eugenetica-1di VALERIA ROSSI – Un bell’argomentino leggero leggero, quello che mi viene proposto da Valentina, amica di FB e allevatrice: selezionare (cani) significa fare dell’eugenetica?
La risposta è, ovviamente, “sì”: con la selezione delle razze pure si cerca, infatti, di far nascere soltanto cuccioli belli, sani e di buon carattere… e non c’è dubbio che questa sia eugenetica.
Peccato che questo termine abbia assunto una connotazione tragicamente negativa quando è stato applicato in campo umano (trovando la sua apoteosi negli orrori del regime nazista) e che quindi faccia immediatamente gridare allo scandalo anche quando – come nel caso dell’allevamento canino – i suoi scopi sono (o dovrebbero essere) assolutamente condivisibili.
L’eugenetica umana, infatti, fa inorridire perché la sua applicazione pratica è stata sempre vista più in negativo che in positivo: ci si è preoccupati più di non far riprodurre (addirittura eliminandoli dalla faccia della terra, come è accaduto appunto durante il nazismo) gli individui “sbagliati”, che di far riprodurre quelli “giusti”.
In realtà, per quanto mi riguarda, non vedrei malissimo neppure questa scelta: anzi, la approverei, qualora fosse libera e personale.
Non sono certamente favorevole all’eutanasia dei bambini con handicap (che, per inciso, è stata approvata quest’anno  in Belgio, per quanto si limiti a casi di estrema gravità): ma se fossi stata io ad avere gravissimi problemi fisici o psichici (ereditabili), sicuramente me ne sarei ben guardata dal riprodurmi. L’avrei vista come la scelta più rispettosa possibile nei confronti dell’ipotetico figlio (anzi, del “non” figlio che “non” avrei messo al mondo per evitargli sofferenze).

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hitlerE’ ovvio, però, che inorridisco come chiunque di fronte al modo in cui è stata finora interpretata l’eugenetica in campo umano: non come una libera scelta, ma come un’imposizione (sterilizzazioni obbligate o addirittura sterminio di intere etnie giudicate “sbagliate”, come è accaduto sotto il regime nazista): per di più, un’imposizione che spesso si è basata su questioni politiche, religiose o economiche ben lontane dall’interesse verso il benessere umano.
E quando hanno avuto una pretesa di scientificità si sono basate su teorie strampalate come quelle di Lombroso, che pretendeva di individuare  le attitudini criminali attraverso gli aspetti somatici (oggi Lombroso è considerato matto da legare: ma nei primi anni del ‘900, soprattutto nel mondo anglosassone, vennero sterilizzate forzatamente migliaia di persone non soltanto, ma anche sulla base delle sue teorie).
Normalmente si pensa sempre e solo a Hitler, ma in realtà l’eugenetica “in negativo” (ovvero coercitiva) è stata praticata, nel tempo, un po’ in tutto il mondo: Stati Uniti, Inghilterra, Germania, Svezia, Finlandia… e l’Italia mussoliniana l’ha scampata per un pelo, solo perché sede del Vaticano e quindi fulcro geografico di una teoria che può essere considerata, dopotutto, altrettanto strampalata.
La tesi cattolica sarebbe questa: l’essere umano “deve” essere imperfetto, perché deve espiare il peccato originale: l’unico a poter decidere se migliorare o meno la nostra specie è Dio. Su questa base c’è chi condanna addirittura l’analisi preliminare degli embrioni nella fecondazione assistita, o l’aborto terapeutico qualora si identifichi nell’embrione una gravissima patologia.
In questo io non posso che dissentire fortissimamente dai dettami della religione cattolica: trovo che mettere volontariamente al mondo individui sicuramente destinati a vivere una vita non dignitosa –  e magari anche piena di sofferenze – sia un vero e proprio insulto a qualsiasi possibile concetto di Dio “buono e misericordioso”.
Ma questa è ovviamente un’opinione personale.
Sta di fatto che, in campo umano, qualsiasi scelta eugenica dovrebbe – sempre a mio avviso – essere libera e personale: nessuno può sognarsi di imporla a qualcun altro, semplicemente perché nessun uomo è “superiore” a nessun altro per censo, per nascita, per religione, per cultura o per qualsiasi altro motivo che possa venirci in mente.

caniumaniNel caso del cane, invece, esiste – ed è innegabile, almeno dal punto di vista dello sviluppo intellettivo e della cultura – una specie “superiore” all’altra.
Adesso qualche animalista fanatico mi dirà: “Sì, il cane”.
E a volte, confesso, lo penso anch’io… però, quando lo penso, non mi riferisco certamente a “tutta” l’umanità, ma soltanto a certi personaggi dai comportamenti che ritengo sub-umani.
Chi sostiene di essere totalmente antispecista e addirittura di preferire la specie cane alla specie uomo nel suo insieme sarebbe quantomeno tenuto a non riprodursi, per coerenza (e invece, esclusi i ragazzini “fanatici per motivi di età” e destinati probabilmente a cambiare idea, i più  accaniti fautori della superiorità del cane sull’uomo hanno quasi sempre torme di figli).
A parte questo: l’uomo governa questo pianeta, ergo si è dimostrato intellettivamente “superiore” alle altre specie. Che poi lo faccia male, a volte malissimo, è un discorso a parte.
Se consideriamo solo le due specie, nel modo più oggettivo possibile, credo che nessuno al mondo possa negare che noi la sappiamo un po’ più lunga dei cani.

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bulldog_eugenQuesto ci mette in una posizione eticamente giusta per praticare l’eugenetica su di loro?
A mio avviso sì, sempre che si stia parlando davvero di “eu” genetica, ovvero di genetica “buona”, “positiva”: la quale dovrebbe consistere semplicemente nel selezionare individui il più possibile sani, tipici e di buon carattere, per il solo ed ovvio motivo che questi saranno anche gli individui più felici, più sereni, in grado di vivere una vita migliore. Ovviamente non ci autorizza a “creare mostri” (accusa molto diffusa quando si parla di razze particolarmente problematiche)… ma di questo parleremo tra poco.
Ora mi preme chiarire che controllare le linee di sangue, fare indagini preliminari sulle malattie ereditarie e togliere dalla riproduzione i soggetti a rischio è solamente un atto di massimo rispetto verso gli eventuali nascituri: tra l’altro gli animali, secondo la Chiesa, non hanno  l’anima e quindi non hanno neppure il dannato peccato originale da espiare.
Quindi neppure la Chiesa potrà mai sostenere che debbano soffrire per forza, come noi sfigatissimi discendenti di Adamo ed Eva (a proposito, i preti dovrebbero spiegarmi com’è che anche gli animali femmina “partoriscono con dolore”, maledizione lanciata da Dio quando ha sbattuto la prima coppia fuori dall’Eden: se Eva ha giocato ‘sto bello scherzetto a noi, loro cosa c’entrano? Mica hanno mangiato mele proibite!).

