domenica , 19 novembre 2017
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Vacanze romane

cenaromadi VALERIA ROSSI – Sì, lo so che in questi giorni ho “tradito” Ti presento il cane, non aggiornandolo per nulla (e purtroppo devo avvisare i miei “fedelissimi” che oggi pomeriggio riparto per il seminario di tre giorni a Perugia e che quindi fino a martedì sarò di nuovo latitante): ma in fondo è stato per una buona causa. Quando ero sul treno per Senigallia, dove ho tenuto il seminario dello scorso week end, mi ha infatto chiamato la redazione di “Geo”, il programma di RAI3, per chiedermi un intervento sul fatto di cronaca che ha sconvolto un po’ tutti, e cioè quello della bambina uccisa dal pastore tedesco di proprietà di suo padre. Mi faceva piacere spiegare che quello non era affatto “il suo cane” come hanno scritto molti giornali, perché il “tuo cane” è quello che vive con te, che ti conosce, che interagisce con te: quindi ho accettato di “allungare” la trasferta e di andarmene a Roma, con l’idea peregrina di “essere già a metà strada” e quindi di avere di fronte un viaggio breve. In realtà le Marche sono decisamente tagliate fuori da tutte le tratte ferroviarie e ho dovuto scoprire che, se Torino-Roma è un viaggio di quattro ore, Senigallia-Roma è… un viaggio di quattro ore (e un pezzetto).
Per fortuna stavolta nessuno si è buttato sotto un treno (come era successo invece venerdì mentre andavo nelle Marche, col risultato di bloccare tuuuuuutti i treni italiani o quasi: ci ho messo una vita ad arrivare e il povero organizzatore mi ha dovuto recuperare a Rimini in macchina, perché altrimenti non sarei arrivata mai) e gli orari sono stati rispettati: però è stato un viaggio bello lungo. In compenso ne valeva la pena, perché Alice – l’amica a cui avevo chiesto ospitalità e che non ringrazierò mai abbastanza per aver accettato con un sorriso il fatto che le sia capitata tra capo e collo con poche ore di preavviso – mi aveva imbastito un programmino niente male: giro al parco con i cani e poi cena megagalattica con mezza cinofilia romana presente.
Non vi parlo della cena per non farvi crepare d’invidia: dico solo WOWWWWWWWWWWWW!!!, e ho detto tutto.

rai1Non vi parlo neanche della mia partecipazione a Geo (se vi interessa la trovate a questo link: il mio intervento inizia al minuto 44), se non per dire che: a) la truccatrice di Rai3 fa più miracoli della Madonna di Lourdes; b) non sono riuscita a dire neanche un decimo di quello che avrei voluto dire (e che avevamo pure messo in scaletta), perché in meno di dieci minuti si fa quel che si può; c) non è vero che avrei voluto mordere la conduttrice, come qualcuno ha biecamente insinuato su FB: lei ha fatto le domande tipiche dello spettatore medio, quello che non sa nulla di cani. Forse le poteva fare un po’ più sintetiche, ma vabbe’, dài: meglio che niente, qualcosa spero che sia riuscito a passare.

michele_ioVi parlo, invece, del fatto che tra lunedì e martedì mattina mi sia fatta una bella idea della realtà cinofila romana, che avevo già “assaggiato” in passato ma che non vivevo più da anni, temendo quindi che qualcosa fosse cambiato.
Invece no, non è cambiato proprio nulla: i romani hanno il grandissimo culo – scusate, ma non c’è altro modo per definirlo non solo di avere a disposizione splendidi parchi pressoché infiniti (perché quelli esistono anche in altre città, anche se non forse non così tanti e non così belli), ma di avere anche la possibilità di liberarci dentro i cani senza che nessuno rompa le scatole.
La cosa che stupirà certamente i meno avvezzi all’idea dei “millemila cani liberi” è che, pur essendoci veramente uno sproposito di cani, non ci sia una rissa al giorno: la libertà dal guinzaglio e gli spazi così ampi che danno possibilità di scelta (posso far finta di non vedere l’altro cane, posso andarmene, posso farci amicizia o posso litigarci) fanno sì che l’opzione “litigarci” sia praticamente sempre l’ultima ad essere scelta.
Certo, a volte può succedere (a noi non è successo affatto, ma qualche volte può capitare), ma sono casi davvero rarissimi: ad ennesima dimostrazione del fatto che i cani, se possono, i conflitti li evitano.

