separaz4di VALERIA ROSSI – Trovo questo messaggio sulla bacheca di FB di “Ti presento il cane”:

Ho un meticcio di sei mesi è il mio problema è questo: ho l’ansia da separazione! Non lui, avete capito bene, ma io.
Stasera dopo la sua immancabile passeggiata dovrei uscire… da quando l’ho adottato evito di lasciarlo solo, stiamo seguendo la puppy class ma ancora non posso portarlo con me, purtroppo.
Ci arriveremo, ma nel frattempo… evito le serate fuori. So che c’è qualcosa di sbagliato nel mio atteggiamento, ma non so come combatterlo. Mi preoccupo a pensarlo solo in giardino, dove, dopotutto sta bene ed è il suo habitat quando non siamo insieme in casa.  Fondamentalmente mi sento in colpa, nonostante abbia potuto constatare che al mio rientro dopo una pizza, per esempio, non dà di matto, al massimo arriva con la pallina… ma il problema fondamentale sta nel mio approccio a questo aspetto della nostra vita, io fuori e lui in casa. Devo raddrizzare la rotta, ma non so da dove iniziare

… e lo trovo (le solite strane coincidenze cinofile) proprio il giorno dopo una discussione tra “addetti ai lavori” che riguardava alcuni aspetti di “mammosità” che toccano anche noi addestratori (perché, checché qualcuno voglia pensarne, amiamo follemente i nostri cani e ogni tanto ci lasciamo prendere anche noi dal Sciuramarianesimo spinto).
Sicuramente uno psicologo saprebbe trovarci motivazioni recondite, freudiane o junghiane o vattelapeschiane: io che psicologa non sono, ma semplicemente cinofila, preferisco guardare agli effetti che questo tipo di atteggiamento può avere sul cane.

separaz3Le mammine ansiose creano bambini insicuri, questo è arcinoto:  lo stesso succede con i cani.
Chi viene troppo protetto, tenuto sotto la classica campana di vetro, tende poi ad aspettarsi che sia sempre l’umano a risolvere qualsiasi situazione e a chiedere il suo intervento quando qualcosa lo intimorisce: solo che, purtroppo, non sempre noi siamo in grado di fronteggiare adeguatamente la situazione (per esempio se ad intimorirlo è un altro cane che preoccupa parecchio anche noi!).
Molto meglio, quindi, “affiancare” il cucciolo nelle sue esperienze, ma cercando di non rappresentare il suo “deus ex machina” personale, perché prima o poi finiremmo sicuramente per deludere le sue aspettative: e se questo succede, il cane si sente in dovere di scavalcarci e comincia a decidere in proprio.
E’ così che nascono i rissosi, gli abbaioni coatti, gli aggressivi senza apparente motivo: spessissimo sono cani che non hanno potuto “sperimentare” perché tenuti lontani da qualsiasi stress, da qualsiasi stimolo, da qualsiasi possibile nuova avventura. Quindi non sanno come affrontarla e spesso si rifugiano nell’aggressività, “mettendo le zampe avanti” e pensando: “Se attacco prima io, forse quell’altro mi gira al largo e non devo sostenere un contatto che mi impaurisce”.
Un cane che non fa esperienze (comprese quelle non proprio positive) è un cane incompleto, uno che non sa cavarsela nella vita, l’equivalente canino di un “bamboccione” che non riesce a staccarsi dalle gonne materne. Non credo che nessuno di noi voglia un cane così, quindi la prima cosa da fare, per superare la nostra overdose di epimelesi, è pensare che stiamo danneggiando il nostro cucciolo.

