cagasotto2di VALERIA ROSSI – Polemica sui rottweiler (ed altri cagnoni “tosti”), atto secondo.
Ieri ho parlato della diffusa convinzione che questi cani siano sempre e solo condotti da poveri frustrati in cerca di riscatto canino: oggi, invece, gradirei affrontare il secondo dogma di Sciurmari, Sciuremarie e Cuggini di vario grado. E cioè il fatto che una donna non possa assolutamente portare al guinzaglio uno (o peggio ancora, due!) di questi cani senza sentirsi dire: “Se ti partono, tu non li terrai mai”, o ancor più gentilmente e graziosamente: “E se ti partono e ammazzano qualcuno?”.
Quindi: se sei maschio e vai in giro con il rott o il dogo o il pitbull, sei un cretino che deve dimostrare che ce l’ha più lungo. Se sei femmina e vai in giro con lo stesso tipo di cane, sei una povera demente che mai e poi mai riuscirà a fermare la belvassa asciascina qualora decida di far fuori l’innocente passante.
Ovviamente non si può essere neppure bambini o ragazzi (perché allora “sicuramente” il cane ti scappa e ammazza qualcuno): il che significa che rott, dogo, pitbull e tutti i cani sopra i 30 chili dovrebbero essere portati a spasso solo da transessuali (ma probabilmente si troverebbe da dire anche su di loro), oppure restare inchiodati nel giardino di casa, possibilmente legati ad una bella catena fissata ad un’incudine, perché altrimenti potrebbero sempre saltar fuori dal cancello e ammazzare qualcuno.
Peccato che siano proprio i cani relegati in giardino (ovvero quelli che non hanno la possibilità di conoscere tanti umani e tanti cani), i più probabili “pericoli pubblici”: ormai anche le giraffe dovrebbero sapere che un cucciolo sarà tanto più amichevole ed affidabile quanto più verrà socializzato.
Ma noi sappiamo (forse alle giraffe questo sfugge, ma ai cinofili preparati no) che la socializzazione del cucciolo è solo il primo passo: che non basta fargli incontrare persone, animali e cose nel periodo sensibile propriamente detto, ovvero da i due e i quattro mesi, ma che bisogna anche tenerlo “allenato” a questo tipo di rapporti, perché altrimenti se ne dimentica.

cagasotto3Sappiamo che un cane socializzatissimo da cucciolo, se poi di colpo – per mesi o anni – non ha più modo di vedere altri cani o umani diversi da quelli di famiglia,  al successivo incontro sarà probabilmente molto diffidente, forse anche aggressivo.
Lo stesso vale, anche se in misura minore, per gli umani: il cane che non ne vede mai, o quasi mai, tenderà ad essere molto meno amichevole di quello che ne vede in continuazione.
Ma come si fa a farglieli incontrare, se questi lo considerano una specie di tigre del Bengala travestita?
No, perché socializzare il cucciolo è la cosa più semplice del mondo: fino a un mesetto fa circa, io non potevo letteralmente circolare con Samba senza essere presa d’assalto da torme di umani coccolanti.
L’ultima volta che siamo state dal vet ci ho messo venti minuti per tornare alla macchina (parcheggiata a un centinaio di metri dall’ambulatorio), perché mezza Torino sembrava aver avuto un rottweiler in passato. “Ahhhhhhhhhhh che meravigliaaaaaaaa!!! Ne ho avuto uno anch’ioooo!!! Ammoreeeee!”, e giù coccole.
Ogni dieci metri, un assalto a suon di bacini e carezze, che Samba ovviamente si godeva alla grande (io un po’ meno, visto che avrei gradito rientrare a casa prima di notte: ma proprio per amor di socializzazione, sorridevo e subivo).
Adesso la cucciola ha cinque mesi ed è ancora ben lontana dalle dimensioni che avrà a crescita ultimata… ma già la gente comincia a fiondarsi decisamente meno e a chiedere da lontano: “Di che razza è?” (mentre lei tira come una dannata per raggiungere l’umano, abituata com’è a prender coccole da tutti). Quando rispondo “Rottweiler”, la reazione è sempre più spesso: “Ahhh… bello!”, con successiva virata ed allontanamento  (e grandissima delusione di Samba).
Se non avessimo il campo per rompere le scatole a tutti con abbracci e slappate, socializzare sarebbe diventato molto più complicato: e se è vero che il mio compito nei prossimi mesi sarà quello di DE-socializzare un po’ il mio cane, insegnandole che non si abbracciano tutti quelli che incontra, è anche vero che se la gente fosse meno timorosa dei cani grandi, i cani grandi avrebbero molte più possibilità di diventare amichevoli e convinti che gli umani siano tutti amici (almeno quando i loro proprietari li vogliono esattamente così).