areacaniQuand’è che non possono?
Quando sono legati, e quindi di opzioni a disposizione gliene restano assai meno (o faccio amicizia o litigo: scappare non posso, ignorare/evitare neanche, perché non ho abbastanza spazio per farlo), o quando sono “compressi” in spazi troppo ridotti, come purtroppo accade in moltissime aree cani di misura più adeguata ad essere aree-criceti o aree-conigli nani.
Quella che vedete nella foto a destra è una delle due aree cani del parco di Villa Ada.
“E i cani dove stanno?”, vi chiederete. Non ci stanno!
Perché, pur essendo grossa almeno il quadruplo di quelle delle città in cui ho vissuto finora, è considerata ancora “piccola” dai romani, che preferiscono utilizzare l’intero parco: e la ritengono piccola e poco interessante anche i cani! Quando ci siamo entrati (perché volevo questa foto, in cui l’unico cane presente sono io) i quattrozampe che erano con noi ci hanno guardato col fumetto che diceva “Ma siete scemi, ad andare in quello spazietto angusto?”.

laghettoSiamo quindi tornati rapidamente agli ampi spazi, alle corse, ai giochi, ai tuffi nei corsi d’acqua: e lì sì che i cani si sono divertiti.
La meticciona Nina si è pure permessa di starsene per mezz’oretta nel bosco per conto suo, ignorando qualsiasi richiamo umano e seguendo invece il richiamo di un coniglio che non è riuscita a beccare (non ne ha MAI beccato uno, a quanto dice la sua umana), ma arrivando alla fine fisicamente distrutta, sì, ma con gli occhi che le brillavano di pura gioia.
Certo, di posti così belli non ce ne sono poi tanti, in giro: ma se quelli che ci sono fossero un po’ più “dog friendly” e non inalberassero tutti dei gran cartelli di “cani al guinzaglio”, o peggio ancora di “qui non posso entrare” (non posso entrare in un parco?!? E’ pura follia!), sono assolutamente certa che di risse canine se ne vedrebbero un decimo di quelle che si vedono oggi.
E non si vedrebbero neppure problemi tra umani e cani: tant’è che durante la passeggiata con tutto il branco abbiamo incontrato ciclisti, bambini, gente che faceva footing… tutti assolutamente ignorati, perché c’erano cose molto più divertenti da fare. Al massimo i corridori dovevano fare un po’ di slalom tra i cani, ma altro non è successo. E abbiamo pure incrociato un foltissimo branco di chihuahua-killer, che ci hanno abbaiato di tutto:  un paio di nostri cani hanno risposto “Bau”, ma tutto è finito lì perché c’era ancora un mondo da esplorare. Chi aveva voglia di perder tempo a discutere con quei cosetti?
Devo anche dire che i romani, da molti considerati un po’ buzzurri, rispettano moltissimo i loro parchi (o almeno i due che ho visitato io): nonostante la moltitudine di cani non ho visto, per terra, una cacca che fosse una. Forse la civiltà inizia anche dalla libertà, o anche solo dal non far calpestare agli altri quel che non vorresti calpestare tu.
Sta di fatto che passeggiare per villa Ada è stato puro idillio, e che mi sarebbe piaciuto fermarmici davvero una vacanza e non solo per  mezza giornata.

bereMe so’ sfiancata, sia chiaro: il parco è immenso (e a quanto mi ha spiegato Alice, non ne abbiamo visto neppure un terzo…), ci sono salite (e scale) che possono uccidere una dannata fumatrice come la sottoscritta, c’è un bosco (sì, proprio un bosco nel bel mezzo di Roma) che non finisce mai, nel quale mi sarei persa almeno ottocento volte senza i miei bravissimi ciceroni, che invece lo conoscono come le loro tasche, all’uscita del quale puoi solo attaccarti disperatamente alla prima bottiglia d’acqua disponibile… però da quel parco io non sarei uscita più.
Poi, per carità, non tutta Roma è così: ci sono anche zone in cui il verde a disposizione è limitato a una striscetta d’erba tra due carreggiate. Però basta salire in macchina, se proprio non si ha il parco sotto casa, e a questi posti favolosi ci si arriva facilmente, con grande gioia dei cani.

