domenica , 23 luglio 2017
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Quei cani nati “sbagliati”

Whippet a pelo lungo
Whippet a pelo lungo

di DENIS FERRETTI –  Ogni tanto capita di sentire storie di cagne di razza che partoriscono cuccioli “particolari”, con caratteristiche diverse da quelle attese, in contrasto con lo standard. In “palese” e inequivocabile contrasto con lo standard: perché la divergenza dallo standard, in realtà, non è un fatto così eccezionale, altrimenti tutti i cani di razza sarebbero campioni di bellezza.
Ci sono però alcune diversità che sono notate soltanto dagli esperti. Un pastore belga troppo lungo, un setter con orecchi accartocciati, un pastore maremmano abruzzese con groppa poco inclinata divergono dal loro standard. Sono cani che otterrebbero brutti giudizi in expo, ma che agli occhi della gente possono essere bei cani e rappresentare in pieno la loro razza.
Le cose sono diverse quando, invece, a divergere dallo standard sono caratteristiche universalmente riconoscibili. Al primo posto colore e struttura del pelo: whippet e bouledogue francesi a pelo lungo, pastori australiani e flat coated retriever di colore biondo, airedale terrier e drahthaar a pelo corto, rottweiler e pastori tedeschi color fegato focato e tanti altri, con tante situazioni che non vengono rese note.
Le reazioni della gente, come al solito, sono diverse.
Da una parte ci sono i più intransigenti che hanno reazioni di disprezzo. I commenti più gettonati sono: “non chiamateli rottweiler!”; “se hanno il pelo lungo non possono essere bouledogue”; “chiamiamoli con il loro vero nome: meticci!!”, “chissà che pasticci hanno fatto gli allevatori”.
La fazione opposta invece tende a elevarli a rappresentanti di una qualità quasi superiore a quella dei loro fratelli con morfologia regolare: “sono meravigliosi!”, “è il mio colore preferito!”, “non capisco perché li vogliano escludere”, “l’idiozia degli allevatori: sono più sani e più intelligenti degli altri, che sono selezionati solo per la bellezza” (come se venissero da una selezione diversa); “se prendessi un whippet, lo vorrei a pelo lungo, almeno lo salvo da una brutta fine”; “prima fanno i pasticci e accoppiano con razze diverse e poi vogliono eliminare le prove”.
Unica linea comune, l’attribuzione della “colpa” agli allevatori.
Colpa di farli nascere nel primo caso e colpa di volerli eliminare nel secondo.

Airedale a pelo corto
Airedale a pelo corto

Chi ha ragione?
Mah… la verità è probabilmente nel mezzo, in merito alla valutazione del cane: mentre riguardo agli allevatori hanno torto entrambe le scuole di pensiero.
Gli allevatori non hanno nessuna colpa e non è automatico che ci siano meticciamenti avvenuti in tempi recenti.
Non è necessariamente conseguenza di eccessiva consanguineità… che certo aumenterebbe la probabilità di far emergere il carattere indesiderato, ma di certo non lo creerebbe.
Queste caratteristiche singolari dipendono da geni recessivi, che possono essere portati avanti per generazioni e generazioni dai portatori senza mai emergere, salvo farlo quando due portatori si accoppiano tra loro.
Sicuramente un accoppiamento con un cane con la caratteristica divergente c’è stato, ma questo accoppiamento può essere avvenuto cento anni fa, agli albori della razza… o prima ancora che ci fossero le razze.

akita_pelone
Akita a pelo lungo

Forse un esempio pratico può far capire più di tante spiegazioni teoriche.
Cento anni fa, nell’antico Giappone, la meticciona Chiyoko della famiglia Izanami, un grosso cane a pelo lungo con vaga somiglianza con un chow chow, si accoppia col cane del vicino, un Akita purissimo.
Siccome il pelo corto domina sul pelo lungo i cuccioli, agli occhi dei proprietari, assomigliano più al padre.
Il pelo lungo dipende infatti da un gene, che chiamiamo “l” (minuscolo) che per poter essere manifesto deve essere presente in misura doppia. Ogni individuo riceve un gene dal padre e uno dalla madre.
Se entrambi i geni sono “l”, il corredo cromosomico “ll” determina il pelo lungo.
I soggetti “LL” (maiuscolo) e (Ll) sono invece a pelo corto, ma i secondi sono portatori di pelo lungo, cioè in grado di trasmettere il carattere “pelo lungo” alla metà dei figli.
Il risultato dell’accoppiamento della meticciona ll con l’akita puro LL dà quindi una totalità di figli Ll, tutti a pelo corto (ma portatori di pelo lungo).
La più bella della cucciolata, una femmina, sembra quasi un Akita.
I proprietari, fieri di questo colpo di fortuna, quando la femmina è adulta iniziano a interessarsi sul trovarle un fidanzato Akita… per avere un cane pregiato. Lei è mezzo Akita e potrebbero avere cuccioli molto belli. Una cosa logica… normale.
Una logica che spesso capita o è capitato di incontrare anche  Italia tra aspiranti proprietari di volpini, pastori tedeschi o chihuahua.
La femmina Mezzo Akita, accoppiata con un Akita puro, dà solo cani a pelo corto, anche se è portatrice di pelo lungo:

