON prendere in braccio il cane ma di interporsi tra lui e l’altro animale. Soprattutto i terrier di tipo bull sono normalmente molto rispettosi verso gli umani e quindi ci penseranno due volte prima di lanciarsi su un cagnolino protetto dalle gambe del proprietario.
e) se proprio si è terrorizzati alla solo idea di incontrare un cane grande, o se si sa già in partenza che nella propria zona-passeggiata c’è il rischio di incontrare un cane pericoloso… allora suggerisco di girare “armati”.
No, non sono ammattita e non parlo certo di andare  a spasso con pistole o pugnali (e neanche con il famigerato spray al peperoncino): le “armi” di cui parlo possono essere un ombrello, un bastone da passeggio (da usare SOLO in caso di vera emergenza, e non certo “preventivamente”… perché se fossimo noi ad aggredire il cane, allora lui avrebbe tutte le ragioni del mondo per contrattaccare). Ma ancora più semplicemente… portatevi dietro una giacca, o una maglia di lana. Ricordate che qualsiasi cane al mondo, quando scatta per mordere, morderà sempre per prima cosa  ciò che gli viene “presentato” davanti al muso. Quindi una semplicissima giacca arrotolata potrà servire da “ammortizzatore” del morso e darci tutto il tempo di salvare il nostro cane e/o di far intervenire il proprietario dell’altro.
E se tutto questo non fosse sufficiente?
Se incontrassimo, ahinoi, un “vero” kanekiller, pericoloso, aggressivo, magari libero e senza proprietari in vista, che se ne infischia se ci siamo messi a fare da scudo e si butta ugualmente addosso al nostro cagnolino? Se se ne frega del mio bastone, e pur avendo azzannato la giacca la sputa subito e punta di nuovo il cane?
In quel caso, purtroppo, non ci sono ricette magiche: l’unica cosa sensata sarebbe che la presenza di un simile pericolo pubblico venisse segnalata prima che possa accadere l’irreparabile… ma chiedere cosa si possa fare nel caso di un’aggressione come questa è un po’ come chiedere “cosa faccio se un automobilista perde il controllo della macchina e punta dritto su di me, senza che io abbia la possibilità di spostarmi?”
Ovviamente l’unica risposta possibile è “prega!”: perché esistono, purtroppo, situazioni accidentali che non si può far nulla né per prevenire, né per uscirne senza danni.
Però, oggettivamente, si tratta di situazioni davvero rare: e sono profondamente convinta che se tutti evitassero almeno di “provocarle”, queste situazioni, le tragedie si ridurrebbero immensamente di numero.
In ogni caso… credetemi, vi prego: prendere i cani piccoli in braccio è uno dei metodi più sicuri per provocare disastri.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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