lunedì , 20 novembre 2017
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Il mio cane ha il “grande male”

Timbu Acqua 3di ANDREA SCHIAVON –  La paura più grande di un proprietario di cane, normalmente, è l’insorgere di malattie, o di patologie ereditarie… insomma, giustamente ci si preoccupa per lo stato di salute: e  come accade per gli uomini, vaccini, visite preventive, esami diagnostici ci permettono solitamente di dare una vita serena ai nostri compagni a quattro zampe.
Io ho avuto la fortuna (sì, perchè sicuramente di fortuna si è trattato) di aver sempre avuto cani estremamente sani.
I miei cani hanno sempre “visto” molto poco il veterinario, se non per visite di routine e vaccini vari.
Lo scorso anno, a settembre, nella mia vita e nella mia famiglia a due e quattro zampe entra Timbu, un maschio di American Staffordshire Terrier che si va ad aggiungere a Fay, la grigiona di quasi 8 anni, e a Weiss, l’altro Amstaff di 4 anni.
Timbu è un bel cane (ma ovviamente ogni “scarraffone e bello a’mamma sua”…), ma soprattutto ha un bel profilo caratteriale e per lui si prospetta una carriera da cane bagnino (io mi occupo di salvataggio nautico), oltre ovviamente (ed in primis) ad essere uno dei miei cani.
Purtroppo non avevo fatto i conti con l’oste…

Timbu Acqua 2Dicembre del 2013: ero a casa, e quindi tra le altre cose sono stato fortunato nel poter assistere ad un fatto che avrebbe cambiato la mia vita, quella dei miei cani e quella ovviamente della mia famiglia.
Timbu stava dormendo sulla sua brandina, e come spesso accade si voltava e girava:  io non ci facevo caso, essendo una cosa alquanto normale. Spesso lui dormiva a pancia in su, voltandosi e girandosi… e chi ha molossi di questo tipo sa benissimo di cosa sto parlando.
Dopo un po’  si addormenta… e dopo poco, girandosi, cade dalla brandina.
Io lo guardo e gli dico: “bravo pirla,  così impari a rigirarti e rivoltarti”.
Timbu si gira verso di me, l’occhio “impallato” e perso… ed improvvisamente si irrigidisce e si curva, disteso a terra… gli arti anteriori sembrano due pezzi di legno, mentre i posteriori iniziano a “pedalare” in modo inconsulto.
La testa inizia a sbattere, la bocca si “chiude” in una smorfia di dolore e inizia a schiumare.
Questi momenti, che mi sono sembrati  eterni, sono durati pochi secondi.
Lui inizia con queste convulsioni e dopo 20/30 secondi, durante i quali urina involontariamente, inizia a rallentare il ritmo… poi si ferma e in stato confusionale mi cerca.
Cerca il mio “sostegno”.
Io non sono un veterinario, ma da quanto accaduto capisco che Timbu ha avuto una crisi epilettica.
Lascio che il cane si tranquillizzi e intanto chiamo la mia veterinaria, la Dott.ssa Sabrina  Borella, che mi aspetta in ambulatorio per visitare Timbu.
Scendo da casa, porto il cane nel prato, lui urina, lo chiamo e gli dico di andare… lui inizia a camminare, fa tre passi, si ferma immobile… lo sguardo impallato come poc’anzi. Cade a terra in preda alle convulsioni, come prima.
Lo prendo, lo carico in macchina e corro dal veterinario.

Timbu Acqua 1La dott.ssa Borella, che oltre ad essere la nostra veterinaria di fiducia è una cara amica, oltre ad essere stata una nostra allieva con il suo golden Phortos (con noi ha anche partecipato a delle sessioni di AAA in alcune scuole elementari), mi spiega per bene cos’e l’epilessia.
E’ una malattia che può colpire i cani oltre ad altre specie animali  (casualmente la dott.ssa Borella ha redatto la sua tesi di laurea sull’epilessia dei puledri ) e potrebbe essere piuttosto difficile da individuare da parte del proprietario, se non assiste a una crisi.
L’epilessia può essere di due tipi:
– primaria, o congenita: non necessariamente ereditaria (solo in alcune razze – Pastore Tedesco, Beagle, Pastore Belga Tervuren, Setter irlandese, Springer Spaniel, Golden e Labrador Retriever, Siberian Husky – è stata accertata l’ereditarietà) non è favorita da condizioni particolari extracraniche o intracraniche e, generalmente, si manifesta entro i primi tre anni di vita dell’animale;
– secondaria: è causata da patologie intracraniche (quali neoplasie, encefaliti, tumori, malformazioni) o extracraniche (quali alterazioni della funzionalità epatica o renale, intossicazioni, ipoglicemia).
Si tratta di una malattia che si manifesta in modo molto soggettivo da cane a cane ed è causata da uno squilibrio della corteccia cerebrale; può avere una fase, detta aura, nella quale l’animale è particolarmente agitato, oppure presentarsi improvvisamente con un’intensità differente.
Nel momento della crisi epilettica l’animale:
– ha difficoltà a mantenere l’equilibrio o addirittura a stare sulle quattro zampe;
– può avere un’alterazione dello stato di coscienza;
– manifesta un irrigidimento degli arti e delle fauci;
– perde bava dalla bocca e, in alcuni casi, urina e feci;
– gli attacchi possono durare da pochi secondi a qualche minuto.