mobilitySe ci si arriva in orari non troppo frequentati dagli umani si possono anche utilizzare le strutture “ginniche” per fare un po’ di mobility, per esempio, come si vede nella foto a sinistra: cosa che permette ai cani di acquisire nuopve competenze, autostima e fiducia in se stessi.
Nel nostro gruppo c’erano due cuccioloni di malinois, uno dei quali è sempre stato una vera jena, mentre l’altro inizialmente era molto diffidente verso tutto e tutti: ma la vita “da parco” gli ha dato fiducia e oggi si muove con disinvoltura tra cani, umani, macchine, autobus e oggetti misteriosi vari.

orecchieGli resta ancora un compito, nella vita: quello di tirar su le orecchie. Per adesso le tira su solo in “versione facilitata”, con l’aiuto di zia Valeria… ma penso che sia vicino ad alzarle anche da solo, una volta che avrà finito il cambio dei denti (proprietari di cani ad orecchie “teoricamente” erette, vi prego, non andate in paranoia se tardano un po’ a drizzarsi: quasi sempre ce la fanno appunto dopo la dentizione definitiva. Lo so che sono parole al vento, perché intanto paranoiate lo stesso: però è la verità. Fissatevi un po’ meno sulle orecchie e pensate a godervi questo periodo della vita del vostro cucciolo che non dimenticherete mai e che poi rimpiangerete, perché non riderete mai più così tanto).

Basta, mi fermo qui per evitare travasi di bile da pura invidia ai miei lettori: non che la sottoscritta ne sia esente, perché adesso che sono tornata a casa e che mi tocca l’area cani di Villastellone… embe’, gradirei morire al pensiero di quelle che ho visto a Roma. E mi basterebbe solo un’area di  quelle che i romani schifano: neppure tutto il parco.

panchinaCi tengo, però, a concludere ribadendo quanto sarebbe importante, per i cani, poter passare momenti di libertà e di socializzazione “vera” come quelli di cui vi ho appena parlato: sarebbero tutti più rilassati, più stanchi (sì, perché si stancano pure loro: facendo circa quattrocento volte più strada di noi, quando tornano a casa dormono!) e infinitamente più sereni.
Io sono andata a Roma per parlare di un’aggressione canina: e sì, certo, ci vorrebbe maggiore cultura cinofila, maggiore preparazione, maggiore informazione, leggi migliori e tutto il cucuzzaro… ma se il pastore tedesco protagonista della tragedia avesse avuto modo di sfogare le sue energie correndo libero ogni giorno, anziché rimanere per tutta la vita in un recinto, forse – forse – non sarebbe mai successo quello che è successo.
Se tutti i cani potessero correre e giocare e sfogarsi, di fatti di cronaca nera ne leggeremmo sicuramente pochissimi… come pochissimi se ne leggevano quando i cani vivevano prevalentemente in campagna ed erano quasi sempre liberi.

alberoCerto, la nostra società è diventata prevalentemente urbana: il che ha reso più nervosi e più aggressivi anche noi, non soltanto i cani. Però  chiunque ne abbia la possibilità dovrebbe cercare di rispettare il suo cane e di consentirgli di tornare ogni volta che può al suo stato di animale “naturale”, inteso come “bisognoso di avere contatti con la natura”.
Il cane “in natura”, come sempre ripeto, non esiste più: il cane è un prodotto della domesticazione e la sua collocazione “naturale” è la famiglia umana.
Però non sta scritto da nessuna parte che questa famiglia umana debba relegarlo in un recinto, o tenerlo costantemente tra quattro mura.
Fa malissimo anche a noi, vivere così: ma noi possiamo utilizzare cultura, raziocinio e quant’altro per pensare “Vabbe’, me tocca, devo adattarmi”. Il cane no.
Il cane non può capire per quale stracavolo di motivo gli umani a cui si è legato centomila anni fa, e che per millenni sono stati molti vicini alla natura, di punto in bianco si siano autocostretti a vivere in galere di cemento e asfalto. Sinceramente stento a capirlo anch’io… ma figuriamoci un cane.
Per questo, se davvero amiamo i nostri cani “come figli”, dovremmo portarli più spesso possibile in mezzo alla natura, almeno dove ne è rimasta ancora qualche traccia.
E se ci portassimo pure i figli veri, forse anche loro crescerebbero meno aggressivi e più sereni.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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