lunedì , 20 novembre 2017
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Cuccioli senza pedigree, una testimonianza

ozzy-the-aussie-21293565di VALERIA ROSSI – Prima la lettera…

Pochi giorni fa ho visto un cucciolo di australian in vendita in un negozio… e a momenti ci rimango secca a pensare al futuro di quella povera bestiola.
Anche se cazzio la gente al parchetto, ho comunque poca influenza e diffusione: per questo mi piacerebbe che pubblicassi la mia testimonianza.
Io sono diventata ”razzista” come conseguenza dell’aver preso un cane senza pedigree. Quando presi il cucciolo non sapevo nemmeno cosa fosse l’aussie, non sapevo pronunciarne il nome, non lo cercai come ”australian shepherd”. Volevo un cane e trovai una signora che aveva sto cucciolino timido e pauroso: dato che aveva ormai sei mesi mi chiese un simbolico rimborso spese per le vaccinazioni.
Tornai a casa con lui e ci mise una settimana a farsi toccare: aveva la giardia da chissà quanto e un set completo di vermi e controvermi, era enormemente sottopeso, non aveva visto anima viva fino a che non l’ho preso, solo i cavalli con cui dormiva e la signora che lo sfamava.
Sono diventata scema con lui, spaccava tutto, scappava dalla gente e gli abbaiava contro, pinzava di brutto (solo me), gli dicevo le cose e mi faceva il gesto dell’ombrello… e quando prese ad abbaiare, a 11 mesi, non contavi i secondi di silenzio.
I miei genitori scazzati, i miei vicini scazzati, io sul disperato andante. Mi son dovuta fare un ‘mazzo’ grande come una casa per gestirlo, e nonostante il mio carattere orgoglioso ho riconosciuto di non esserne in grado da sola.
Cercai il supporto di quella che allora era la ”direttrice” del rescue: il mio cane rimane tuttora diffidente e pauroso verso gli estranei, ma abbiamo fatto grossissimi passi avanti.
Posso solo pregare che in futuro non emergano problemi di salute oltre che quelli caratteriali.
Se ho insistito tanto è solo perchè l’ho fortemente desiderato e gli voglio un bene che non è quantificabile. ma, non per atteggiarmi a super donna, quanti, e dico quanti figli di queste situazioni/accoppiamenti a caz*o/gestione iniziale a caz*o, verranno smollati in strada?
Il pedigree si prega e spera garantisca un minimo un equilibrio caratteriale/di salute in cani che, ricordiamocelo, rispetto ai meticci, hanno attitudini molto molto spiccate.
Ci terrete comunque a dire che amate i vostri cani senza pedigree? BENISSIMO! Verrei a prendervi a sberle se cosi non fosse. Alcuni di voi hanno sicuramente avuto cu*o nel trovarsi comunque tra le mani un cane equilibrato… ma molti altri, ne sono certa, hanno dovuto inzuccarsi con problemini non da poco, che hanno richiesto un notevole sforzo per renderli perlomeno vivibili.
Sotto questo post mi è stato chiesto ”se tu dovessi prendere un secondo cane, ora cosa sceglieresti?” e la mia risposta è stata: ”alla luce di questo fatto prenderei probabilmente un adulto rescue! A meno non mi piantino un cucciolo in faccia facendomi prendere un inevitabile attacco di cucciolite, io ho già avuto la mia dose di ”infanzia”! Però, se follia mi colpisse, andrei a tartassare/torturare di domande non uno, non due ma cento allevamenti. Anzi, di Allevamenti con la “A” maiuscola”.

PEDIGREE… e poi il commento.
Ovviamente non è stata la mancanza di pedigree in se stessa a causare tutti questi problemi alla nostra amica: è stata la gestione “cagnara” della cucciolata (anche se, in questo caso, se non altro è mancata la truffa: l’allevatrice infatti ha chiesto una cifra simbolica. In molti altri casi, cani come questo sono stati pagati a prezzo pieno e a volte addirittura maggiorato, perché “erano già cresciuti” e quindi erano costati più di un cucciolo di due mesi. No comment…).
Però bisogna dire che chi alleva seriamente non mette in giro cani senza pedigree: e i motivi  li abbiamo già ripetuti fino alla nausea, ma li ricordiamo brevemente:
a) il pedigree è una specie di “carta d’identità” del cane: ci permette di sapere chi è, chi sono i suoi genitori e gli altri suoi ascendenti; ci permette di scoprire (cercando e informandoci: non in automatico) pregi, difetti, eventuali malattie eccetera presenti in quella linea di sangue; ci permette di programmare eventuali accoppiamenti sapendo quale materiale genetico andiamo ad unire. Insomma, il pedigree è assolutamente indispensabile se vogliamo capire esattamente “chi è”, da dove origina e dove “potrebbe andare” il cane che abbiamo in casa. Non è un “foglio di carta” e neppure qualcosa “che serve solo a chi vuol fare esposizioni”: è un documento prezioso dal quale non si può prescindere, se si è veri cinofili e non semplici “proprietari di un cane”;
b) un pedigree costa circa 25 euro, quindi non soltanto sono vere e proprie truffe quelle di chi tenta di farselo pagare 3, 4 o 500 euro, ma è anche ridicola l’idea di non farlo, qualora i genitori lo abbiano. Perché privarsi di un documento così importante, per risparmiare 25 euro?

