lunedì , 20 novembre 2017
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Lavoro in acqua: gran finale in Svizzera

1538861_690886724326611_5180161012385047197_ndi CLAUDIO CAZZANIGA – Abbiamo concluso sabato la nostra lunga stagione di gare. La competizione finale l’abbiamo disputata in Svizzera, a Beckenried cantone tedesco, subito dopo le Alpi, una decina di km oltre il traforo del S. Gottardo. Campo di gara il lago dei Quattro Cantoni, gruppo organizzatore il “WasserHundeSport”.
Ci siamo presentati ai nostri di partenza per il secondo grado. Svizzera, per chi ne sa di lavoro in acqua dice tante cose… per chi ne sa un po’ meno proviamo a spiegarle.
Gli svizzeri sono stati i primi ad aprire il lavoro a tutte le razze di cane, meticci compresi. I primi a vietare il collare a strozzo e quelli che non hanno mai preso in considerazione gli imbraghi galleggianti.
Il lavoro in acqua si divide in due parti, quella a terra e quella in acqua. Nuoto ed esercizi.
Le due parti sono scisse ed hanno un minimo punteggio che deve essere raggiunto per poter conquistare il brevetto, che da loro è chiamato “la menzione”. A terra il punteggio minimo da ottenere è 70 punti su 100, in acqua 160 su 200. Ma se un binomio ottiene ad esempio 80 punti a terra e 150 in acqua, il brevetto non è superato. Idem se a terra totalizza 50 punti e 200 in acqua. Il giudizio dei giudici è molto diverso dai giudizi che danno i giudici in Europa… e di un altro pianeta rispetto ai giudizi che vediamo dare in Italia.

10671349_690886914326592_5471777407255887476_nLa prova a terra è molto selettiva. Io nel secondo grado mi sono trovato ad affrontare:
•    terra resta in gruppo per 5 minuti, con condutore nascosto;
•    condotta su 50 metri con due svolte a dex, due a sinistra, due dietro-front – uno a dex e uno a sinistra – e due alt;
•   condotta di corsa su 20 m con due dietro-front, uno a dex e uno a six;
•   esercizio con cane al piede in posizione seduta che per due volte va a terra e due volte torna seduto;
• condotta di 5 metri senza guinzaglio ed invio in avanti su una persona posta a 20m, girargli intorno e tornare al piede;
•  andare a prendere un riporto posto in mano a un figurante posto a 20m, tornare seduto in posizione frontale, lasciare all’ordine del conduttore su cenno del giudice e tornare al piede all’ordine del conduttore su cenno del giudice.

A questo aggiungete che prima della partenza il conduttore si presenta al giudice e lo saluta: nel mentre il cane deve starsene buono e tranquillo in posizione seduta.

10672182_690886797659937_3405544696604984044_nIn gara è permesso un segnale vocale ad ogni partenza, cambio di direzione, invio in avanti e rimettersi in posizione.
Viene penalizzato a botte di punti in meno… il doppio comando, il segnale visivo, l’esecuzione lenta dell’esercizio, l’insistenza del conduttore sul cane, il cane che non rientri correttamente al piede… insomma a buttare via 30 punti ci vuole proprio poco poco…
E’ chiaro ed evidente che qui urla, berci e cose del genere non vengono neanche prese in considerazione: maltrattamento del cane e si viene squalificati! Ma a memoria non mi pare che sia mai successo.
Qualcuno obbietterà che sono troppo stretti, che l’acqua non è obedience: e io vi dico… cazzate, cazzate ed ancora cazzate.
Andiamo avanti perché dopo la prova a terra si passa all’acqua.
Per noi, prima gli esercizi e poi il nuoto. In acqua avevamo il recupero di una ciambella posta a 20m con partenza dal gommone, il recupero di un canotto posto a 25 m dalla riva ed il recupero di un figurante partendo da riva.
Ma anche qui… sono svizzeri!
In fase di partenza il conduttore prende una posizione con il cane al piede: al cenno del giudice il conduttore da un segnale vocale al cane e da lì… il conduttore non si muove e non parla più, altrimenti scatta il tariffario delle penalizzazioni.
Al rientro del cane il conduttore può andargli incontro per aiutare il figurante ad alzarzi o a prendere la cima che il cane lascia a comando. Poi il conduttore si rimette nella posizione di partenza, il cane si rimette al piede e lì, solo lì, l’ esercizio finisce.
Sul gommone, stessa solfa. Il conduttore impartisce uno e un solo ordine al cane per tuffarsi e/o per andare a prendere l’oggetto o il figurante. Non si chiama il cane, non si batte sul gommone… altrimenti giù punti.
Ed anche qui, quando si torna a riva, il conduttore si posiziona sulla riva ed il cane va in posizione piede. Lì l’esercizio è concluso.