separaz1Non credo che questo basti, però, a placare l’ansia dell’amica che ci ha scritto: anche perché il suo problema sembrerebbe incentrato soprattutto sul senso di colpa “quando deve lasciarlo solo”.
Queste sensazioni le proviamo a causa della retorica cinofilo/animalista che da sempre dipinge il cane come una sorta di stupidotto che vive in perenne adorazione del padrone e che se deve stare un solo istante senza di lui si strugge di malinconia: ma la realtà è ben diversa.
Mentre noi pensiamo (rovinandoci la serata) che il poverino passerà tutto il suo tempo a rimpiangerci, il cane, di solito, se la ronfa beatamente. E anche quando non dorme (a meno che non soffra lui di ansia da separazione, ovviamente) trova sicuramente il modo di passare il tempo facendo le sue “cose da cane”: montare la guardia al suo territorio, tentare l’agguato al gatto del vicino, fare la serenata alla cagnetta della porta accanto e così via.
Forse il modo migliore per liberarsi dall’ansia è proprio quello di pensare che gli siamo utili, ma non indispensabili: o almeno, non ventiquattr’ore su ventiquattro. E per convincercene possiamo fare due cose: o registrarlo (ormai basta un telefonino piazzato strategicamente), oppure piazzare una spia (amico, parente, vicino di casa…) che controlli tutti i suo movimenti e poi ci riferisca.
Se riusciremo a vedere con i nostri occhi – o a sentire con le nostre orecchie – il resoconto di un paio d’ore di totale relax, nelle quali il cane ha dimostrato palesemente di infischiarsene alla grande della nostra assenza, è probabile che riusciamo a gestire meglio l’ansia e a cancellare definitivamente un senso di colpa che non ha ragione di esistere.

separaz5P.S.: teniamo anche presente che se il cane passa quelle due ore accovacciato davanti alla porta o al cancello, guardando languidamente fuori, non è assolutamente detto che stia pensando a noi.
Magari pensa solo “ma quando si mangia?”, oppure “chissà se c’è un modo per passare attraverso quella rete e riuscire a mordere una chiappa al postino la prossima volta che passa?”
Il cane ha un suo mondo interiore molto ricco, di cui noi siamo sicuramente una parte importante: ma non l’unica. Diventa “unica” solo se lo bambinizziamo, lo chiudiamo, gli impediamo di sperimentare: allora sì, penserà sempre e solo a noi.
Ma solo perché non conosce nient’altro.

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20 Commenti

  1. Mai articolo è stato più tempestivo… Stiamo partendo x due giorni lasciando i cani ai nostri migliori e fidati amici (che x di più si trasferiscono da noi) e io mi sento un mostro…

  2. Questo articolo mi tocca profondamente da vicino.
    Quando il mio boxer aveva sei mesi al nostro rientro a casa l’abbiamo trovato in equilibrio sul parapetto, oltre una spessa zanzariera in metallo che aveva scardinato, al terzo piano. Per il fortissimo spavento da quel momento non sono riuscita a lasciarlo da solo se non mezz’ora al massimo chiuso nel kennel e lui non si è mai abituato a stare da solo (piange, abbaia e se fuori dal kennel prova a scardinare la porta). So che è sbagliato, che probabilmente è solo viziato e non ha nessuna anzia da separazione ma sfido chiunque a vedere il proprio cane in procinto di buttarsi dal terzo piano e non rimanere traumatizzati dall’evento. Il problema è che non so come superarlo.

  3. io ho un cucciola di 2.5 ed è con me da 3 settimane per via del fatto che devo ancora farla convivere “pacificamente” con due gatti (e purtroppo siamo lontani mille anni luce) quando esco sono costretta a chiuderla in bagno. E’ stato così fin dal primo giorno del suo arrivo a casa…. la mia ansia atavica nasceva SOLO quando le ore erano maggiori di 4 ed a mio avviso erano troppo per una cuccioletta di così pochi mesi …. poi ho visto e constato che se la metto in bagno dopo averle fatto consumare energie dorme beata e tranquilla per tutto il tempo e anzi se apri la porta nel mentre (prima che finisca di sonnecchiare) da sola si infila nel Kennel. Se la metto nel pieno dell’esuberanza invece ci mette una vita per calmarsi e non raschiare porta, abbii e pigolii di ogni genere. Resta il fatto che quando le ore sono tante (anche leggendo i vari articoli) non riesco a non sentirmi in colpa

  4. Devo ammetter che con la mia cagnolina ho avuto lo stesso problema (vado a scuola, e quindi devo lasciarla sola tutte le mattine) Ma da brava informatica ho utilizzato un programma “spia” che attraverso la webcam del pc mi mostrava cosa succedeva in una stanza della mia casa (quella in cui mettevo la cucciola quando non c’ero).
    Il risultato? il programma è stato cancellato dopo circa una settimana, vedendo che la cagnolina si era subito ambientata benissimo e dormiva pacificamente tutto il tempo che ero fuori casa. Questa cosa è servita più a me, per tranquillizzarmi che al cane.

