venerdì , 17 novembre 2017
Ultime novità
Home >> Vita col cane >> Quando l’ansia da separazione… ce l’ha l’umano

Segui "Ti presento il cane"

Non vuoi perderti nemmeno un articolo di "Ti presento il cane" ? Allora utilizza uno nei nostri servizi di notifica!
  • Notifica via Facebook
  • Newsletter
  • Notifica via email
Il nuovo sistema di notifica. Cliccando sul pulsante potrai autorizzare l'applicazione e riceverai le notifiche di nuovi articoli direttamente su Facebook!


Quando l’ansia da separazione… ce l’ha l’umano

separaz4di VALERIA ROSSI – Trovo questo messaggio sulla bacheca di FB di “Ti presento il cane”:

Ho un meticcio di sei mesi è il mio problema è questo: ho l’ansia da separazione! Non lui, avete capito bene, ma io.
Stasera dopo la sua immancabile passeggiata dovrei uscire… da quando l’ho adottato evito di lasciarlo solo, stiamo seguendo la puppy class ma ancora non posso portarlo con me, purtroppo.
Ci arriveremo, ma nel frattempo… evito le serate fuori. So che c’è qualcosa di sbagliato nel mio atteggiamento, ma non so come combatterlo. Mi preoccupo a pensarlo solo in giardino, dove, dopotutto sta bene ed è il suo habitat quando non siamo insieme in casa.  Fondamentalmente mi sento in colpa, nonostante abbia potuto constatare che al mio rientro dopo una pizza, per esempio, non dà di matto, al massimo arriva con la pallina… ma il problema fondamentale sta nel mio approccio a questo aspetto della nostra vita, io fuori e lui in casa. Devo raddrizzare la rotta, ma non so da dove iniziare
… e lo trovo (le solite strane coincidenze cinofile) proprio il giorno dopo una discussione tra “addetti ai lavori” che riguardava alcuni aspetti di “mammosità” che toccano anche noi addestratori (perché, checché qualcuno voglia pensarne, amiamo follemente i nostri cani e ogni tanto ci lasciamo prendere anche noi dal Sciuramarianesimo spinto).
Sicuramente uno psicologo saprebbe trovarci motivazioni recondite, freudiane o junghiane o vattelapeschiane: io che psicologa non sono, ma semplicemente cinofila, preferisco guardare agli effetti che questo tipo di atteggiamento può avere sul cane.

separaz3Le mammine ansiose creano bambini insicuri, questo è arcinoto:  lo stesso succede con i cani.
Chi viene troppo protetto, tenuto sotto la classica campana di vetro, tende poi ad aspettarsi che sia sempre l’umano a risolvere qualsiasi situazione e a chiedere il suo intervento quando qualcosa lo intimorisce: solo che, purtroppo, non sempre noi siamo in grado di fronteggiare adeguatamente la situazione (per esempio se ad intimorirlo è un altro cane che preoccupa parecchio anche noi!).
Molto meglio, quindi, “affiancare” il cucciolo nelle sue esperienze, ma cercando di non rappresentare il suo “deus ex machina” personale, perché prima o poi finiremmo sicuramente per deludere le sue aspettative: e se questo succede, il cane si sente in dovere di scavalcarci e comincia a decidere in proprio.
E’ così che nascono i rissosi, gli abbaioni coatti, gli aggressivi senza apparente motivo: spessissimo sono cani che non hanno potuto “sperimentare” perché tenuti lontani da qualsiasi stress, da qualsiasi stimolo, da qualsiasi possibile nuova avventura. Quindi non sanno come affrontarla e spesso si rifugiano nell’aggressività, “mettendo le zampe avanti” e pensando: “Se attacco prima io, forse quell’altro mi gira al largo e non devo sostenere un contatto che mi impaurisce”.
Un cane che non fa esperienze (comprese quelle non proprio positive) è un cane incompleto, uno che non sa cavarsela nella vita, l’equivalente canino di un “bamboccione” che non riesce a staccarsi dalle gonne materne. Non credo che nessuno di noi voglia un cane così, quindi la prima cosa da fare, per superare la nostra overdose di epimelesi, è pensare che stiamo danneggiando il nostro cucciolo.

separaz1Non credo che questo basti, però, a placare l’ansia dell’amica che ci ha scritto: anche perché il suo problema sembrerebbe incentrato soprattutto sul senso di colpa “quando deve lasciarlo solo”.
Queste sensazioni le proviamo a causa della retorica cinofilo/animalista che da sempre dipinge il cane come una sorta di stupidotto che vive in perenne adorazione del padrone e che se deve stare un solo istante senza di lui si strugge di malinconia: ma la realtà è ben diversa.
Mentre noi pensiamo (rovinandoci la serata) che il poverino passerà tutto il suo tempo a rimpiangerci, il cane, di solito, se la ronfa beatamente. E anche quando non dorme (a meno che non soffra lui di ansia da separazione, ovviamente) trova sicuramente il modo di passare il tempo facendo le sue “cose da cane”: montare la guardia al suo territorio, tentare l’agguato al gatto del vicino, fare la serenata alla cagnetta della porta accanto e così via.
Forse il modo migliore per liberarsi dall’ansia è proprio quello di pensare che gli siamo utili, ma non indispensabili: o almeno, non ventiquattr’ore su ventiquattro. E per convincercene possiamo fare due cose: o registrarlo (ormai basta un telefonino piazzato strategicamente), oppure piazzare una spia (amico, parente, vicino di casa…) che controlli tutti i suo movimenti e poi ci riferisca.
Se riusciremo a vedere con i nostri occhi – o a sentire con le nostre orecchie – il resoconto di un paio d’ore di totale relax, nelle quali il cane ha dimostrato palesemente di infischiarsene alla grande della nostra assenza, è probabile che riusciamo a gestire meglio l’ansia e a cancellare definitivamente un senso di colpa che non ha ragione di esistere.

separaz5P.S.: teniamo anche presente che se il cane passa quelle due ore accovacciato davanti alla porta o al cancello, guardando languidamente fuori, non è assolutamente detto che stia pensando a noi.
Magari pensa solo “ma quando si mangia?”, oppure “chissà se c’è un modo per passare attraverso quella rete e riuscire a mordere una chiappa al postino la prossima volta che passa?”
Il cane ha un suo mondo interiore molto ricco, di cui noi siamo sicuramente una parte importante: ma non l’unica. Diventa “unica” solo se lo bambinizziamo, lo chiudiamo, gli impediamo di sperimentare: allora sì, penserà sempre e solo a noi.
Ma solo perché non conosce nient’altro.

Potrebbe interessarti anche...



Aggiungi ai tuoi preferiti

Vuoi aggiungere questo articolo ai tuoi preferiti?

Per poter utilizzare questa funzione devi essere registrato e aver eseguito il login


Libri consigliati (da Amazon.it)



Commenti all'articolo




Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




×

Notifiche via Facebook

Ricevi una notifica direttamente su Facebook quando viene inserito un nuovo articolo: potrai rimanere costantemente aggiornato sui nostri contenuti direttamente dal social network!

Authorize

Condividi con un amico