LL x Ll = 50% LL e 50% Ll.
Il carattere pelo lungo, in questo accoppiamento non appare, ma la metà dei cuccioli lo conserva nel proprio patrimonio genetico e lo porta avanti alla successiva generazione.
Questi cuccioli, ovviamente, assomigliano all’akita ancor più della madre e i più belli, ceduti come akita, finiranno per accoppiarsi con altri akita.
Se la scelta cade su un LL, il fattore “pelo lungo” si perde per strada.
Basta però che uno solo dei cuccioli sia del tipo Ll per portare avanti la possibilità di ricombinare la coppia che permette l’espressione del pelo lungo.
Anche nella generazione successiva l’accoppiamento sarà del tipo LL x Ll… e di generazione in generazione la probabilità di portare avanti il fattore a pelo lungo si dimezza, senza mai sparire.
Dopo tre, quattro… sei generazioni (volendo proprio esagerare), in cui si sono sempre preferiti come riproduttori i cani che maggiormente aderiscono allo standard dell’akita, avremo cani che delle caratteristiche dell’antenata Chiyoko non hanno mantenuto praticamente niente.
Sono akita a tutti gli effetti, al pari di molti altri che in misura più o meno grande hanno qualche caso strano nel proprio albero genealogico. Il gene a pelo lungo può essersi perso per strada… potrebbe perdersi anche già alla seconda generazione, se il caso volesse che i cuccioli selezionati per la riproduzione (ricordiamo che non tutti sono destinati a riprodursi, altrimenti saremmo letteralmente sommersi dai cani) fossero entrambi, o tutti e tre, di tipo LL.
Con la stessa logica, però, il gene pelo lungo potrebbe casualmente essere candidato a radicarsi se “per caso” i cuccioli destinati alla riproduzione fossero tutti e tre, o tutti e quattro, Ll.
E’ una pura questione di probabilità. La  stessa probabilità che può far sì che in una cucciolata di quattro cuccioli nascano quattro maschi o, al contrario, quattro femmine.

Pastore tedesco color fegato
Pastore tedesco color fegato

Il tempo passa, si scrivono gli Standard, arrivano gli occidentali che si interessano della razza e prelevano alcuni soggetti per iniziare ad allevarli in altri luoghi… e tra loro possono esserci discendenti di Chiyoko con corredo cromosomico Ll.
E finché questi cani rimangono una goccia nel mare, se non si fa consanguineità, il carattere è destinato a rimanere nascosto.
Ma, come prevedibile, può arrivare il giorno in cui due lontani discendenti di Chiyoko entrambi Ll si accoppiano tra loro, magari dopo dieci generazioni  con una parentela così lontana da non poter nemmeno parlare di consanguineità.
Può capitare all’allevatore più titolato, al privato, al cagnaro. Può interessare cani belli o cani brutti… non ha infatti niente a che fare con il tipo di selezione fatta. Sono solo cose che possono capitare.
In alcune razze sono frequenti, se la probabilità ha voluto che il gene recessivo avesse una frequenza importante. In altre sono episodi più unici che rari.

Siberian husky a pelo lungo
Siberian husky a pelo lungo

I cani che nascono con questi caratteri non sono, a rigor di logica, da considerarsi meticci.
Normalmente sono figli di genitori registrati ai libri genealogici e, come gli altri, hanno alle spalle almeno quattro generazioni documentate di antenati legittimamente di razza.
Sono da considerarsi cani di razza con “un difetto” di tipo, ovvero cani di razza che però hanno una caratteristica non contemplata nello standard.
In alcuni casi possono essere anche bei cani… in particolare se “la sorpresa” capita nella cucciolata di cani ben selezionati, costruiti correttamente, con buon carattere, magari titolati. E’ veramente ingiusto che i loro allevatori vengano accusati di poca competenza e si insinuino meticciamenti e “pasticci”, soprattutto quando, come spesso accade, le accuse vengono da chi a sua volta fa nascere cani che non sono certo quanto di meglio ci sia in circolazione. Troppo leggeri o troppo pesanti, con teste bombate, occhi a palla e altri difetti che possono essere definiti “fuori standard” tanto quanto un colore o un mantello sbagliato.
Ovviamente, va anche detto che la nascita di un mantello fuori standard non è nemmeno garanzia di serietà e competenza dell’allevatore. Ci sono anche brutti husky a pelo lungo, bassotti pezzati con problemi alla schiena, pastori belgi focati completamente fobici. Ma sono cani “brutti in quanto brutti”, non in quanto a pelo lungo o con colore sbagliato.
Cani che avrebbero gli stessi difetti anche se il mantello fosse in standard. Insomma, è una cosa completamente indipendente.

