domenica , 19 novembre 2017
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Le FAQ sui corsi per educatori/addestratori

corsi4di VALERIA ROSSI – Stamattina ho ri-linkato su FB un mio vecchio articolo su “come scegliere un buon corso” per educatore (o addestratore, se trattasi di corso ENCI): non ho granché da aggiungere a quanto scrissi tre anni fa sulle possibili scelte, quindi rimando a quell’articolo i millemila lettori che mi chiedono informazioni in merito (tra le – tante – decine di email e messaggi che ricevo ogni giorno, la domanda  più frequente è proprio “vorrei fare un corso, cosa mi consigli?”).
Tre anni fa, però, non ero ancora tornata a lavorare con i cani e soprattutto non avevo ancora accettato di fare docenze ai suddetti corsi, se non sporadicissimamente. Adesso, invece, vengo spesso chiamata a tenere lezioni e il nostro stesso campo organizza corsi ENCI, quindi posso rispondere con maggiore cognizione di causa ad alcune FAQ sul tema che nell’articolo precedente non avevo trattato… e cercherò di farlo nel modo più onesto possibile, anche se forse non farò propriamente felice chi le ha poste.
Ecco le più frequenti:

diploma21) A fine corso, sarò davvero un cinofilo preparato?
Al di là del lapalissiano “dipende dal corso e dipende soprattutto dai docenti”… la risposta più sincera è sicuramente un bel, chiaro, nitido NI.
Alla fine di un corso, sempre che i docenti fossero bravi (perché ho visto e  sentito cose “che voi umani”… ) avrai sicuramente una buona preparazione teorica: che non soltanto non è da buttar via, ma che ritengo proprio indispensabile se vuoi cominciare a lavorare con i cani.
Dal punto di vista  pratico, però, avrai sicuramente più lacune che informazioni: e questo indipendentemente dal tipo di corso. Ce ne sono alcuni nei quali i cani non te li fanno neanche vedere, e lì mi sembra evidente che c’è poca speranza: ma anche dal nostro corso (così non offendo nessuno), per quanto ci sforziamo di fare molta pratica “vera” , e cioè di far lavorare i corsisti, non limitandoci a “far vedere” ma facendoli proprio “fare”, si esce con un livello di preparazione tecnica che equivale… alla A dell’ABC.
D’altro canto basta guardare cosa si “dovrebbe” diventare dopo un corso ENCI  (e cioè “addestratori per cani di utilità, compagnia, agility e sport”) e poi contare le ore di pratica previste (50) per capire che il risultato in realtà non è ottenibile. Neppure se ad insegnarti è il maggiore esperto cinofilo vivente.
Come ho già ripetuto fino alla nausea, personalmente trovo ridicola la distinzione tra “educatore” e “addestratore”, per il semplice motivo che se un cane non è educato non potrà mai essere addestrato ad alcunché (per fare un paragone umano, è come pensare di iscrivere all’università un ragazzino incapace di star fermo per due minuti di fila, che alza le mani ad ogni minima discussione e che, se incontra una coetanea di sesso opposto, per prima cosa le piazza una manata sul sedere).
Quindi appare evidente che prima di addestrare un cane bisognerà sempre saperlo educare (=insegnargli a vivere senza far danni – e senza subire continui stress – nella società umana)… e già questo richiederebbe ben più di 50 ore di pratica.
Poi ci sono tutte le tecniche addestrative (tantissime, alcune comuni ma altre molto diverse a seconda della disciplina), tutti gli strumenti da conoscere e da saper usare (perché, se li usi male, fai danni anche con quelli apparentemente più innocui  e “gentili”),  i rischi da evitare (non basta mica sapere come far superare al cane un ostacolo: bisogna anche imparare a farglielo saltare senza che si faccia male. E questo vale anche per tutto il resto)… e potrei andare avanti per duecento pagine con tutto ciò che si dovrebbe “saper fare”, ma che nessun docente al mondo potrà mai insegnarti in 50 ore. E neppure in 100.
Io che mi considero soprattutto addestratrice di cani da utilità (anche se al momento mi occupo più di educazione e rieducazione, perché è soprattutto questo che ti chiede la gente), ci ho messo tre anni di sbattimento, prima sui cani miei e poi su quelli di amici e parenti, prima di aprire un campo… cosa che ho fatto già con l’immane incoscienza tipica dei vent’anni. E per altri cinque-sei anni, nonostante mi considerassi il Dio in terra dell’addestramento, ho fatto una compilation di cavolate.
Forse non ho rovinato completamente nessun cane (anche perché ho sempre cercato prima di tutto di rispettarli), ma di sicuro i miei bei danni li ho fatti.
Davvero “bravina” lo sono diventata dopo una decina d’anni: e di cavolate, a volte, mi capita di farne ancora oggi che di anni ne sono passati quaranta e puzza.
Il tutto dedicandomi ad una disciplina: figuriamoci se avessi voluto insegnarne millemila.
D’altro canto è evidente che nessun corso potrà mai durare quarant’anni (ma neanche dieci, e neppure cinque): quindi, se la domanda “sarò un cinofilo preparato?” sottintende “potrò aprire un campo domani mattina?”, la risposta può essere solo  NO.
Se invece si pensa ad una generica cultura cinofila di base, allora la risposta è SI… sempre se i docenti sono bravi.