darwin_fotoIn ogni caso, io trovo che scegliere riproduttori il più possibile sani sia assolutamente un gesto d’amore: così come trovo assolutamente criminale lasciar riprodurre “ad capocchiam” i cani malati.
In molti casi, bisogna dirlo, è la natura stessa a fare eugenetica (solo che si chiama “selezione naturale”: o almeno così la chiamò Darwin): ma non sempre ci riesce.
Esempio aneddotico: la buonanima di mia suocera, semplice donnina di campagna senza alcuna nozione di cinofilia ma profondamente amante dei cani, aveva avuto una cucciolata dalla sua cagnetta di casa, che si era accoppiata col fratello (in campagna queste cose erano all’ordine del giorno). Si tenne due cuccioli: e giusto per capire quanto ci sia di vero nel “vigore ibrido”… questi due fratelli figli di fratelli, per quanto bastardini da millemila generazioni, ne mostrarono ben poco.
Lei era epilettica e lui storpio: camminava sui gomiti, avendo le articolazioni rigide e inamovibili. Da bravi cani di campagna, entrambi i cuccioli (che si chiamavano Buffy e Pucci) vivevano assolutamente liberi: e quando diventarono adulti, Buffy venne chiusa in garage quando era in calore (ma mica perché fosse epilettica: solo perché “due cani erano sufficienti”), mentre Pucci era libero di fare il cavolo che voleva. E quello che voleva era inseguire disperatamente qualsiasi cagnetta in calore che abitasse nel raggio di cinque chilometri: solo che la stessa idea ce l’avevano altre decine di cani campagnoli, lasciati altrettanto senza controllo. Così si poteva vedere la seguente scenetta: cagnetta in calore davanti, codazzo di corteggiatori dietro… e mezz’ora dopo l’ultimo, Pucci, con la lingua fuori, affannatissimo, col fumetto sulla testa che diceva “Ehi! Aspettatemi!”.
Ovviamente nessuno lo aspettò mai, e con la sua camminata sui gomiti Pucci non riuscì mai ad ingravidare nessuno, perché arrivava sempre troppo tardi: selezione naturale, appunto.
Ma se la Buffy, che era “solo” epilettica, fosse stata lasciata altrettanto libera, sicuramente si sarebbe accoppiata, dando vita a cucciolate che si portavano dentro un corredo genetico da incubo.

cane-aggressivoE’ sbagliato evitare che si verifichino accoppiamenti simili?
Ma certo che no! E chi la pensa diversamente, a mio avviso, ha qualcosa che non va nella testa.
Lo stesso discorso vale per il carattere. Accoppiare cani squilibrati, mordaci o fobici è pura follia, non soltanto per via del corredo genetico ma anche per via dell’imprinting materno: una cagna fobica rischia infatti di insegnare ai suoi figli ad aver paura dell’uomo, una cagna aggressiva insegnerà loro a morderlo… e così via.
Ovviamente il concetto di “non accoppiare” NON deve equivalere a quello di “sterminare”.
Soltanto gli esseri sub-umani possono pensarla così: i veri nuovi Hitlerini de noantri.
Il cane malato si deve curare con tutti i mezzi possibili e con tutto l’amore possibile, il cane che ha un brutto carattere si deve mettere in condizione di vivere il più possibile sereno e tranquillo (e di non far danni): ma nessuno va soppresso, perché il rispetto per la vita deve essere fondamentale in una società civile e tra persone civili.
Lo stesso vale, ovviamente, per i cuccioli “difettosi”: non si devono vendere, ma si deve provare ad affidarli (in regalo, ovvio) a famiglie disposte a prendersi cura di loro. E se questa famiglia non si trova, l’allevatore se li deve tenere. Punto.
Sua è stata la responsabilità di farli nascere, sua è quella di garantire loro la miglior vita possibile.
La soppressione è lecita solo in caso di patologie invalidanti e senza possibilità di cura: in questo caso la invocherei anche per gli umani, e figuriamoci per i cani. Ma se il cane ha soltanto un “difetto” fisico, o un brutto carattere, non si deve pensare neppure di striscio che eliminarlo significhi “fare il bene della razza”: è solo una comoda scorciatoia per levarsi un impiccio, altro che eugenetica.

dog_showE la bellezza?
La bellezza (estetica) l’ho lasciata per ultima, proprio perché è quella su cui maggiormente si discute e si dibatte: se infatti molte persone saranno probabilmente d’accordo con quanto ho sostenuto finora sulla selezione (ovvero sull’evitare di far riprodurre cani malati o schizzati), le cose cambiano radicalmente quando entra in ballo la bellezza.
Questa non può essere, a parere dei più, una giustificazione valida per l’eugenetica: e invece – è inutile far finta di non saperlo – è proprio la bellezza quella tenuta in maggiore considerazione dagli allevatori.
E’ proprio la bellezza (o presunta tale) quella che ha portato alla nascita di quelli che alcuni definiscono “mostri a quattro zampe” (bulldog, carlini e così via); è la bellezza (anzi, la sua mancanza) a causare la maggior parte delle soppressioni di cuccioli magari sanissimi, ma col mantello “sbagliato”.
E’ la bellezza a portare alla luce, anche in campo cinofilo, quello che in campo umano è stato rappresentato dal nazismo: il desiderio (lecito) di creare una “razza superiore” realizzato attraverso la pratica (assolutamente illecita ed eticamente inammissibile) di sterminare di chi non risponde ai crismi di questa “superiorità”.
Purtroppo oggi, in cinofilia, stanno succedendo cose  che con  l’eugenetica hanno ben poco a che vedere: neppure con quella hitleriana.
Succede che cani malati, ma belli, vengano usati in riproduzione, mentre cani sanissimi ma “brutti” (ovvero, non rispondenti allo Standard di razza) vengano soppressi.
Ma questa sarebbe eugenetica?  Quando mai.
Questo è puro e semplice marketing, è business, è cagnaresimo bello e buono. Si tiene in vita, si spinge e si promuove ciò che si vende, non ciò che è bello-buono-sano.
Questo non può avere nulla a che fare con l’eugenetica, anche perché di “eugenetica”  si è sempre e solo parlato per gli esseri umani (che, almeno da quando è finito lo schiavismo, non si comprano e non si vendono).
Che piaccia o faccia schifo il concetto, l’eugenetica mira al miglioramento della specie, non al guadagno economico.

microcaneL’allevamento cinofilo di stampo cagnaro (che purtroppo, e bisogna riconoscerlo, si sta diffondendo mooolto più dell’allevamento serio) mira e pensa esclusivamente ai soldi.
Non soltanto quando elimina cuccioli sanissimi ma difficilmente piazzabili, ma anche quando ha creato razze o soggetti incapaci di respirare, di correre o di riprodursi.
Ha tutto a che fare con il business: perché se il mercato vuole cani sempre più piccoli, con i musi sempre più schiacciati, con le zampe sempre più corte… gli allevatori,  esattamente come succede in tutte le aree di qualsiasi mercato al mondo, seguono la richiesta.
Sono “cagnari inside”? Forse sì, forse no: dipende.

boxer_evoluzAllevare chihuahua, microcani che però sono sempre stati così fin dai tempi più antichi (derivano dal Techichi, il cane dei Toltechi che visse in Messico dal X al XII secolo… ed era già microscopico) non significa pasticciare con la genetica, ma amare una razza di piccola taglia; allevare chihuahua cercando di miniaturizzarli ulteriormente significa proprio pasticciare con la genetica (ed è anche una follia).
Allevare boxer, che il muso corto ce l’hanno sempre avuto, non è peccato: avere accorciato in modo tanto drastico la canna nasale (nella foto a sinistra vedete a confronto Blanka V. Argentor, una delle progenitrici della razza, e un campione moderno) è sicuramente più discutibile.
Allevare “yorkshire teacup” e altre razze inventate di sana pianta è semplicemente una truffa bella e buona: ma questa difficilmente danneggia i cani (se non per il fatto che vengono accoppiati a casaccio e senza alcun controllo), visto che molti yorkie o maltesi comprati in negozio come “toy”, da adulti, si sono rivelati cani da sette-otto chili!

