lunedì , 20 novembre 2017
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Qualcuno salvi il gatto di Schrödinger

schrodingerscat_fullpicdi VALERIA ROSSI – Il figlio vede in rete la maglietta raffigurata nella foto a sinistra e se ne innamora all’istante (è geniale: se non avete studiato fisica quantistica e se non seguite “The Big Bang theory”, la sit-com spassosissima nella quale se ne è parlato qualche puntata fa, tra poco vi spiego perché).
Il figlio manda la foto della maglietta ad un’amica, che non la capisce: allora cerca un sito che parli del paradosso di Schrödinger, e ne trova una buona spiegazione su Giornalettismo, in un articolo dell’anno scorso.
Siccome quella fornita dal sito è piuttosto complessa, ve ne dò una più terra-terra (intanto non è affatto fondamentale, ai fini di questo articoletto): Erwin Schrödinger intendeva criticare l’interpretazione ortodossa della meccanica quantistica e per questo ideò un esperimento mentale.
Immaginò di chiudere un gatto per un’ora in una scatola d’acciaio che contenesse una piccola dose di sostanza radioattiva, una fiala di cianuro e un martelletto che sarebbe stato attivato solo in caso di decadimento della sostanza radioattiva.
Poiché le possibilità che la sostanza decadesse entro un’ora erano del 50%, per tutta la durata dell’ora un osservatore esterno avrebbe dovuto considerare la sostanza decaduta, ma anche non decaduta; la fiala di cianuro rotta, ma anche non rotta… e il gatto contemporanemente vivo e morto (da qui la battuta riportata sulla maglietta).
La situazione reale si sarebbe potuta conoscere soltanto aprendo la scatola.
Un paradosso, appunto, teso a dimostrare che la meccanica quantistica funziona perfettamente per descrivere le interazioni a livello subatomico, ma diventa incompleta quando si considera il mondo subatomico in relazione con quello macroscopico.
Ora: ovunque si parli del gatto di Schrodinger, si spiega anche che si tratta di un esperimento mentale, che non è mai stato eseguito nella realtà anche perché non ce n’era evidentemente alcun bisogno (il concetto è di immediata comprensione anche se non si è fisici quantistici).
Ma perché Valeria Rossi, su “Ti presento il cane”,  si sta occupando dell’immaginario gatto di Schrödinger?
Be’… perché su Giornalettismo, in calce all’articolo linkato sopra, apparivano questi due commenti:

schrod1

schrod2
Giuro, mi sono scompisciata: per il primo, che avrebbe voluto che l’ENPA scagliasse strali contro un premio Nobel morto nel 1961, ma ancor più per il secondo, che attribuiva alla tremenda crudeltà dello scienziato austriaco il suo “odio per la fisica” (ovvero, presumo, i suoi pessimi voti in questa materia: e mo’ dovrebbe anche spiegarci quale altro barbaro esperimento gli abbia fatto odiare l’italiano).
Ecco perché ho parlato del gatto di Schrödinger: perché qualcuno, ogni tanto, mi accusa di prendere troppo in giro gli animalisti.
Leggendo questi commenti, forse capirà il perché.
Ma ora scusatemi, devo lasciarvi: vado a lanciare una petizione per salvare Dumbo dal bieco sfruttamento del circo.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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