Timbu Acqua 4A questo punto, consultandosi anche con un collega specializzato in neurologia, la dottoressa mi consiglia il protocollo “standard” di cura che prevede l’assunzione di fenobarbiturici: evito di scrivere i nomi dei farmaci, ma quelli comunemente più usati (tra l’altro pure “vecchi”) hanno nomi che molte persone hanno sicuramente sentito.
Iniziamo da subito la terapia, che deve essere somministrata ad orari scadenzati senza sgarrare: questo perchè i farmaci “coprono” per circa 8 ore, poi non fanno più effetto e il cane risulta senza copertura di fenobarbiturici, quindi  potrebbe incorrere in una crisi.
Passa una settimana e una notte tra venerdì e sabato il mio maschio più vecchio di Amstaff, Weiss,  verso le 4.30 del mattino salta sul letto e mi inizia a leccare…
Io mi sveglio di colpo in quanto questo non accade mai quando sono a letto e dormo, a meno che non ci sia bisogno di uscire o per altre cose.
Mi alzo e trovo nella cuccia Timbu in piena crisi epilettica.
Corro in cucina, prendo la “peretta” di Valium per cercare di sedare il cane (perchè durante una crisi solo quello si può fare): faccio una, due, tre perette ma il cane alterna crisi  di circa 1 minuto con fasi di rilassamento parziale, per poi riprendere nuovamente la crisi.
Chiamo la veterinaria che prontamente mi apre lo studio e mi comunica che bisognerà sedare e intumbare Timbu per farlo dormire, in quanto le crisi ripetute (si chiamano “a grappolo”) si possono fermare solo con la sedazione per evitare danni neurologici permanenti.
Insomma, bisogna far dormire il cervello di Timbu per far smettere le scariche elettriche.
Vi accorcio il racconto e dico solo che Timbu è risultato essere refrattario ai fenobarbiturici tradizionali e che abbiamo dovuto riprogrammare il protocollo inserendo anche fenobarbiturici di nuova generazione a rilascio programmato, oltre al bromuro di potassio.
Provvediamo subito a fare a Timbu analisi del sangue e successivamente accertamenti diagnostici come la risonanza magnetica  e il prelievo del liquido che avvolge il cervello per escludere lesioni cerebrali, neoplasie, infiammazioni o malformazioni.