Portrait of a kitten lying on top of a puppy.Prima di giudicare chi alleva, però, ci sarebbe da chiedersi perché ci sia tutta questa richiesta di cani sempre più lontani dal concetto di cane “medio”, di “cane fatto a cane” come li chiamo io: e molte delle possibili risposte sono un pugno nello stomaco di chi è davvero cinofilo.
Personalmente mi sono sentita dire da diverse Sciuremarie in cerca di cani microscopici che li volevano così “perché almeno non c’era bisogno di portarli fuori a sporcare: potevano farla nella cassetta come i gatti”.
E alla mia – ovvia, credo – obiezione: “Ma allora perché non si prende un gatto?” l’immancabile replica è stata: “Ehhhh nooo! Il cane è tutta un’altra cosa!”
Posso (almeno in parte) essere d’accordo: ma se parliamo di cane, parliamo di un animale che deve assolutamente uscire, socializzare, collaborare con il suo umano e così via.
Se il cane lo tieni come un gatto, non avrai né l’uno né l’altro: avrai un povero disadattato che non può fare il gatto (perché non lo è), ma neppure il cane (perché non gli permetti di farlo).
Eppure nessun cagnaro si sogna di far presente questa semplice verità alla Sciuramaria di turno: le rifilano il chihuahua da mezzo chilo, o peggio ancora la illudono con i maltesi toy o gli shih-tzu “imperiali”. E quando non sono proprio truffatori (vedi cani da otto chili di cui sopra), cercano di produrre apposta cani di questo genere (spesso affetti da gravi patologie: altro che eugenetica!) per soddisfare questa richiesta.
Quanto all’allevatore serio, all’Allevatore con la A maiuscola, quello che produce normali chihuahua da un chilo e mezzo o yorkshire da tre chili e mezzo… si vede spesso e volentieri scavalcato dai cagnari, che vendono tutti i cuccioli in un nanosecondo mentre a lui, magari, restano in casa per mesi.
C’è davvero da stupirsi, se alla fine qualche Allevatore salta sull’altra sponda e diventa a sua volta cagnaro?
La verità è tutta qui: l’Allevatore fa davvero “eugenetica” intesa nel senso migliore del termine, e non certo in quello nazista.
Il cagnaro fa solo business… ma lo fa anche perché la cultura cinofila media sta sottozero e quindi il mercato desidera, cerca, brama spasmodicamente cani che non sono più cani.
Vale un po’ in tutte le razze, mica solo in giganti e mignon: il pastore tedesco, razza amatissima in tutto il mondo per la sua enorme ecletticità, è stato selezionato per decenni in base all’attitudine al lavoro.
Solo che, per avere una reale attitudine al lavoro, non poteva avere quegli angoli esasperati che lo rendono esteticamente “strafigo”: e allora la razza si è spaccata in due, cani da lavoro di qua (cagati pochissimo, e solo dagli addetti ai lavori) e cani da bellezza di là (che si vendono come il pane, perché sono belli ma soprattutto perché è lì che girano i soldi).

bellezz_lavor
Risultato: in molte linee “bellezzare”, non soltanto si è perso il carattere (tanto… a che serviva, se si doveva solo trottare a trecento all’ora sul ring?), ma anche la funzione: in Italia ancora no, grazie al cielo, ma in altri Paesi si vedono pastori tedeschi (vincenti!) che letteralmente non stanno più in piedi, se non incrociando penosamente i garretti.
Trottano sempre a trecento all’ora, ma da fermi si ammucchiano.
Ecco: questa roba qua, con l’eugenetica, non ha assolutamente nulla a che vedere.
Semmai sarebbe “dis-genetica”, se esistesse questa parola. Cattiva, cattivissima genetica: in altre parole, allevamento (scusate, ma quando ce vo’ ce vo’) alla cazzo di cane, nel senso più letterale del termine.
Ricordiamo anche che i cani “eugeneticamente belli” dovrebbero essere quelli che rispondono allo Standard: ma gli Standard mirano tutti – tutti, nessuno escluso – ad un cane funzionale (e quindi anche sano).
Purtroppo, in expo, gli stessi Standard a volte vengono bellamente ignorati, oppure ci si fissa su una sola caratteristica (per esempio il mantello: guarda caso, quella più appariscente) e si tralascia tutto il resto.
In questo caso, di chi è la colpa? Di chi alleva o di chi giudica?
Insomma:

NON è la cinofilia ad aver creato dei mostri: è il mercato.
NON è la cinofilia a fare eugenetica nel senso deteriore della parola: sono i cagnari.

platoneL’Allevatore con la A maiuscola fa, invece, eugenetica: ebbene sì.
Ma la fa nel senso più elevato, quello che avrebbe sempre dovuto avere fin dai tempi di Platone (perché è stato lui a parlarne per la prima volta!): ovvero, tendere a far nascere soggetti il più possibile sani, equilibrati e morfologicamente adatti alla propria funzione (e per un vero cinofilo, nonché per qualsiasi zootecnico, “bellezza”  significa esclusivamente questo).
Questo comporta anche che le  esagerazioni vadano fermate. Ed è indubbio che in alcune razze si dovranno fare dei passi indietro: ma molti Club di razza già si stanno muovendo in questo senso (per esempio, lo Standard del bulldog inglese è stato modificato e l’ipertipo non è più desiderato).
Ora bisogna vedere come si comporteranno i  Giudici… ma la tendenza a tornare verso cani più sani, sicuramente, già c’è. E anche questa si può considerare “eugenetica”.
Che poi il significato di questo termine sia stato clamorosamente sputtanato da Hitler & C., è un dato di fatto… ma la mia opinione, quella che è stata richiesta dall’amica allevatrice che si macera nei dubbi, è questa: se in campo umano non si può prescindere da una scelta libera e autodeterminata della riproduzione, in campo cinofilo – non essendo i cani in grado di scegliere, anche perché non hanno alcuna cognizione di cosa sia la genetica – dobbiamo essere noi a preoccuparci del loro benessere anche attraverso accoppiamenti selezionati ed accurati, che limitino il più possibile la nascita di cuccioli sfigati. E se per caso ci nascono, ancora una volta dovremo preoccuparci di dar loro una vita più dignitosa e più felice possibile.
Questa è l’unica visione possibile dell’eugenetica cinofila.
Chi ne ha una diversa… be’, a me non piace. E in alcuni casi lo condanno proprio.
Chi sopprime cuccioli sani sta, a mio avviso, sullo stesso identico piano di Hitler. Ma chi accoppia a casaccio, senza fare il minimo sforzo per migliorare la razza (il che significa “mettere al mondo cuccioli sani, tipici ed equilibrati” e non “cuccioli facilmente vendibili”)… per me è, dal punto di vista cinofilo e anche da quello etico, quasi altrettanto criminale.
E chi fa accoppiare meticci?
Questi meritano un discorso a parte, perché queste persone non ci guadagnano quasi mai un centesimo e sono, nella maggior parte dei casi, in buona fede. Pensano di “assecondare la natura” e si sentono degli eroi per questo… non sapendo, o non capendo, che la natura in realtà è molto selettiva.
Non ricordano neppure che il cane non è più un cane “naturale”: perché quello si chiama “lupo” e, tanto per cominciare, mette al mondo una sola cucciolata all’anno, solo se ci sono le condizioni ideali per allevarla. E i cuccioli deboli o malati li fa fuori senza pietà (la selezione naturale è decisamente più “hitleriana” di qualsiasi allevatore: anche dei peggiori cagnari).
Il cane  non è un animale “naturale”.
Non è che “non lo sia più”: non lo è proprio mai stato.
Il cane è “figlio” dell’uomo, è quello che è per via del suo rapporto con l’uomo… e quindi l’uomo ne è responsabile, che gli piaccia o meno.
Riempire i canili pensando di “lasciar fare alla “natura” è la cosa più ipocrita e più stupida che si possa fare… e infatti la si fa in continuazione, perché a volte l’uomo è davvero molto stupido.
Questo, però, non giustifica il fatto che debba essere anche così ignorante da confondere la “buona genetica” con il nazismo, nè le scelte stupide con la voglia di sentirsi ancora parte di una natura che, con noi e con i nostri cani, ha più ben poco a che vedere.