cagasotto4Il discorso del “se ti partono”, però, è ancora diverso. Perché non soltanto sottintende che il tuo cane muoia dalla voglia di sbranare qualcuno (il che, se permettete, è tutto da stabilire!), ma dà anche per scontato che se sei una donna sarai sicuramente incapace di trattenere il tuo cane.
Il fatto che si possa trattare di cane/i obbediente/i, ben educato/addestrato/i, non gli passa neppure per l’anticamera del cervello.
Il fatto che non ci sia bisogno di Hulk per dire al proprio cane “seduto-resta”, ed ottenere che lui lo faccia, non fa più parte della mentalità comune.
Bene: allora, se proprio volete farvela sotto, vi informo che neppure un umano maschio e formato Hulk riesce a trattenere facilmente un cane di sessanta chili che proprio decide di andare a tutti i costi da qualche parte.
Occorre, dunque, un minimo di fiducia nel fatto che il cane sia effettivamente docile ed obbediente: fiducia che, però, sembra sempre meno diffusa.
L’allevatrice di Samba, Fabiana, mi ha detto di aver incrociato spesso personaggi che dubitano della sua capacità di trattenere i suoi rottweiler (lei esce spesso con due).
“Ho provato con la frase che fa sempre effetto: guardi che sono cani addestrati – mi ha confessato, stufissima di sentirsi dire che non riuscirebbe mai a trattenere cotanti bestioni perché lei è piccoletta –  ma la gente ora non si fa più impressionare e ribatte che “son bestie, possono sempre impazzire“.
Frasi che, una volta, si dicevano quando si parlava dei domatori di tigri o di leoni: “Ehhhh… io quel mestiere lì non lo farei mica. Sì, certo, lo conoscono bene, li ha tirati su da piccoli… ma son bestie, possono sempre impazzire”.

cane-o-leoneOra che di tigri e di leoni nei circhi se ne vedono (fortunatamente) più pochi, le stesse paure vengono riversate sui cani di grossa taglia: che però sono cani e non animali selvatici e feroci (neppure quando vengono tosati nel modo urendo che si vede nella foto a fianco).
Sono quelli che il mondo intero ha sempre definito “i migliori amici dell’uomo”.
Ora, al di là del fatto che ad impazzire improvvisamente, statisticamente parlando, sono gli umani e non i cani (la proporzione è di circa 1000 a 1), c’è da chiedersi per quale stracavolo di motivo i cani grossi siano diventati spauracchi per la gente comune.
Inutile dire che la maggior responsabilità ce l’hanno i media: i giornalisti incompetenti e incapaci che sparano titoloni a raffica sul “pit bull assassino” (ha litigato con un cagnolino e l’ha mandato a farsi ricucire: un tempo, di fronte a questi episodi, si pensava “eh, son cani, succede”: ora si finisce in prima pagina), sul dobermann che “terrorizza un quartiere” (è uscito dal cancello e si è fatto una tranquilla ed innocua passeggiata: fatto realmente accaduto), sul dogo “killer” (quando la razza arrivò in Italia, un giornale titolò proprio così:  “Arriva il cane killer”. Non se ne era ancora visto neppure uno in questo Paese di sputatori di facili sentenze).
Poi, bisogna ammetterlo, c’è una bella fetta di responsabilità da parte dei dementi che si comprano davvero il cagnone per “fare i fighi”, che lo vestono da Spartacus e che magari lo mollano in giro senza guinzaglio senza avergli dato la minima educazione.
Questi cani rappresentano davvero un pericolo, almeno in certe situazioni: se non sono socializzati con i cani, o se sono maschi adulti e vengono sfidati da un altro maschio adulto al guinzaglio, possono ferire gravemente o anche uccidere un cane piccolo.
Se non sono socializzati con gli umani e/o se hanno un predatorio molto alto, possono ferire anche una persona.
Ma non perché “impazziscano”: perché si comportano da normalissimi cani del tutto sani di mente.