  5. Da parecchi anni condivido la mia vita con cani adottati, acquistati, nati in casa, di razza, semirazza, meticci, cuccioli, giovani, adulti, maschi e femmine.
    Non ho mai pensato di voler delegare ad altri questa mia passione ma valutato sin da subito tutte le possibile rinunce a cui sarei andata incontro nel tempo. Considerando anche gli imprevisti ho ipotizzato come unico riferimento attuabile per situazioni di emergenza; la pensione. Nessuno dei miei cani è caratterialmente uguale all’altro ma a tutti ho cercato di trasmettere regole compatibili al mio tipo di vita di persona che lavora (anche per mantenerli). Ho fatto scelte e rinunce per permettere loro di vivere in un ambiente compatibile alle loro esigenze. C’è un tempo per la colazione, per l’attesa del mio rientro, per il pasto, per l’igiene, ecc. tutto il resto è libertà. Libertà che non va intesa come permissività assoluta ma adeguata e monitorata costantemente poiché se così non fosse in un ambiente promiscuo che accoglie più soggetti con inclinazioni varie, caratteristiche morfologiche, caratteriali, tempra, temperamento, soggettività individuale, reazioni diverse, la gestione (per le mie capacità e impegni) mi sfuggirebbe di mano. I miei cani non sarebbero in grado di aspettare per ore il mio ritorno a casa beatamente sdraiati sui divani a sonnecchiare, ma altresì procurerebbero danni sia materiali che fisiologici. So che esistono cani “impeccabili” come i loro proprietari ma né io né i miei cani lo siamo. Non mi ritengo ansiosa ma desiderosa di stare con i miei cani voluti e desiderati, essere in prima persona partecipe al loro interagire, recepire le loro necessità, intervenire, mediare, ostacolare, vietare, permettere, premiare, incitare in caso di necessità, interpretare ogni loro atteggiamento ed avvertire la sera una grande stanchezza.

  6. Il problema è superare senza tornare indietro quei 3 minuti che lo sento abbaiare dietro la porta fino a che non mi allontano del tutto…. Il vicino poi mi ha detto che smette quasi subito ma vorrei riuscire a farlo stare tranquillo durante tutto il processo di uscita 🙂 quando rientro lo trovo quasi sempre a dormire ma come si sveglia fa le capriole dalla contentezza….

  7. tanto per …
    Appena ho adottato Billy mi sono messa in ferie per garantirgli un “inserimento” graduale in casa. Primo giorno appiccicati come due cozze, secondo giorno un ora da solo, terzo giorno due e via così.
    Quando al mio ritorno da un’intera giornata in ufficio (non avevo ancora trovato la tata) lo trovo che sonnecchiava sotto il letto penso: “ma che bello! Guarda com’è tranquillo!”. Poi conosco altro cani e i loro padroni. E per tutti è una tragedia: cuccioli che, lasciati soli, mangiavano la qualunque, allagavano casa aprendo i rubinetti e via così. Io serena di Billy. Fino a quando, un tarlo inizia a rodere dentro. “E’ troppo tranquillo!” “che farò tutto il giorno in casa? si annoia? soffre? ma mangia? (no!) beve? perché non fa danni come tutti?” Morale: il senso di colpa per il lasciarlo solo è aumentato a dismisura (io lo abbandono tutto il giorno, e lui .. neanche mi fa che so? un dispetto, una piì, non distrugge nulla …. Povero amore mio!!!” Bè … ce ne ho messo per liberarmi di tutti questi (miei) sensi di colpa! E quest’estate … ho lasciato Billy per ben 11 giorni a mia madre! Certo che se devo uscire la sera … visto che lavoro tutto il giorno …. e poi ho pure fatto le vacanze senza di lui …. Ahi! temo che il circolo vizioso stia tornando …!!!

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.