Flat coated retriever giallo
Flat coated retriever giallo

Come valutare quindi, questi cani… “nati sbagliati”?
Innanzitutto occorre farsi qualche domanda riguardo alla funzionalità e al motivo per cui lo standard di razza prevede uno specifico colore o mantello.
Ci sono casi in cui il colore e la tessitura del pelo sono funzionali a una specifica prerogativa di razza. Molti mastini e cani da guardia sono preferiti di colore scuro perché è un colore che incute rispetto, è considerato un deterrente ed è funzionale al lavoro di guardiani, specialmente di notte. Un colore chiaro, oltre ad essere fuori standard, in questo caso, non è funzionale ed è logico che il cane sia da considerarsi “meno valido” per chi lo sceglie proprio perché vorrebbe un tipico cane da guardia. L’airedale è stato selezionato col mantello a pelo duro come cane da lavoro: con un mantello, quindi, che gli garantisse protezione nell’ambiente in cui lo si impiega. Oggi molti lo scelgono “anche” per valutazioni di gestione. Perché c’è chi preferisce avere un cane da strippare regolarmente piuttosto che avere peli per casa.
Così come chi sceglie un bouledogue francese, non sempre lo fa solo perché attratto dalla sua faccia simpatica, ma magari ritiene adatto alle proprie esigenze un mantello con una manutenzione pressoché inesistente. Cerca il pelo raso perché non ama spazzolare il cane.
Se vengono meno le caratteristiche dello standard il cane diventa “meno funzionale” per ciò che è nato. Anche se magari si possono scoprire funzionalità di tipo diverso e qualcuno può preferirli “proprio per quella caratteristica”.

Rottweiler a pelo lungo
Rottweiler a pelo lungo

In altri casi, invece, colore e tessitura del pelo non hanno nessuna “reale” funzione pratica, ma sono standardizzati così, soltanto perché si sono fissati da soli.
Gli standard sono nati dopo rispetto alle razze canine.
L’iter normale non è quello di “progettare” un cane ideale per una funzione e costruirselo mettendo insieme i componenti reperibili, bensì quello di individuare cani particolarmente adatti a una funzione e di riprodurli selezionando i loro figli con le stesse caratteristiche.
Quando si ha un discreto numero di cani di un certo tipo, allora si misurano, si valutano e si catalogano.
Se il flat coated retriever è stato descritto come nero o fegato è perché, al momento della registrazione dei primi capostipiti, si sono trovati cani che avevano quei colori. Perché di flat gialli non se ne trovavano, così come non si trovano cinesi (umani) con gli occhi verdi o portoghesi con i capelli biondo platino.
Un flat coated retriever giallo oro però non è necessariamente poco funzionale, dal momento che golden retriever e labrador svolgono funzioni analoghe e presentano questi colori. Uno stafforshire terrier nero focato può darci esattamente le stesse cose di quanto lo possa fare un nero o tigrato.
Dal punto di vista di chi lo acquista, se non c’è l’intenzione di riprodurlo, le uniche valutazioni da fare sono quelle di chiedersi se il cane ci piace e può essere adatto alle proprie esigenze. In alcuni casi possono essere ottime opportunità di avere un cane allevato seriamente, di ottima genealogia, sano, con caratteristiche psico-fisiche ottimali al prezzo di un “pet”, perché l’allevatore deve rinunciare a una carriera espositiva e preferisce selezionare per l’allevamento cani perfettamente in standard.
Per chi alleva la faccenda è invece un po’ più complessa. Perché la propria posizione nei confronti della caratteristica fuori standard può andare in tre direzioni:
1)    si decide di combatterla e cercare di eliminarla dalle proprie linee;
2)    si decide di ignorarla;
3)    si decide di promuoverla, pubblicizzando la sua esistenza, segnalandola nelle sedi opportune e cercando collaborazioni per avviare gli iter per un riconoscimento ufficiale.