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47 Commenti

  1. Sarebbe utile che in Italia venisse fatta una legge per regolamentare le nascite dei cani. Cioè : privati e cagnari non possono riprodurre, nemmeno bastardini, possono allevare solo allevatori riconosciuti ENCI FCI, che eseguano test per le patologie tipiche della razza, test DNA sui genitori e non più di 2 cucciolate l’anno, con obbligo di far riprodurre le femmine massimo fino ai 4 anni di età. Logicamente con obbligo di sterilizzazione per quesi soggetti con più o meno gravi patologie e sterilizzazione dei meticci. e ultimo ma primo e fondamentale dovere : corsi obbligatori di educazione civica, comportamentale, ecc di un anno per tutte le persone che vorrebbero avere un cane. Hitler nei mie confronti? un chierichetto

      • io invece condivido SOLO IN PARTE
        far riprodurre solo fin 4 anni di età? e perchè?
        solo due cucciolate l’anno? e perchè?
        solo con affisso enci? e perchè
        se poi volessimo fare un esame per poter dimostrare di aver ele competenze per far cucciolate, perchè no… però… da fare quel cazzo che si vuole a ste regole troppo restrittive ce ne passa…
        ma finchè c’è gente che prende il cucciolo dal meridionale di turno che incontri per caso all’auitogrill con qualche cucciol da dar via e che ti chiede solo 2-300 euro e te lo da così al volo…il problema è sempre quello.
        la legge dice … ma non è detto che tutti la seguano, e bisogna prenderli prima. quindi la miglio “difesa” è sempre l’informazione perchè finchè c’è richeista di questi cani low cost finche qualcuno li prende ci sarà sempre il cagnaro di turno che sfrutta il business….
        e comunque se ne potrebbe parlare ore…

    • Vivendo in un quartiere in cui dalla maggior parte delle persone con cane che incontri senti dire cose tipo: “eh, ma almeno una cucciolata la deve fare, poverina, semmai la sterilizzo dopo!” oppure: “oh che carina la vostra geccherassell, che cercate un maschietto?” mi trovo abbastanza d’accordo sull’impedire ai privati le riproduzioni a casaccio, però a me piacciono tanto i meticci (soprattutto i miei 😛 -entrambi sterilizzati eh-), sono tutti diversi, alcuni stupendi, e per i miei canoni estetici anche più belli dei loro simili di razza! Non penso che il problema sia consentire riproduzioni solo di razza, bensì la scarsa educazione e/o informazione dei bipedi: credo che si dovrebbe investire su questo, a partire dalle scuole ed anche responsabilizzando i veterinari (prima o poi almeno per i vaccini ci si va!) per la diffusione di cultura cinofila di base (ad esempio sfatando tutti i miti sulla sterilizzazione -“ah ma se la sterilizzo dopo una cucciolata è meglio!” -).

      Per quel che mi riguarda poi se gli allevatori, seguendo una selezione di soggetti sani, allevassero tutti meticci, farebbe ben poca differenza! Gli acquirenti pagherebbero il lavoro di un allevatore per un cane sano, dal carattere probabilmente equilibrato e magari anche molto versatile. Niente più cani belli e malati o belli ma non funzionali (vedi pastore tedesco che si ammucchia da fermo -di cui sopra).

    • Così sarebbe troppo estremo, si cancellerebbero i meticci che pur sempre fanno il loro “lavoro” di cane..basterebbero test attitudinali (fisici, comportamentali e quant’altro) per richiedere l’autorizzazione all’accoppiamento e controllare i problemi legati ai cagnari e accoppiamenti indiscriminati di cani lasciati liberi di accoppiarsi con quello del vicino per avere la cucciolata che fa contenti i padroni. Per il resto hai ragione, ci vorrebbe più educazione.

    • a me questa soluzione invece sembra un po’ troppo “estrema”. Il permesso ai soli allevatori riconosciuti enci e la sterilizzazione coatta dei meticci sono provveimenti restrittivi della libertà personale che dovrebbe essere lecita.. finché non si fa niente di male. Non si possono processare le intenzioni. Ci sono centinaia di persone (forse addirittura la maggioranza dei cinofili) che col cane meticcio si trovano benissimo, hanno cani sani e ben tenuti e magari il cane di razza dell’allevatore riconosciuto non lo vorrebbero neanche.
      Sarebbe sufficiente che chi accoppia i cani (meticci o no, razze riconosciute o no, Enci, Akc, the international organisation of the dog of race… quello che vuoi) non possa sfuggire alla registrazione e ci sia un’anagrafe seria, come quella degli uomini. Se trovi un bambino nel cassonetto non puoi andare all’anagrafe e registrarlo come tuo senza opportune verifiche…. lo stesso dovrebbe essere per i cani, che non nascono dal nulla. Chi fa una cucciolata deve microcippare e registrare come fanno gli allevatori. E i proprietari devono essere tenuti a dire da chi l’anno preso… e non avere timore a farlo, perché dovrebbe essere scontato che tutti i cani siano registrati. Forse sarebbe opportuno un sistema di controlli più frequenti…. obbligo di aggiornamenti sui cani presenti in famiglia, controlli incrociati con i veterinari. Il più è iniziare… poi se il sistema funziona è a posto. E a questo punto ognuno è responsabile dei prori cani così come ognuno può decidere se e quanti figli fare, se prendere un partner bello o brutto della stessa estrazione etnica e sociale o di paesi lontani.

      • denis è già obbligatorio registrare anche i meticci da parte del proprietario della madre (dire allevatore magari è troppo… non pè detto si parli di persona esperta)
        ma quando neanche tutti gli allevatori CON AFFISSO chippano il cane, ma lo fanno fare al nuovo proprietario e poi si fanno mandare il talloncino x fare il pedigree…cosi all’asl quel cane non risulta nato da lui… cosa vuoi mai che lo facciano quelli con cucciolate “meticce”?

        • So che è già obbligatorio, ma bisognerebbe farlo rispettare molto di più. Controlli a tappeto su i cani che devono essere registrati, coinvolgimento dei veterinari, di chi fa pensione, addestramento… e tutte le persone che hanno a che fare col cane che dovrebbero richiedere i documenti, così come ti chiedono i documenti se iscrivi tuo figlio in piscina. E non deve esistere che una persona si presenti all’anagrafe canina volendo registrare un cane e non dica chi gliel’ha dato. Se il cane è stato trovato, deve passare un mese a carico del comune che può accettare altre richieste di adozione…. quello che si dovrebbe pretendere è quello che pretende attualmente l’enci se vuoi registrare una cucciolata. Almeno una cosa che positiva, riconosciamogliela. Non può andare chiunque a registrare un cane, dove l’hai preso, boh. Devi fare tutte le cose in regola. Ed è vero che se ci fossero solo cani di razza (con pedigree) non ci sarebbero abbandoni… perché non è fisicamente possibile abbandonare, come non puoi farlo con un figlio se non è un neonato. Ma in realtà non è che serva che tutti i cani siano di razza. Serve che ci sia un controllo a tappeto. Poi questo ovviamente è solo un aspetto, seppur importantissimo, della gestione responsabile ed etica del cane. In realtà sappiamo che ci sono cani che pur non venendo abbandonati, non hanno una vita di qualità… anche tra quelli di razza. Ci sono anche altre cose da salvaguardare.

