mercoledì , 22 novembre 2017
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Una lettera emblematica

emblem3di VALERIA ROSSI – Accade abbastanza spesso che i lettori, per chiedermi un consiglio, mi scrivano lettere lunghissime in cui mi raccontano la storia del loro cane dalla A alla Z.  Non mi dispiace affatto leggerle, anzi… le storie di cani per me sono sempre interessanti: ma quando il tempo è poco, a volte capita che lasci “indietro” le lettere più lunghe e che risponda dopo qualche giorno.
Faccio un’eccezione quando mi accorgo che si sta parlando di cuccioli/cuccioloni, perché a volte, alla loro età, il tempismo può essere fondamentale nella risoluzione di un problema.
Questo è il motivo per cui ho letto subito la lettera che segue: che poi ho deciso anche di pubblicare, ovviamente col benestare dell’autrice… ma non perché il problema in questione fosse particolarmente diverso da quello di millemila altri cani (e umani), bensì perché mi è sembrato che questa storia fosse davvero l’emblema di ciò che sta succedendo oggi in cinofilia.
Ovvero, un caso tutto sommato  “facile” che va a scontrarsi con l’incompetenza di due personaggi opposti (uno incapace di risolvere e uno che forse risolverebbe, ma con metodi eticamente inaccettabili), entrambi bravissimi in un solo compito: quello di mangiare soldi alla gente.
Ecco la lettera (un po’ riassunta):

Stiamo cercando di crescere al meglio il nostro primo cane, un cucciolone di nove mesi e più di 30 kg. È molto espansivo con le persone (pure troppo!) e lo è stato fin dal suo arrivo in casa.
È arrivato a due mesi, non vaccinato, e così lo abbiamo tenuto in casa per un mesetto almeno (fino alla seconda vaccinazione). Da quel momento ha sempre incontrato cani – fra cui qualche cucciolo di pari età o più piccolo – al parco sotto casa.
Per i primi mesi, tutti d’amore e d’accordo, per le sciure del parco era il cane più buono del mondo e noi dei bravi padroni. Ora è misteriosamente diventato… un cane aggressivo!
Ecco quello che succede al parco (e, voglio sottolineare, solo al parco sotto casa e solo ed esclusivamente con i cuccioli cresciuti con lui): se li incontra da soli, la pace più totale.
Se li incontra con altri cani, si mette sopra di loro (gli altri cani si sdraiano sotto di lui) e ringhia, come se volesse dire (ma questa è una mia interpretazione e non vorrei scadere nel sciurmarianesimo spinto) “questa è roba mia”. Con gli altri cani adulti che conosce non fa una piega, gioca normalmente. Se trova cani sconosciuti al parco, invece, talvolta non è molto amichevole (altre volte sì). Non capisco il criterio, magari alcuni gli stanno cordialmente sulle palle.
Quindi, ogni volta che il mio cagnone si profila a bordo parco (non è un’area cani, ma un normale parco pubblico dove la gente sguinzaglia i cani liberamente… e lui è sempre al guinzaglio dopo che ha “aggredito” una povera passante per leccarle tutta la faccia e ha tentato una fuga verso i cassonetti dell’immondizia…) scatta il guinzagliamento frenetico al grido di “ecco il cane aggressivo, prestoooo legate i vostri cani” (tutti di taglia grande e perfettamente in grado – eventualmente – di difendersi da soli).
Ora evitiamo il parco e lo portiamo tutti i giorni in un posto diverso, altre aree cani, in cascina, a fare delle passeggiate… Sicuramente non è il cane modello, richiamo zero, tira al guinzaglio ed è molto espansivo ed energico (pure troppo!), e un confronto con un educatore/addestratore ci starebbe.
E infatti abbiamo perso tre mesi e 300 euro con una educatrice che ci faceva fare delle simpatiche passeggiate all’aria aperta chiedendoci di non farci trascinare al guinzaglio (ma come, cribbio?). Ora siamo capitati, sotto consiglio di amico palestrato rottweiler-munito (e qui forse poteva accendersi una lampadina) ad un campo di addestramento dove lavorano con cani “tosti”.
Abbiamo pagato i nostri 350 euro per 10 lezioni e stiamo lavorando sulla condotta: peccato che di recente io sia scoppiata in lacrime, facendo una bella figura di cacca davanti a tutti, perché l’addestratore pretendeva che io dessi degli sberloni sul muso del mio cane quando non ascolta… ma vaff, lo sberlone sul muso al limite posso darlo a te!