Bouledogue francese a pelo lungo
Bouledogue francese a pelo lungo

Le posizioni sono tutte legittime, a seconda dei punti di vista, e valutate a seconda delle singole situazioni. Nella maggior parte dei casi però, secondo il mio parere, la posizione intermedia, ovvero “ignorare” è quella che forse è da preferirsi, anche di primo acchito a molti può sembrare strano.
La scelta di combattere e debellare con tutte le proprie forze la giustifico solo di fronte a caratteri gravemente invalidanti, che compromettono la salute o la funzionalità.
Se in una mia cucciolata, o in altre di mia conoscenza, nascesse un cucciolo con una malattia genetica, sarebbe sicuramente il caso di porsi seriamente il problema, individuare i portatori e concentrarsi sulla ricerca di soggetti completamente esenti (anche geneticamente).
Questo comporta a volte scelte difficili… come quella di escludere dalla riproduzione alcuni soggetti altrimenti validi, o limitare le proprie scelte selettive in funzione della malattia da debellare.
Nel caso il problema sia un colore sbagliato, soprattutto se ininfluente alla funzionalità tipica di razza, mi chiedo se valga la pena di fermare o limitare cani promettenti e conformi allo standard per lasciare spazio ad altri magari non altrettanto tipici con difetti diversi.
Se a un allevatore capitasse che una propria campionessa, risultato di anni di scelte selettive e su cui ha investito tanto, mettesse al mondo un soggetto dal mantello non corretto, dovrebbe fermarla e rinunciare a riprodurre anche i suoi parenti stretti per la paura di propagare la caratteristica?
A mio parere, no. Non mi sembra il caso.
Eventuali cuccioli con mantello fuori standard potranno essere ceduti come pet, a proprietari magari felici di risparmiare qualcosa sull’acquisto e di possedere un cane speciale e insolito, seppur correttamente allevato e con tutte le garanzie e rassicurazioni che possono fornire gli allevatori competenti.
Credo sia sufficiente limitarsi a non riprodurre i cani fuori standard… a meno che anche questi non si rivelino cani eccezionali e li si valuti fondamentali in una razza poco rappresentata (le situazioni estreme e particolari non mancano mai).

Pastore tedesco a pelo lungo, un tempo fuori Standard, oggi riconosciuto
Pastore tedesco a pelo lungo, un tempo fuori Standard, oggi riconosciuto

L’opzione di promuovere e valorizzare il “colore nuovo” o il mantello nuovo è allo stesso modo una scelta… difficile.
Per prima cosa bisognerebbe valutare, appunto, se ne vale la pena. E questo succede in due casi: se il mantello fuori standard si rivela “ancora più funzionale” in una condizione ambientale mutata. Oppure se la nuova variante ha un suo pubblico: tante richieste da parte molte persone che preferiscono la varietà “proibita”.
In secondo luogo, però, bisogna verificare se ci sono le condizioni per poter portare avanti un progetto di riconoscimento e diffusione.
In alcune razze possiamo avere situazioni in cui le varianti proibite non sono tanto rare, ma si verificano frequentemente. Magari perché per la prima volta sono casualmente apparse proprio in soggetti molto validi e per questo molto utilizzati in allevamento; o sono capitati a cani di allevatori molto influenti che hanno fatto parecchie monte diffondendo il gene recessivo all’intera popolazione.
E’ il caso del pastore tedesco a pelo lungo, che era già una “realtà”, malgrado per molti anni molti allevatori abbiano fatto di tutto per tenerlo nascosto, temendo ripercussioni negative sulla propria immagine. Oggi è riconosciuto e ammesso.
In questi casi è sufficiente avviare le pratiche di riconoscimento e cambiare gli standard e… tutto viene da sé.
In caso di colori e mantelli strani che emergono un’unica occasione, paragonabile a una goccia nel mare, perpetuare la variante può non essere impresa semplice: perché lasciando le cose a sé, il  carattere recessivo potrebbe ripresentarsi dopo altri cento anni.
E’ necessario un lavoro organizzato, pianificare consanguineità, inserire l’equilibrio tra le varietà come priorità nell’allevamento e quindi in un certo senso limitare le scelte riproduttive a discapito di altre qualità.
Insomma, è il rovescio della medaglia… come non è il caso di accanirsi per l’eliminazione di un colore che in fin dei conti non ci cambia la vita, allo stesso modo non è il caso di accanirsi per volere a tutti i costi un colore che non rappresenta niente di indispensabile nel già variegato universo delle razze canine.

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