    • Sulla necesita di regolamentare sono d’ accordo; pero’ la soluzione non e’ il proibizionismo. Che ricordo aver fallito dove e’ stato applicato (vedi quando gli Usa proibirono gli alcolici…).
      E comunque anche le liberta individuali vanno rispettate; per esempio sarebbe un mio diritto il potermi tenere in casa un meticcio non sterilizzato (che magari non faro’ mai accoppiare). Piuttosto sarebbe il caso di rendere económicamente piu accessibili le sterilizzazioni per fare in modo di non desincentivarle, anche perche 120 euro per una gatta o 250 per una cagnolina di piccola taglia (prezzi normali dalle mie parti) mi sembrano veramente un modo per invitare a non sterilizzare.
      Poi il divieto di far riprodurre cani ai privati e’ anche esso una violazione delle liberta individuali; piuttosto estenderei l’ obbligo di esami prima dell’ accoppiamento anche per i meticci e l’ obbligo di escludere dalla riproduzione gli esemplari malati.
      Poi come ha scritto Dennis bisognerebbe fare in modo che l’ anagrafe veterinaria funzioni veramente e far si che tutti i cani vengano chippati.
      E sui “corsi obbligatori di educazione civica, comportamentale, ecc di un anno”… nemmeno i corsi per diventare addestratori Enci durano tanto!!! E qui si parla semplicemente di dare le basi sufficienti a gestire il cane di casa. Magari un corso obbligatorio per chi vuole fare una cucciolata… ma un anno per prendere il “cane di casa”…

  2. “è la natura stessa a fare eugenetica (solo che si chiama “selezione naturale”: o almeno così la chiamò Darwin): ma non sempre ci riesce.”

    E fai seguire esempio che dovrebbe spiegarlo ma invece parli di selezione di tua madre e strascichi di quella selezione, non lo capirai mai, se la natura non sempre ci riesce, l’allenatore di oggi si allontana sempre di più dal vero cane perfetto

    • Scusami Giampaolo, tu cosa proporresti come alternativa? Dal momento che il metodo d’allevamento dei professionisti (quelli seri, eh! I cagnari lasciamoli proprio perdere) non ti convince, e che chiaramente lasciare che i cani si accoppino come viene non è proponibile (perché ci sono tutta una serie di patologie ereditarie anche gravi che in questo modo si diffonderebbero senza controllo) come si può fare secondo te?

      • come fanno gli orsi, le balene, i gorilla? chiedono il pedigree? ma secondo voi un allevatore (il cui obiettivo primario è il profitto, non nascondiamoci dietro a un dito) è in grado di sostituirsi alla selzione naturale? se i cani fossero lasciati liberi di riprodursi, si tornerebbe dopo molti anni alla specie originaria, forte e senza problemi (mai sentito un lupo con la displasia che riesca a riprodyrsi).

        • Sei male informato: i lupi displasici esistono e si riproducono pure (così come si riproducono i cani displasici). Ovviamente lasciando i cani liberi di riprodursi si tornerebbe alla specie originaria (e neppure dopo tantissimi anni)… solo che la specie originaria si chiama appunto “lupo” e c’è già. Quello che tu proponi è di eliminare la specie derivata, ovvero il canis lupus familiaris, che è un prodotto della domesticazione e che non può esistere senza l’uomo.

          • lasciando il cane libero di riprodursi NON si tornerebbe alla specie originaria… ci sono delle caratteristiche che si sono perse per strada.. o sono così rare da non poter ragionevolmente imporsi sulle altre. Il risultato dipende anche dall’ambiente in cui viene lasciata la libertà… dalla pressioni selettive ambientali… e dipende dal caso. E’ vero che nel lunghissimo periodo, la popolazione tende all’omozigosi. Quindi si otterrebbe qualcosa di molto simile a una razza canina e potremmo scrivere un unico standard… ma anche dopo moltissimi anni, a seconda di quanto è varia la base da cui si parte. I brasiliani (gli uomini) sono liberi di accoppiarsi con chi vogliono, ma ancora nascono neri, mulatti, bianchi, marroni con gli occhi gialli, neri coi capelli lisci.. tutte le combinazioni di etnie. Lo stesso avviene nei cani… inizialmente sparirebbero solo le tipologie che non permettono parto naturale e le razze che non allevano i cuccioli senza aiuto dell’uomo (Se per libertà intendiamo anche assenza di intervento e lasciar morire i cuccioli non accuditi dalla mamma). Altrimenti si ricombinerebbero a caso continuando ad apparire in varia misura e il lupo ce lo sogneremmo.

        • ma quando vai a lavorare, non usi una parte dello stipendio per coprire le spese di qualunque genere ( affitto, mutuo, auto… ) e il resto lo metti da parte per il risparmio, per investire ( o quello che ti pare )? ciò che ti rimane al netto delle spese non si chiama “profitto”? quando vai a lavorare il tuo obiettivo primario è lo stipendio o è per vedere i colleghi o solo per fare il tragitto casa-lavoro, lavoro-casa? pensi di esserlo ma non sei molto diverso dagli allevatori. La questione è un’altra: se fai “profitto” in maniera onesta o danneggiando tutti quelli che incontri, animali e cani compresi.

          Gli animali selvatici si riproducono in consanguineità in mancanza di partner. L’idea che gli animali scelgano partner distanti dal proprio corredo cromosomico fa sorridere. Indubbiamente alcune specie hanno dei sistemi per riconoscere un parente ma non arrivano a rifiutare un accoppiamento se non esistono partner alternativi. E’ proprio il contrario di quello che dici: per avere cani forti e sani si devono accoppiare solo i cani forti e sani, non facendo fare alla libertà, facendoli accoppiare tutti alla cieca e confidare in una sorta di omologa selezione naturale di tipo domestico.

  3. Silvia ancora leggi! No basta ne siamo strapieni!
    La dittatura e il permissivismo sono elementi inquinanti, tossici e nocivi per tutti noi.
    Richiami 3 categorie: privati, cagnari, allevatori.
    I cagnari (vedi anche zoomafia) come i trafficanti di stupefacenti, armi, scorie, organi umani, ecc. sono già perseguibili nel ns ordinamento. Il come, dove, quanto, quando e il se, trovano applicazione, non ci è dato sapere…..
    Allevatori riconosciuti (con affisso) o non riconosciuti (senza affisso) ENCI sono ossigeno per l’esistenza in vita di tale ente (i primi più degli altri). …….
    I privati ma di che genere? Anche quelli che mandano a prostituire, rubare, mendicare figli minorenni dovrebbero partecipare a corsi di bon-ton……
    Ho avuto la fortuna di non sottostare a Hitler e non sono seguace dei santi padri.

    • Rita, non è vero: i cagnari NON sono perseguibili. L’importazione di cuccioli dall’Est è perfettamente legale, accoppiare Bubi e Fufi alla pene di segugio è perfettamente legale, vendere cani senza un minimo di controlli sanitari è perfettamente legale.
      Qualche regola in più ci vorrebbe ECCOME… anche se è evidente che prima ci vorrebbe un po’ di cultura in più. Ma chi la fa, se a scuola non è prevista alcuna educazione cinofila, i giornali pensano solo ai titoloni ad effetto sui kanikiller e in televisione ci fanno vedere Millan e i cuccioli tutti buoni-tenerini-perfettini (così alla gente viene voglia di cucciolare a tutto spiano)? 🙁

  4. Articolo interessantissimo, che rimanda automaticamente ad una spinosissima questione: da cosa si deduce che un allevatore è un buon allevatore? Io, che capisco di genetica, scienza e medicina, posso fare domande mirate e giudicare le risposte che ricevo…ma gli altri? L’aver selezionato, ad esempio, numerosi cani vincitori di concorsi, come si legge nell’articolo, non ha significato, se questo vuol dire sacrificare la funzionalità dello stesso cane alla sua esteriorità vincente…e questo solo per fare un banale esempio.

  5. Avvelatori VS Cagnari… d’accordo anche stavolta con la Rossi. Peccato che i secondi stiano prendendo piede e siano in aumento… E comunque certi “standard di bellezza” (ma dove??) sono aberranti, molto più che le richieste di un toy da parte della SciuraMaria, perché la Sciura almeno avrebbe la scusa di essere ignorante in fatto di cinofilia, chi fa parte ( o almeno così crede) dell’INTELIGENTIA, invece, dovrebbe sapere a cosa andiamo incontro con la riproduzione di certi campioni… Non aggiungo altro.

