lunedì , 20 novembre 2017
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Il cane bacia sempre con la lingua

bacia3di MARCO CARUCCI – Oddio, non è che proprio si vada a parlare di french kiss (anche se più di un peloso… cce pprova) ma è indubitabile che il cane, poco avvezzo a garbati approcci epistolari, quando trova l’oggetto (o, meglio, il soggetto) del suo desiderio sa andare subito al sodo senza perdersi in preliminari galanti che, riconosciamolo, per noi bipedi si traducono quasi sempre in una inutile perdita di tempo oltre che in una spropositata fortuna commerciale per fiorai, gioiellieri e ristoratori.
Anche le modalità esecutive del bacio canino hanno una ruspante schiettezza che nulla ha a che fare con l’ “apostrofo rosa” declamato dal Cyrano di Rostand: qua si va giù di pennellate di lingua che è un piacere, nessuna concessione ai manierismi o alla poesia, niente madrigali, nessun lezio arguto.
Si tratta di un’effusione piena, sincera, inequivoca: è un bacio “total body”, che coinvolge il nostro amico fino alla punta della coda.

bacia1Perché il quadrupede peloso – quando lecca con viscerale e smisurato affetto – in aggiunta neppure tiene le zampe a posto, lo screanzato, dal momento che è uso avvilupparci in una sorta di “abbraccio” per meglio compenetrarsi in noi cosicché, specie se il protagonista quadrizampato è dotato di una taglia dalla rispettabile alla smisurata – con peso e muscolatura corrispondenti – allo zenit del raptus d’amore viene ad ingaggiare qualcosa di molto simile ad un incontro di lotta greco-romana che ci vede in genere soccombenti sotto le poderose zampate con cui ci “sistema” (stile sprimacciata di piumino matrimoniale) per poterci meglio ricoprire della sua preziosa non meno che copiosa bava sentimentale.
Se di taglia medio-piccola, all’opposto, quando siamo all’impiedi tende a scalarci come un palo della cuccagna di una festa paesana ovvero, se già ci troviamo, imprudentemente, in posizione seduta, l’agile balzo che compie per raggiungerci lo porta, con millimetrica precisione, a ricadere pesantemente sul nostro basso ventre e regioni anatomiche limitrofe, particolarmente delicate in caso di padroni di sesso maschile, così togliendoci momentaneamente il fiato ed ogni forza, circostanza che interpreta come il nostro pieno corrispondere all’estasi d’amore e della quale approfitta per gratificarci di tutto il suo salivare.
Descritta in tal modo la vicenda, onestamente si potrebbe persino riconoscere qualche ragione ai cinofobi i quali vedono, in tutto ciò, un che di tantino eccessivo e riprovevole nel comportamento dei cani.

bacia2La realtà, però, è ben diversa: é vero, forse qualche reprimenda sarebbe opportuna ma, diamine, se ho preso i cani non mi aspetto, quando rientro a casa, di venire sfiorato da un lieve bacio sulle gote quale mi danno le vecchie zie che vedo a Natale: mi sarei tirato in casa le zie, allora, non le bassotte ed il molosso (fra l’altro con notevoli vantaggi sul grado di pulizia domestica derivante dalla presenza delle anziane congiunte rispetto a quella garantita dal branco). Del resto quello del cinofilo è un modo di essere, è l’appartenenza ad un mondo particolare con regole sue proprie: come può capire, uno sciagurato che non ama i cani, la sottile emozione che ci rapisce allorquando, mentre ci intratteniamo ad un noiosissimo cocktail di vernissage di una mostra d’arte moderna, mettendo casualmente una mano nella tasca del blazer vi ritroviamo, accuratamente piegato in quattro, un sacchettino di plastica multicolore per la raccolta della cacca?
E poi, accidenti, siamo costretti a superare infinite difficoltà quotidiane, a subire ostracismi tanto incomprensibili quanto irrazionali, a patire emarginazioni sociali stile apartheid americana anni Cinquanta: tutto per il solo fatto di avere attaccato un cane all’altra estremità del guinzaglio che impugniamo.
Ci basta, a ricompensarci, la sua bava in faccia che è prova tangibile ed indiscutibile di quello che prova per noi.
Perché il cane bacia sempre con la lingua: come ogni vero innamorato.

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