martedì , 21 novembre 2017
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Ingaggio e motivazione vs pallinodipendenza – parte prima

motivazione5di VALERIA ROSSI – Reduce dal week end di Ferragosto passato a fare formazione al Debù (dobbiamo tenerci sempre aggiornati e scambiarci informazioni, quindi anche le nostre feste sono cinofile: e il bello è che ci piace! Non siamo normali, no…), trovo – come quasi ogni giorno, peraltro – diversi messaggi di persone che lamentano l’eccessivo interesse del cane, quando non addirittura l’ossessione morbosa,  per la pallina o per qualsiasi altro strumento che venga usato per richiamare la sua attenzione in addestramento.
Si comincia interessandolo a un gioco e ci si ritrova col cane fissato su quel gioco, che non vuole altro e non chiede altro nella vita: al che, ovviamente, diventa difficile ottenere una vera collaborazione anziché un’esecuzione frettolosa degli esercizi, fatta “con la testa altrove” (ovvero, fatta solo per ottenere la dannatissima pallina).
Siccome proprio allo stage di Ferragosto ne abbiamo parlato a lungo, approfitto della recente “rinfrescata” di concetti per provare a diffondere qualche informazione su come “non” creare un cane pallinodipendente, ma semmai un cane “dipendente” dal conduttore. Tra virgolette, ovvio, perché in questo caso non si tratta di un’ossessione ma di una scelta consapevole, o se preferite “cognitiva”.
Insomma, il cane sta “su di noi”, ci sta accanto e ci tiene costantemente d’occhio, non perché sia stato condizionato (o peggio ancora, obbligato a farlo): ma perché, ragionandoci sopra e valutando a modo suo tutti i pro e i contro, ha deciso che starci vicino è la cosa più interessante e piacevole del mondo.
Il problema (mio) sta nel fatto che un conto è far vedere come si può ottenere questo risultato e un altro è provare a farlo capire solo per iscritto. Comunque, ci provo.
Punto primo: senza i fondamentali non si va da nessuna parte, in nessuno sport.
E non si vede perché negli sport cinofili dovrebbe andare diversamente.
Ma quali sono i fondamentali, in cinofila?  Forse seduto-terra-resta-richiamo?
NO! Queste sono tutte cose che non si devono neppure iniziare ad insegnare se prima non ci sono i veri fondamentali, e cioè ingaggio e motivazione, che unitamente ai marker (per chi ne fa uso: noi sì) costruiscono la comunicazione.
“Ah, ecco!”, penserà qualcuno a questo punto.
E qui apro una parentesi per spiegare cosa intendo io con “ah, ecco”: perché per me queste due paroline hanno un significato particolare che da anni mi riporta al racconto di un amico, istruttore di scuola guida.
“Tu stai seduto accanto all’allievo – mi spiegava –  e gli spieghi la funzione di frizione, acceleratore, freno: dopodiché quello parte e punta dritto contro un muro a sessanta all’ora. Tu inchiodi usando i doppi comandi, gli dici: “No, quello era l’acceleratore, il freno è quello in mezzo”, lui ti guarda con un bel sorriso e ti risponde “Ah, ecco”. Che significa: “Non ho capito un cazzo, però non mi sembrava carino dirtelo”.
Da quando ho sentito questo racconto (che comprendeva altri episodi spassosi, ma qui l’ho fatta corta perché non c’entra nulla coi cani), l'”ah, ecco” è entrato nel mio lessico familiare, proprio con quel significato lì.
E il bello è che l’ho riscontrato spesso anche sul campo, dopo una lunga spiegazione di come si esegue un esercizio. Quando sento dire “Ah, ecco”, penso “Merda, non sono riuscita a spiegarmi”. E puntualmente arriva la verifica.
Chiusa parentesi… prima che tutti quanti pensiate “ah, ecco”, vediamo un po’ cosa diavolo sono ingaggio, motivazione e marker.

motivazione2Motivazione, tecnicamente, significa “predisposizione  all’azione: atteggiamento che dipende sia da stimoli interni (fame, sete, pulsione sessuale…), sia dalla percezione di “stimoli chiave” ambientali che scatenano una risposta adattativa”.
Insomma, un cane è motivato quando desidera “mettersi in moto” per fare qualcosa; ma questo non ci basta, perché il cane deve aver voglia soprattutto di fare qualcosa con noi… e questo è ciò che in cinofilia viene chiamato “ingaggio”.
Non può esserci, quindi, ingaggio senza motivazione: mentre è molto, ma molto comune che esista una forte motivazione senza ingaggio.
Esempi pratici:
a) il cane è eccitato perché ha visto un pallone: ci gira intorno allegramente, ci guarda, guarda il pallone, ci propone di fare qualcosa insieme (“Guarda, c’è un pallone! Giochiamo!”).  Ci sono motivazione ed ingaggio;
b) il cane è eccitato perché ha visto un gatto: parte all’inseguimento per conto suo e se ne infischia allegramente di noi e pure del nostro richiamo. In questo caso c’è una fortissima motivazione, ma non c’è alcun ingaggio.
La differenza tra un cane che lavora bene con la pallina e un cane pallinodipendente è esattamente questa: il primo (motivato e ingaggiato) vuole che giochiamo insieme con la pallina; il secondo (motivato, ma non ingaggiato) vuole la pallina e basta. Noi siamo un optional, o meglio siamo esclusivamente dei “lanciatori” (così come, se si lavorasse col cibo, ci considererebbe dei camerieri).
Si parla tanto di cani “sfruttati e strumentalizzati” dall’addestramento… ma quelli che io vedo arrivare sul campo quasi quotidianamente sono umani sfruttati e strumentalizzati dal cane.
Non “capi” (ah, ah!), ma nemmeno partner:  semplici dispenser di cibo o gioco.
E’ evidente che con un rapporto di questo tipo non si va da nessuna parte, in nessuna disciplina.