  6. Valeria forse intendiamo la stessa cosa ma la interpretiamo diversamente; importare cuccioli dall’est o dall’ovest è legale come introdurre qualsiasi altra merce purchè a monte vi siano quei requisiti di tracciabilità e legalità che il territorio richiede. Sappiamo che quando vengono intercettati mezzi che trasportano animali non in regola o di dubbia proveniente questi vengono (non sempre) sequestrati ed in seguito affidati a chi ne fa richiesta (e se sono anche simil razza le richieste ci sono eccomeeee). Se non vi è una pena diretta per il cagnaro, comunque vi è un mancato guadagno che potrebbe limitare il perseguire di certi traffici.
    Si, applicare quelle regole contenute nelle leggi sarebbe veramente il caso. Non sono dell’ambiente dell’istruzione e non avendo figli ho poco da dire se non per testimonianze riportate. Però ho memoria del passato; ti ricordi Valeria che quando entrava l’insegnante ci si alzava in piedi per salutare? E il timore che provavo quando i miei genitori rientravano dai colloqui! Non credo sia più cosi se gli insegnanti debbono temere ritorsioni da parte dei genitori di alunni che hanno ricevuto un’insufficienza! L’educazione è una condizione mentale che deve coinvolge anche le coscienze in tutte le sue espressioni.

  7. In realtà anche noi umani quando ci riproduciamo facciamo comunque eugenetica… il partner non è casuale. Certo non tutti possiamo scegliere chi vorremmo veramente, ma tutti possiamo escludere chi non ci piace per aspetto fisico, carattere, cultura stato sociale. Ci sono comunità di stranieri che si insediano in paesi dove prevalgono altre etnie che per diverso tempo riescono a mantenere una loro identità…. perché anche in un paese di bianchi succede che molto spesso i neri preferiscano sposarsi tra di loro… i cinesi in Italia idem, i turchi in Germania anche. Perché molto spesso si è più facilitati a legare con persone con cui si ha molto in comune. I cani “potendo” farebbero lo stesso… chi ha un cane di razza potrà sicuramente confermare di quanto spesso i cani riconoscano i cani della loro stessa razza o col loro stesso aspetto e cerchino interazione con loro più che con ogni altro. Se il mondo è pieno di meticci è anche perché i cani non trovano molto facilmente quello che preferirebbero, perché sono pochi i cani che hanno piena libertà e troppe le razze mescolate ovunque sul globo. E se una cagna sfugge al controllo del proprietario finisce per accoppiarsi con “chi trova” perché l’istinto di conservazione è forte e non c’è tempo per girare centinaia di chilometri a trovare quello specifico maschio che ha incontrato una volta. Gli accoppiamenti tra meticci, anche quando assolutamente privi di controllo, non sono più “liberi” di quelli di chi alleva volutamente. La femmina si accoppia col maschio chi le presenta “il caso” anziché con chi le presenta l’uomo. Non sceglie. Il libero arbitrio c’è forse solo nei branchi di randagi. Che finiscono per avere anche un aspetto uniforme… i classici cani “da punkabbestia”… il paria taglia media, pelo corto orecchie pendenti con combinazioni di fulvo e di nero. Cani che di solito non piacciono… se non ai punkabbestia o a chi ha la vocazione di “salvare” il cane randagio. Da momento che si accetta di avere cani e si decide di tenerli con sé, la selezione eugenetica è praticamente irrinunciabile. Perché l’accoppiamento del cane dipende comunque dalle nostre scelte. Non possiamo lasciare completa libertà riproduttiva, altrimenti il numero di cani nati sarebbe incredibilmente alto, inassorbibile dall’ambiente e la natura provvederebbe con la sua selezione fatta con metodi molto più cruenti dei notri: fame ed epidemie che ridimensionano le popolazioni troppo elevate.
    Dal momento che decidiamo se e quando far nascere i cani controllando la riproduzione… per il benessere del cane non cambia assolutamente niente se gli si presenta il primo che passa o se gli si presenta un soggetto scelto da noi in base a nostre valutazioni (in genere più che condivise dal cane stesso). Personalmente non vedo niente di male nell’assicurare una certa previdibiliità di tratti fisici e caratteriali ai nascituri, che potranno essere scelti dagli acquirenti anche in base alle proprie aspettative, preferenze e allo stile di vita che si intende offrire. Insomma, più probabilità di avere cani che si adattano meglio alla condizione sociale in cui vivono. L’importante è che i criteri di selezione siano scelti intelligentemente considerando salute, funzionalità… e anche bellezza e gusti personali purché questi non rappresentino caratteristiche invalidanti ed estreme… il gusto del “cane strano” o il desiderio di primeggiare e avere il cane “più grosso”, “più piccolo”, “più lungo”, “col colore più assurdo”…. nessuno di noi potendo scegliere vorrebbe essere l’uomo più alto del mondo (poveretto, è appena morto a 43 anni), né la donna più pelosa, né gobbo, né senza denti… mentre non c’è niente di male a preferire la pelle nera o bianca, sognare di essere forti o preferire essere veloci.. insomma ci sono tante caratteristiche che non compromettono per niente la qualità della vita del cane… anzi. Si programmano proprio per renderlo adatto alla vita che si presume andrà a fare.

    • Veramente su 300 razze ce ne saranno 10 “senza limite di grandezza”; mastino spagnolo, mastino dei Pirenei, mastiff, san Bernardo, alano, levriero irlandese e forse altrettante.

      • lo standard aggiornato dell’Alano ha il limite massimo. San bernardo idem. L’irish wolfhound ha un “altezza desiderata” (81 – 86). Da sempre. E desiderata… vuol dire che un cane di 88 non lo squalifico, ma non dovrei preferirlo.
        Il problema è che da decenni gli standard non sono troppo presi alla lettera… ci sono giudici che non si prendono la briga di leggerlo e giudicano in base ai cani che “sono abituati a vedere” quindi quelli proposti dagli allevatori che per apparire cercano il cane “un po’ di più”. Oppure ci sono giudici che stravolgono le cose… qualche esperto pubblica dei “commenti allo standard” in cui si dice…. eh, sì… il limite massimo è di ottanta, ma penso che questa cosa debba essere riveduta… e in realtà un buon cane può essere anche di 85, 88… 90. Quindi anche Leonberger, Pastori del Caucaso, levrieri russi… che non sarebbero sulla carta cani da primato. C’è chi si mette a far vincere irish wolf hound di oltre un metro, dicendo che se le proporzioni sono rispettate, l’altezza maggiore è un pregio. E poi si finisce col ritrovarsi cani che muoiono a nove anni. Non riguarda tutte le razze… ma ci sono comunque “troppe” razze che hanno problemi di diverso tipo. Ma non è colpa dello standard…. se andiamo a vedere in fondo, nelle intenzioni le cose erano ben fatte. Poi sono degenerate. Come è degenerata le gestione da parte degli allevatori rispetto a quanto avevano previsto i padri fondatori dell’ente… che pensavano a un’organizzazione sostenuta da piccoli appassionati (per avere l’affisso si richiedevano due fattrici… oggi tutti lo criticano come indice di poca professionalità richiesta. Ma la professionalità non è fatta da numeri, ma da qualità. Il secondo requisisto era infatti il molto buono… quando molto buono significava “molto buono”. Una qualifica che non può che appartenere a un cane di qualità. Oggi non è così. C’è un codice etico che si raccomanda di testare i cani, di non accoppiare femmine troppo giovani, troppo anziane o ripetutamenteo ogni calore. E tanti se ne sbattono…. ci sono regole che nessuno rispetta, criteri scritti che nessuno segue. E ovviamente molte cose negative che riguardano esclusivamente il mondo dei cani di razza si manifestano palesemente al mondo di tutti. Però non è che siano le regole del sistema a essere sbagliate…. l’errore è proprio non rispettarle e non vedere

        • Se trovassi mai un giudice che mi sa motivare, cinotecnicamente parlando, perché un San Bernardo di un metro x un quintale è meglio di un San Bernardo più piccolo…. gli offro una birra!