cuccioli-pastore-tedesco-300x225Il fatto è che la stragrande maggioranza dei cani senza documenti è figlia di cani che ne sono altrettanto sprovvisti: quindi, in pratica, il cucciolo senza pedigree è quasi sempre figlio di Vattelapesca e di Chissachi… il che sicuramente non ci aiuta a capire, per esempio, se possa essere potenzialmente emofilico, displasico o epilettico (informazioni che mi sembrano di una certa utilità…).
Invece il cucciolo fornito di regolari documenti ci consente di fare immediatamente un bell’esamino di tutti i suoi ascendenti e collaterali, di sapere se in famiglia ci sono state malattie, di poter prevenire alcune di esse e di saperci regolare qualora decidessimo di fargli fare, un domani, una cucciolata.
A me viene la pelle d’oca quando sento parlare di accoppiamenti in questi termini (la conversazione che segue è realmente avvenuta, purtroppo):
“Sai, ho deciso di far fare i cuccioli a Diana!” (pastore tedesco)
“Ah. Ma credevo che Diana non avesse il pedigree…” (oltre ad essere bruttarella assai: ma questo lo tengo per me).
“E infatti non ce l’ha: ma chissenefrega di un foglio di carta? E poi non ce l’ha neanche il fidanzato, quindi…”
(OHMMMMMMMMMMMM…)
“Non è solo un foglio di carta: è un documento che… (blablabla, tutto il pippone di cui sopra). Ma almeno i cani sono lastrati?”
“Eh?” (sguardo vacuo).
“La lastra per la displasia dell’anca… l’hai fatta? E il “fidanzato” ce l’ha?”
“Ah, no, ma non serve: guarda come corre, ti sembra un cane con l’anca sbilenca?”
Come la ballerina russa delle barzellette degli anni ’80, Ciolanka Sbilenka.
Ecco, di fronte a una che mi risponde così, a me viene da piangere (oppure mi viene il killer instinct, a scelta: dipende dal momento). E purtroppo è assodato che un buon settanta per cento (a voler essere generosi) di cucciolate senza pedigree nascono in casa di persone di questo tipo: totalmente ignari di cosa siano la selezione, la prevenzione sanitaria, lo studio delle linee di sangue. Si accoppiano Fuffi  e Bubi e ciao, “ci pensa la natura”: e in realtà anche la natura selezionerebbe, a modo suo… ma noi ci mettiamo il becco, perché di fronte a un cucciolo malato anche il più ignorante degli allevatori un salto dal veterinario lo fa: e il veterinario ci mette una pezza, salvando quello ciò la natura avrebbe condannato… almeno per un po’ di tempo, perché poi le magagne si ripresentano puntualmente nei cani allevati male, deboli, carenti di difese immunitarie e così via.

cuccioliL’obiezione classica a questo ragionamento è sempre la stessa: anche moltissimi allevatori, sotto sotto, sono cagnari. Quindi il pedigree non garantisce proprio nulla.
Purtroppo è vero, ma con un minimo di cognizione di causa il cagnaro lo si può riconoscere anche se non si è dei super-esperti: e in ogni caso, il pedigree non c’entra nulla, perché resta comunque il documento che ti permette di sapere se gli ascendenti del tuo cane erano belli o brutti, sani o malati, equilibrati o schizzati (almeno per le razze in cui è prevista la prova di lavoro, che i cani schizzati difficilmente superano).
Sei finito dal cagnaro? Sul pedigree vedrai nomi “a caso”: nessun campione, nessun cane testato per la displasia (il risultato che viene riportato sui pedigree italiani: è l’unico, ma meglio che niente…): insomma, “zero tituli”.  Il che, a volte, potrebbe già bastare a farsi qualche domanda (tipo: “Ma perché dovrei spendere 2000 euro per un emerito figlio di nessuno? Magari posso visitare qualche altro allevamento”): quindi, anche in negativo, il pedigree serve.
E’ vero che non basta la sua presenza a distinguere un “allevatore” (che potrebbe anche essere un cagnaro) da un “Allevatore”: ma guardando di nuovo le cose dall’altro lato… se i pedigree non ci sono, non c’è neppure l’Allevatore.
E’ proprio escluso in partenza.
Attenzione: sto parlando di persone che non registrano le cucciolate, o che producono cucciolate da cani senza documenti.
Il fatto che un singolo soggetto, magari fortemente difettoso, venga ceduto senza documenti, è un discorso diverso: a volte questi cuccioli vengono ceduti come “pet”, ovvero come cani esclusivamente da compagnia, e l’allevatore non consegna il pedigree perché non vuole rischiare che vengano messi in riproduzione. E’ una scelta comprensibile, anche se personalmente ne farei una diversa: il pedigree lo consegnerei, ma dopo la sterilizzazione del cane (almeno sì, che sarei davvero sicura di non trovarmi in giro dei figli suoi).
In ogni caso, ripeto, queste scelte fatte su un singolo cucciolo sono a discrezione dell’allevatore: non iscrivere un’intera cucciolata, al contrario, per me è una scelta assolutamente priva di senso e che mi fa sentire una grandissima puzza di bruciato.
Poi, per carità… ognuno è liberissimo di portarsi a casa il cane che vuole. Però, se si vuole un cane di razza pura, il pedigree è l’unico documento che può attestarlo e che può aiutarci a capire “chi è” veramente il nostro cucciolo, soprattutto dal punto di vista della salute.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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