corsi22) C’è davvero la possibilità di portare a casa uno stipendio, con questo lavoro?
Qui rispondo un convintissimo “forse”.
Perché dipende da un’infinità di fattori che talora sfuggono anche alla logica.
Fino a pochi anni fa avrei risposto con decisione: “Sì, se sei bravo!” (il che presume sempre un bel po’ di tirocinio e di gavetta dopo il corso… ma chi ha davvero passione si rende conto anche da solo di averne bisogno, e quindi lo fa): oggi non ci si capisce più niente. E’ un dato di fatto che alcuni eminenti ignoranti in campo cinofilo sono diventati dei veri e propri “guru” che incassano centinaia di migliaia di euro all’anno, mentre addestratori davvero molto bravi, preparati e competenti… non dico che  fatichino a mettere insieme il pranzo con la cena (di solito ci riescono, e riescono anche a fare colazione e merenda), ma sono ben lontani da certi introiti.
Il fatto è che le persone oggi badano molto più all’apparenza che alla sostanza (ringraziamo vivamente certa TV e in generale certa informazione…), quindi, tanto per cominciare, più dell’effettiva competenza conta il carisma.
Conta il “nome noto”, conta il fatto di essere apparsi in TV (appunto…), conta l’aver scritto libri (anche se dentro ci hai messo una caterva di scemate, o se ti sei autoincensato per mille pagine senza dare nessuna nozione utile al lettore)… insomma, contano cose che fino a dieci anni fa erano lontanissime dal concetto di “cinofilia” dei vecchi tempi.
Non che “i vecchi tempi” fossero tutti rose e fiori: perché un tempo era considerato “bravo”(e quindi aveva valanghe di clienti)  l’addestratore che aveva vinto di più, punto e basta.
Devo confessare che oggi mi ritrovo quasi a rimpiangere quei tempi… durante i quali mi lamentavo e mugugnavo, ovviamente! Perché magari c’erano personaggi famosi che avevano vinto “bruciando” un cane all’anno, o comprando cani preparati da altri ed essendosi limitato a sfoggiarli in gara. Però  è anche vero che il panorama addestrativo, allora, era fatto solo di gente che con i cani ci stava. Che ci lavorava. Che – nel bene o nel male – ci si smazzava.
Oggi ci sono Guru che non hanno neppure un cane in casa; che sanno parlare benissimo (a volte facendo clamorose supercazzole che però, all’occhio del profano, sembrano la Verità infusa), ma non sanno tenere un guinzaglio in mano. Ci sono Guru che hanno paura di qualsiasi cane superiore ai dieci chili.
Per questo, oggi, posso sempre rispondere alla domanda con un “Sì, se sei bravo”… ma non più, come un tempo, sottintendendo “bravo a lavorare con i cani”.
Oggi conta di più essere bravi a comunicare, a convincere e talvolta anche ad intortare clamorosamente gli umani.

diploma33) Posso fare il corso anche se non ho ancora un cane?
Sembra strano, ma questa domanda mi viene rivolta spessissimo. E a me verrebbe da rispondere “Ma tu ti iscriveresti a un corso di cucina senza aver mai preparato nemmeno un uovo sodo? E a un corso di giardinaggio senza aver mai avuto neppure una piantina in casa?”.
Solo che, ancora una volta, la logica si scontra con la realtà dei fatti: perché moltissimi corsi accettano anche allievi senza cane e perché (vedi sopra) ci sono perfino i Guru senza cane.
La mia personale opinione resta che, se non hai mai avuto un cane, potrai farti una buona preparazione teorica ma non riuscirai ad avere neppure quell’infarinatura pratica di cui abbiamo parlato al punto 1: perché noi, per esempio, durante il corso mostriamo il “come si fa” e lo facciamo anche provare (“prestando” anche il cane a chi non ce l’ha)… ma quando hai una trentina di corsisti a cui insegnare, è evidente che non puoi passare tutto il week end al fianco di ognuno di loro.
Ad ognuno si dedicano dei minuti: il tempo di accertarsi che abbiano capito il concetto, che siano in grado di muoversi e coordinarsi nel modo giusto… ma siccome sono sempre cose che hanno appena imparato, non si può pretendere che le assimilino alla perfezione fin dal primo giorno.
Quello che ci aspettiamo è che, una volta tornati a casa, si mettano lì a provare e riprovare col proprio cane, fino ad acquisire disinvoltura e buona manualità. Ma se il cane non c’è?
E’ un po’ come andare solo a scuola guida e non provare mai a guidare al di fuori delle lezioni: anche se riesci a passare l’esame, è altamente probabile che due giorni dopo aver preso la patente ti pianti contro il primo muro che trovi.