Timbu Acqua 6Difficilmente l’epilessia potrà scomparire, ma potrà essere tenuta sotto controllo con un trattamento farmacologico adeguato e soprattutto somministrato con regolarità e nella giusta dose per tutta la vita: l’obiettivo della terapia è infatti quello di ridurre sia l’intensità, sia la frequenza delle crisi e nello stesso tempo garantire una buona qualità della vita del cane.
Non sempre è possibile trovare una causa dell’epilessia, anzi nella stragrande maggioranza dei casi (circa 60-70%),l’epilessia è senza causa nota (epilessia cosiddetta primaria, idiopatica o criptogenetica).
Ovvero: sappiamo che c’è, ma non sappiamo perchè!
Timbu sembra aver trovato un’equilibrio… quando un sabato, al campo di addestramento ha una crisi molto forte che non si ferma neanche con la sedazione… e da crisi passiamo a STATUS.
Timbu viene sedato e decidiamo di portarlo a Parma, alla Clinica Veterinaria dell’Università dal Professor Maurizio Dondi, che dopo aver fatto un’ulteriore accertamento diagnostico (ovvero un elettroencefalogramma) decide di iniziare un protocollo con l’assunzione di un mix di farmaci di “vecchia” e “nuova” generazione e un vasodilatatore affinche i farmaci “arrivino” prima a destinazione.
Timbu sembra nuovamente indirizzarsi verso una stabilizzazione, ha avuto ancora delle piccole crisi, ma anche noi abbiamo imparato a conoscerle e gestirle.
Senza indugi sediamo il cane e lo facciamo dormire: al risveglio lui sarà leggermente atassico a causa del sedativo, ma la crisi non avrà lasciato problemi di altro tipo. All’uscita della crisi avrà molta fame oltre ad essere “provato fisicamente” in quanto la manifestazione epilettica è impegnativa, per i rischi di trauma ma anche per l’impegno respiratorio e cardiovascolare prodotti dalle contrazioni massive della muscolatura.
Dobbiamo riuscire a convivere con il “grande male” (così vengono  chiamate le crisi epilettiche generalizzate classiche di un soggetto affetto da epilessia ideopatica primaria), cercando di trovare la giusta somministrazione di farmaci.
Ovviamente nelle notti insonni passate con la paura dell’insorgere di crisi ci siamo documentati e abbiamo “scoperto” che moltissimi grandi uomini della storia erano afflitti dal “mal caduco” (“piccolo male” o “grande male”): cito a caso (e in ordine alfabetico Abraham Lincoln, Agatha Christie, Alessandro Magno, Alfred Nobel, Annibale, Aristotele, Blaise Pascal, il Cardinale Richelieu, Dante, Edgar Allan Poe, Fyodor Dostoyesky, George Frederick Handel, Gerschwin, Giovanna D’Arco, Giulio Cesare, Isaac Newton, Lenin,  Leonardo da Vinci, Ludwig van Beethoven, Maometto, Michelangelo, Napoleone Bonaparte, Nicolò Paganini, Peter Iiyich Tchaikovsky, Pio IX, Pitagora, Vincent Van Gogh… questo a riprova del fatto che
l’epilessia non lede assolutamente le capacità intellettive, né il rendimento nella vita pratica: e generalmente non porta nessuna menomazione nell’ambito della vita quotidiana e del successo personale e professionale.
Quindi anche il mio Timbu, con le accortezze dovute alla sua patologia, sotto lo stretto e attento controllo del suo veterinario… con il nostro amore e le nostre attenzioni, potrà fare la sua vita “normale”. Magari non diventerà un “cane bagnino”, ma gli faremo fare qualcosa di sicuramente bello e gratificante. In fin dei conti ci sono molti nomi noti a due zampe, con la sua stessa patologia, che hanno scritto pagine di storia!
Convivendo con il Grande Male, e con il nostro grande cane speciale, non ci siamo fermati e vogliamo dare ogni possibilità a Timbu. Per questo stiamo entrando in un protocollo sperimentale per la cura dell’epilessia, con una dieta chetogenica.
La dieta chetogenica fu ideata come terapia antiepilettica fin dagli anni ’20, in quanto si dimostrò che durante i periodi di digiuno le crisi diminuivano. Si creò quindi un regime alimentare che “imbrogliasse” l’organismo facendogli credere di essere a digiuno sebbene l’alimentazione fosse regolare.
Il “trucco” consisteva nell’eliminare totalmente i carboidrati e le fonti di glucosio, con l’assunzione principalmente di proteine, in modo che l’organismo attivasse dei processi alternativi per procurarsi glucosio…”prendendolo” appunto dalle proteine e dai lipidi.
In questo nuovo protocollo, ovviamente, sono stati inseriti degli integratori.
Non si toglie al momento il supporto farmacologico… ma è un tentativo in più che vogliamo percorrere per permettere a Timbu di essere sereno e di avere una vita il più possibile “normale”.
Ho voluto scrivere questa storia affinchè chi si trova nella nostra medesima “barca” si possa fare forza, inizi a lottare e non si faccia prendere dalla depressione che nasce dall’impotenza di non poter fare più di tanto. Ci vuole uno stimolo forte per Lottare contro questa parola, “idiopatica”,  che non mette pace alla tua voglia di far star bene il tuo cane…
Bisogna capire che c’è un problema, che  deve essere affrontato…e che bisogna far quadrato tutti, uomini e cani, per far star bene un componente del branco.

Ringrazio le veterinarie Sabrina Borella e Carola Schimdt per la pazienza che hanno sempre dimostrato nei nostri confronti, aiutandoci a superare le paturnie e le paure, e per essersi sempre dimostrate estremamente disponibili e professionali.
Ringrazio il professor Maurizio Dondi per averci instillato la voglia di “provare” e “riprovare”, di non darsi per vinti mai e di cercare se possibile la causa per curare l’effetto. Lo ringraziamo anche per la pazienza, la professionalità e la disponibilità dimostrata.
Ringraziamo tutto il personale medico e tirocinante della Clinica Veterinaria dell’Università di Parma, per la professionalità e per la gentilezza durante la degenza di Timbu.
Ringrazio la mia compagna, Nicoletta Ferrulli: lei è stata la mia forza quando io, abituato a cani sani e senza problemi, ero seriamente depresso. Lei mi ha “svegliato” e mi ha indirizzato nella strada giusta: mi ha supportato e sopportato. Grazie di essermi sempre stata vicina.
Ringrazio mio figlio Schiavon Tommaso per essere diventato ancora di più un aiuto e un supporto nella gestione non semplice di un cane afflitto da una patologia grave come Timbu. Tommaso ha sempre avuto paura delle malattie… mentre ora affronta le crisi di Timbu con prontezza e sangue freddo… e ha imparato a capirle.
E poi ringrazio i miei cani, Fay e Weiss, perchè anche in questo frangente mi hanno dimostrato che meravigliosi esseri sono… anche loro hanno fatto “quadrato” con me e anche loro hanno “assistito” (e continuano a farlo) il loro compagno più giovane. Infine… grazie, grazie a Timbu per avermi fatto vivere un’esperienza che magari non avrei voluto vivere… ma che mi ha fatto crescere e capire che enorme fortuna ho nel vivere e lavorare con i cani, che ogni giorno ti insegnano qualcosa.

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