sabato , 18 novembre 2017
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Ingaggio e motivazione vs pallinodipendenza – parte seconda

bene_pad2di VALERIA ROSSI – Nella prima parte di questo articolo abbiamo spiegato come motivare ed ingaggiare il cane: stavolta vedremo come utilizzare i marker, ovvero quei segnali (vocali o meccanici) che “fotografano” il momento in cui il  cane ha fatto la cosa giusta (o quella sbagliata).
Supponiamo di utilizzare i marker vocali SI, NO e BENE (il SI può essere sostituito dal CLIC-CLAC del clicker, per chi ne fa uso: gli altri due non possono essere realizzati col clicker).
In realtà ognuno può scegliere le parole che preferisce (YES, BRAVO, OKAY per quelli positivi,  AH-AH per quello negativo, e così via). Qualsiasi parolina va bene, purché sia breve (dovendo il marker “fotografare” un istante brevissimo, sarebbe quantomeno difficile che il cane capisse quale momento intendiamo marcare se gli dicessimo “bravissimo, amore della mamma, hai fatto proprio bene”.
Qual è il significato dei tre marker vocali?
“SI” significa: “okay, perfetto, hai fatto proprio quello che volevo! L’esercizio è finito”
“BENE” significa: “bravissimo, hai fatto proprio quello che volevo: però continua a farlo” (ovvero: mantieni questa posizione a lungo)
“NO”  significa: “mi dispiace, hai sbagliato, se vuoi il premio devi riprovare”.
Forse il concetto più difficile da capire è quello del “NO”, che si tende spesso a considerare come una “sgridata”: ma non è affatto così e non deve essere inteso così.
Se si usa il marker NO, per sgridare/correggere/distrarre il cane bisogna fare ricorso a  una parola diversa (io, per esempio, uso il NO come distrazione: quindi come marker utilizzo NONO, che per il cane ha un suono – e quindi un significato – tutto diverso).
Ma in che modo possiamo comunicare il nostro messaggio al cane?
Con l’uso del premio, che verrà somministrato in modi diversi a seconda del marker.
SI, come abbiamo visto, significa “bravo, hai fatto la cosa giusta, non ti chiedo nient’altro”: quindi, dopo aver marcato con il SI, faremo un passo indietro e chiederemo al cane di venirsi a prendere il premio (come abbiamo visto nella prima parte, il movimento motiva il cane, ovvero lo spinge all’azione).

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BENE significa invece: “Hai fatto la cosa giusta, ma devi continuare a farla” (per esempio:  devi restare seduto, devi restare a terra). In questo caso saremo noi a porgere il premio al cane.

bene_seq
Mentre il SI è unico e liberatorio, il BENE potremo ripeterlo più volte (e ogni volta sarà seguito dal premio), ottenendo così che il cane mantenga a lungo la posizione richiesta.
E il NO?
Il NO, ovviamente, non sarà seguito da alcun premio (visto che il cane ha sbagliato): ma lui non deve sentirsi redarguito, né tantomeno punito. Il NO è semplicemente l’indicazione, il segnale che “non ha fatto quello che volevamo”.
Lo si deve dare in tono tranquillissimo, senza sbraitare e senza neppure apparire contrariati: il premio non arriva, tutto qua.
E il cane non pensa “Oddio, ho sbagliato, adesso chissà cosa mi succede!”, ma pensa: “Mannaggia, non ci ho azzeccato: aspetta che riprovo”.
C’è evidentemente un’enorme differenza tra le due cose: perché nel primo caso il cane finirebbe per obbedire per evitare una punizione (evitamento-fuga), mentre nel secondo caso obbedirà per collaborare al meglio con noi, perché vuole ottenere il premio e si impegna per averlo, rimanendo sempre in uno stato d’animo allegro e positivo.