          • Un San Bernardo di un quintale non è meglio di uno più piccolo. Ma non è nemmeno richiesto. Guarda le misure che ci sono sullo stanard originale… non ci sono menzionate misure di 80 o 90 cm. La taglia molto grande (senza estremismi) è però cinotecnicamente funzionale agli animali che devono affrontare climi estremamente freddi. Anche negli animali in natura, se confronti le varietà e le sottospecie che vivono nei climi più estremi, puoi notare che quelle che vivono al freddo sono pesanti e con costruzione brachimorfa (ossatura grande, tarchiati), mentre quelli che vivono al caldo per disperdere calore sono leggeri, affusolati… il ghepardo e la gazzella sono diversi dall’ordo polare e la foca. La funzionalità di cani come l’Azawakh e lo Sloughi o dal lato opposto il San Bernardo e il Mastino Tibetano vanno in queste direzioni… e se ci si attiene allo stanard la funzionalità c’è. Se diventano delle caricature, la funzionalità viene meno perché ci sono dei limiti biologici.

    • Certi standard non riportano nemmeno limiti di peso. Sarebbe importante perché l’indice di agilità, rapporto peso/altezza, conta moltissimo in certe razze da lavoro. Negli ultimi anni sto notando che i bovari del bernese, e non solo, stanno diventando sempre più grandi. Gli allevatori sanno che se porti il cane grosso hai più chances di vincere. Per fortuna i giudici preparati non si fanno infinocchiare.

  8. Il movimento eugenetico comincia con le idee di Galton, scienziato inglese vissuto nel XIX secolo. E’ lo stesso Galton a coniare il termine “eugenetica”. Che cos’è l’eugenetica? Non è una scienza ma una teoria che proponeva nei primi decenni del secolo scorso il miglioramento della specie umana attraverso matrimoni “giudiziosi” e selettivi ( eugenetica positiva ) e la sterilizzazione di minorati mentali e internati ( eugenetica negativa ), in un tempo in cui si credeva convintamente che l’intelligenza e le qualità morali dell’uomo fossero caratteri semplici ereditabili secondo la genetica classica di Mendel. Lo scopo degli eugenetisti era limitare, perfino impedire con le pratiche aberranti e violente della eugenetica negativa, che i delinquenti e i minorati mentali si riproducessero più dei soggetti geneticamente buoni finendo per peggiorare la razza umana. Cosa c’entra l’eugenetica coi cani? Proprio nulla. Il movimento eugenetico nasce con le idee che Galton pubblica nel 1869 nel libro sull’intelligenza umana e sulla sanità mentale, Hereditary Genius. La selezione artificiale di specie domestiche di piante e animali, che oggi qualcuno chiama superficialmente e improvvidamente “eugenetica”, risale a migliaia e migliaia di anni prima di Galton. La differenza la si coglie al volo. Mentre incrociare e selezionare una varietà di lattuga, di frumento o di mais , resistente alle malattie o una razza di cane funzionale a qualche scopo ( compagnia, lavoro, sport… ) in sé non pone problemi di ordine etico, selezionare la razza umana, impedendo con la violenza a taluni di riprodursi, per fini salvifici o di opportunità politica è ben altra cosa. Chi mette le due azioni sullo stesso piano ha messo qualche neurone a riposo. L’eugenetica comincia e finisce con l’uomo. Capre, mucche, cavalli, broccoli, patate e pomodori non c’entrano nulla con l’eugenetica. L’eugenetica è solo ed esclusivamente quella di Galton. Da un punto di vista storico e teorico. Non esiste una eugenetica new-age da applicare all’allevamento di piante e animali nel terzo millennio. Peraltro i fondamenti teorici della eugenetica sono stati tutti smentiti. Penso al mito del genotipo unico e ideale, che in natura non esiste, né per l’uomo né per le altre specie viventi. Primo, perché l’evoluzione non ha uno scopo preciso; secondo, a tutti i genetisti è chiaro come l’eterozigote sia avvantaggiato rispetto all’omozigote. La scarsa variabilità genetica riduce la sopravvivenza e l’adattabilità di una specie e di una popolazione. I caratteri complessi non rispondono alle leggi di Mendel. Allora chi ha interesse ad usare questo termine in maniera irresponsabile? È presto detto!! Chi usa i crimini nazisti per invalidare qualcosa che non gli piace: l’allevamento canino. Infatti una certa rivisitazione della eugenetica galtoniana vuole surrettiziamente applicarla ai cani o alla zootecnia in generale per combattere la sua guerra ideologica. Agli animalisti fischieranno di sicuro le orecchie… non c’è di peggio che usare la scienza per fini ideologici, esattamente come hanno fatto gli eugenetisti a suo tempo..
    Eugenetica è un termine che va usato nel suo contesto e non si può riproporre tutte le volte che è implicito un miglioramento genetico come scopo perseguito dall’uomo.

    • Tommaso, ci sono tante cose che dovrebbero “iniziare e finire con l’uomo” (la maggior parte degli studi psicoanalitici, per esempio…) ma che ormai vengono regolarmente riportate sul cane, per di più pari pari, senza neppure fare uno sforzo di comprensione delle differenze tra specie!
      Non mi meraviglia che si parli pure di eugenetica parlando di cani: anche se è evidente che il concetto è assolutamente fuorviante proprio per le diverse implicazioni etiche (anche se gli antispecisti risponderanno che non dovrebbe esserci alcuna differenza etica… e potremmo andare avanti all’infinito).

      • L’allevamento di piante e animali è selezione artificiale, non è eugenetica. Selezione artificiale ed eugenetica non sono sinonimi. Invece da più parti si tende ad avallare e usare i due termini come se fossero equivalenti. Dove sbaglia il cinofilo? A prendere supinamente la parola eugenetica per descrivere la selezione artificiale. Trovo questa operazione non solo inesatta, ma anche pericolosa e controproducente. Pericolosa perché induce la gente ( che di suo ha solitamente poca voglia di usare i neuroni ) a fare associazioni e conclusioni affrettate. L’eugenetica si attua attraverso una sorta di selezione artificiale ma necessariamente deve violare: 1) la libertà personale; 2) il principio di non discriminazione; 3) la dignità umana. Quando incrocio un beagle con un altro beagle o quando incrocio una varietà selvatica di riso con una varietà domestica, non faccio niente di tutto questo e di tutto ciò che fanno gli eugenetisti. E’ evidente che non si può fare selezione artificiale di piante e animali alla maniera che intendono gli eugenetisti. Sfido gli animalisti a dire il contrario. La selezione artificiale non è eugenetica. E’ selezione artificiale. Il termine “eugenics” nemmeno esisteva nei vocabolari prima di Galton. L’eugenetica comincia con Galton e finisce col nazismo e il suo tonfo ( e fallimento ) politico-ideologico. Con eugenetica si può solo intendere quel movimento rampante che riscopre i principi mendeliani a partire dal 1900 e avente un fine politico- ideologico. Selezione artificiale ed eugenetica hanno punti di contatto ma non sono la stessa cosa. Ci corre la stessa differenza come tra aborto terapeutico e aborto selettivo.

        E’ vero che il malcostume di prendere studi di ogni genere per appiccicarli pari pari al cane è piuttosto diffuso ma non vuol dire che ciò sia corretto. O da sdoganare. Non solo studi psicanalitici.. ma anche di psicologia clinica! Tra un po’ inventeranno pure il life coaching per il cane. Per questo ogni cinofilo serio si dovrebbe impegnare e opporre a queste invasioni di campo che passano facilmente con successo a livello mediatico ma che sono delle cappellate ridicole e un pochino imbarazzanti. C’è già troppa confusione in cinofilia.