Io non picchio il mio cane solo perché si siede trenta centimetri più in là di dove gli ho indicato.
E poi, ovviamente, via alla psicanalisi: io sono troppo debole, devo essere forte per fargli capire chi comanda etc.
Il risultato è che il cane a lezione protesta, non vuole scendere dalla macchina e fa i capricci tutto il tempo. Un pazzo.
Gli altri belli allineati e lui sempre tutto storto, il naso spiaccicato sull’erba, al comando “terra” si svacca e inesorabilmente comincia a brucare.
Eppure le stesse cose, a casa, più o meno le fa.
Poi certo, lui è un rompipalle e ci sfida sempre. Conosce benissimo il “terra” ma non ha nessuna voglia di farlo e quando glielo chiedo abbaia, come a dire “fattelo te ‘sto terra, mi hai rotto, non sono un soldatino”.
Ora, sei mesi e 700 euro dopo, ti chiedo: ci sarà un metodo meno coercitivo, o che quanto meno non preveda lodi sperticate agli sberlonatori della domenica? È proprio necessario avere un cane soldatino? Come possiamo aumentare la stima del nostro cane verso di noi, senza renderlo un completo rincoglionito?

emblem6La risposta all’ultima domanda, ovviamente, è: “trovando qualcuno che capisca davvero i cani e che sappia spiegarvi quello che dovete fare”.
Cosa che altrettanto ovviamente non si può fare in un articolo e nemmeno in un libro (per quanto io ne stia scrivendo uno nuovo sull’educazione…), ma dev’essere fatta “dal vivo”.
Libri, articoli, siti e compagnia bella possono essere un valido aiuto in più , non certo l’unica soluzione: se non la pensassi così avrei continuato a scrivere e basta, come ho fatto per un periodo abbastanza lungo della mia vita,  e non sarei mai tornata sul campo.
Invece ci sono tornata proprio perché, alla fin fine, credo che neppure Dante Alighieri (e io di sicuro NON sono Dante!) riuscirebbe a far capire soltanto a parole ciò che si deve fare per risolvere un problema cinofilo.
Bisogna prendere il cane in mano, bisogna cercare di entrare nei “suoi” personali pensieri (che non sono mai uguali a quelli di un altro cane, neppure della stessa razza e neppure della stessa cucciolata!) e bisogna anche avere la possibilità di “far vedere” agli umani le cose praticamente (cosa che a volte richiede trenta secondi, mentre spiegare la stessa cosa a parole ti porta via venti pagine… e alla fine non sai neppure se sei stato abbastanza chiaro per tutti).
Sono convinta, insomma, che l’educatore/addestratore in carne ed ossa sia indispensabile: però mi sale anche un nervoso infinito quando leggo che una persona ha buttato via 700 euro e non ha risolto il problema di un cagnolotto di nove mesi che, alla fin fine, è soltanto un po’ “anarchico”.
Allora, due sono le cose che mi sento di dire: una ai proprietari di cani e l’altra alla marea di educatori/addestratori/istruttori/rieducatori e compagnia bella che ha ormai invaso il nostro Paese.
Ai proprietari dico questo: è vero, verissimo, inconfutabile che se non si è esperti in una materia diventa difficile anche capire se un altro è bravo. Però ai miei seminari dico sempre ai corsisti: “Guardate che il fatto di aver pagato per ascoltarmi non significa automaticamente che tutto quello che dico sia giusto. Usate anche il vostro cervello, usate il vostro senso critico: se sparo una cazzata, cercate di accorgervene e ditelo! Non pensate che diventi vera solo perché l’ha detta chi in quel momento si trova dietro a una cattedra!”.
Insomma, è vero che quando non si è esperti il giudizio diventa più difficile… ma è anche vero che la nostra amica, per esempio, si è rifiutata di prendere il suo cane a sberloni.
Dunque ha capito perfettamente – pur avendo pagato una persona perchè la riteneva competente – che quello invece era un cretino.
Lo stesso vale per chi ti dice “non farti trainare al guinzaglio” e ciao. Non c’era bisogno di spendere 300 euro per sapere che il cane non doveva tirare: lei li ha spesi perché le insegnassi come fare!
Quindi, la cosa che mi sento di dire ai proprietari è “non pagate interi corsi senza fare almeno una lezione di prova“. Non si compra nulla a scatola chiusa, neppure l’educazione del cane.
