domenica , 19 novembre 2017
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In cani in spiaggia limiterebbero la libertà… di chi?

di VALERIA ROSSI –  Buone notizie per chi ama portare i cani in spiaggia (io non sono tra questi, ma se volessi andare in ferie in una località di mare ovviamente vorrei che i cani potessero seguirmi ovunque): prima il TAR del Lazio ha accettato la richiesta dell’associazione ambientalista “Earth” e ha fatto annullare l’ordinanza del sindaco di Roma che vietava l’ingresso ai cani alle spiagge libere (fonte: Repubblica.it), poi il TAR di Reggio Calabria ha annullato un’ ordinanza equivalente del Comune di Melito Porto Salvo (fonte: La Stampa.it), sostenendo che «tale limitazione alla libertà personale costituirebbe un limite non consentito alla libera circolazione degli individui».  In effetti la libertà di circolazione di ogni cittadino è sancita dall’art 16 della nostra Costituzione, quindi mi pare che decisione del TAR non potesse essere diversa: purtroppo non sono dello stesso avviso alcuni personaggi, come il signor Pietro (ho tolto il cognome per limitare la sua figuraccia personale a Facebook, dove l’ha postata) che ha commentato così:

spiaggecani
Leggendo “guinzaglio, musueruola e paletta” in un contesto che parlava di spiagga, la mia prima reazione è stata: “…e il secchiello no?”
Il figlio, che mi ha mandato su Skype lo screen shot che vedete qui sopra, ha scritto: “Io aggiungerei le ciabatte, il collare elisabettiano e magari una bella campana di vetro”.
Ma a parte gli scherzi… è evidente che qualcosa non gira per il verso giusto nella mente dei cinofobi, che vedono nella presenza del cane una “violazione della propria libertà” e che la considerano accettabile solo se il cane viene gestito come Hannibal Lecter nel trasferimento da un carcere di massima sicurezza all’altro.
Ma vogliamo analizzare un attimo la questione?
Caro Pietro (e cari cinofobi italiani in generale): il fatto che io mi sposti per il mio Paese con un cane al guinzaglio non limita né viola nessuna tua libertà. A meno che il mio cane non difenda un territorio e quindi ti impedisca di entrare (ma quella, se tu la fai senza il mio permesso, si chiama “violazione di domicilio”, e in quel caso sei tu che commetti un reato), puoi muoverti come ti pare, andare dove ti pare, fare il bagno o i castelli di sabbia finché ti pare.
Certo, se il mio cane salta nel bel mezzo del tuo castello di sabbia e te lo distrugge, allora ti ho causato un fastidio o un disagio e hai ragione di lamentarti: ma non hai nessun diritto di farlo a prescindere, perché può anche succedere che il mio cane se ne stracatafotta di te e del tuo castello e che si dedichi a tutt’altro; così come può succedere che il mio cane rimanga sotto il mio ombrellone senza nessun guinzaglio, museruola o imbragatura, semplicemente perché è un cane ben educato.
Tu questo non puoi saperlo.
Semmai potrai lamentarti “dopo”, ma non esigere misure restrittive prima: perché i processi alle intenzioni non sono ammessi dalla legge.
In caso contrario, io potrei chiedere che i bambini siano ammessi in spiaggia solo se tenuti in un recinto o legati all’ombrellone: perché potrebbero scassarmi la minchia tutto il giorno correndo, urlando, tirandomi sabbia addosso o facendomi cadere in acqua. E ti assicuro che tutto questo succede molto più spesso con i bambini che con i cani.
Tu hai paura dei cani? E io ho paura dei bambini!
E’ un mio diritto, sì  o no? E allora perché viene ignorato?
Tra l’altro, a giudicare dalla proporzione tra cani abbaianti e bambini strillanti, direi che la museruola sarebbe più opportuno renderla obbligatoria per questi ultimi: per fortuna, però, non lo è neppure per i cani.
Non esiste l'”obbligo di museruola” che tu citi nel tuo commento, ormai da molti anni: è obbligatorio averne una con sé, ma NON farla indossare al cane.
Sull'”obbligo di paletta” (che a sua volta non esiste in questa forma: è obbligatorio pulire le deiezioni, non è che si debba avere per forza la paletta) sono d’accordissimo con te: chi non raccoglie le cacche è un incivile e su questo non ci piove.
Ma questo è proprio l’unico punto su cui le nostre idee possono convergere: perché, per il resto, tu ti dimostri un cinofobo intollerante che se ne infischia bellamente dei diritti degli altri.
Non solo le spiagge, ma anche giardini, piazze e strade, secondo te, andrebbero vietati ai cani?
E in base a quale fantasiosa “tua libertà”? Quella di aver paura dei cani?
Ma quella non è una libertà: è una malattia. Le fobie sono malattie psichiatriche e vanno curate.
Certo, tu puoi esigere che i proprietari di cani rispettino la legge: ma anche tu devi rispettare la Costituzione italiana e non lamentarti se un cittadino con cane, nel pieno rispetto dell’Art. 16, circola liberamente su tutto il territorio italiano.
Io che ho paura dei bambini, mica chiedo ai genitori di tenerli segregati in casa.
E poi ho paura anche delle automobili (paura non immotivata: le auto fanno mooooooolte più vittime dei cani, così come i bambini rompono le palle mooooolto più dei cani), ma mica chiedo che venga fermato il traffico ogni volta che passo io.
Se voglio tenermi ben strette le mie fobie anziché farmi curare (come sarebbe sicuramente meglio fare…), stringo i denti e mi immergo in un mondo pieno zeppo di bambini e di auto senza lamentarmi e senza scrivere cazzate su FB.
Vedi un po’ se riesci a fare altrettanto, eh?

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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