motivazione1Ma questo benedetto ingaggio, come si costruisce?
Inizialmente con due cose che il cane ama moltissimo: il cibo (questo lo sanno tutti…) e il movimento, che viene invece tragicamente sottovalutato da quasi tutti gli umani, quando si apprestano a lavorare con il proprio cane.
Eppure basterebbe guardare un gruppetto di cani che giocano tra loro per capire la fondamentale importanza del “muovere i ciapet”, se vogliamo interessarlo a noi.
Osservatelo, un gruppo di cani: il primo che si ferma viene immediatamente ignorato dagli altri. Il primo che comincia a correre viene inseguito da tutti.
Quando un cane vuole invitarne un altro al gioco, cosa fa?
Subito dopo il classico “inchino” (che è l’equivalente canino della domanda: “Vuoi giocare con me?”)… parte immancabilmente di corsa.
Il cane è un predatore: è assolutamente normale che il movimento lo attivi, perché se così non fosse, in natura, morirebbe di fame.
Perfino la sua vista è programmata per seguire meglio gli oggetti in movimento che quelli fermi:  questo lo sanno perfino i conigli, che vedendo un cane a distanza si immobilizzano nella speranza di non essere visti.
Perché noi sottovalutiamo questo aspetto tanto importante della caninità? Forse perché ormai, quando pensiamo “cibo del cane”, noi pensiamo a una ciotola: ma lui no. Lui si ricorda ancora del suo retaggio lupino… e quando vede qualcosa che si muove, quel “qualcosa” accende immediatamente il suo interesse.

beep_beep_wileLa Bisturi, la cui foto potrebbe essere messa su qualsiasi dizionario per illustrare la definizione di “culo pesante”, se le parte davanti una minilepre o uno scoiattolo diventa come Beep Beep: non le distingui più le zampe, vedi solo una macchia unica che va a cinquemila all’ora.
Non ne ha mai acchiappato nessuno in vita sua, ma è indubbio che la sua motivazione va a mille.
Invece noi, quando chiamiamo il nostro cane, solitamente restiamo immobili come pali nella vigna: “Pippo, vieni!”, lì belli impalati.
E quando (se) Pippo arriva (solitamente con caaaaalma e con la faccia un po’ scazzata): “Braaaaavo, toh!”, bocconcino.
Dopodiché Pippo prende il bocconcino e se va immediatamente per gli affari suoi: ha fatto il compitino, ha preso il premietto, fine.
Adesso ha altro da fare.
Hanno sempre altro da fare perfino i cani golosi o affamati: figuriamoci quelli che hanno la pancia piena, o che già di loro non provano poi tutto ‘sto entusiasmo per wurstel o Frolic.
Provate invece a dire: “Pippo, vieni!” correndo all’indietro, o saltellando, o facendo entrambe le cose: vi accorgerete subito che Pippo arriva con tutt’altro sguardo. Invece del fumetto sulla testa con scritto: “Uffa, che vuoi?”, gliene compare uno che dice: “Ehi, mi stai invitando a fare qualcosa di divertente?”

motivazione6Ecco, di base il concetto dell’ingaggio è proprio questo: poi ci sono le parti più tecniche, come la variabilità del premio (quello variabile, in quantità e durata, è più efficace di quello standardizzato) o l’alternanza tra movimento e staticità (se corriamo, poi ci fermiamo, poi riprendiamo a muoverci, nel momento in cui stiamo fermi il cane resterà con l’attenzione fissa su di noi, a chiedersi “adesso cosa farà?”, anziché andarsene per i fatti suoi: perché siamo diventati interessanti ai suoi occhi).
Ci sono i giochini motivanti, ci sono i movimenti corretti e quelli meno corretti (per esempio: bisogna sempre muoversi in direzione opposta a quella del cane)… ma tutto questo è davvero impossibile spiegarlo solo a parole.
Per adesso spero di essere riuscita almeno a far capire quanta importanza abbia il movimento per la motivazione e per l’ingaggio del cane: che sono proprio i fondamentali non soltanto dell’addestramento, ma anche dell’educazione di base.
Sono ciò che permette di creare un rapporto tra cane e conduttore, e non tra cane e cibo, o cane e pallina.
E se è parzialmente vero che cibo e giocattoli sono “esche”, è anche vero che non devono rappresentare il fine, ma un semplice (e transitorio) tramite per arrivare al vero scopo che deve assolutamente avere il cane, ovvero quello di fare cose divertenti con noi.
Se si ottiene questo risultato, non avremo più alcuna pallinodipendenza: e per ottenere questo risultato non è indispensabile, ma è sicuramente utilissimo usare i marker.
Che cosa sono e a cosa servono l’ho già spiegato in un altro articolo, al quale vi rimando: nella seconda parte di questo, invece, vedremo come si possono usare praticamente per contribuire a creare motivazione, ingaggio e comunicazione.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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