corsi14) E’ vero che il mercato è ormai saturo?
Che il mercato fosse saturo io lo pensavo già cinque o sei anni fa: e ovviamente continuo a pensarlo, perché davvero “ci sono più educatori cinofili che cani”, come scrissi in un vecchio articolo.
Però, se c’è indubbiamente un’overdose di persone col diplomino da educatore/addestratore/istruttore eccetera, direi che non c’è ancora una vera saturazione di campi  e centri cinofili: anche perché moltissime persone, a corso ultimato, o non provano neppure ad aprirne uno (molti si iscrivono solo per capire meglio il proprio cane e per avere un miglior rapporto con lui), oppure provano, ma rinunciano appena incontrano le prime difficoltà (di solito appena scoprono che il cliente medio non è la Sciuramaria tutta tenera col suo cucciolotto di due mesi, ma il Cuggino col rottweiler mordace che non solo pretende che glielo metti a posto in due giorni, ma ti contesta anche qualsiasi cosa tu gli suggerisca di fare, perché è convinto di saperne più di te: e infatti ha rovinato il suo cane, ma secondo lui è colpa del cane).
Insomma, di spazi liberi ce ne sono ancora: sia per i bravi che – ahimé – per i furbi (vedi punto 2).
Personalmente continuo a nutrire la speranza che i furbi dovrebbero avere vita breve e che a lungo andare dovrebbero sopravvivere solo i bravi: la realtà dei fatti mi sta dando torto marcio, visto che alcuni furbi si sono costruiti  veri e propri imperi cinofili… ma la speranza è l’ultima a morire.
C’è comunque da dire che i “bravi ad essere furbi, pur non capendo una mazza di cani” non sono poi così numerosi. E un po’ di onore al merito, in fondo, gli va pure riconosciuto: io ho sempre detto che, se non avesse esagerato andandosi ad approfittare della disperazione della gente, avrei provato una certa ammirazione anche per Wanna Marchi… perché i truffatori, in qualcosa,  indubbiamente bravi lo sono.
Certamente mi fa molta rabbia che le truffe vengano perpetrate sulle pelle dei cani (perché gli umani se le cercano, ma  i cani sono vittime innocenti): ma se il mondo è questo, non possiamo far finta che sia diverso.
Quindi, alla domanda, rispondo: c’è ancora posto per chi sappia davvero lavorare con i cani (e questo ci sarà sempre) e c’è ancora posto per chi sa lavorare con il cervello delle persone, manipolandolo per i propri comodi (e questo spero che ci sia per poco: ma in questo momento storico, indubbiamente, c’è).
Dopodiché posso solo sperare che chi mi legge appartenga – o sogni di appartenere – alla prima categoria e non alla seconda.
Se invece non sei né bravo, né furbo… allora no, posto per te non ce n’è più: i mediocri potevano barcamenarsi in questo mondo fino a qualche annetto fa, ma oggi sono destinati al fallimento.

diploma15) Non sono un “addetto ai lavori”, non conosco ancora a fondo il mondo della cinofilia: come faccio a sapere se i docenti sono bravi?
Bella domanda, a cui non so dare una vera e propria risposta. Mi verrebbe da dire “fai come ai vecchi tempi, cerca di leggere il loro curriculum e di capire se hanno brillato almeno in qualche disciplina”… ma resta sempre la possibilità che abbiano “vinto senza convincere” (almeno, senza convincere chi vorrebbe solo addestratori che amano e rispettano davvero i cani).
Però, se ci pensiamo bene… questo è un problema che vale un po’ in tutti campi: dopotutto, anche quando ci iscriviamo all’università non è che possiamo conoscere vita, morte e miracoli di tutti i prof. E non è neppure che titoli accademici e/o risultati ottenuti nella vita (in qualsiasi campo) siano sinonimi di reale bravura, né tantomeno di reale capacità di insegnamento (ci sono sia addestratori, sia professori che ritengo davvero eccelsi nel proprio campo lavorativo, ma che non sono assolutamente in grado di trasmettere alcunché ai loro allievi. Per i prof questo non vale, visto che almeno una laurea devono averla… ma tra gli addestratori c’è anche gente che fatica ad esprimersi in italiano corretto (eppure con i cani sono spettacolarmente bravi).
E’ un grosso scoglio, questo, che si può superare solo chiedendo in giro, parlando con chi magari ha già seguito un corso con quelle stesse persone in passato, insomma cercando di capire e di informarsi anziché “comprare a scatola chiusa”.
I curricula, quando ci sono, leggiamoli attentamente (e se non ci sono, chiediamoci perché), cercando anche di capire di cosa parlino in realtà, perché mi è capitato di leggerne alcuni chilometrici che però, stringi stringi, dicevano solo che il signor X aveva partecipato a millemila corsi, stage, seminari e affini… ma cosa sapesse fare effettivamente con i cani, non era dato di saperlo.
Rispetto all’università, in cinofilia c’è di buono che abbiamo sicuramente più scelta, vista l’overdose di corsi disponibili: in più è abbastanza facile, grazie a Internet, poter comunicare anche con persone che li hanno seguiti in passato e he possono darci un’idea della loro validità. Per il resto, ahimé, bisogna sperare anche un po’ nella buona sorte: proprio come quando ci si iscrive ad una qualsiasi facoltà.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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