mercoledì , 22 novembre 2017
Ultime novità
Home >> Educazione >> Etologia-Psicologia canina >> I cani non sono leoni

Segui "Ti presento il cane"

Non vuoi perderti nemmeno un articolo di "Ti presento il cane" ? Allora utilizza uno nei nostri servizi di notifica!
  • Notifica via Facebook
  • Newsletter
  • Notifica via email
Il nuovo sistema di notifica. Cliccando sul pulsante potrai autorizzare l'applicazione e riceverai le notifiche di nuovi articoli direttamente su Facebook!


I cani non sono leoni

tibetanmastiffdi VALERIA ROSSI – Devo tornare, purtroppo, sull’argomento “maschi adulti che uccidono i cuccioli”, perché ho letto commenti davvero strani (a dir poco) in calce all’articolo che ne parlava.
Mi sento quindi in dovere di precisare alcuni punti:
a) non mi sono né mi sarei MAI sognata di dire che “va benissimo” socializzare un cucciolo con altri cani che stanno dietro ai cancelli di casa loro. Non va benissimo e non va neanche benino: non si fa, punto e basta!
La mia frase “Silvia non ha colpe perché sperava solo di socializzare il suo cucciolo” significava esattamente ciò che ho scritto: “sperava”. Nel senso che LEI pensava di far bene, che non immaginava che potesse succedere una tragedia e soprattutto che si è lasciata ingannare dal comportamento del cane, che uggiolava e scodinzolava.
L’ho detto e lo ripeto: i cani possono uggiolare e scodinzolare anche di eccitazione di fronte a una preda, non vedendo l’ora di mangiarsela. Quindi NON ci si deve fidare di quello che sembra un atteggiamento amichevole, ma che in realtà non lo è affatto;
b) tutto questo non toglie che l’amstaff della storia si sia comportato in modo assolutamente lontano dal normale comportamento di un maschio adulto, che non dovrebbe MAI attaccare un cucciolo, se fosse equilibrato. In molti hanno risposto cose del tutto fuori contesto, tipo: “Madre Natura non ha alcun vantaggio a tutelare la SPECIE intesa come gruppo, ma solo l’individuo ed eventualmente i legami di sangue. L’infanticidio nel regno animale è pratica diffusissima, sia da parte di adulti estranei (tra i leoni avviene sempre nel momento in cui un maschio esterno “detronizza” il maschio dominante e ne conquista femmine e territorio uccidendone i piccoli), sia da parte dei genitori stessi, che attuano comportamenti volti a massimizzare le probabilità di tramandare i PROPRI geni”.
E ancora: “
Ma io sapevo che anche i leoni maschi uccidono cuccioli non propri per rimettere incinta la leonessa, come mai nell’articolo dicono che in natura solitamente non accade?”
Ma nell’articolo non
si parlava di leoni: si parlava di CANI!
E i cani, guarda un po’, non sono leoni (anche se a volte gli somigliano, vedi foto di apertura).
Se è per questo non sono neanche scimmie, neanche pappagalli e neanche coccinelle.
I comportamenti osservati in una specie non sono necessariamente universali: se così fosse, non vedo perché non si dovrebbe pensare che anche i primati (come l’uomo) avessero la bella abitudine di ammazzare cuccioli per rimettere incinte le mamme. Se lo fanno i leoni, perché noi no?
Eh… magari perché neppure noi siamo leoni.
caneleone2Pensare che “gli animali” siano un mondo unico, che si comporta tutto nello stesso modo, è così fuorviante da poter causare equivoci anche drammatici: quindi, per favore, leviamocelo dalla testa.
E magari leviamoci anche dalla testa che “Madre Natura intenda tutelare l’individuo e non la specie”: è totalmente, assolutamente, globalmente falso. Alla natura interessa solo la sopravvivenza della specie intesa come gruppo: dell’individuo non le frega una beatissima cippa, tant’è che li sacrifica senza pensarci due volte (in molte specie il maschio è destinato regolarmente a morire durante l’accoppiamento, in altre – vedi le api, per esempio – i guardiani sacrificano la propria vita per difendere il gruppo… e così via).
C’è infanticidio nel mondo animale? Sì, certo che c’è.
E’  una pratica normale?
Certo che no!
Anche i famosi leoni, non è che ogni giorno ammazzino beatamente dei cuccioli (se così fosse si sarebbero estinti da un pezzo, senza neppure bisogno dell’uomo): succede solo se un maschio riesce a sconfiggerne un altro e ad appropriarsi del suo branco, compreso il suo “harem” di femmine. Ma non è certo cosa di tutti i giorni.
E’ una pratica normale nel cane? No, non lo è: ma nei casi – piuttosto rari – in cui si verifica, è quasi sempre una femmina la responsabile.
Una femmina che ha partorito da poco (e a volte anche quando è semplicemente in estro), se viene avvicinata da un cucciolo non suo, ha alte possibilità di diventare aggressiva nei suoi confronti. Il motivo è lo stesso per cui i leoni maschi uccidono i cuccioli: vuole (o meglio, è la natura a volerlo: né lei né il leone sanno cosa stanno facendo e perché) preservare e tramandare il suo patrimonio genetico.
Ma il cane maschio non attacca i cuccioli, perché non può sapere se quelli che gli stanno davanti sono figli suoi,  oppure no.
E’ solo la femmina a saperlo.