        La fecondazione in vitro e l’analisi genetica prenatale sono eugenetica? No. Far nascere bambini sani non è discriminatorio verso i bimbi non sani. Quando sarebbe eugenetica? quando la selezione degli embrioni è volta a creare un homo sapiens ideale. Perché la teoria eugenetica non sarebbe scientifica? Perché poggia su fondamenti teorici pacchiani. Il genotipo perfetto ed immutabile è una contraddizione: un genotipo immutabile non solo non esiste ma se esistesse si estinguerebbe. Senza futuro. Nemmeno le specie che si riproducono per cloni hanno un genotipo immutabile. Per continuare ad esistere una specie deve evolversi, cambiare oppure speciarsi. I geni imperfetti servono per costruire, attraverso mutazioni nelle generazioni successive, geni più adatti ad un ambiente sempre in trasformazione. Con la prova della storia l’eugenetica si è dimostrata essere non più di una teoria avente il fine pratico di rimodellare la società: cioè politica, alla fine degli atti, non scienza. E questi aspetti della eugenetica non si possono scindere. Ora sarà più chiaro perché quando incrocio un beagle con una beagle faccio selezione artificiale e non faccio eugenetica. I neofiti non possono andarsene in giro a dire che gli allevatori fanno eugenetica! E’ profondamente sbagliato ! La selezione artificiale esiste da migliaia di anni mentre l’eugenetica ha fatto irruzione e tenuto banco una quarantina d’anni. Non sarà Galton a mettere retrospettivamente in cattiva luce TUTTA la selezione artificiale come cercano di fare gli animalisti. Selezionare una caratteristica utile come la produttività in una pianta da raccolto, Valeria, è tutto tranne che roba da eugenetisti, è tutto tranne che eugenetica.

        • ” I neofiti non possono andarsene in giro a dire che gli allevatori fanno eugenetica!”
          I neofiti piu’ che altro chiedono.Chiedono quando leggono su articoli esteri l’accusa agli allevatori dei cani di razza di fare eugenetica (nel termine negativo).Questa polemica e’ nata un po’ di anni fa con il filmato della BBC “pedigree dogs exposed” (non mi chiedete il titolo in italiano….oltrettutto il documentario e’ magicamente sparito dalla rete…Il mondo cinofilo,in primis quello inglese,non ha fatto una bella figura…).Dopo quel documentario: “Eugenics and the culling of healthy puppies
          The Kennel Club introduced a new code of ethics as a result of the initial programme, and now explicitly forbids the culling of healthy puppies which do not conform to desirable breed standards.”
          Questo in inghilterra….questo perche’ in quel filmato si parlava (se nn erro….passato troppo tempo e nn si ha piu’ la possibilita’ di vederlo!) di cuccioli di rhodesian che venivano soppressi perche’ non avevano la caratteristica “cresta” sul dorso,cuccioli perfettamente sani ma non in standard.E’ questo il motivo per cui l’allevamento e’ stato paragonato all’eugenetica.La selezione artificiale prevede l’uccisione/soppressione di cio’ che non e’ desiderato (sia questo piante o animali?)?

          • In cinofilia si confonde la mera selezione artificiale con l’eugenetica. E pare che l’equiparazione sia così passivamente accettata, con il pigro beneplacito degli addetti ai lavori, che la gente la usa con disinvoltura sconcertante. Il che è sbagliatissimo. C’è chi revisiona la storia, figuriamoci quanto è facile prendere un termine già esistente in un ambito per riadattarlo in un altro e con l’humus culturale diverso, cioè dei tempi correnti. Questo è quello che sta succedendo con l’eugenetica nei confronti della selezione artificiale. Come ho già detto, la selezione artificiale in sé non pone alcun problema di ordine etico ( se lasciamo da parte le tesi estremiste dei fanatici o degli animalisti ). Ciò non vuol dire che le attività umane non commettano abusi. E’ giusto chiamare questi abusi “eugenetica negativa”, sottintendendo una e. positiva in cinofilia? No! Intanto perché l’eugenetica positiva, quella storicamente sperimentata tra il 1900 e i quaranta anni successivi non era “buona” nemmeno quando si chiamava “positiva”. Positiva vuol significare incentivare o scoraggiare determinate unioni matrimoniali con attive politiche legislative speciali, urgenti. Tradotto: vietare i matrimoni misti. In cinofilia il termine è stato riadattato per indicare la “buona” selezione artificiale ( quella fatta con amore e passione ). Il fatto è che una eugenetica buona non esiste. C’è bisogno di chiamare “eugenetica negativa” quella parte di selezione artificiale che accetta di commettere abusi? Se si sente l’esigenza di dare un nome agli abusi che ogni attività umana può commettere e se, nel caso dell’allevamento canino, il termine scelto è eugenetica negativa, in mancanza di altro, può avere vagamente senso da un punto di vista pratico ( di comunicare un concetto ) ma da un punto di vista scientifico e concettuale è assolutamente sbagliato, tanto più perché, con premesse così sbagliate, si arriva a mettere in discussione l’eticità stessa dell’allevamento canino in sé e per sé e non la non-eticità dei suoi possibili abusi.

    • però… certo che è abberrante pensare che si impedisca a un essere umano di riprodursi…ne eliminare chi ha “difetti”vista la vastita della popolazione, significa fare consanguineità stretta. per fortuna persone veramente menomate dal punto di vista intellettuale non sono tante… però… è davvero una cosa fortemente genetica. intelligenza e tendenze comportamentali sono fortemente genetiche.
      Vedo spesso famiglie in cui uno dei due genitori non è propriamente brillante, magari perchè l’altro partner più normodotato “piuttosto che niente”… (succede…eccome che succede) e i figli… almeno uno su die, è addirittura peggio come prestazioni intellettuali del genitore meno brillante.
      Certo a pensarlo è brutto ma è vero però che certe cose sono ereditabili… scientificamente parlando

  9. x lupi
    Ho letto l’articolo però le ipotesi di lavoro proposte sono sempre le stesse e non mi sembrano che aggiungano niente di nuovo al nostro discorso della intelligenza umana. Per es., siamo ancora a dibattere della correlazione tra grandezza della scatola cranica e “quantità” di intelligenza. Sul punto basta una obiezione soltanto. Le donne hanno un cervello più piccolo degli uomini e quindi? sono meno intelligenti degli uomini?

    I test Q.I. misurano dell’intelligenza solo alcune componenti come capacità di osservazione, memoria, analisi, velocità, ragionamento logico.. ma non altre qualità, altrettanto importanti, non esprimibili a punteggi: intelligenza sociale, emotiva… Chi si sottopone al test, poi, può benissimo “fallire” per scarso impegno o scarso interesse alla prova o per “ansia da prestazione”.. Insomma i reattivi mentali, cioè i vari test Q.I., non misurano in modo attendibile l’intelligenza reale, nemmeno se ripetuti più di una volta. Presentano forti limiti e il risultato va preso con le molle.

    Ereditarietà o ambiente? Il fattore ambientale incide tantissimo anche a fronte di un cervello geneticamente “ a posto, fatto a regola”. A volte l’intelligenza di un soggetto non si può esprimere perché l’istruzione ricevuta è inadeguata, per mancanza di gratificazioni allo studio o anche per mancanza di sostegno affettivo che è rilevante nei casi di sospetto ritardo mentale. Solo per fare alcuni esempi. Che dire dell’esperienza? L’esperienza non affina le ns capacità, non ci rende più capaci ad affrontare le varie sfide della vita? Concorre a sviluppare l’intelligenza o no? Postuliamo pure che l’intelligenza è ereditabile ( e in qualche modo, in certa misura lo è ) ma il bagaglio “esperienziale” di certo non lo è. Finisce con l’individuo, reincarnazioni escluse..;) Anatomia, morfologia, biochimica del cervello sicuramente si ereditano ma quello che c’è dentro, la capacità, no.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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