cagasotto1Un normalissimo cane sano di mente, se vede una preda che corre e strilla, la insegue: è un predatore, cosa dovrebbe fare? Le parole crociate?
Sta ai proprietari insegnargli che bambini e nonnette isteriche, anche se corrono e strillano, non vanno inseguiti né attaccati.
Un adulto maschio sano di mente, se viene sfidato da un altro maschio adulto, ci litiga: è insito nel suo DNA di cane, e il cane grosso non può certo immaginare che il cane di cinque chili, in una rissa, può lasciarci la pelle.
Sta ai proprietari dei cani grossi socializzarli il più possibile e poi tenerli in condizioni di sicurezza (leggi: al guinzaglio, quando si va in giro per strada) e sta ai proprietari dei cani piccoli tenerli a loro volta in sicurezza (e cioè, anche loro, al guinzaglio: ma guinzaglio normale, non flexi di cinquanta metri) ed evitare che lancino costantemente messaggi di “A’ stronzo! ‘a scemooo! Vieni qui che ti faccio neroooo!” a qualcuno che pesa dieci volte più di lui.
Insomma, basterebbe un po’ di normale buon senso per rimettere a posto le cose e riuscire a considerare i cani semplicemente per quello che sono, senza drammatizzare i loro comportamenti più normali e senza farsi prendere dal panico quando li manifestano.
Ma siccome il normale buon senso è diventata merce rarissima, di fronte a chi profferisce frasi irritanti non resta che sfoderare sorrisetti di compatimento e risposte sarcastiche, tipo:

–  Guarda che se quei cani decidono di partire, tu non ce la fai mica a tenerli.
Indicare un’auto qualsiasi e dire: “Guardi che se il conducente di quella macchina decide di venirle addosso, non ce la faccio a tenere nemmeno lui”.
Il tipo ribatterà: “E perché mai dovrebbe venirmi addosso?”
Risposta: “E perché mai dovrebbero farlo i miei cani?”

– E se impazziscono e ammazzano qualcuno?
Risposta (facendo un passo indietro e la faccia spaventata): “E se lei adesso dà di matto e mi prende a sprangate?” (si potrebbe anche andare in giro con una raccolta di articoli di giornale che parlano di umani impazziti che hanno fatto stragi, e porgerla gentilmente a chiunque ci ponga domande simili).

– E’ vietato andare in giro con bestioni del genere senza museruola!
Sfoderare immediatamente (perché questa dobbiamo tenerla SEMPRE in tasca) la legge che prevede, invece, che la museruola si debba portare con sé, senza necessariamente farla indossare al cane, e sbatterla in faccia al tizio dicendogli: “Come può ben vedere, no, non è affatto vietato. La museruola bisogna solo portarsela dietro, e io ce l’ho (sfoderare anche la museruola e mostrargliela). Anche il cervello bisognerebbe portarselo dietro: mi fa vedere il suo?”

– Quei cani lì bisognerebbe sopprimerli tutti!
Risposta standard: “Anche i cretini. Quindi, se io posso sopportare la sua esistenza, lei può sopportare quella dei miei cani”.

cagasotto5Però non basta dare risposte sarcastiche: bisognerebbe anche mettersi in condizione di avere sempre ragione, quando le diamo.
Quindi noi proprietari civili di cani grossi dovremmo essere i primi a stigmatizzare il comportamento dei truzzi con cane aggressivo libero e fuori controllo (fare qualche civile cazziatone ogni tanto a questi personaggi può essere cosa buona e giusta), così come dovremmo essere i primi a protestare energicamente ogni volta che il giornalaro di turno (perché chiamarli “giornalisti” è un insulto alla categoria) spara titoloni ad effetto su non-notizie come quella del dobermann che “terrorizza” una beata cippa, visto che è andato semplicemente a farsi un giro, o sul cane che ha litigato con un altro cane.
Dovremmo anche chiedere con molta forza e con molta decisione, ai giornalisti veri (ammesso che ne esistano ancora) di pubblicare, ogni volta che un episodio di cronaca coinvolge un cane, qualche informazione utile, che possa aiutare gli umani a gestire meglio certe situazioni: perché il fatto che i media ignorino totalmente la materia è assolutamente vergognoso.
Gli articoli sui giornali parlano sempre e solo di aggressioni, mentre le trasmissioni TV o mostrano cucciolini tutti dolci e teneri – prossimamente scriverò qualcosa anche su questo tema -, o spammano cani sfigati da adottare, o promuovono metodi di educazione/addestramento brutali, che poi vengono imitati da gente che non è neppure capace di metterli in pratica e che crea così cani disadattati e potenzialmente pericolosi.
Nessuno che si degni mai di fare un minimo di cultura cinofila seria: nessuno che inviti ad un minimo di educazione civica (d’altronde la materia è stata cancellata anche dai programmi scolastici…), nessuno che spieghi come evitarli, gli episodi di cronaca.
La cinofilia mediatica fa letteralmente cagare (scusate, ma quando ce vo’ ce vo’): ma siccome siamo noi a pagarla, abbiamo anche il diritto/dovere di indirizzarla, anziché limitarci a subirla.
Scriviamo, mandiamo email, telefoniamo indignati: facciamoci sentire. E forse qualcosa cambierà.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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