cane-e-leoneA differenza di quanto avviene in altre specie animali, il maschio può coprire diverse femmine e non ha modo di assistere alla nascita dei cuccioli, quindi non può sapere “chi ha partorito chi”. Non ha alcun contatto con i piccoli fino a che questi non escono dalla tana (a 35 giorni circa), quindi non può letteralmente sapere se il patrimonio genetico di cui dispongono è il suo, oppure no.
Questo meccanismo di rispetto verso i cuccioli non è neppure legato al fatto che il maschio si sia già accoppiato o meno: sembra che i maschi che hanno già coperto almeno una femmina siano più disponibili ad assumere il ruolo di protettori e di insegnanti dei cuccioli, ma sulla non-belligeranza nei loro confronti è ininfluente.
Un cane (e non un leone) maschio adulto che aggredisce un cucciolo non è un cane equilibrato: che poi non lo sia perché è stato allevato male, o educato male, o socializzato male… è secondario.
L’importante è sapere che “non ci sta con la testa” dal punto di vista dei rapporti intraspecifici: e come diretta conseguenza, non andrebbe mai utilizzato in riproduzione.
Nessuno ci impedisce di amarlo, adorarlo, coccolarlo, giocare o fare sport con lui: nessuno intende discriminare questi cani che, dopotutto, non hanno alcuna colpa se si comportano in modo anomalo con i cuccioli: però non  si dovrebbero lasciar accoppiare, perché il problema – se fosse genetico –  potrebbe tramandarsi alla loro prole.
Nello stesso modo non andrebbero mai accoppiate (o meglio, ri-accoppiate… perché se non hanno fatto almeno una cucciolata, il problema non emerge) le cagne che aggrediscono e feriscono i propri figli appena avvenuto lo svezzamento: anche questo è un segno di grave squilibrio che non può essere giustificato né dalla razza, né dalle esperienze pregresse, né da alcuna altra ragione. Una femmina che attacca i suoi cuccioli è tarata e quella dovrebbe essere la prima e l’ultima cucciolata che mette al mondo: anche se fosse strabella e stracampionessa.
L’evidenza ci dice che poi le cose in realtà non vanno così… ma dovrebbero andarci, se stessimo parlando di vera cinofilia.
Se invece parliamo di business… allora tutto cambia e tutto diventa lecito, purtroppo.  Ma la cinofilia è un’altra cosa.

Potrebbe interessarti anche...



Aggiungi ai tuoi preferiti

Vuoi aggiungere questo articolo ai tuoi preferiti?

Per poter utilizzare questa funzione devi essere registrato e aver eseguito il login


Libri consigliati (da Amazon.it)



Commenti all'articolo




Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




×

Notifiche via Facebook

Ricevi una notifica direttamente su Facebook quando viene inserito un nuovo articolo: potrai rimanere costantemente aggiornato sui nostri contenuti direttamente dal social network!

Authorize

Condividi con un amico