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Cosa vi dice il cervello?

jovanottidi VALERIA ROSSI – “Cosa ti dice il cervello?” è il titolo di una trasmissione TV, che va in onda su National Geographic Channel: però non c’entra niente con questo articolo. A me, infatti, questa domanda balza spontanea alla mente quando leggo certi commenti su giornali, social e affini.
Gli ultimi a farmela porre sono stati quelli in calce all’appello di Lorenzo Cherubini, ovvero il cantante Jovanotti, che avendo trovato un cagnolino abbandonato sperava di trovargli una famiglia.
La storia è stata “rimbalzata” dal Corriere.it e posso concordare sul fatto che non fosse propriamente una notiziona… ma bon, l’hanno data e va bene così. Se non interessa, basta ignorarla.
E invece, nei commenti, ecco uno sfoggio di acidume a base di “Perché non lo adotta lui?” “Lo fa solo per farsi pubblicità” eccetera eccetera.
Il “perché non lo adotta lui”, tra le altre cose, è spiegato direttamente nell’appello: “Lo prenderei, ma ne ho già tre” (tutti adottati in canile, tra l’altro: l’avevo letto da qualche parte).
E mi pare che tre cani siano più che sufficienti, specie quando uno fa un mestiere come quello del cantante, che di sicuro non garantisce la continuità di un rapporto cane-uomo perché porta l’umano sempre in giro per il mondo.
Detto questo, non capisco per quale motivo non si trovi lo stesso grado di acidità in calce agli appelli postati da persone, diciamo così, “normali”: quando qualcuno parla di cani trovati abbandonati, normalmente, leggo sfilze di (inutili) “poveriiino!” “ammooreeee!” eccetera eccetera, quasi sempre corredati da “purtroppo non lo posso prendere, perché…” (motivi vari).  Ma non leggo praticamente mai un “adottalo tu” (con un tono che sottintende chiaramente, anche quando non viene scritto, “adottalo tu, stronzo!”).
Non sto scrivendo queste righe perché sia una fan di Jovanotti, sia chiaro: anzi, per dirla tutta, non amo affatto la sua musica (l’unica sua canzone che mi è piaciuta davvero tanto è poi risultata scopiazzata).  Però, dal lato umano, sembrerebbe una bella persona: è pacifista, animalista, vegetariano… insomma, a me sta simpatico. E il fatto che abbia lanciato questo appello l’ho trovato in linea con il personaggio.

jovanotti2Perché i lettori del Corriere (ovvero un campione significativo di quella specie misteriosa chiamata “italiano medio”) l’hanno presa così di traverso?
Perché Jovanotti “ha i soldi”, come scrivono in parecchi.
Con tutti i soldi che hai, perché non lo adotti tu?” è un commento che ricorre più volte.
Ma uno non ha il diritto di essere ricco (tra l’altro, non è che lo sia diventato rapinando banche: ce l’hanno fatto diventare quelli che hanno comprato i suoi dischi e sono andati ai suoi concerti, e cioè proprio l'”italiano medio”…) e avere priorità diverse, interessi diversi, modi diversi di spendere i propri soldi, rispetto a quelli che piacerebbero a noi?
Si sostiene che Dio abbia dato all’uomo il libero arbitrio: e i lettori del Corriere chi caspita sarebbero, per ritenersi superiori a Dio?
Dei poveri frustrati che si macerano nell’invidia, vien da pensare.
Che pensano (con astio): “il cane che trova lui finisce sul giornale, di quello che trovo io non frega niente a nessuno”… e rosicano per questo, senza minimamente pensare che i due cani hanno lo stesso identico diritto a trovare una famiglia.
Che se Biagio (questo è il nome che è stato dato al cane trovato da Jovanotti) la troverà prima di Pippo sarà tanto meglio per lui… e tanto peggio per nessuno, perché a Pippo non ne deriverà alcuno svantaggio.
Se invece qualcuno pensa che gli possa venire… allora mi chiedo se questo qualcuno non abbia mai lanciato (o semplicemente approvato) messaggi a base di “per ogni cane comprato, un altro muore in canile”.
No, perché guardate che… se vale questo, allora vale anche: “per ogni cane adottato, un altro muore in canile”.
Perché è esattamente questo che succede, se si vuole ragionare in termini di “mors tua, vita mea”.
Ogni adottante che si porta a casa un cagnolino fa un torto a tutti gli altri ospiti del canile. Anzi, che dico? Fa un torto a tutti cani abbandonati del mondo!
E questo vale in ogni campo: chi fa una donazione al gattile danneggia i cani, chi aiuta i cani danneggia i bambini, chi si porta a casa un pesce rosso impedisce ai suoi compagni di vasca di avere una famiglia, chi adotta un bambino la mette in quel posto a tutti gli altri orfanelli del pianeta.
Insomma: se non facciamo niente per chi ne bisogno, siamo delle merde perché non facciamo niente; se facciamo qualcosa, siamo delle merde perché non facciamo abbastanza.
Ma si può ragionare in questo modo?
Io sarei proprio curiosa di sapere quanti cani deve adottare un povero cristo, per non sentirsi invitato a portarsi a casa tutti quelli che trova per strada: ne bastano dieci? Cinquanta? Cento?
O ci sarebbe sempre qualcuno che dice “con tutti i soldi che hai, visto che hai fatto cento puoi fare centouno” (e poi centodue, e poi centrotre… fino a pretendere che un singolo cantante o attore o calciatore si porti a casa tutti i randagi del mondo)?
Forse sarebbe meglio evitare di cadere così platealmente nell’assurdo, e prendere il gesto di Jovanotti per quello che è: un normalissimo appello fatto da una persona che, se non altro, quando trova un cagnolino non lo lascia per strada, ma lo mette in sicurezza e poi gli cerca una famiglia.
Che poi il Corriere non abbia trovato di meglio da scrivere, è un altro discorso: ma intanto al piccolo Biagio è stata data un po’ di visibilità in più, e questo è sicuramente positivo… sempre ammesso che di questo cagnolino, all’italiano medio, importi qualcosa.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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