siL’uso dei marker facilita moltissimo il lavoro perché facilita la comprensione da parte del cane.
In tempi molto brevi gli diventa chiarissimo ciò che desideriamo da lui, senza possibili fraintendimenti: e per il cane, ricordiamolo, la chiarezza è importantissima. Lui non capisce la nostra lingua, e per arrivare a capire almeno le parole-chiave che ci servono per lavorare con lui deve abbinarle a concetti semplici:
“SI” = ho fatto giusto, che bello! Adesso arriva il premio.
“BENE” = ho fatto giusto, ma per avere il premio devo continuare a farlo;
“NO” = uffa, non era questo che l’umano voleva, non arriva nessun premio (e allora proviamo in un altro modo).
L’uso dei marker facilita la comunicazione, una buona comunicazione migliora motivazione ed ingaggio, motivazione ed ingaggio fanno sì che il cane non si fissi sul premio, ma semmai sul conduttore… anche se, lo ripeto, “fissarsi” in questo caso non è il termine giusto, perché il cane deve essere felice di collaborare, ma non morbosamente fissato né sul lavoro, né sull’umano.
Come ottenere che il cane non diventi morboso?
Facendolo lavorare anche con altre persone, per esempio: ma soprattutto alternando i momenti di gioco con quelli di  svago o semplicemente di “libertà”. Momenti nei quali gli si chiederà soltanto di “fare il cane”, divertendosi come preferisce, o riposandosi, o andando in esplorazione e così via.
Non è giusto costringere (neppure con premi e giochi a gogò) il cane a restare sempre e solo “su di noi”: noi siamo i suoi partner, non persone a cui sentirsi legato da una doppia catena.
Faccio un esempio moooolto antropomorfico, ma credo esplicativo: se voi avete un fidanzato (o una fidanzata) e lo/la obbligate a restarvi sempre, sempre, sempre accanto, senza permettergli/le di avere anche una vita sua, prima o poi lui/lei si stuferà.
Non è granché importante (ai fini del risultato) che voi gli/le imponiate di stare sempre con voi con minacce e botte o con lusinghe e regali: si stancherà comunque (anche se quello/a blandito/a con lusinghe e regali probabilmente ci metterà più tempo a mandarvi al diavolo), perché nessuno è fatto per restare costantemente legato a doppio filo a qualcun altro. Ogni umano, ed anche ogni cane, ha bisogno di momenti solo suoi, nei quali esprimersi, sfogarsi, essere libero.

sambamichellePer questo sono personalmente contrarissima al concetto di tenere il cane sempre e solo in box fino al momento in cui lavoreremo insieme; o a quello di non farlo mai giocare con gli altri cani.
E’ vero, anzi verissimo che gli altri cani saranno sempre più interessanti di noi: fosse solo per il fatto che con noi è impossibile giocare a rincorrersi (andiamo troppo piano) o a mordersi (ci facciamo subito male) in modo davvero divertente. Però un cane che ha giocato con i suoi simili, quando verrà chiamato a lavorare, avrà la mente più serena: non avrà accumulato tensione e noia, anzi si sarà liberato dallo stress. E lavorerà con più piacere. Sì, è vero che potrà essere stanco (per questo è bene non farlo giocare  troppo prima di esercizi fisicamente impegnativi, come salti o attacchi): ma anch’io mi stanco (come una bestia!) giocando a tennis, eppure scrivo molto più volentieri dopo una partita che dopo aver dormito. E non solo lavoro più volentieri: mi vengono anche più idee (buone o cattive che siano!), perché ho la testa libera e sgombra.
Una possibile difficoltà, con il cane, starà nel convincerlo a smettere di giocare con i suoi simili e a concentrarsi sul lavoro: ma se siamo capaci di rendere questo lavoro divertente, anche se non potrà mai esserlo come il gioco tra cani, lui farà volentieri cambio per lo stesso motivo di cui sopra.
Perché è qualcosa di diverso e di nuovo.
Perché anche il gioco più bello del mondo, facendo sempre e solo quello, dopo un po’ viene a noia e quindi si cerca qualcos’altro.
Restando al mio esempio personale, io adoro giocare a tennis: ma ammesso e non concesso che riuscissi a farlo per cinque ore di fila senza morire prima d’infarto, credo proprio che a quel punto cercherei un’alternativa qualsiasi… fosse anche solo il sedermi davanti alla TV a guardare un film.
Se  qualcuno, “da zero”, mi proponesse le due alternative (tennis o cinema?), non avrei il miimo dubbio e sceglierei il tennis: ma dopo aver giocato una lunga partita preferisco il film… e non solo perché sono scoppiata fisicamente!
Il segreto, col cane, sta nel concedergli quel tanto di libertà che gli permetta di non stufarsi di noi e contemporaneamente di proporgli il lavoro quando lui desidera già fare qualcosa di diverso da quello che stava facendo in libertà: detto così sembra facilissimo, metterlo in pratica lo è un po’ meno… ma ci si può riuscire.
E se ci si riesce si avrà sempre un cane entusiasta di lavorare al nostro fianco, senza costrizioni e senza “dipendenze” di sorta, ma con una netta predilizione per lo “stare con noi e fare cose con noi”: che è, a mio avviso, il miglior rapporto a cui si possa aspirare.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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