Si fa una lezione, si vede come lavora l’istruttore, si vede come reagisce il cane: anche il più assoluto neofita dovrebbe essere in grado di capire se gli si sta vendendo tecnica oppure aria fritta, e che tipo di tecnica verrà applicata. Se vi si dice di prendere il cane a calci in culo, ve ne dovete anna’: ma SUBITO, prima di pagare l’intero “pacchetto” di 5 o 10 o millemila lezioni. Se vi parlano di ammmoreeee e rispetto, ma non vi dicono come si tiene in mano un guinzaglio, ve ne dovete anna’ alla stessa velocità di prima: perché il vostro cane siete capaci di amarlo anche senza buttar via soldi. Quello di cui avete bisogno è qualcuno che vi spieghi come gestirlo.

emblem5Agli educaddetrastritturi, invece, vorrei dire una cosa ancora più semplice: sappiamo tutti – e sapete sicuramente anche voi – che lavorare con i cani è un’arte. Non basta l’ammore e non basta neppure la tecnica: la cinofilia, quella vera, richiede anche un certo talento naturale, un’affinità elettiva, la capacità di empatizzare con il cane.
A volte il talento c’è, a volte no. A me piacerebbe un sacco dipingere, e l’ho anche fatto per molti anni. Sono andata anche a scuola da un grande maestro, conosco bene la tecnica… però produco indiscutibili croste. I miei quadri si possono definire “carini”, giusto se mi si vuole fare un complimento: ma l’arte vera è un’altra cosa, e infatti ho accantonato ben presto il mio sogno infantile di fare la pittrice di professione.
Per la cinofilia vale la stessa cosa: se sapete di non avere talento, evitate di entrare in questo mondo professionalmente, perché non andrete da nessuna parte. Divertitevi col vostro cane, magari fatevi qualche garetta… ma fermatevi lì.
Sì, lo so, c’è gente che non capisce un’acca di cani e nonostante questo si è creata dei veri imperi cinofili: ma quelli hanno talenti diversi.
Sono dei grandi affabulatori, hanno un carisma della madonna, hanno la capacità di incantare vendendo fumo: sono le Wanne Marchi della cinofilia… e onore al merito, dico io.
Sono persone che, ben consce del fatto che al mondo ci siano più cretini ed ingenui che persone dotate di cervello e spirito critico, vivono e si arricchiscono sulla loro pelle, ottenendo anche di essere idolatrate e osannate dagli stessi che, alla fin fine, hanno clamorosamente truffato.
Al di là di ogni considerazione etica… buon per loro: però, se invece le considerazioni etiche le facciamo, possiamo anche chiederci se avremmo il coraggio di guardarci allo specchio ogni mattina sapendo di aver preso in giro della gente che si era fidata di noi.
La mia personale risposta è “proprio no”. Ma anche se la vostra fosse “massì, chissenefrega”… ricordate comunque che di Wanna Marchi ce n’è stata una.
Che è riuscita a fare quello che ha fatto perché aveva a disposizione un mezzo di comunicazione potente come la TV (ops… guarda caso, succede anche a certi “guru” della cinofilia!) e perché faceva leva sulla disperazione di persone malate o in terribili difficoltà.
Ora, per quanto possa essere seccante avere a che fare con un cane complicato, non è propriamente la stessa cosa che avere a che fare con una malattia terminale. Quindi è vero che la gente si può sempre fregare… ma entro certi limiti e soprattutto per un tempo limitato: perché alla fine, se il cane non migliora, i clienti ti mandano a quel paese senza troppi complimenti.
E a quel punto, anche se li minacciassi di lanciargli fatture e macumbe contro il cane, la maggior parte di loro ti spernacchierebbe sonoramente.
Concludendo: se ami i cani ma non hai nessunissimo talento, cercati un altro lavoro e lascia perdere la cinofilia.
Se hai talento e non hai tecnica, quella te la puoi fare… ma fattela, perché è indispensabile per ottenere dei risultati reali.
Se hai talento e tecnica, ma non ami i cani… allora saranno i cani stessi a mandarti a quel paese.
Rileggete quello che ha scritto l’autrice della lettera: “il cane a lezione protesta, non vuole scendere dalla macchina e fa i capricci tutto il tempo”.
Più chiaro di così!
Non è sempre vero che ai cani “manchi la parola”: di solito sanno spiegarsi benissimo. E se i cani che vengono al tuo campo mostrano questo atteggiamento nei tuoi confronti, tu quel campo lo chiuderai molto presto… a meno che, appunto, tu non abbia le stesse abilità di Wanna Marchi & C.
Ma per fortuna (di umani e cani), queste “doti” non sono poi così diffuse.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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