10527811_690887070993243_1199552970896985136_nAnche qui immagino che qualcuno arricci il naso: sbagliato, ragazzi, sbagliato.
Per preparare un brevetto del genere vanno dentro tante di quelle ore di lavoro che non immaginate.
Ore di lavoro a terra, in acqua, aggiustare il benché minimo dettaglio per rosicchiare punti ovunque: adrenalina che sale, incazzature inimmaginabili, ricerca di soluzioni continue per ovviare ad errori o imperfezioni.
Questa è stata l’unica gara dell’anno che mi ha preso per bene lo stomaco, che mi ha stretto mica da ridere… ma che alla fine mi ha dato una grandissima soddisfazione.
In Svizzera, ancora prima di pensare alla classifica bisogna pensare a raggiungere il minimo dei punti, è una gara contro i tuoi limiti e diventa una sfida con te stesso per capire a che punto sei arrivato.
Il tutto chiaramente in una chiave sportiva… che i drammi della vita sono ben altri, purtroppo.
Campo di gara a terra: un campo in mezzo alla campagna tagliato da poche ore. Buche di talpe ovunque, sconnessione del terreno pazzesco e un trattore che concimava a pochi metri. Cielo parzialmente coperto, ma non faceva freddissimo.
Nel primo grado presenti otto binomi, nel secondo e nel terzo tre.
Io sono molto contento della prova della Bati, in quanto è notorio che non siamo degli “specialisti” nel lavoro a terra…. anzi. Ma abbiamo fatto 80 su 100 ed io sono contentisssssimisssimo.
Alla fine della prova il giudice dà le spiegazione del voto che ha dato. Mi dice: “Rimessa al piede da sistemare, condotta non perfetta, lì troppo larga, qui troppo stretta, lì c’e’ da migliorare, là non va bene…”. Parlava in francese.
Io lo guardo ed accenno a dargli il guinzaglio dove era attaccata la Bati e gli dico: “Vabè, cambio sport…..” e lui serio, ma avendo capito la battuta: “No… continua a lavorare…”.
Siamo passati agli esercizi in acqua.
Qui quasi tutto molto bene… nel senso che il giudice ci ha fatto i complimenti per l’esecuzione degli esercizi dicendoci “eccellente lavoro”: ma, ma, MA…. come già successo al mattino, non ha “gradito” la nostra rimessa al piede, definendola non precisa nei tre esercizi, due punti per esercizio per un totale di meno sei; e “non precisa e svolta lentamente” dopo la prova di nuoto di 400m… tre punti di penalizzazione, per un totale di 9 punti di penalizzazione solo per il “piede”.
Morale: 80 punti a terra e 191 in acqua, 271 finali e “menzione” portata a Bergamo.

10378248_690886997659917_4876834644329680089_nLa parte interessante di questa marea di cose che ho scritto (mi son fatto un po’ prendere la mano…) è capire la filosofia di lavoro di questa gente, il modo di pensare, il fatto di credere nel proprio cane e nel lavorare-lavorare-lavorare per ottenere sportivamente certi risultati.
Ho conosciuto il lavoro svizzero ormai più di 10 anni fa. Ho conosciuto Paolo Riva e Sandra Parola della cinofila di Lugano. All’epoca arrivai da loro tutto spocchioso,  con il mio terranova che aveva ben lavorato in Italia sia con il CIT che con la SAT. Arrivai un sabato, illustrando ciò che avevo fatto, e Paolo mi invitò a fargli vedere come lavoravo.
Il mio bel collare a strozzo, qualche bella tirata di guinzaglio ed iniziai la condotta. Dopo pochi minuti lui chiamò una giovanissima ragazzina (che ho rivisto sabato in classe tre) di nome Jeannine: lei si presentò piccola e minuta con al fianco un “enorme” landseer. Iniziò la condotta… credo che fece sì e no una decina di metri: io avevo già rimesso il mio cagnone in macchina ed ero già sulla via di casa.

10626587_689913104423973_2418093593534322770_n - CopiaQuel giorno mi si aprì un mondo, capii un sacco di cose che forse anche un po’ ottusamente mi rifiutavo di vedere. Facemmo delle belle chiacchierate e loro, come già detto, mi aprirono gli occhi: mi spiegarono e mi fecero capire il perché e il percome di certe cose, come affrontarle e come prepararle.
Sono cresciuto molto grazie a loro.  L’amicizia con Paolo e Sandra ancora oggi continua, più volte quando ho qualche dubbio alzo il telefono per chiamarli e se è possibile li raggiungo per un allenamento.
Non è che si voglia essere esterofili a tutti i costi:  ma suvvia, voi che conoscete – e bene – come funziona in Italia… che ne dite?
Io credo che in generale il confronto, il conoscere chi lavora meglio, chi utilizza altri metodi, chi non si sente mai arrivato ma è sempre sul campo per inseguire nuovi obiettivi… tutto questo sia progredire,  crescere, voler migliorare nel rispetto del cane e dello sport.
Ed allora, solo allora… anche un secondo posto, in una gara di soli tre concorrenti, avrà un sapore indescrivibilmente bello.

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